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	<title>Comunità del SESSO - Vietato ai minori di 18 anni &#187; Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS</title>
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	<description>Racconti e Confessioni erotiche</description>
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		<title>Comunità del SESSO - Vietato ai minori di 18 anni &#187; Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS</title>
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		<title>Umiliata di fronte ai miei compagni di classe e non solo… (by Eterno)</title>
		<link>http://cdsesso.wordpress.com/2009/08/03/umiliata-di-fronte-ai-miei-compagni-di-classe-e-non-solo%e2%80%a6-by-eterno/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 18:05:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>

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		<description><![CDATA[Umiliata di fronte ai miei compagni di classe e non solo…

25 Marzo. Diario di Marzia Cabelletti.
Finalmente riesco a scrivere nuovamente sul mio diario. L’ultimo mio aggiornamento risale al 12 Marzo, il giorno prima di… di… ancora oggi ho difficoltà solo a ricordarlo. Devo farmi forza. Lo psicologo da cui sono andata mi ha detto che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1546&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Umiliata di fronte ai miei compagni di classe e non solo…</strong></p>
<p><a href="http://cdsesso.files.wordpress.com/2009/08/umiliata.jpg"><img src="http://cdsesso.files.wordpress.com/2009/08/umiliata.jpg?w=247&#038;h=300" alt="Umiliata" title="Umiliata" width="247" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-1545" /></a></p>
<p><em>25 Marzo. Diario di Marzia Cabelletti.</em><span id="more-1546"></span><br />
Finalmente riesco a scrivere nuovamente sul mio diario. L’ultimo mio aggiornamento risale al 12 Marzo, il giorno prima di… di… ancora oggi ho difficoltà solo a ricordarlo. Devo farmi forza. Lo psicologo da cui sono andata mi ha detto che per me è molto importante che io ricordi tutto e che lo scriva. “Per esorcizzare la vergogna” dice lui. E’ facile dare consigli, vorrei vedere lui se i suoi colleghi lo prendessero e… no, così non và bene, devo seguire un ordine. Devo descrivere la brutta cosa che mi è successa dall’inizio. Come se fossi una giornalista e dovessi riportare un fatto non accaduto a me ma a terzi. “Sconosciuta”. Esatto, devo vedere me stessa come se fossi una sconosciuta a cui è successo quello che descriverò. (Ce la farò?).<br />
Il 12 Marzo ero andata a scuola. Nonostante abbia 20 anni, a causa di problemi di salute che ho avuto da piccola, frequento ancora le superiori. 5° anno dell’istituto tecnico Girosoli di Pescara. Quel giorno era un giorno qualsiasi, almeno fino a quando non è suonata la campanella della seconda ora. Dovevamo avere “Storia” ma la professoressa Serena Bastionvergana non era venuta per chissà quale motivo. Eravamo tutti più sollevati perché è un tipetto abbastanza stronzo e con lei fioccano i “2” con estrema facilità. Stranamente passavano i minuti ma non arrivava nessun supplente o sostituto di sorta. Eravamo quindi ancora più contenti, perché potevamo sfruttare le due ore che avevamo con la signora Bastionvergana per ripassare altro o chiacchierare tra noi.<br />
Il mio posto è all’ultimo banco. Non ho delle vere e proprie amiche. Anzi… diciamo che le mie compagne di scuola sono proprio delle stronze. Sempre a parlare male di quella o quell’altro e sempre pronte a litigare tra loro per un nonnulla. A me però non interessa il fatto di non avere spiriti affini in classe. Sono stata più fortunata in altro. Sì, non c’avevo un’amica del cuore ma in seconda fila avevo “lui”. Filippo Castrofloppoli, il più figo della scuola. Pensavo di piacergli. Diciamo che con il senno di poi ne sono sicura, ma andiamo con ordine.<br />
Si girarono Laura e Patrizia verso di me e mi dissero “Marzia, tu e Filippo avete già scopato? Gli hai o no lavorato il cazzo con la bocca, la fregna e il culo? No-cioè-sai-perché piacerebbe pure a Letizia ma non s’è capito se ci stai assieme oppure no”. Queste due mi stavano proprio sulle palle sin dalla terza superiore. Sono grezze, pensano sempre a scopare e sono le più troie tra le ragazze che conosco. Mi domando come facciano a piacere ai ragazzi tipe così. Risposi “A dire la verità ci ho solo parlato alcune volte. Mi piace ma sto aspettando il momento per allacciare un dialogo con lui e…”, interrompendomi iniziarono a ridere in modo sguaiato. “Allora ciccia”, mi dissero “Letizia ha via libera e forse dopo ce lo scoperemo anche noi”. La rabbia avvampò in me all’istante e dissi “Troie”.<br />
Mi stupì l’immediato mutare della loro espressione, passarono dall’ilarità a qualcosa di malefico. Si indignarono entrambe e mentre Patrizia iniziò ad insultarmi vidi Laura alzarsi e chiamare al telefono Letizia “Vieni subito… sì, stiamo in classe… non c’è la prof puoi venire senza problemi… sbrigati che qua ci hanno dato delle troie… sì, esatto… la tizia repressa… sì, la verginella sì… corri subito qua”.<br />
Avevo intuito che la situazione bella non era, ma non pensavo che potesse precipitare al punto di… No, aspetta, devo andare per ordine.<br />
Patrizia non smetteva di dirmi parole grosse e aveva iniziato anche ad alzare le mani. Aveva preso il mio astuccio e il mio quaderno e li aveva sbattuti per terra iniziando ad attirare l’attenzione del resto della classe. Laura era andata alla porta ad aspettare Letizia e quando arrivò confabularono tra loro prima di venire verso di me con un’aggressività tale che neanche lo squalo bianco potrà mai avere.<br />
Iniziarono a gridarmi addosso in tre e presero a darmi schiaffi sulla testa. Ritenni più opportuno alzarmi per potermi difendere meglio, ma appena lo feci due di loro mi si misero dietro mentre la terza mi strattonava davanti. Mi vergognavo. Tutti i miei compagni di classe mi stavano guardando e vedevano come le prendevo da quelle tre cagne. Vidi Filippo venire verso di noi e in cuor mio mi risollevai. “Il mio principe viene a salvarmi”, quasi mi imbarazzava pensarlo…<br />
Filippo però si fermò a metà strada, a circa 3 metri da noi e disse “Laura, perché tu e le tue amiche non le legate le braccia dietro alla schiena? Così non potrà mettere le mani davanti alla faccia mentre la schiaffeggiate”. Trauma. Non potevo credere a quello che avevo sentito. Il mio Filippo… Filippo era un lurido bastardo!!<br />
Mentre Laura e Letizia mi legarono le braccia dietro alla schiena, piansi. Piangevo perché Filippo era caduto dall’altarino da principe su cui l’avevo messo. Piansi perché nessuno degli altri miei compagni veniva ad aiutarmi. Piansi perché vidi Filippo parlare con confidenza a Patrizia sussurrandole qualcosa nell’orecchio. “Giusto”, rispose quella “Doveva venirmi a me l’idea, bravo!! Ragazze, spogliamola!!”. Rabbrividì. “Stanno di sicuro scherzando”, pensai “lo dicono ma è un bluff, è solo per farmi paura”. I fatti però mi smentirono all’istante. Laura mi tirò su la maglia aderente che avevo messo quel giorno e poi ruppe il reggiseno usando un cutter. Stavo morendo di vergogna. Stavo quasi svenendo ma la cosa era lontana da terminare. Patrizia mi sbottonò i jeans e li calò completamente, poi facendosi prestare il cutter da Laura mi tagliò le mutandine.  Mi fa troppo male ricordarlo… continuerò dopo.</p>
<p><em>12 Marzo. SMS inviato da Matteo Vercella a Gaetano Mugnozzi.</em><br />
Gaetà, stò a scola, non crederai mai a quello che stò addirti: Hanno spogliato una femmina in classe. Le si vedeva la sorca. La sorca, capisci?</p>
<p><em>12 Marzo. Sul blog della “Comunità del SESSO” Casper90 scrive.</em><br />
Gente, oggi nella mia classe delle ragazze hanno iniziato a litigare e hanno spogliato completamente una. Non ci credete? Guardate le foto che ho fatto con il cellulare allora (segue l’incollaggio di 5 foto sgranate).</p>
<p><em>12 Marzo. Tramite la chat della Playstation 3 TurboBluster scrive a tizi sconosciuti.</em><br />
A scuola ci si diverte da matti. Da me hanno preso una, le hanno tolto i vestiti e poi la tenevano ferma mentre noi maschi le toccavamo le bocce e la figa.</p>
<p><em>15 Marzo. Diario di Emanuele Ferranti.</em><br />
Ogni volta che ripenso al fatto accaduto in classe, non riesco a non masturbarmi. Io sono un tipo tranquillo ma come tutti gli altri non sono riuscito a resistere ed ho ficcato pure io le dita nella vagina di Marzia Cabelletti. Me ne vergogno e la punizione che ci hanno dato è più che giusta, ma è anche vero che in quel momento ero eccitato alla grande e mai mi capiterà più un’occasione come quella. L’occasione di toccare una bella ragazza a mio piacimento.</p>
<p><em>25 Marzo. (Continuazione) Diario di Marzia Cabelletti.</em><br />
Ero nuda davanti alla classe e non potevo muovermi perché quelle troie mi tenevano ferma ed avevo le braccia legate dietro alla schiena. Mi vergognavo da morire, non mi ero neanche aggiustata i peli pubici come avevo intenzione di fare il weekend prima. Ce l’avevo pelosa e, assurdo a dirsi, pensavo anche a quello nella situazione disperata in cui mi trovavo. Vedevo che le altre mie compagne si dividevano tra quelle che ridevano indicandomi e quelle che si coprivano il viso per l’imbarazzo (come se si trovassero loro nella mia situazione). I maschi invece mi fissavano le tette e in mezzo alle gambe. Li vedevo eccitarsi ed ho pregato che nessuno mi violentasse. In parte la preghiera fu accolta, perché nessuno mi penetrò con il pene, ma iniziarono da prima ad accarezzarmi e poi a sditalinarmi ovunque. Sentivo le loro dita entrarmi dentro, sia nella vagina che nell’ano. Vedevo i loro volti, la faccia di Ernesto Iacco, il secchione della mia classe. Lo sentivo ansimare mentre cercava di inserire il suo indice dentro di me più in profondità possibile. Vedevo Marco Marciolli, con i suoi capelli ingellati, mentre mi diceva “cazzo che figa che sei, dopo la faccenda ci mettiamo assieme?”. Vedevo Andrea Carniolla, che ho sempre schernito chiamandolo “il lardoso”, mentre mi leccava i capezzoli ed ogni tanto mi sganciava un ceffone. La cosa andò per le lunghe. I maschi si alternavano ma io non ricordo oltre i particolari perché finalmente svenni e quando riaprì gli occhi ero a casa, sul mio letto.<br />
Ormai era tutto passato. Non sapevo come fosse andata ma di sicuro qualcuno mi aveva salvata, forse il bidello o chissà.  “La scuola avrà chiamato i miei genitori e loro mi hanno portata a casa pensando a denunciare il fatto alle autorità”, mi dissi. Infatti quello che pensai al mio risveglio mi fu confermato da mia madre. Nei giorni successivi mi mandarono da uno psicologo per cercare di farmi superare il trauma nel migliore dei modi possibili.<br />
Per oggi basta diario.</p>
<p><em>28 Marzo. Diario di Marzia Cabelletti.</em><br />
Anche la notte passata ho avuto un incubo, o meglio, il ricordo della vicenda, che è stata un incubo. Ricordarla è dolorosissimo e non credo assolutamente alla cazzata dello psicologo “Per esorcizzare la vergogna scrivi un diario”. Come se non bastasse il trauma subito, ieri è successo un altro fatto in linea con la vicenda. Sentivo ansimare dalla stanza di mio fratello e spiandolo dalla finestra del balcone mi sono accorta che si stava masturbando. Odio i maschi e ancor di più le femmine. Ho chiuso con il sesso ancora prima di incominciare. Mi fanno tutti schifo, anche mio fratello, tutti, TUTTI!!.</p>
<p><em>27 Marzo. Sul blog della “Comunità del SESSO”, nel topic “Foto di una troia stuprata in classe”  _Fosforo_ scrive.</em><br />
Cazzo… ma quella è mia sorella. </p>
<p>(Con la sensazione di essere spiato _Fosforo_ pianse per la scoperta appena fatta e con le lacrime agli occhi si masturbò).</p>
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		<title>Ho succhiato Kavin Marrow (by &#8220;Eterno&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 20:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho succhiato Kavin Marrow

Ore 11:30 di mattina, squilla il telefono a casa di Stefania. Una ragazza magra e dai corti capelli mori smette di spolverare la sua raccolta di CD e alza la cornetta. E’ Stefania Pellegrada, 27 anni, infermiera.
Stefania: -Pronto?-
Luana: -Stefania, sono io…-
Stefania: -Luana. Ma non avevi il turno di mattina oggi?-
Luana: -Ti sto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1510&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ho succhiato Kavin Marrow<span id="more-1510"></span></p>
<p><a href="http://cdsesso.files.wordpress.com/2009/01/kavin1.jpg"><img src="http://cdsesso.files.wordpress.com/2009/01/kavin1.jpg?w=300&#038;h=264" alt="kavin1" title="kavin1" width="300" height="264" class="aligncenter size-medium wp-image-1519" /></a></p>
<p>Ore 11:30 di mattina, squilla il telefono a casa di Stefania. Una ragazza magra e dai corti capelli mori smette di spolverare la sua raccolta di CD e alza la cornetta. E’ Stefania Pellegrada, 27 anni, infermiera.</p>
<p><strong>Stefania:</strong> -Pronto?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Stefania, sono io…-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Luana. Ma non avevi il turno di mattina oggi?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Ti sto chiamando dall’ospedale. Senti qua: Indovina chi è stato ricoverato circa un paio di ore fa?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Chi? Qualcuno che conosco?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Lo conoscono tutti… ma di sicuro noi non dal vivo…-<br />
<strong>Stefania:</strong> -E chi è?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Che film ci siamo viste ieri pomeriggio?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Ci siamo viste “The browser” e con questo? Oh-mio-Dio… non dirmi che è ricoverato Kevin Marrow!! Lo strafigo più strafigo degli attori di Hollywood!?!?!?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Ah ah ah esatto bella mia, esatto.-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Cazzo, cazzo!! Giuro che se è uno scherzo ti ammazzo troia!! Ah ah ah. Ma dai… per quale motivo un divo di Hollywood come Kavin dovrebbe venire ricoverato all’ospedale di Ancona?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Dicono che si è sentito male sul suo yacht, mentre si faceva i cazzi propri nell’ Adriatico. Domani arriva la moglie con il loro aereo personale e lo trasferiscono in una clinica americana.-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Nicole Rostane viene ad Ancona?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Quella figona con la puzza sotto il naso è pur sempre sua moglie, anche se su “Donna Super” ho letto che avevano litigato. Comunque sia, il fatto è questo: Il direttore dell’ospedale ci ha spiegato in una riunione speciale, che gli avvocati di Kavin Marrow hanno imposto il riserbo assoluto sulla questione. E’ necessario impedire una fuga di notizie e bla, bla, bla, per non avere l’ospedale sommerso dai fan, fotografi e giornalisti. A Kavin gli è stata data l’ultima camera al 6° piano…-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Ultima camera… 6° piano… ma, ma… è dove abbiamo il turno noi!!-<br />
<strong>Luana:</strong> -Amica mia, io ho già richiesto il doppio turno, farò il turno di notte assieme a te e saremo le uniche infermiere di quel piano. Sai cosa significa?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Oddio… mi sto sentendo male… oggi vedrò Kavin Marrow, oggi vedrò Kavin Marrow… Kevin Marrow!!-<br />
<strong>Luana:</strong> -Ah ah ah-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Ma lui come sta? Parla?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Ma che parla?! E’ in una sorta di coma leggero, dicono che sente tutto ma non può muoversi. E’ come se dormisse. Senti, arriva quel coglione del dottor Bernardei, ci vediamo stanotte, ciao.-</p>
<p>Click.<br />
Stefania si prende un minuto per fantasticare. Si sdraia sulla sua poltrona e chinando il capo verso la pila dei DVD cerca di leggere a distanza i titoli dei film con protagonista Kavin Marrow. Ne cita a gran voce una ventina, poi socchiude gli occhi e inizia ad accarezzarsi il sesso infilando la mano dentro i suoi pantaloni della tuta. -Kavin…-, sospira la ragazza mentre sente le proprie dita bagnarsi dei suoi stessi umori.</p>
<p>Ore 21:45, Stefania e Luana si trovano nello spogliatoio per le infermiere, già pronte per entrare in servizio. Luana, la migliore amica di Stefania, è una 32 enne bionda, un po’ sovrappeso, che lavora in quell’ospedale da prima dell’altra. Come la sua amica è single, l’ultima volta che ha scopato risale a ben 3 anni prima. Stefania invece riesce a concedersi almeno una sveltina ogni mese, rimorchiando qualche sfigato come lei nei pub che frequenta.<br />
Entrambe amano i film d’azione ed entrambe sbavano dietro Kavin Marrow da quando questo fece “Incontri spettrali 2”. Ora eccole lì. Tutte e due con i capelli curatissimi, dovuti ad una bella sessione pomeridiana dal loro parrucchiere di fiducia. Con la divisa da infermiera pulita e stirata portata da casa e tanta voglia di viversi quella che sarà il miglior giorno lavorativo della loro vita.<br />
Il turno di notte è piacevole per alcuni ed estremamente noioso per altri. Dipende dal carattere. C’è meno personale in giro, meno dottori, meno superiori. Solitamente quel turno lo possono fare solo le infermiere che hanno una certa esperienza, proprio perché non possono contare sull’appoggio immediato di un dottore in caso di necessità. A Stefania e Luana non era mai piaciuto quel turno… ma quel giorno avrebbero ucciso per poterlo svolgere.</p>
<p>Ore 01:00 di notte. Le uniche due infermiere del 6° piano terminano il loro giro di controllo per le varie stanze a loro assegnate. Si sono volutamente lasciate per ultima quella di Kavin Marrow, attore holliwoodiano da 5 anni famosissimo per vari film e per il suo matrimonio con Nicole Rostane, modella-attrice e figlia del produttore Bruce Rostane della Rostane Energy Film.</p>
<p><strong>Luana:</strong> -Guardalo Stefania. Anche con il capo fasciato e con le flebo al braccio è il più bono dei maschi che ho mai visto in tutta la mia vita.-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Fisico asciutto. Muscoli ben delineati e viso da duro malinconico. Kavin Marrow è pur sempre Kavin Marrow.-<br />
<strong>Luana:</strong> -Chissà se è circonciso… secondo me ha un cazzo da urlo.-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Ah, ah, ah… che troia che sei… comunque per me è circonciso, in America si usa così.-<br />
<strong>Luana:</strong> -Sì, ma ti scordi che sua nonna materna era italiana?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Oh al diavolo… facciamolo!!-<br />
<strong>Luana:</strong> -Facciamo cosa?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Guardiamogli il cazzo. Ci siamo solo noi sveglie su questo piano, se sale qualcuno sentiamo la porta dell’ascensore e gli rimettiamo bene il lenzuolo.-<br />
<strong>Luana:</strong> -Stefania… e sarei io la troia eh?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Ascolta… quando cavolo ci ricapiterà mai? Kavin sta nella classifica dei 5 maschi più arrapanti del pianeta. Non dico mica di fare cose strane, intendiamoci… ma tirare giù il lenzuolo e tastargli un po’ il pacco era scontato che lo facessi stanotte.-<br />
<strong>Luana:</strong> -Oddio, quello anche io. Che lo avrei toccato un po’ stanotte era sicuro come è sicuro che gli scatterò delle foto.-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Delle foto?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Ta-Dà. Stefy, ti presento “Cica”, la mia digitale comprata appena ho finito il turno di stamani.-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Che cazzo di tizia che sei… Vuoi fotografarlo nudo?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Nudo? Mmmh… in realtà pensavo ad un po’ di foto al viso mentre lo bacio ma… se ci dovesse scappare qualche foterella al Kavin nudo non le cancellerei di certo…-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Ah ah ah-</p>
<p>Entrambe le ragazze, pur fingendo di non accorgersene, iniziavano a provare le prime scossette di eccitazione. Potendo osservare i loro slip, ci si stupirebbe di quanto fossero “bagnati” in quel preciso istante. Ognuna era contenta della presenza dell’altra perché forniva la spinta per andare oltre il ruolo di infermiera a cui dovevano attenersi, ma erano anche consapevoli che se fossero state sole con Kavin, magari avrebbero potuto fare anche l’impensabile. Per entrambe l’altra era sia la droga inebriante che la guardiana e testimone limitante.</p>
<p>Stefania si muove. Nessuna delle due fino a quel momento si era scostata dalla porta della stanza. Ora Stefania per prima vi entra e si dirige verso il bello addormentato. Lo bacia. Lo bacia sulla fronte e sulle labbra perché da quella posizione sa che Luana può vederla. Chinandosi meglio però, sapendo di coprire la visuale del viso di Kavin all’amica con il suo stesso fondoschiena, Stefania lo ribacia più appassionatamente infilandogli gran parte della sua lingua in bocca. Sente dentro di sé la voglia matta di fare di più.<br />
Anche Luana si è avvicinata al letto, anche lei lo ha baciato e come credeva avesse fatto la sua amica, gli ha dato un bacio sulla fronte e uno leggero sulle labbra.<br />
Stefania tira frettolosamente e nervosamente giù le lenzuola che ricoprono l’attore. Kavin indossa un pigiama semplice, quasi una sorta di tuta monocolore e senza marchi o cerniere varie. Inizia a tastargli il cazzo. Prova all’istante un orgasmo, lo sente nascere dal basso ventre. La sua vagina è un colabrodo, ne è consapevole ora. -Eih, fai toccare anche me!-, le dice Luana. In quel momento Stefania l’ha odiata. Aveva in un attimo capito l’andazzo di quella serata meravigliosa: La sua amica era decisamente di troppo. Era un ostacolo al raggiungimento della felicità.</p>
<p>Luana gli tira giù pantaloni e slip fino al ginocchio.<br />
<strong>Luana:</strong> -Wow Guarda tu che po-po’ di cazzo che ha il signor Marrow!!-<br />
<strong>Stefania:</strong> -Non è circonciso. Guarda che bei peli ricci e neri c’ha… voglio annusarli-<br />
<strong>Luana:</strong> -Ma che fai? Gli annusi i peli? Sei una feticista? Ah ah ah-</p>
<p>Stefania non risponde. Sente in lei nascere una strana rabbia. La sua amica,con cui ci si diverte un mondo nel tempo libero… inizia a diventarle antipatica.</p>
<p><strong>Luana:</strong> -Facciamo così, gli scatto qualche foto con cui mi ci masturberò negli anni che verranno, poi lo ricopriamo, prima che accade qualcosa-<br />
<strong>Stefania:</strong> -”Qualcosa” cosa?-<br />
<strong>Luana:</strong> -Qualcosa del tipo che se ci beccano ci licenziano e ci denunciano. Lo abbiamo visto nudo, gli abbiamo toccato l’uccellone… di più sarebbe sfidare la fortuna, non pensi?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -S-sì… hai ragione. T-ti aiuto a fare le foto dai…-</p>
<p>Luana scatta una decina di foto al pene dell’attore, altre alla giusta distanza per riprendere sia il sesso che il viso e altre solo al viso. La bionda infermiera però vuole anche delle foto in cui la si vede mentre bacia il divo, per cui insegna all’amica come funziona la digitale.</p>
<p><strong>Stefania:</strong> -Ho capito, dai mettiti in posa-</p>
<p>Stefania scatta e ad ogni scatto nascono dentro di lei degli strani pensieri. “Dio mi ha dato l’occasione di essere felice e non la sto sfruttando”, “Kavin Marrow non lo rivedrò mai più dal vivo e invece di fare qualcosa di appagante sto scattando delle stupide foto”, “Se non ci fosse Luana potrei prendermi quello che il destino mi ha regalato oggi”, “Per colpa di quella stronza sto voltando le spalle alla fortuna”, “Dio mi sceglie per poter essere la donna più felice del pianeta e per colpa di quella cicciona del cazzo sto negandomi al mio Kavin”, “Cazzo, mi piace Kavin dalla prima volta che l’ho visto recitare… sono sicura che solo io posso amarlo come si deve”, “Il tempo passa ed io lo sto perdendo per-per-per scattare delle stracazzo di foto!!”, “Vaffanculo bastarda, vaffanculo veramente, chi sei tu per fermare il destino?”.</p>
<p><strong>Stefania:</strong> -Vaffanculo troia!!-<br />
<strong>Luana:</strong> -Eh? Che ti prende?-<br />
<strong>Stefania:</strong> -T’ammazzo balena, mi hai rotto i coglioniiiiii!!-</p>
<p>Stefania lancia con tutta la sua forza la macchietta digitale “Cica” sulla testa di Luana. Mentre la “sua amica” barcolla, ha il tempo di prendere uno sgabello di acciaio che stava vicino al mobiletto dei guanti e inizia ad usarlo sulla nuca di Stefania.  -’FANCULOOOO!!-, grida Stefania mentre il cranio dell’altra inizia a perdere pezzi. Il sangue le macchia tutta la divisa. Pezzettini di ossa e carne che un tempo erano la sua amica, si insinuano tra le pieghe dei suoi capelli. Il rumore dello sgabello che sbatte su Luana cambia. La testa di Luana effettivamente non c’è più, c’è solo il pavimento ricoperto di poltiglia.</p>
<p><strong>Stefania:</strong> -Non me ne frega un cazzo di niente, Kavin è miooooooo!!-</p>
<p>La ragazza in preda ad una furia insostenibile, si strappa di dosso la divisa da infermiera e poi il reggiseno e gli slip. E’ bellissima in questo preciso istante. Ha tutti i muscoli tesi, sembra una modella in posa per una fotografia di nudo artistico. La folta peluria scura del suo sesso è bagnatissima. Per il sudore, il sangue o forse a causa di uno dei tanti orgasmi che aveva avuto quella notte senza neanche toccarsi.</p>
<p>Stefania si avvicina a Kavin, che come un bambino dormiva sereno impossibilitato di accorgersi della strana situazione in cui era capitato. Il lenzuolo viene sradicato del tutto dal letto e gettato sui resti della sua amica. I pantaloni e gli slip dell’attore vengono sfilati contemporaneamente. La maglia del divo finisce lungo il corridoio, per quanto viene lanciata con forza.<br />
-Finalmente soli ed entrambi nudi.-, pensa la ragazza mentre si stende sul corpo di quel ragazzo che senza dire o fare nulla, le aveva fatto nascere dentro di sé una voglia incontrollata di sesso e violenza.<br />
Stefania lo bacia in bocca usando una lingua che si muove come la coda di un serpente a sonagli. Contemporaneamente con la mano gli massaggia il cazzo, per poi masturbarlo sempre più energicamente.<br />
Sente l’uccello di Kavin ingrossarsi nella sua mano. Lo stringe forte e mentre lo fa, dalla sua figa escono litri di umore. Si gira e appoggiando il suo sesso peloso sul viso di Kavin, si infila l’uccello in bocca. Sapore meraviglioso, odore da estasi. Sta quasi morendo dal piacere. Neanche il più tossico dei drogati potrà mai fare quel viaggio mistico che si sta facendo Stefania in questo momento.<br />
Muove il bacino in modo tale che il naso del ragazzo strusci sul clitoride. Le sue tette sode si alzano e si abbassano sugli addominali scolpiti dell’attore che sempre l’hanno attratta. Il cazzo di Kavin è il più bel cazzo che abbia mai succhiato, solo perché appartenente a Kavin Marrow. Poteva anche essere più piccolo, più storto e più brutto che non le avrebbe fregato nulla, è l’idea di stare a sbocchinare il sesso del suo divo ad eccitarla.<br />
Ecco. Sente che Kavin sta per venire. L’uccello si tende ancora di più, la cappella si ingrossa leggermente, dal buchino del glande si inizia ad intravedere qualc… BOOOOOOOOOOM!!</p>
<p>BOOOOOM!!!! BOOOOOOOOM!!!!  BOOOOOOOM!!!!</p>
<p>L’intero ospedale e 2/3 del quartiere in cui si trovava saltano in aria nel giro di una manciata di secondi. Migliaia di persone terminano di vivere in un attimo.</p>
<p>…</p>
<p>La notizia fa il giro del mondo. Possibile attacco di natura terroristica in Italia, all’ospedale di Ancona.</p>
<p>…</p>
<p><strong>Nicole Rostane:</strong> -Sappiamo entrambi che non può essere una coincidenza-<br />
<strong>Professor Drouble:</strong> -Signora, il signor Marrow mi ha fatto promettere di mantenere segreta l’operazione, non insista non fornirò ulteriori dati-<br />
<strong>Nicole Rostane:</strong> -Kavin me ne parlò diversi mesi prima di venire da lei. Anche se nessuno mi crederà io conosco la verità. E’ stato immorale da parte sua accettare di operare mio marito e…-<br />
<strong>Professor Drouble:</strong> -Il signor Marrow mi ha fornito un ingente quantitativo di denaro con cui ho accelerato la mia ricerca sulla cura dell’ AIDS…-<br />
<strong>Nicole Rostane:</strong> -Con quei soldi si è macchiato col sangue di migliaia di morti professore. Ha accettato di concretizzare il desiderio di mio marito di avere dentro di lui… di avere… sì, di avere due bombe al posto dei testicoli e…-<br />
<strong>Professor Drouble:</strong> -Lei non capisce, suo marito era ossessionato dall’idea di essere il primo uomo dalle palle atomiche autodetonanti tramite una contrazione anale di 3 minuti, che non ho avuto altra scelta.-<br />
<strong>Nicole Rostane:</strong> -Voi uomini mi fate schifo.-<br />
<strong>Professor Drouble:</strong> -Non ha prove contro di me e sulla faccenda. Suo marito è l’unico uomo che si è sottoposto a quell’operazione, con la sua morte tutto è finito. Non mi disturbi più. Addio signora.-</p>
<p>Nicole Rostane morirà 25 anni dopo, all’età di 55 anni per via di un’intossicazione da funghi velenosi. Con lei morirà la verità sull’attentato terroristico ad Ancona. Mentre si spegnerà ripenserà ai coglioni di suo marito Kavin e a quanto essi fumassero.</p>
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		<item>
		<title>Un desiderio durato&#8230; 10 anni! (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
		<link>http://cdsesso.wordpress.com/2008/09/26/un-desiderio-durato-10-anni-by-insolente/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 11:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>100000</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico su commissione]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconto su commissione 
Con l’amica di banco, Roberto si annoiava, era simpatica, intelligente, piuttosto capace in tutte le materie, ma non l’ispirava, nemmeno un po’… la sua attenzione era per la Luisa, una bella mora, alta, dal fisico impareggiabile, che metteva tutti d’accordo, per le solite dichiarazioni indelicate e piuttosto esplicite, ad eccitare fantasia e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1436&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://realizzoracconti.blogspot.com/">Racconto su commissione</a> <span id="more-1436"></span></p>
<p>Con l’amica di banco, Roberto si annoiava, era simpatica, intelligente, piuttosto capace in tutte le materie, ma non l’ispirava, nemmeno un po’… la sua attenzione era per la Luisa, una bella mora, alta, dal fisico impareggiabile, che metteva tutti d’accordo, per le solite dichiarazioni indelicate e piuttosto esplicite, ad eccitare fantasia e desideri. Impossibile andare insieme a lei per discoteche o pizzerie, normalmente frequentate dai giovani studenti; raramente si faceva trovare in compagnia, e sempre e comunque, con uomini più adulti, già professionalmente impegnati; nessuno dei coetanei poteva vantare una serata con lei, e nemmeno le amiche più confidenti, conoscevano le sue storie.</p>
<p>Chi la frequentava, per i compiti collettivi, nei pomeriggi del dopo scuola, sapeva di una famiglia attenta alle amicizie della figlia, e non era possibile, nemmeno in quelle occasioni, azzardare ipotesi alternative agli impegni scolastici…</p>
<p>Roberto, se n’era innamorato, gli succedeva spesso, con le ragazze che frequentava, ma questa volta, i sintomi del suo male, mostravano tutta la gravità di una cotta difficile da risolvere senza il contributo del suo “provocatore”… La compagna di banco si adoperava per l’amico, nel vano tentativo di ricevere grazie e favori per quella simpatia che lei stessa soffriva, e di cui era succube. Il giovane sapeva che Francesca lo adorava, che avrebbe esaudito ogni suo desiderio, e per questo, avrebbe escogitato un piano con la sua complicità, per accreditarsi almeno l’attenzione dell’adorabile e provocante Luisa.</p>
<p>“Francesca, dovresti invitarmi la Luisa a casa tua, per i compiti, parteciperei anch&#8217;io, forse accetterebbe, di te si fida&#8230;” implorante “ah ecco&#8230; per cui potrei perdere la faccia per te, che vorresti spassartela con lei, e della mia reputazione potrebbe &#8230;fregartene di meno! Scusa è vero che mi piaci, ma mi hai anche detto che io e te &#8230;solo amicizia, quindi? tesoro, ma ti fumi qualcosa per caso? guarda Robi, che ti fa male&#8230; dammi retta”, lo sfotteva sorridente&#8230; “ma Franci, io ti voglio bene, ma amo lei, che posso farci?” sollevando le spalle “appunto ami lei, io mica posso risolvertelo questo problema&#8230;” così andavano le loro discussioni, ed era vero che si volevano bene, quanto meno si stimavano abbastanza per dichiarare le reciproche passioni.</p>
<p>Finì la scuola, superarono gli esami, s’iscrissero alle diverse facoltà universitarie, ebbero successo nel lavoro, alcuni si sposarono, altri rimasero &#8230; in famiglia, e altri ancora vivevano la condizione dei single, come il nostro Roberto, che da qualche anno, impiegato presso un&#8217;importante compagnia di import-export, si era trovato un appartamentino in periferia per starsene solitario, coabitando con qualche occasionale amica, a volte per esempio la fedele Francesca, che l&#8217;amava sempre, da allora&#8230;</p>
<p>Quei compagni di quell&#8217;ultimo anno di superiori, avevano qualcosa di speciale, si erano ritrovati più o meno tutti, alcuni più invecchiati, ad altri il tempo aveva elargito benevolenza e molta attenzione&#8230; Anche la Luisa fu intercettata casualmente, di lei si sapeva che aveva cambiato città, ma era diventata la bella donna che immaginavano. L&#8217;incontro avvenne per una cena commemorativa, con qualche professore più simpatico. Amorazzi riconciliati, compagni di banco in festa, e Francesca che inseguiva ancora Roberto, quasi come un bracco&#8230;</p>
<p>Nessun approccio era stato programmato, ma ciascuno conosceva le storie dei compagni di quel 5o anno, e avrebbe desiderato, quando era lecito, accoppiarsi o far accoppiare l&#8217;amica del cuore, che non avrebbe rifiutato quella passione ad un amico&#8230; Non sempre queste occasioni riuscivano ad esprimere la soddisfazione degli interpreti, alcuni, entravano in competizione, quando la ragazza era contesa, ed era inevitabile che ciò succedesse sempre alle più avvenenti: una a caso, la Luisa! Per contro, anche le migliori, le più desiderabili, in mezzo a tante richieste, finivano per cedere al più &#8230;scarso, oppure non avevano alcun rapporto per le troppe indecisioni&#8230;</p>
<p>Roberto la stava ancora osservando, dopo quel decennio trascorso senza alcun piacevole ricordo, senza alcuno scambio, anche modesto, e pure ingenuo&#8230; e gli piaceva sempre, adesso, come allora! Luisa era una donna bellissima. Aveva molti spasimanti, e non saveva decidersi con chi trascorrere i prossimi anni. Molti la inseguivano, nessuno da amare intensamente, con l&#8217;anima, piuttosto che per solo sesso&#8230;</p>
<p>“Ciao Robi, non mi saluti? Eppure mi piacevi una volta, e forse ti avrei anche ceduto, ma non c&#8217;era modo di fartelo sapere&#8230; sei sempre un timidone?” così l&#8217;aveva abbracciato Luisa, osservando quel certo stupore sul suo viso “come mi avresti ceduto?” chiedeva perplesso Roberto… “sì, eri simpatico, ti desideravo, ma eri impacciato, imbarazzato, non mi hai mai avvicinato…” replicava sorridendogli la ragazza. Come impacciato? si ripeteva Roberto, ma se la intercettavo ad ogni occasione e non si lasciava mai avvicinare, e quando Francesca le propose un incontro a casa sua, con la scusa dei compiti, ci ha snobbato entrambi… ma che sta dicendo? mi prende in giro come allora, forse perché adesso si esibisce, cerca di provocarmi…</p>
<p>Riflessioni difficili, complesse, per accettare le considerazioni di una donna molto corteggiata, ma Roberto, reagì d’impulso “allora accetteresti un invito a casa mia, giusto per ricordare, per conoscere ciò che non potemmo fare allora… e poi sono un bravo cuoco, potrebbe lusingarti un mio pranzo…”, Luisa lo guardava divertita, sorridendo alle sue espressioni “perché no? mi piacerebbe ascoltare le tue confessioni e tutto ciò che non mi hai detto 10 anni fa…”</p>
<p>Soddisfatto per quella dichiarazione, Roberto si adoperò qualche giorno, per rendere carino ed accogliente l’appartamento. Al mercato aveva acquistato varietà diverse di pesce, verdura e frutta abbondante per una donna che dopo la meraviglia, forse non avrebbe potuto rifiutargli passione e desideri…</p>
<p>Luisa si era presentata puntualmente, elegante come sempre, con una bottiglia di Franciacorta, per la quale, Roberto, aveva osannato le qualità della fattoria e le grandi capacità del suo vignaiolo. Gli odori delle imminenti pietanze invadevano le nari, profumi stimolanti per una serata che si prospettava piacevole e molto emozionante…</p>
<p>La tavola, apparecchiata con lumi di candela, con bicchieri e sottopiatti, come si conviene ad un grande ristorante, aveva meravigliato la Luisa “mi stai sorprendendo, piacevolmente, Roberto, non ti avrei immaginato così ricercato e di buon gusto, sei un uomo straordinario…” cui il giovane ringraziava, ma consapevole delle sue possibilità, sorridendo, le presentava un piatto di cui andava molto fiero: una bouillabaisse ad interpretazione personale. La zuppa da una parte, nel ciotolone di coccio, ed in un vassoio, gamberi, mazzancolle, capesante, pesci a polpa consistente, totani, calamari, triglie, tolti da quel brodo di cottura. In un altro vassoio, crostoni di pane ai diversi cereali, poco tostati, per una combinazione straordinaria.</p>
<p>Luisa incredula lo provocava “presentami lo chef, di sicuro è in cucina, voglio conoscerlo, potrei violentarlo…” l’altro sornione “lo so, mi sono applicato, sono bravo, merito della mia perseveranza…”. Serviva lo spumante esaltando le caratteristiche del “millesime”, dal “perlage” consistente e piuttosto intenso, compiacendosi per la scelta, la grande fattoria non si era mai smentita, offrendo uno dei suoi prodotti migliori.</p>
<p>Quindi fu la volta dello sformato di verdure, con le “guarnitures” tipiche di un grande chef, sfoglie di carciofo e punte di asparagi per ricordare gli ingredienti fondamentali, facevano da corona ad un tortino ricoperto da una delicata velluta ai piselli, infine una rosa, scolpita in una radice di carota, dava al piatto l’eleganza che meritava…</p>
<p>Luisa assaggiava i cibi estasiandosi per le proposte dell’amico, rinnovando la sua meraviglia, ed esclamando il suo stupore. Fu la volta dei sorbetti al limone propiziatori per un grande dessert: una cascata di mousse di crema d’arancio, sopra pan di Spagna, farcito di cioccolato fuso, bianco e nero, accompagnato da un passito di Pantelleria al profumo d’albicocca…</p>
<p>Il palato, con i soliti apprezzamenti di Luisa, fu abbondantemente soddisfatto. I due amici si misero seduti sul divano per ritrovare luoghi comuni passati e presenti… “insomma io sarei stato nei tuoi pensieri quell’ultimo anno?” chiedeva ancora perplesso Roberto “ma sì, certo, mi piacevi, eri interessante, molte amiche condividevano la mia stessa impressione” ah è così? Si chiedeva il giovane, analizzando fra sé quelle dichiarazioni, eppure nessun messaggio, nessun segnale ho mai ricevuto, le altre, ma quali? “e se ti chiedessi adesso quel mancato percorso di 10 anni fa, che penseresti?” provò a chiederle Roberto “sarebbe possibile” rispose lei “ma?” insisteva ancora lui “nessun ma…” gli disse Luisa, negandogli altre repliche. Si trattava di …reagire, o meglio agire, perché quella femmina, adesso era disponibile.</p>
<p>Avvicinandosi alle sue labbra, le sfiorò la bocca, il collo, i seni abbondantemente esposti, provò a scendere con la mano sul suo sesso. Agiva con determinazione, senza troppa emozione, stava “minacciando” seriamente quella bellezza, provocando la sua reazione… La Luisa si eccitava ai suoi baci, rispondeva alla lusinga delle carezze, sospirando con maggior affanno, con il desiderio crescente, mentre Roberto la spogliava…</p>
<p>Nuda, distesa sul divano, era bellissima, desiderabile, accogliente, chiedeva la soluzione finale di una grande serata, trascorsa in maniera ineccepibile da quell’amico, che adesso la guardava, ma senza lo stesso desiderio.</p>
<p>Roberto si liberò dei suoi indumenti, ma in maniera più studiata, molto lenta, facendosi desiderare, accelerando su di lei la cupidigia dell’amplesso, senza lasciarsi andare fra le sue braccia che distese lo reclamavano. Le rivolse ancora le sue attenzioni intingendo le dita in un sesso invischiato di umori, pronto ad accoglierlo, a gambe flesse, aperte, sempre più ansiose… “ti prego prendimi, infilami, ho voglia, non resisto oltre…” le implorazioni della sua vittima “sì certo, ma aspetta, che voglio eccitarmi anch’io, per una rigidità più intensa…” e così dicendo, si prodigava per la masturbazione, verso un sesso già presente, maturo, eccitato per quella creatura così disponibile, cui Roberto invece si negava…</p>
<p>E la sua masturbazione finì per eccitare maggiormente Luisa, che adesso, senza pudori, si strapazzava a sua volta… Gemeva per il piacere che le procuravano i polpastrelli sul suo sesso, aspirando l’aria per sottolineare il godimento, cui suppliva, per il mancato e poco comprensibile rapporto&#8230; Roberto si eccitava, si masturbava con energia fino all&#8217;esplosione&#8230;</p>
<p>Trattenne il suo orgasmo, per proiettarlo in faccia a Luisa, che gliel&#8217;avrebbe anche succhiato, ma fu il gesto, che disapprovò “ma perchè mi fai questo?” si lamentava “io non ti desidero, ti ho imbrogliato, da quando mi hai detto che tu mi desideravi 10 anni fa, e ciò non poteva essere&#8230; tu non mi hai mai dato alcuna occasione per capirlo, non sei credibile oggi come non lo eri allora, forse non capisci e non capivi a quanti maschi hai negato affetto e sentimenti per orgoglio, per superiorità di femmina, che ha solo argomenti di bellezza, né un&#8217;anima, né un cuore da desiderare&#8230;” e continuava a vomitare quelle parole, contenute per tanto tempo “sei una donna capricciosa, abituata a pretendere tutto e subito, uomini o cose, con la stessa indifferenza, io ti ho desiderato, avevo un debole per te, una cotta incredibile e l&#8217;ho dichiarato a tutti&#8230; è servito a poco, peccato, eri la mia preferita&#8230;”</p>
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	</item>
		<item>
		<title>In treno (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 11:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>100000</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico su commissione]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconto su commissione 
Dopo aver abbracciato lo zio, Alberto aveva preso posto nello scompartimento, vicino al finestrino, e salutando gli altri passeggeri e si era messo a leggere il suo libro preferito.
Di fronte a lui, era seduta una giovane ragazza, Manuela, dal decoltè generoso, indossava leggings mozzafiato (i fuseaux di una moda), ed un paio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1434&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://realizzoracconti.blogspot.com/">Racconto su commissione</a> <span id="more-1434"></span></p>
<p>Dopo aver abbracciato lo zio, Alberto aveva preso posto nello scompartimento, vicino al finestrino, e salutando gli altri passeggeri e si era messo a leggere il suo libro preferito.<br />
Di fronte a lui, era seduta una giovane ragazza, Manuela, dal decoltè generoso, indossava leggings mozzafiato (i fuseaux di una moda), ed un paio di sandali dal tacco audace. Sfogliava, annoiata e distratta, una rivista femminile, ma sorrideva, scusandosi con il suo dirimpettaio, ogni volta che l&#8217;urtava nel continuo accavallo di gambe.</p>
<p>Alberto non le fece troppo caso, manteneva un&#8217;espressione serafica per il piacere che gli procurava la sua lettura e la ragazza, contrariata per non destare l&#8217;attenzione dei suoi sguardi, stava intrattenendo un dialogo d&#8217;occasione con la sua vicina. Insisteva con le battute, ma si sdegnava per quel giovane interessato solo al suo libro&#8230; “e sì signora cara, ho sofferto per quell&#8217;operazione, guardi, e per coprire la cicatrice mi sono fatta fare il tattoo di un polipo&#8230;” e con questa dichiarazione, si sollevò un lembo della t-shirt, mostrando un reggiseno a coppe operate, e dalla cui inferiore destra, scendevano 4 o 5 tentacoli, lasciando supporre che il polipo lo abbracciasse completamente.</p>
<p>Al sollevamento della maglietta, solo due passeggeri si erano interessati, restando gli altri, nella totale indifferenza, Alberto compreso. Manuela, sembrava spazientirsi per questa disattenzione, eppure molti maschi le correvano appresso, gli occasionali amanti cercavano di garantirsi notti d&#8217;amore infinite, mentre questo giovane e serioso maschio adulto, non la degnava di alcuno sguardo, preferendole il racconto del suo libro.</p>
<p>Nel tragitto, alcuni passeggeri si erano addormentati, altri si erano sostituiti, con rinnovata attenzione, verso quella passeggera così procace e avvenente. Alberto mostrava un viso sereno, senza interessarsi ad alcuno, nemmeno per le distrazioni o l’insistenza dei cellulari, preoccupato solo di seguire la sua lettura.</p>
<p>Con il trascorrere delle ore, quasi tutti i viaggiatori erano giunti a destinazione, e l’anziana signora, prossima a scendere, chiedeva una piccola cortesia per recuperare la valigia. Alberto si era prodigato per accompagnarla fino all’uscita, portandole il bagaglio e porgendoglielo alla fermata del treno. Rientrato nello scompartimento, vide che Manuela gli aveva occupato il posto, disteso le gambe, appoggiato i piedi nudi nel suo sedile, fingendo d’essersi addormentata.</p>
<p>“Scusi… ehi scusi…” chiedeva, “vorrei recuperare il mio posto se non le dispiace…” insisteva con delicatezza Alberto, e senza ricevere risposta, si era deciso a toccarle le gambe per spostarla… “ma come si permette?” gli aveva strillato Manuela, destata all’improvviso, sentendosi sollecitata da una mano estranea, lo stava rimproverando per l’esuberanza del gesto “mi perdoni… ecco… vede, io…” cercava, imbarazzato, di scusarsi. Uno di fronte all’altra, quasi si toccavano, osservandosi, per insistere lei, per continuare a scusarsi lui.</p>
<p>Complice il movimento del treno, aiutandosi con una volontaria perdita d’equilibrio, Manuela l’aveva spinto a sedere, crollandogli poi addosso, e mantenendo la bocca a breve distanza dalla sua. Respiri in affanno per la ragazza seduta sulle sue gambe, panico dell’impreparazione, imperizia per l’imbarazzo, Alberto continuava a scusarsi, mentre l’altra, cingendogli un braccio al collo, quasi sorridendo, consapevole della provocazione, lo baciava con passione, accarezzandogli il viso, per immobilizzarlo, complice dei suoi desideri….</p>
<p>Frastornato, avvampato per quella condizione, imprigionato dalle gambe di Manuela, da quel seno così pronunciato, e dalla bocca che non nascondeva le palesi intenzioni di continuare, il giovane, inadeguato, violato nella sua intimità, aggredito da tanta prepotenza, incapace di gestire ogni iniziativa, sembrava implorare tregua, che non gli riusciva a chiedere, e neppure gli veniva concessa&#8230;</p>
<p>Manuela lo stava baciando, con nessuna disponibilità per le sue suppliche, subiva carezze e lusinghe, al limite di un’eccitazione che riusciva a malapena a contenere, per quell’educazione così severa, risultato dei college inglesi e di una famiglia molto conservatrice e molto intollerante. Esplorava la sua bocca, gli accarezzava collo e petto, scendendo verso il suo ventre. Si era spostata, senza smettere di blandirlo con le labbra, con la mano gli frugava i pantaloni per indovinargli un sesso timido e addormentato, raccolto nelle sue riflessioni, con nessuna voglia di concedersi…</p>
<p>Decise per un’azione devastante, al limite della decenza. Si alzò per bloccare l’accesso allo scompartimento, abbassò le tendine del lato corridoio, e si propose per uno spettacolo verso l’uomo di ghiaccio… Sollecitando e strapazzando la t-shirt, sfilò il reggiseno, e poco alla volta sollevava i lembi della maglia per mostrare le punte rigide, i seni rotondi e l’immagine del polipo che ne avvolgeva uno, come a volerlo imprigionare…</p>
<p>Alberto, osservava, sudando il suo inferno, imbarazzato, con l’espressione stravolta, si era tolto gli occhiali per il leggero appannamento, mentre la sua “aguzzina” gli torturata i sensi, opponendogli invano, le ultime resistenze. Si era sfilata quella specie di calzamaglia, restando con il perizoma, adesso in piedi, davanti a lui, con tutta la provocazione di cui era capace. Inginocchiata, infine, gli aveva liberato il sesso, che nelle sue mani sembrava recuperare la dignità e l’identità smarrite…</p>
<p>La bocca lo inghiottiva, liberandosi delle difese del giovane, nell’inutile tentativo di impedirle quella violenza, gli immobilizzava le mani, e succhiando e leccando, sentiva gli effetti delle sue premure… Alberto stava cedendo, rilassato, a gambe distese, con quella creatura in ginocchio, la bocca sul suo sesso, in febbrile attività, seguiva e subiva ogni gesto, ogni spasmo di quella femmina vorace, insaziabile, eccitata, determinata a procurargli un piacere ignoto, incredibile, così intenso da non potersi più opporre… Infine la liberazione, l’esplosione dell’orgasmo, devastante, mai realizzato prima, nemmeno quando, per altre letture, insegnava al suo corpo gli stimoli dell’eccitazione, nella solitudine della sua camera…</p>
<p>La ragazza si sollevò soddisfatta, osservava la sua “vittima” senza espressione, Alberto le aveva ceduto con poco consenso, e adesso recuperava la compostezza che gli era più congeniale. Anche lui la guardava, avrebbe voluto chiederle altri incontri, sancire quell’evento, senza capire che per Manuela era solo un capriccio: sottomettere un maschio timido, fragile ed impacciato, vulnerabile ai suoi desideri, succube dell’esuberanza di un fisico in piena giovinezza…</p>
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		<title>Classe 5a C (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 16:18:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ma come, mi ha cambiato classe?” Ero davanti al segretario per chiedere spiegazioni perché mi avevano trasferito dalla 5a A alla 5a C. “Esigenze di accorpamento del numero degli alunni, qualcuno doveva venir sacrificato, e la scelta è stata fatta estraendo a sorte i nominativi di tutte quattro le sezioni dello scorso anno, per farne [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1426&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>“Ma come, mi ha cambiato classe?” <span id="more-1426"></span>Ero davanti al segretario per chiedere spiegazioni perché mi avevano trasferito dalla 5a A alla 5a C. “Esigenze di accorpamento del numero degli alunni, qualcuno doveva venir sacrificato, e la scelta è stata fatta estraendo a sorte i nominativi di tutte quattro le sezioni dello scorso anno, per farne solo tre, due alunni per ciascuna classe, tu uno degli estratti.”</p>
<p>Rassegnato, senza soluzione, avrei dovuto rinunciare alla Daniela, ci saremmo incontrati fuori dalla scuola, ma lei avrebbe condiviso il mio banco con un altro, e magari avrebbe potuto anche innamorarsene… chissà…</p>
<p>Mentre nella sezione C non avevo femmine confidenti, solo qualche amico, che fu ben lieto di presentarmi alla classe come un bravo ragazzo, disponibile con tutti, capace con il computer, un trovarobe su internet…</p>
<p>Mi fu assegnato il quarto banco, da condividere con la Luisa, una secchiona magrolina, rossa di capelli con molte efelidi che le punteggiavano il viso, che mi accolse con grande simpatia. Era tranquilla e discreta, aveva un buon odore di lavanda, mi spiegò che la mamma confezionava sacchetti di fiori secchi per profumare la biancheria. Non si interessava ai ragazzi come le altre compagne, ma ascoltava i pettegolezzi delle più smaliziate quando raccontavano particolari sui loro amorazzi…</p>
<p>C’era invece una ragazza che mi piacque subito, Chiara, molto bella, se ne stava in disparte, raramente partecipava ai festini, e dialogava poco con chiunque. Voti alti, non concedeva confidenza, né la reclamava, si faceva praticamente i fatti suoi. Molti avevano provato a corteggiarla, per la Luisa era “una topa fredda”. Come nuovo arrivato mi presi il privilegio di far due chiacchiere con lei durante l’intervallo, giusto per capire chi fosse.</p>
<p>“Ciao, come stai?” le rivolsi il saluto “bene grazie e tu?” mi rispose flemmaticamente “anche, grazie, come ti trovi in questa sezione?” insistevo “insomma, c’è di peggio, mi faccio sopportare” ancora con poco interesse “eppure hai degli ammiratori fra i tuoi compagni” provai a lusingarla “ah sì? non lo avrei mai creduto, ma non ti sbagli per caso con quelli che mi vorrebbero per una …botta e via e vincere magari una scommessa, per esempio?” mi replicò decisa, guardandomi “non credo sei una ragazza per una notte, saresti da amare, sei una creatura stupenda…” cercavo di provocarla “e tu come lo sai? io dico sei il solito maschio che non riesce a controllare il suo pisello, e come gli altri vorrebbe procurargli cibo e soddisfazione” era sempre pacata, dichiarazioni collaudate verso chiunque le avesse fatto un qualsiasi complimento.</p>
<p>Ma non avevo intenzione di farmi mortificare “ho lasciato nell’altra sezione buone amicizie con cui posso mantenere buoni rapporti, credo che ti sbagli, cerco nuova compagnia per confrontarmi e stabilire interessi in comune” ma non le fece alcun effetto, anzi “ecco bravo, cercati nuove compagnie altrove, adesso sgomma per favore, mi hai stancato…” aveva lanciato la sua sfida… Non potevo replicarle, dovevo subire, convinto che avrei potuto ripagarla con gli interessi&#8230;</p>
<p>L&#8217;occasione si presentò durante la lezione di informatica, mi prodigavo per aiutare chiunque in difficoltà nel recuperare appunti e qualche vecchio esercizio salvato su excel. Ad alcuni avevo realizzato formule e macro per gli automatismi necessari. Vedevo Chiara indaffarata, e mentre le passavo accanto per seguire qualche altro nei pasticci, mi accorsi che era piuttosto imbranata, dove le difficoltà non le derivavano da excel, ma proprio dalla sua naturale antipatia verso l&#8217;informatica. Aveva un punto debole, mi sentivo in vantaggio su di lei, attendevo la mia rivincita&#8230;</p>
<p>Ma non avrebbe cercato alcun aiuto, tanto meno presso di me. Abbandonò l&#8217;esercizio per dedicarsi a scriversi degli appunti su di un foglio, recuperò una brutta copia stampata e gettata nel cestino da qualcuno per portarseli a casa. La prof d&#8217;informatica ci dette un paio di giorni per realizzare quel problema, e quasi tutti, puntualmente, trovammo la soluzione. Certo avevo contribuito per qualcuno, ed anche Chiara aveva risolto, il suo esercizio era come il nostro&#8230; forse copiato da qualche insospettabile “traditore”, oppure con il ricorso ad un esperto.</p>
<p>Stavamo iniziando il programma, combinando informatica con economia aziendale. Chiara era scarsa nella prima disciplina, abbastanza preparata nella seconda, anche se, questa volta, il progetto da realizzare, era davvero difficile per chiunque. Da due posti più dietro di lei, la osservavo con una buona copertura, mentre lei avrebbe dovuto voltarsi per controllare me. E fu proprio esattamente ciò che successe “Francesco, mi aiuti per favore? Non riesco ad andare avanti&#8230;” Finalmente era arrivato il mio turno. Feci finta di non sentire, continuando a fare il mio esercizio, mentre lei, finì per spazientirsi “Francesco, ehi, mi rispondi? ma sei stronzo forte&#8230; mi dai una mano per favore?”</p>
<p>Dovevo sfidare quella sua arroganza, ed ero deciso a non risponderle. Fu invece la prof che la richiamò per il suo continuo voltarsi indietro&#8230; Restò immobile al richiamo, mortificata per essersi fatta pescare a chiedere aiuto, ma credo, soprattutto perchè la stavo ignorando&#8230; Avrei voluto farle capire che in una scuola ciascuno ha bisogno degli altri, e non solo per avventure sessuali, ma per consolidare rapporti di amicizia, che nel futuro avrebbero potuto dare risultati importanti&#8230;</p>
<p>All&#8217;uscita mi aggredì, indifferente alla curiosità dei compagni: “Sei uno stronzo, un infame della peggior specie, mi serviva il tuo aiuto e mi sono presa invece una nota di biasimo&#8230;” la interruppi con la stessa determinazione “tu mi hai scacciato dalla tua corte, mi hai snobbato, eppure ero leale, cercavo amicizia e non sesso, per quello, avrei un&#8217;amica fedele, per soddisfare ogni richiesta ed in qualsiasi momento, senz&#8217;altro migliore di te&#8230; cosa vuoi dunque? non ho obblighi nei tuoi confronti, come verso nessun altro qui dentro&#8230;” Restò a guardarmi irritata, senza trovare una risposta adeguata, le avevo tolto ogni possibile replica.</p>
<p>Ma nemmeno lei era tipo da rinunciare, mi toccò una mano “però puoi darmi un passaggio, potrei prendere l’autobus, ma vorrei riconciliarmi, scusarmi se possibile&#8230;” non capivo il suo gioco, ma non restai indifferente, provocato da ciò che mi sembrava un sincero pentimento, le offrì il casco di Daniela che tenevo nel bauletto della moto, e la feci accomodare sulla mia desmo-monster.</p>
<p>Si abbracciava al mio petto, appoggiando il casco alla mia schiena, sentivo la sua stretta ad ogni frenata o accelerazione che fosse, e appena fuori città, prese ad accarezzarmi il seno, il petto, il ventre, a sfiorarmi il sesso; si stava eccitando per la velocità o voleva semplicemente far l&#8217;amore?<br />
Mi arrestai sulla banchina, mi tolsi il casco e lei fece altrettanto, e mentre puntellavo la moto, la sua bocca cominciò a baciarmi senza tregua, gote guance, mento e&#8230; labbra.</p>
<p>In piedi appoggiato al sellino, lei davanti a me, le cingevo i fianchi per concedermi meglio. Si agitava con la lingua come se una lunga astinenza l&#8217;avesse recuperata ai piaceri dell&#8217;eccitazione. Mi prese la destra per accostarla al suo seno, facendosi accarezzare, mentre si inseriva con le gambe fra le mie, alla ricerca di un contatto deciso fra i sessi&#8230;</p>
<p>L&#8217;eccitazione mi stava torturando, mi veniva in mente Daniela, che mi aspettava all&#8217;uscita per il solito passaggio fino a casa, e quest&#8217;idea si frapponeva fra un desiderio di rivalsa, il delirio, ed il rimorso per il tradimento&#8230; Chiara era appiccicata al mio sesso, lo stava gestendo, strusciandoglisi contro, impazzivo per le emozioni in contrasto, e feci poco per abbandonare la tentazione&#8230; ma era una tentazione impossibile da rifiutare&#8230;</p>
<p>Si era intrufolata dentro i miei pantaloni, aveva aggredito il mio sesso, lo stava torturando, stringendogli l&#8217;apice del glande con il pollice e l&#8217;indice, per stimare la consistenza dell&#8217;eccitazione, poi lo riconduceva nella sua custodia di velluto, e di nuovo a farlo riemergere, accelerando gli spasmi, osservandomi e baciandomi, controllava ogni mia reazione&#8230;</p>
<p>Infine si decise per la provocazione più desiderabile, mi abbassò i pantaloni, sfilò lungo le gambe i miei slip ed accarezzandomi ogni cuspide, inghiottì la mia erezione quasi totalmente fra le sue labbra, dentro la bocca&#8230; Aspirava con violenza, leccandomi con la lingua, attraverso le labbra inumidiva la corsa producendosi in un&#8217;azione così decisa, ritmata e veloce che mi abbandonai senza riserve&#8230; quando iniziò l’eiaculazione, smise il suo ritmo, per facilitarmi il piacere che mi stava avvolgendo, mi lasciò dentro la bocca, fra le sue labbra, continuando a sollecitare, con piccoli interventi della lingua, per controllare il mio esaurimento&#8230;</p>
<p>Aveva inghiottito il mio piacere, e sollevandosi, continuando a massaggiarmi il sesso, senza lasciargli tempo per la decontrazione, mi guardava quasi a sfidarmi “ogni volta che farai l&#8217;amore, ogni volta che riceverai le stesse attenzioni per il tuo sesso, ti ricorderai di me, e sarà sempre difficile il confronto con le tue amanti, poichè la mia voracità non potrai ritrovarla in nessuna di loro&#8230;”</p>
<p>Sembrava più una minaccia che una considerazione, voleva sentirsi corteggiata, dominare i miei desideri, sentirsi una donna straordinaria che si concede una sola volta per farsi apprezzare e poi mai più. Al ritorno, dopo averla salutata, cercavo di capire le mie reazioni davanti a Daniela. Le volevo bene, litigavamo spesso, ma c’era grande affetto dell&#8217;uno per l&#8217;altra, avevamo rapporti continui, soddisfacenti, entrambi apprendisti, poco esibizionisti, frequentavamo il classico&#8230; cioè senza esplorare altro, e ci bastava&#8230; eccome!</p>
<p>Era anche la prima volta che tradivo, e non stavo affatto bene. Colpa e rimorso per quel peccato, potevano recuperarmi? e se non a lei, almeno a me stesso? Forse non avrei sopportato i suoi sguardi, meglio liberarsi della colpa, dichiararla, magari espiare il peccato commesso, subire la punizione, ricevere il perdono&#8230; poteva funzionare?</p>
<p>Non lo sapevo, certo era che stavo male, mi detestavo, avevo ceduto ad una facile tentazione, e se la vita mi avesse proposto di peggio? Mi sentivo debole, fragile, vulnerabile, forse avrei perso l&#8217;amore di Daniela, ma ero deciso a confessarmi con lei. Le suonai il campanello, si affacciò e quasi indifferente venne ad aprirmi. Mi meravigliai quando vidi che non era sola nel suo studio. Era con un amico di classe, uno nuovo per la sua sezione, ed avevano trovato feeling e simpatia&#8230; Mi stupivo di questa cosa e la mia depressione per il tradimento consumato, d&#8217;un tratto era svanita, avevo ceduto il posto ad una certa gelosia, per quell&#8217;amico nuovo, la cui confidenza era piuttosto evidente. Ma come Daniela non gli aveva detto che eravamo fidanzati? Impossibile! Eppure le apparenze mi davano torto, e non nascondevano nemmeno quella complicità, amica di una esordiente simpatia&#8230;</p>
<p>Oddio, stavo delirando, in preda ad uno sconforto notevole, salutai e me tornai verso casa. Nessuno mi corse dietro per fermarmi o capire&#8230; non Daniela! Il tormento mi esplodeva in testa. Maledizione, dannazione, mi occorreva tregua, lucidità, riflessione, e non ne avevo abbastanza di nessuna&#8230; Eppure era strano, io avevo tradito e lei forse stava prendendosi una rivincita per la mia latitanza, e adesso&#8230; me ne rammaricavo?</p>
<p>Chiara non poteva essere il mio supporter, sarebbe stata una nuova sconfitta, agli amici di scuola non potevo confidare il tormento, dovevo riflettere, prender tempo …e star male!</p>
<p>Il giorno seguente, Chiara mi lanciava deboli occhiate, convinta del fatto suo, certa che non avrei potuto rifiutarle nulla. Durante l’intervallo, Daniela se ne stava con il suo nuovo amico, indifferente della mia presenza, il rapporto era davvero finito! Seguivo le lezioni senza attenzione, distratto da un malessere generale, a disagio anche con gli amici, “Scusi posso uscire?” chiesi al prof di lezione, convincendomi che forse qualche giorno di assenza mi avrebbe guarito animo e spirito…</p>
<p>Andai al cesso prima di confermare la mia assenza e con disappunto trovai occupato. Restava quello femminile, imbarazzante se mi avessero trovato, ma tanto valeva tentare. Con una certa energia spinsi la maniglia, facendo cedere la precaria serratura… Mirella, la nuova impiegata della segretaria, si stava tirando su le mutande, da sotto la gonna, dopo aver …espletato! Era una donna matura, forse sui 40, con qualche chilo in eccesso, pur attraente. Si affrettò a tener chiusa la porta, spingendomi fuori. Uscì dopo qualche attimo, pensavo mi avrebbe incenerito, l’aspettavo nel corridoio per scusarmi… ma avvenne l’imponderabile, strizzandomi i testicoli, mentre mi passava davanti, avvicinandosi alla mia bocca “briccone che non sei altro, se l’avessi chiesto ti avrei dedicato tutta la mia attenzione”, e proseguendo, se ne tornò al suo ufficio.</p>
<p>Basito, incredulo, meravigliato, cercavo di capire, mentre scendevo le scale per tornarmene a casa… Che strano, mi era tornato il buonumore, una donna adulta, matura, si era scoperta disponibile anche con un alunno, poco più che maggiorenne, dichiarando passione e desideri…</p>
<p>Credevo che sesso e passione per gli adulti fossero una cosa più seria, attribuendogli un ruolo quasi istituzionale, concepire figli, gestire sesso con affetto, senza trasgressione alcuna… evidentemente mi stavo sbagliando. Ingenuamente dichiaravo a me stesso che i desideri dei sensi sono uguali per tutti, ed i giovani spesso credono d’esserne vittime solo per una cattiva, consolidata, e molto sbagliata, cultura ed educazione!</p>
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		<title>Sesso ritrovato (by “insolente”)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 16:15:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico su commissione]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconto su commissione
Fila lunghissima nella segreteria dell’università. Le nuove matricole in coda per l’iscrizione ai primi anni delle diverse facoltà. Atenei sovraffollati, docenti e nuovi assistenti in giro con le borse dei programmi, l’immagine era quella di un grande bazar, con gli imbonitori in cerca di clienti…
Roberta, nell’interminabile coda, scambiava due chiacchiere con un giovane [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1424&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://realizzoracconti.blogspot.com/">Racconto su commissione</a><span id="more-1424"></span></p>
<p>Fila lunghissima nella segreteria dell’università. Le nuove matricole in coda per l’iscrizione ai primi anni delle diverse facoltà. Atenei sovraffollati, docenti e nuovi assistenti in giro con le borse dei programmi, l’immagine era quella di un grande bazar, con gli imbonitori in cerca di clienti…</p>
<p>Roberta, nell’interminabile coda, scambiava due chiacchiere con un giovane del 3o anno, che per accreditarsi la nuova amicizia, le offriva un contributo sulla burocrazia da espletare. Poco meno che 20nne, la ragazza, diplomata ad un liceo classico a pieni voti, era molto carina, un bel viso, capelli lisci lunghi, dal taglio irregolare, dai riflessi ambrati, che le conferivano un’aria più adulta e più matura degli anni d’anagrafe. Il fisico appariscente, sottolineato dalla t-shirt attillatissima, poco sopra la cintura, per sostenere jeans piuttosto aderenti, sgambati al polpaccio, con la riga fino alle scarpe sportive; regalava all’osservatore una creatura desiderabile, accattivante, decisamente piacevole.</p>
<p>Cristian prestava la sua esperienza per una conoscenza più approfondita, proponendole la pausa pranzo alla mensa universitaria, per conoscere altri amici, e condividere interessi e passioni comuni. Alla tavola comune, fra ragazzi e ragazze amici, Roberta accentrava su di sé sguardi e consensi, meno simpatia per qualche invidia femminile. La competizione è sempre più forte fra le giovani donne, convinte della breve e fugace giovinezza, che unico periodo, fra le diverse epoche di vita, esalta fascino e bellezza.</p>
<p>Aveva guadagnato l’invito esclusivo in una casa privata, per l’imminente festa delle matricole e si era presentata in minigonna e camicetta poco trasparente, ma si lasciava interpretare dall’insistenza delle occasioni, dai commenti delle ragazze e dai desideri dei maschi…<br />
Appartata con Christian per le solite considerazioni sull’amicizia, sull’educazione, e sul sesso, argomento di consenso e di conflitto, ma di libero confronto, aveva accettato le lusinghe ed il corteggiamento pressante, infine le provocazioni, con l’aiuto di qualche drink di troppo.</p>
<p>Distesa su di un divano, sentiva l’eccitazione dell’amico che la baciava con insistenza, le mani le percorrevano seni, ventre e cosce, alla ricerca di un accesso senza permesso. Poi d’un tratto il recupero alla realtà, aveva trascurato quel particolare che la rendeva così ingenua e così immatura: la sua verginità! Era ciò che desiderava? Era il suo momento? Sentimenti, eccitazione, conoscenza… Ma erano sbagliati i tempi della riflessione, Christian le stava sfilando gli slippini, e l’imminenza degli eventi non consentiva altri indugi. Un misto di piacere, fastidio, disagio, la rendevano indifesa ad un sesso che la stava penetrando…</p>
<p>Anche l’amico si rendeva conto che forse per la Roberta era la prima volta, e quasi scusandosi, si ritrasse appena in tempo, per evitarle l’imbarazzante orgasmo, in ginocchio davanti a lei, cercando di deviare quel flusso incontenibile, lontano dal suo sguardo… Si era alzata seduta sul divano, come da un incubo, cercando risposte che non poteva trovare, almeno non adesso, forse nella calma della solitudine, nel silenzio di una notte ancora da consumare…</p>
<p>Nel monolocale in affitto, ricostruiva gli eventi delle ultime ore, chiedendosi cosa provasse per Christian e com’era possibile avergli ceduto. Invano, domande senza risposte!<br />
Sentiva l’angoscia per l’ingenuità pagata a caro prezzo, il disgusto di un rapporto imprevisto, si disprezzava per il compromesso cui aveva ceduto, per lo scippo subito che nessuno avrebbe potuto recuperare.</p>
<p>Nell’appartamento, la padrona di casa, aveva affittato ad un’altra ragazza una stanza adiacente alla Roberta, e dopo i preliminari delle presentazioni, Serena, una donna più adulta di lei, quasi 30nne, professionista, impegnata nei laboratori di ricerca dell’Asl locale, di bell’aspetto, senza trucco, poco indulgente con la moda e soprattutto con il look per le trasferte in discoteca o nei locali di svago; le sembrava l’amica generosa e sincera cui confidare pene e depressione di un’angoscia senza fine…</p>
<p>Condividevano pranzi e cene, momenti di relax davanti alla tv, abbracciandosi e lasciandosi addormentare una fra le braccia dell’altra, in un rapporto di sorellanza sancito dall’affetto e dagli stessi sentimenti. Serena non aveva un compagno, considerava i giovani coetanei insulsi ed immaturi, privi di un pratico interesse sociale, vittime delle passioni più sfrenate, ed anche se coinvolti da una professione interessante, declinavano quel senso di responsabilità che la società pretenderebbe per avviare agli impegni della vita.</p>
<p>Roberta si nutriva di quelle dichiarazioni, dell’ordine con cui venivano declamate, e sottolineava la sua solidarietà per quella sorella maggiore, con baci ed abbracci di consenso. Da qualche giorno i baci erano lievi accenni sulle labbra, in un sospiro di conferme, e nell’imminenza di desideri d’approfondimento, si dileguavano per maturare l’impazienza con adeguata preparazione. Era la maturità che sottolineava Serena, dietro ogni considerazione, quando Roberta, in adorazione, le dichiarava tutto il suo affetto.</p>
<p>Avevano accostato i letti singoli per trascorrere in compagnia anche le notti, dovendo rinunciare a frequentarsi per il lavoro o per gli studi. La giovane coppia d’amiche, si scopriva solidale anche nei luoghi pubblici, per lo shopping, nelle serate in pizzeria, in qualche cinema, nelle discoteche e nei pub, mantenendo uno stretto rapporto e rinunciando a qualsiasi altro interesse maschile. Spesso controllavano la propria nudità dopo una doccia o un cambio d’intimo, per sottolineare la relativa bellezza e gli effetti dell’ultima dieta. Sorridevano osservandosi i sessi, accarezzandone, quasi in un gesto d’appartenenza, le delicate volute del pube, la diversa custodia delle labbra e la taglia della ferita…</p>
<p>Fu una notte, dopo una conversazione più intensa su quel loro rapporto, che le trovò a baciarsi inseguendo un’eccitazione rincorsa nei rari momenti d’intimità, per le solite masturbazioni solitarie, sempre più frequenti. Ciascuna desiderava accarezzare, baciare, succhiare il sesso dell’altra, distese, con i corpi imprigionati dalle braccia, si scambiavano identica passione, stessa intensità, stesso delirio. Bocche a lusingare, a baciare e succhiare cosce, glutei, sesso, appendici carnose invischiate d&#8217;umore, ad esplorare gli anfratti, gli orifizi, presidi di orgasmi incontenibili, per un’appartenenza sempre più coinvolta, complice e sancita dal piacere che devasta la mente e rende succube il corpo….</p>
<p>Il rapporto fra le due ragazze si mantenne nonostante la laurea di Roberta, il trasferimento di Serena presso una società di ricerca; avevano un appartamento in periferia, ed erano soddisfatte della loro convivenza. Nulla sembrava poter modificare questo equilibrio, ma spesso ciò cui non si pensa, accade subito&#8230; La vita meraviglia sempre, e quando presenta il &#8230;conto, occorre esser pronti ad &#8230;onorarlo!</p>
<p>E fu un giorno di mercato, durante la normale spesa, con il via vai dei carrelli lungo i corridoi dei prodotti in esposizione, che quasi si urtarono&#8230; Roberta e Christian, increduli, dopo molti anni, si stavano osservando, ricordando, ripercorrendo un trascorso che sembrava sepolto, ed invece era davanti ai loro pensieri, ai loro occhi! “Ciao come stai? Sei sempre bellissima” cui fece seguito “grazie, ma anche tu sei sempre lo stesso bel ragazzo, uomo maturo, di cosa ti occupi?”. La conversazione si avviava trascurando tempi e luoghi del passato, ma fu Christian a ricondurre all&#8217;evento “non ti ho mai dimenticato, dopo quel rapporto, ero davvero innamorato&#8230; fui costretto ad abbandonare l&#8217;università, persi la mia famiglia in un incidente d&#8217;auto, con il tuo ricordo sempre presente&#8230;” le parole del giovane erano sincere, Roberta si era commossa al suo racconto, e ciò che credeva, o meglio ciò cui aveva creduto, non aveva nulla a che fare con quel Christian.</p>
<p>Aveva odiato gli uomini, convinta d&#8217;esser stata costretta, senza la sua volontà, a cedere la propria verginità, ma così non era, non lo era per lo meno adesso, il ragazzo di un tempo era l&#8217;uomo nuovo di oggi, che stava osservando in un turbinio di emozioni, di sensazioni, che evocavano tutte altre considerazioni. “Perdonami Roberta, ma non vorrei perderti ancora, dimmi solo se hai un compagno, se lo ami davvero, e sparirò per sempre dalla tua vita&#8230;” Attendeva quella risposta come un verdetto, condanna per dimenticare, assoluzione per ricominciare&#8230;</p>
<p>Roberta aveva paura adesso delle sue stesse parole, la sorpresa, la confessione inaspettata avevano il sopravvento sulle sue certezze, non avrebbe mai sospettato, non avrebbe mai creduto, non ci aveva mai pensato che poteva essere stata un&#8217;altra cosa&#8230; L&#8217;affetto per Serena era immodificabile, ma il loro rapporto adesso era sotto giudizio, subiva la critica mai azzardata prima, e conferiva a quella storia una specie di conseguente soluzione a rapporti che credeva compromessi con l&#8217;altro sesso. No, non era possibile, era profondamente ingiusto, lei desiderava un rapporto d&#8217;amore con un uomo, surrogato per l&#8217;avvenenza dell&#8217;amica, per l&#8217;affronto che credeva aver ingiustamente subito, per il luogo comune su cui tante volte aveva dibattuto, uscendone sempre convinta che gli uomini sono degli opportunisti e non hanno la sensibilità delle donne.</p>
<p>“Non ho alcun uomo” rispose determinata, “vivo con un&#8217;amica, condividendo le stesse ansie ed i problemi del quotidiano” Christian le si avvicinò, spostando i carrelli, davanti a lei, l&#8217;osservava con occhi scintillanti “posso baciarti Roberta?”, ma non attese risposta, e sfiorandole le labbra, si soffermò in cerca del consenso. La ragazza lo stava osservando, anche lei aveva una luce nuova negli occhi, lo guardava, scoprendosi coinvolta come fosse la prima volta. Abbracciò con tutta l&#8217;anima quel giovane ritrovato, gli avrebbe strillato i suoi desideri, ma soprattutto che aveva riconciliato il suo rapporto con gli uomini &#8230;il digiuno era durato abbastanza&#8230;</p>
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		<title>Ucciso moralmente per avere un sesso sottomisura (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
		<link>http://cdsesso.wordpress.com/2008/09/18/ucciso-moralmente-per-avere-un-sesso-sottomisura-by-insolente/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 20:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>100000</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico su commissione]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconto su commissione
Prima lezione d&#8217;informatica per i ragazzi del 5o anno, Andrea era seduto in ultima fila, confinato, da un lato, alla parete, e dall&#8217;altro, dalla sua ragazza, Alice, una 18nne piuttosto vivace, sempre convinta di saperne una più degli altri&#8230;
“E fammelo vedere, lo voglio toccare quando è rigido” chiedeva infilandogli le mani fra le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1419&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://realizzoracconti.blogspot.com/">Racconto su commissione</a><span id="more-1419"></span></p>
<p>Prima lezione d&#8217;informatica per i ragazzi del 5o anno, Andrea era seduto in ultima fila, confinato, da un lato, alla parete, e dall&#8217;altro, dalla sua ragazza, Alice, una 18nne piuttosto vivace, sempre convinta di saperne una più degli altri&#8230;<br />
“E fammelo vedere, lo voglio toccare quando è rigido” chiedeva infilandogli le mani fra le gambe, mentre lui cercava di proteggersi da quell&#8217;aggressione così spudorata. “Ma no ti dico, siamo in classe e mi vergogno” replicava il ragazzo rivolgendo le gambe verso la parete.<br />
Avevano subito entrambi alcuni richiami dell&#8217;insegnante, ma non vi prestavano affatto attenzione. In un momento di relativa calma, Alice guadagnò il tirante sul cursore della zip e s&#8217;intrufolò nelle mutande di Andrea. Gli aveva catturato l’oggetto del desiderio e lo stava massaggiando per provocargli l’eccitazione che desiderava.<br />
Andrea, ad occhi chiusi, appoggiato alla spalliera della sedia, estasiato per il piacere che la ragazza gli procurava, si lasciava masturbare, mentre Alice insisteva per la frenesia e l’eccitazione che la coinvolgevano.</p>
<p>Sentì infine il fiotto lattiginoso, incontenibile, che il ragazzo non era riuscito a reprimere e grande fu la meraviglia osservando le dimensioni di quel modesto rubinetto, quando cercò di vedere l&#8217;origine di quel rigagnolo biancastro… “ma è così piccolo” fu quasi la protesta della ragazza, che continuava ad osservare la decontrazione e la dimensione del sesso di Andrea. Subì invece la reazione del compagno “e questo è, funziona benissimo, non ha mia perso un colpo, e potrebbe prendere le misure alla tua passerina senza problemi, possiamo provare all’uscita, sei vuoi, insofferente che non sei altro…”</p>
<p>La campanella annunciò la possibilità dell&#8217;amplesso per Andrea ed Alice, entusiasmato il primo, perplessa la seconda, che si dichiarava indisponibile per un sesso che non le sarebbe arrivato nemmeno fino dentro, dove consentivano le normali perlustrazioni digitali. “Allora ti sbrigi?” la sollecitava Andrea, “andiamo al canneto, a quest&#8217;ora non ci troviamo anima viva”. La ragazza si mise dietro, sullo scooter del compagno, senza aggiungere altro.</p>
<p>Era il canneto un luogo folto di canne naturali cresciute nei pressi dell&#8217;alveo del fiume, dove molti ragazzi abitualmente lo usavano come spogliatoio quando andavano per un bagno. Andrea si spogliò senza alcun pudore davanti ad Alice che sempre perplessa lo stava osservando. Senza abbandonare la modesta erezione del fallo dell&#8217;amico, cominciò a togliersi maglietta, reggiseno, pantaloni e slip.</p>
<p>Distesi sopra una specie di letto di fronde, si baciavano toccandosi i relativi sessi, e quando l&#8217;eccitazione diventò insopportabile, Andrea provò la penetrazione, prima con le dita, quindi con il sesso. La ragazza lo sollecitava a spingere, ad impegnarsi per farla godere, confidando in un miracoloso allungamento per quell&#8217;appendice, che, bruttina e poco procace, era già prossima all&#8217;eiaculazione. Il giovane si ritrasse per lasciar vedere zampillare le gocce di piacere, implorando all&#8217;amica di proiettarselo in bocca per un delirio incontenibile.</p>
<p>Alice non si lasciò convincere, continuando a masturbarsi, osservava invece seduta, il suo compagno che si stava avvicinando alla sua bocca, facendole cadere gli ultimi residui sui suoi seni e sul ventre, negandogli quel desiderio “non mi piace e non te lo prenderei in bocca, nemmeno fosse normale, perchè sono insoddisfatta, e adesso vorrei far l&#8217;amore con Mirko, lui sì che saprebbe farmi godere!”</p>
<p>La dichiarazione aveva dell&#8217;incredibile, seppur celebrata in un momento particolare, ma l&#8217;indignazione di Andrea era inarrestabile. In piedi, già rivestito, furioso, le girava intorno come una trottola, minacciava senza espressione, finchè i suoi sforzi non gli procurarono che un modesto “ti farò ricredere, vedremo chi la spunterà” La perplessità adesso era stupore, poiché Alice non riusciva a comprendere il senso di quella specie di minaccia. E sorridendo continuava a mortificarlo “te lo farai allungare? Pensi sia possibile? O farai un trapianto?” E adesso le parole erano piuttosto uno sghignazzo incontrollato.</p>
<p>“Intanto trovati un passaggio per farti riaccompagnare, io me ne vado senza di te” e fece seguire la promessa al riavvio del motorino. Alice lo inseguiva insultandolo, mentre Andrea rallentava quando si trovava ad una buona distanza per non farsi raggiungere. “Ritira ciò che hai detto e ti porto a casa” le strillava “va bene ce l&#8217;hai immenso, hai una trivella fra le gambe. Ti fermi adesso?”</p>
<p>“Però hai goduto eh? Porcella che non sei altro” le dichiarava accarezzandole le mani allacciate ai suoi fianchi. Non appena scesa di sella, in prossimità della sua abitazione “tu soffri di nanismo, dal cazzo al cervello, sei venuto in meno di 30 secondi, come pretendi che possa aver goduto, scemo che non sei altro?” e girandogli le spalle, entrò in casa.</p>
<p>Il ragazzo non riusciva a concepire i ragionamenti di quella femmina così ingrata ed insolente, e per sottolineare la sua determinazione, si proiettò verso la statale alla ricerca di un compagno che l&#8217;avrebbe confortato, per convincere sé stesso di un sesso &#8230;normale. Il tratto di strada, dalla scuola alla periferia, l&#8217;aveva condotto al passeggio delle prostitute. Ecco la soluzione: chi meglio di una professionista avrebbe potuto giudicare le dimensioni del suo pistolo?</p>
<p>Controllò le modeste finanze chiedendo il prezzo della prestazione alla prima ragazza cui si trovò di fronte. Era una giovane di colore, in mini short, molto avvenente, che avvicinandolo “sei maggiorenne vero? Mica rischio un guaio con te, giovanotto?” fu la richiesta “ma sì certo, guarda la mia carta di identità” le mostrava soddisfatto Andrea. “Fanno 40 euro lo stesso allora, con il gommone, qui sotto nel bosco”. “Va bene” replicò Andrea mentre metteva sul cavalletto lo scooter.</p>
<p>La ragazza si era spogliata dei pratici pantaloncini, e mettendosi supina, lo invitava a fare altrettanto ed in fretta. Andrea, imbarazzato, si liberò dei suoi jeans, degli slip e si inginocchiò presso la femmina per le attenzioni che credeva di ricevere&#8230;</p>
<p>“Ma tu guarda con che razza di bambini mi devo confondere, un pisellino da latte, un piscialetto che vorrebbe trombare con un &#8230;tappo, ma fatti una sega e cresci, bischero che non sei altro&#8230;” furono le male parole della ragazza, mentre si infilava i pantaloncini per recuperare il ciglio della strada. “No ti prego”, furono le implorazioni di Andrea, che si era attaccato alle sue mutandine, nel maldestro tentativo di fargliele sfilare. Un solenne ceffone lo riportò alla realtà “non ti azzardare, idiota, vattene di corsa o ti faccio pentire d&#8217;esser nato” e fu lasciato seminudo, abbandonato alle sue riflessioni, in ginocchio sui suoi talloni, a cercare di capire ciò che per lui non era facile capire&#8230;</p>
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		<title>Darash e Lady Heather (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 07:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>100000</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico su commissione]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconto commissionato
Nel web site della CDS, in un forum dove era solito scrivere e sghignazzare con gli amici sulle femmine più disinvolte e smaliziate, Darash era finalmente riuscito a trovare l&#8217;Ip address di una ragazza ospite iscritta per i normali interventi. Da tempo corteggiava Lady Heather, una bella mora, occhi incantevoli, le cui foto, del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1406&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://realizzoracconti.blogspot.com/">Racconto commissionato</a><span id="more-1406"></span></p>
<p>Nel web site della CDS, in un forum dove era solito scrivere e sghignazzare con gli amici sulle femmine più disinvolte e smaliziate, Darash era finalmente riuscito a trovare l&#8217;Ip address di una ragazza ospite iscritta per i normali interventi. Da tempo corteggiava Lady Heather, una bella mora, occhi incantevoli, le cui foto, del suo mezzo busto, avevano fatto il giro fra gli amici più intimi e fedeli.</p>
<p>Dopo insistenti ricerche e conferme per qualche provocante domanda, era riuscito a sapere dove vivesse la ragazza. Non gli fu difficile spiarla, appostato in un appartamento d&#8217;albergo davanti alla sua abitazione, nella sua camera con un cannocchiale ad infrarosso.</p>
<p>Durante una delle solite osservazioni, vide però qualcosa gli piacque meno… lady Heather, l’oggetto dei suoi desideri, si trovava distesa sopra il letto, legata ed imbavagliata con nastro adesivo, da almeno tre ragazze, di cui poteva scorgere i volti: si trattava di altre giovani del forum della CDS, e controllando le foto in suo possesso, potè facilmente identificare Ghiaccio Infuocato, Kelo e la Salamandra.</p>
<p>Era stupito e cercava di capire il senso di quello che credeva uno scherzo di pessimo gusto. Ma come? amiche in chat, sussiegose nelle discussioni dei diversi argomenti e poi invece… si odiano, s&#8217; invidiano, …e possono arrivare a tanto per gelosia? Altro mistero femminile, rifletteva mentre le stava osservando… La sua prediletta, spaventata, subiva la peggiore delle umiliazioni quando una delle ragazze, con un cutter, le tagliava gli indumenti, senza troppa …cortesia!</p>
<p>Fu denudata, distesa bocconi, per offrire alle aguzzine, retto e sesso indifesi, contratti, per immaginare l’imminente stupro che avrebbe subito. Kelo le teneva la testa e le spalle contro il letto, per impedirle qualsiasi movimento, mentre le altre due, si erano sedute sulle gambe divaricate&#8230; La Salamandra le mostrava, soddisfatta, un fallo di lattice, con l’orrore della prigioniera nel vederlo così immenso nella sua rigidità, ad immaginarselo dentro…</p>
<p>Cercava di liberasi, mugolando e strillando come poteva, con la forza della disperazione, fino alle lacrime di disgusto quando le fu inserito nel suo sesso, fino al limite della sua lunghezza. Darash osservava, raccapricciato, ma seguiva la vicenda con la stessa eccitazione delle ragazze. Quando capì che la perversione avrebbe potuto prolungarsi, decise di intervenire. Si presentò davanti alla porta d’ingresso spacciandosi per il fattorino delle pizze, e dopo i controlli di sicurezza, fu introdotto nell’appartamento. Ghiaccio Infuocato si sentì spingere verso la prima parete, e sbattendo contro lo spigolo di un mobile cadde svenuta. Kelo e Salamandra preparavano una difesa, minacciando la prima, con il cutter in mano, a guisa di coltello, mentre la seconda gli rivolgeva le gambe di una sedia.</p>
<p>Ma l’irruenza del giovane Darash era incontenibile, calciò Kelo con un colpo secco che la fece ripiegare in due, mentre Salamandra, si era allontanata, proteggendosi con il corpo della vittima, ancora dolorante, che cercava di contribuire per la sua liberazione che vedeva ormai prossima. Con il gomito, procurò un colpo al ventre della sua carceriera, che la lasciò per accasciarsi a terra dolorante…</p>
<p>Da carnefici adesso erano vittime. Furono legate da Darash e grande fu lo stupore, quando lady Heater, convinta di gettarsi fra le sue braccia per il sollievo dall’incubo, fu respinta verso le altre.<br />
Il giovane sghignazzava, sorrideva, slacciandosi i pantaloni, proponendosi lui come interprete di quel gioco che avevano solo immaginato…</p>
<p>Heather subiva lo sconvolgimento delle emozioni, per l’incubo diventato per pochi istanti sollievo e di nuovo incubo. Darash aveva denudato e legato le sue vittime al limitare del letto, una appresso all’altra, inginocchiate, sedute sui propri talloni, compiacendosi di osservare gli oggetti del piacere che si sarebbe concesso…</p>
<p>Masturbandosi per provocarsi il massimo dell’erezione, perlustrava con le dita i sessi delle ragazze, passando da una all’altra, con l’eccitazione di chi non sa bene quale preferire. Era pronto per un’introduzione, quando…</p>
<p>Darash si sollevò sul letto, sudato, con il viso contratto in una smorfia, aveva sognato, immaginato la vicenda, con il suo sesso ancora rigido, partecipe senza interpretare, ad implorare soddisfazione… </p>
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		<title>Cinzia 1° e 2° parte (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 18:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[1° parte
“Va bene Francesco, come vuoi, ma per venerdì dev’esser pronto”. Il mio capo in gonnella, non ammetteva ritardi o giustificazioni, pretendeva, per la prossima riunione del CDA al completo, il mio nuovo Business Plan aggiornato e commentato. Bellissima donna la Cinzia, fredda e scostante come si conviene ad un amministratore delegato, con nessuna indulgenza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1402&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>1° parte</strong></p>
<p>“Va bene Francesco, come vuoi, ma per venerdì dev’esser pronto”. <span id="more-1402"></span>Il mio capo in gonnella, non ammetteva ritardi o giustificazioni, pretendeva, per la prossima riunione del CDA al completo, il mio nuovo Business Plan aggiornato e commentato. Bellissima donna la Cinzia, fredda e scostante come si conviene ad un amministratore delegato, con nessuna indulgenza verso i collaboratori più stretti, devoti ammiratori più della femmina che non della professionista…</p>
<p>Facevo parte del suo staff, il mio curriculum garantiva la mia preparazione, ma non avevo alcuna particolare simpatia nei suoi confronti, non ammiravo quel suo disprezzo per gli incapaci, o la violenza con cui si scagliava verso gli adulatori, vittime della sua bellezza, o succubi del suo potere. Chi, per privilegi concessi dal rango professionale, si azzardava a mostrarsi galante, riceveva una solenne delusione, spesso una risposta aggressiva, ed immancabilmente si ritirava frustrato dal gran rifiuto. Tutti sapevamo della sua austerità e qualcuno assicurava, che nel suo passato meno recente, c’erano state vicende poco edificanti per i molti amanti, per una vita disordinata ed un rapporto familiare sempre in conflitto. La morte del padre aveva recuperato questa figlia ad una nuova vita, inserendola nell’azienda, superando facilmente le incapacità del fratello maggiore, guadagnandosi la stima ed il rispetto dei soci e del consiglio d’amministrazione. Restava quella bellezza, così ingombrante e spesso malvista, per attirare i soliti sguardi indiscreti dei maschi e la normale invidia delle femmine.</p>
<p>Il nostro era solo un rapporto professionale, ed anche se le riconoscevo una bellezza straordinaria per quel fisico da mannequin, sottolineato da un trucco adeguato, accattivante, mai eccessivo, con abiti sempre griffati, piuttosto generosi per le scollature e le gonne sopra il ginocchio, la sua emotività non combinava con la mia, semplicemente perché ero convinto che non avrebbe potuto averne…</p>
<p>Non aveva preferenze, o meglio non ne dimostrava ad alcuno, aveva uomini occasionali, di uno in particolare, subiva fascino ed attenzione: Alessandro, bellissimo, un bravo ragazzo impegnato nella ricerca e sviluppo di progetti per l’ambiente. Si frequentavano da pochi anni, mai insieme nei luoghi di lavoro, scrupolosi nel mantenere riservato il loro privato; anche se qualche pettegola di segretaria dei piani alti, dopo aver indagato, aveva divulgato la notizia nei diversi uffici per rendere più umana e terrena quella donna.</p>
<p>Spesso le nostre convinzioni, condivise per i soliti luoghi comuni sulle femmine, confortati dal quotidiano, naufragano miseramente nel qualunquismo, quando conosci una diversa verità, insospettabile verso un personaggio importante.</p>
<p>Cinzia aveva perso un figlio, per una gravidanza difficile, ed Edoardo, una creatura meravigliosa, frutto della passione con Alessandro, era per lei la realizzazione del sogno rimandato, inseguito, con il timore di rivisitare le stesse ansie e le stesse paure, senza chiedere altro alla vita, se non condividere giornate intense e serene.</p>
<p>Il mio progetto produsse l’effetto desiderato, il consiglio d’amministrazione fu soddisfatto ed i soci entusiasti per un’analisi puntuale e dettagliata dei diversi aspetti della gestione aziendale. Ricevetti il solenne encomio dal rappresentante dei soci, e l’approvazione di tutto il CDA. Cinzia mi guardava con la solita distanza, accennando e condividendo, ma senza eccessivo entusiasmo. Uscii dalla riunione consapevole delle mie possibilità, quando fui raggiunto dalla segretaria del mio capo.<br />
“Francesco sei stato invitato, unico rappresentante dei dipendenti, ad un party a villa Rossana Magno, dammi la tua conferma per l’organizzazione”. Jessica era una brava segretaria, attenta ai desideri della Cinzia, anche se spesso ne sopportava le sfuriate per le sue modeste negligenze. Le risposi con poche battute, lasciandola sorpresa e meravigliata: “mi dispiace Jessi, ringrazia il nostro capo, ma ho altri impegni cui non potrei rinunciare”. Mi compiacevo per quella risposta, che non voleva essere impertinente, ma una semplice rinuncia ad un mondo effimero, compreso di perbenismo ed ipocrisia, conciliante solo per quel richiamo agli affari ed al guadagno facile…<br />
Rientrato al mio posto di lavoro, il cicalino dell&#8217;interfono mi chiamava senza indugi: “Francesco, il capo ti vuole nel suo ufficio, subito!” Indolente e piuttosto contrariato, presenziavo davanti all&#8217;amministratore delegato di un&#8217;importante società della mia regione. “Tu non puoi rifiutare un invito che onora la tua professione e gratifica di stima i tuoi colleghi e gli altri impiegati di questa azienda. Tu solo prediletto fra gli altri e ti rifiuti di concederti a chi ti ammira? Maledizione Francesco, ma sei davvero stupido!” La sparata, dichiarata in una sola emissione, senza riprender fiato, l&#8217;aveva alterata oltre il lecito, quelle sue piegoline agli angoli della bocca, erano una smorfia d&#8217;ira e le fossette sulle guance, erano scomparse. Mi guardava con aria di sfida, pronta a replicare a qualsiasi risposta inaccettabile, ma fui piuttosto laconico “posso tornare al mio lavoro?”</p>
<p>E fu la peggior risposta che avrei potuto dichiarare. S&#8217;infuriò ancora di più, alzandosi verso di me, mi lanciò in faccia le copie del mio lavoro, protestando che chiunque avrebbe potuto fare altrettanto e forse meglio, che quell&#8217;invito era un&#8217;opportunità che stavo ripagando in maniera del tutto inadeguata e molto molto ingenerosa. “Cosa dovrei fare con te?” mi chiedeva, cercando di rilassarsi per trovare una possibile intesa. Non avevo intenzione di lasciarle alcuna possibilità, e le risposi deciso: “potrebbe trovarsi un altro internal auditor”. Mi avrebbe schiaffeggiato, fossimo stati fuori dall&#8217;azienda, con la mano a mezz&#8217;aria, non riusciva quasi ad esprimersi per la rabbia. Mi ero rivolto in maniera formale, con il lei, che detestava, per mostrare a chiunque la sua disponibilità come si conviene fra amici che partecipano allo stesso progetto. Sentirsi chiedere inoltre un licenziamento per i disaccordi sulle mie prestazioni, quando gli altri avevano da poco apprezzato e lusingato le mie capacità, era poi davvero troppo&#8230;</p>
<p>Le avevo voltato le spalle, facendo un secco dietro front, per congedarmi, quando mi prese il braccio per farmi girare nuovamente verso di lei. Mi guardava con insistenza, era sempre alterata, non avrebbe accettato un distacco senza repliche, ma cercava di capire le mie reazioni. Raramente i suoi collaboratori osavano sfidarla, mai per rifiutarle un desiderio, ed era fuori discussione l&#8217;idea di rinunciare ad un impiego molto ben pagato. Si meravigliava cercando di capire come avevo potuto risponderle in maniera così sfrontata, azzardando indifferenza ed ingratitudine.</p>
<p>“Tu sei un ribelle, un asociale, un rompicoglioni della peggior specie, eppure ti ammiro, posso darti del tu vero?” Cercava di lusingarmi, circuire la mia intemperanza per asservirla ai suoi scopi. Mi parve quasi di scorgere di nuovo le fossette accattivanti, che mi avrebbero ammiccato&#8230; “Cinzia, puoi darmi del tu, ma perderesti il tuo tempo se cercassi di provocarmi. Hai a che fare con un folle che teme poche cose dalla vita, che apprezza i suoi attimi senza esser progettuale. Vivo di emozioni sincere, e non le trovo di sicuro in questa azienda, eccezion fatta per alcuni amici devoti e qualche simpatia femminile&#8230;” (e tu non sei fra queste), ma questo non lo dissi, e senza attendermi altro, questa volta me ne tornai ai miei impegni.</p>
<p>Quando le passai davanti, la Jessica mi sorrideva a 32 denti, di sicuro aveva sentito la conversazione, e si compiaceva d&#8217;essermi amico, confidando d&#8217;esser compresa nel novero delle simpatie poc&#8217;anzi dichiarate. Aveva un bel fisico, alto e snello, indossava quasi sempre minigonne che le comprimevano cosce e glutei, ed indossava giacche corte e strette sopra camicie a sbuffi ricamati. Bionda, con gli occhi chiari, era forse la migliore delle segretarie dell&#8217;azienda, cui spesso ricorrevano anche altri dirigenti, per farsi realizzare quelle letterine così speciali che inducono i destinatari ad accettare le tue decisioni. Aveva molti amici, nessun uomo di riferimento, gestendo le sue storie con la stessa libertà della Margherita Gautier del romanzo di A. Dumas.</p>
<p>Qualche attimo prima della pausa pranzo, fui onorato dalla visita del presidente della società. Mr. Rosenberg. Gli offrii la mano per la devozione che portavo a quel gentiluomo, imbarazzato per vederlo scomodare fino al mio modesto ufficio. Ma quel signore, saggio e vissuto, per nulla formale, sorridendo, mi chiese se gli avessi fatto compagnia per la colazione. Accettai con entusiasmo il suo invito, e gli offrì il braccio per i corridoi della direzione, sotto gli occhi di molti dirigenti ed altrettanti impiegati.</p>
<p>Naturalmente era atteso al caffè, con il tavolo appartato e prenotato, con i riguardi e le attenzioni del personale del grande albergo. “Mi hanno riferito del suo diverbio con il nostro amministratore, gran bella donna quella Cinzia, pochi sanno tenerle testa, come mai Francesco, cosa è successo?” Il tono bonario, la grande disponibilità, avevano fatto di questo quasi ottantenne, una leggenda nel mondo della finanza. Le sue dichiarazioni avevano sempre del buon senso, moderazione e grande attenzione per chiunque. “Ecco&#8230; vede&#8230; la Cinzia, mi scusi, l&#8217;amm. delegato&#8230;” non mi fece finire la frase, che quasi divertendosi, riprese con il garbo che gli era congeniale “lei mi ha meravigliato, Francesco, pochi sanno vedere ciò che ha visto lei in quelle poche righe del suo progetto. Ho condiviso ogni frase del suo Business Plan e sono onorato d&#8217;averla nel nostro staff dirigenziale. La Cinzia, è una donna giovane, che darebbe l&#8217;anima per questa società, sia generoso come chi la stima, partecipi al cocktail venerdì prossimo, anzi mi farebbe una cortesia se accompagnasse mia nipote, Giselle, giovane universitaria, prossima alla laurea, e mi creda non ha nulla da invidiare al nostro amministratore, posso dunque contare su di lei?” Aspettava la mia risposta come un verdetto definitivo, senza dar nulla per scontato, teneva alla mia presenza per proporre ad amici e conoscenti le migliori risorse del suo impero. “Sono lusingato dalla sua richiesta, onorato per tanta cortesia, certo, farò del mio meglio per accompagnare sua nipote”. Era soddisfatto per la mia adesione che forse non aveva dato per scontata. “e mi dia retta, la nostra collaboratrice Jessica, saprà trovarle un abito adeguato per partecipare all&#8217;evento”.</p>
<p>Il presidente di ogni società che si rispetti, doveva conoscere tutti i suoi dipendenti, sempre galante e misurato con le impiegate, di cui conosceva molti particolari anche del privato, tollerante e disponibile con i giovani, amico sincero con i più anziani, con cui spesso condivideva i piaceri di qualche locanda tipica, in anonimo, poiché amava il buon cibo a dispetto delle raccomandazioni dei suoi medici.</p>
<p>Nel pomeriggio mi vidi comparire davanti la Jessica, con il solito notes per gli appunti: “hai ceduto al vecchio Rosenberg eh?” mi indagava con aria di chi la saprebbe sempre più lunga degli altri “ho aderito ad una richiesta piacevole, accompagnare la nipote del presidente è sufficiente a risponderti, signorina so tutto io?” ma le sorridevo, aspettando sempre il motivo della sua visita “guarda che non sono qui per la tua bella faccia, trovo di meglio alzando un dito&#8230;” “o la gonna..” aggiunsi provocandola “sfacciato ed insolente, non ricorro mai a simili espedienti per scegliermi un maschio, ho altre qualità, io&#8230;” “ah sì? Mi sfuggono le tue qualità Jessi, prova con la prima che ti viene in mente&#8230;” continuavo a sorridere replicando alle sue battute, senza darle occasione d&#8217;avere l&#8217;ultima parola “senti fenomeno, ti aspetto alle 18 precise nella hall del Beverly per trovarti un completo per domani sera, e vedi d&#8217;esser puntuale&#8230;” e senza aspettare altre &#8230;provocazioni, se andò ancheggiando, mostrando lo spettacolo delle sue gambe e la rotondità del suo bellissimo culo.</p>
<p>Sorseggiava una bibita seduta sullo sgabello del desk-bar, mostrando, noncurante, i minuscoli slip che le comprimevano il sesso. “grazie per la puntualità, vediamo di far presto” mi disse, prendendo il mio sottobraccio, indirizzandomi al primo ascensore libero. Ci fermammo al seminterrato dell&#8217;albergo, organizzato come lavanderia, deposito capi da riconsegnare, e boudoir per abiti in affitto per feste o cerimonie. La Jessi frequentava abitualmente quel luogo, per procurare abbigliamento adeguato agli ospiti della società, per gli inviti ai normali ricevimenti, o come in questo caso, per un party a villa Rossana Magno.</p>
<p>“Allora vediamo&#8230; taglio classico? Un 48 drop snello direi” ma non le rispondevo, l&#8217;osservavo, era una segretaria puntuale soprattutto nei dettagli. Il nostro capo la stimava moltissimo, e spesso in pubblico dichiarava, che senza la Jessi, quella società non sarebbe durata a lungo&#8230; Ma la Cinzia. contrapponeva ai solenni encomi, qualche sfuriata per piccole mancanze, inevitabili per come veniva oberata di impegni, e forse, sempre per l&#8217;opinione comune degli impiegati, per una malcelata invidia verso una ragazza giovane, molto bella, disponibile per chiunque, amata da tutti, e con la spensieratezza di chi sa stare a questo &#8230;mondo.</p>
<p>“Prova ad indossare questa diplomatica”, mi disse porgendomi una camicia con i 3 bottoni di perla nera, lo sparato plissè ed i polsini rovesciati per i gemelli. Quindi mi porse un pantalone senza risvolto, a sigaretta, “non credo sei il tipo da windsor o scappino, ti sta meglio un papillon, una cravatta a farfalla, dai togli i pantaloni che vediamo se va bene la taglia&#8230;” Indugiavo per quella nascosta timidezza che non riuscivo a vincere “ma Jessi, con te davanti?” la imploravo imbarazzato “e capirai tu&#8230; un uomo in mutande non è pericoloso, semmai è ridicolo, sai quanti ne ho visti&#8230; non ho nulla da temere, fidati” rispondeva laconica divertendosi “va bene Jessi, ce l&#8217;ho piccolo, insignificante, non potrebbe mai interessarti, quindi per favore, fatti un giro&#8230;” ma non c&#8217;era verso di convincerla, inchiodata al suo posto, decisa a vedermi i pantaloni indosso davanti a lei.</p>
<p>“Immaginavo ce l&#8217;avresti avuto piccolo, signor casanova, ma non mi convinci, se accompagnerai la Giselle devo pur capire con chi avrà a che fare quella creatura&#8230; sto svolgendo le mansioni per le quali sono pagata, e lunedì, non vorrei leggere in faccia alla Cinzia, il minimo disappunto&#8230;” e mentre sottolineava i suoi doveri, mi stava slacciando la cintura per invitarmi ad indossare l&#8217;abito che aveva scelto per me.</p>
<p>La sollecitazione cui venivo sottoposto avevano dell&#8217;incredibile: una femmina adulta, matura, mi stava slacciando i pantaloni e non era per sesso&#8230; c&#8217;era da domandarsi se mi stavo rincoglionendo&#8230; Le presi una ciocca di capelli da dietro, costringendola ad alzare la testa, le sfiorai le labbra per il consenso. Si ritrasse, sorridendo “ma come ti permetti?” ma non le prestavo alcuna attenzione, l&#8217;eccitazione, prima blandita, poi lusingata, infine maturata, mi stava scoppiando in testa. “Ma cosa deve fare una donna con te Francesco? Ce ne hai messo di tempo&#8230; Sei l&#8217;uomo più chiacchierato della società, le donne ti ammirano, i maschi ti invidiano, i tuoi amici non dicono nulla di te. Ti osservo e ti desidero da tempo, e devo inventarmi questa cosa per farti cedere&#8230;” Non le permisi altro, le nostre lingue si leccavano frenetiche assaporandosi, le mani frugavano&#8230; le mie, sotto la sua breve gonna, le sue, già dentro i mie slip, accarezzavano il risultato dell&#8217;eccitazione&#8230;</p>
<p>Non fu difficile trovare un giaciglio qualsiasi per spegnere la passione che adesso ci stava estinguendo i sensi; la Jessi aveva un pass circolare dentro l&#8217;albergo, e spingendomi verso una porta, mi proiettò dentro una stanzetta di servizio, mi fece distendere su di un lettino e mi assalì, sollevandosi la gonna per sedersi sopra di me, slacciandomi e spogliandomi di ogni residuo indumento&#8230; Mi osservava compiaciuta, accarezzandomi il seno, e mantenendo ben eretto il mio sesso, mi cavalcava come un&#8217;amazzone alla ricerca di un punto ideale su cui strofinarsi. Decise di spogliarsi, senza smontarmi da sopra, cercava il suo momento di celebrità per uno spettacolo dedicato e molto riservato. I suoi seni non cedettero quando vennero liberati da una quarta push-up, coppa c, mostrando solo, per quel suo abituale decoltè, una piccola idea delle duali semisferiche che imprigionavano. Dovette abbassarsi verso la mia bocca per porgermi i velluti da succhiare, rigidi come due getti per un&#8217;eccitazione insaziabile&#8230;</p>
<p>Continuava ad agitarsi, torturandomi i desideri, senza concedersi; era bellissima. Il mio sesso abbandonato, turgido e maturo, implorava l&#8217;amplesso, mentre seduta sul mio petto, si strusciava con le cosce sui miei fianchi, le accarezzavo i glutei, cercando di liberarla dal perizoma, che strapazzato e nascosto, non consentiva alcun contatto.</p>
<p>Respingeva i miei tentativi maldestri per liberarmi del suo corpo, confinandomi contro il cuscino, non capivo le sue intenzioni, ma non ero convinto di farmi dominare. Jessica voleva mostrarsi, farsi desiderare, accendermi una passione folle, per questo indugiava, insensibile alla mia ed alla sua eccitazione. Quando mi vide rassegnato, decise di spogliarsi; si sollevò in piedi, mantenendosi sopra di me, mostrandomi il sesso nascosto, con la leggera peluria debordante, all&#8217;apice del vertice delle sue gambe. Si sfilò l&#8217;indumento, facendosi osservare ancora, ed inginocchiata fra le mie gambe, con le labbra percorreva seni, ventre e &#8230;sesso. Lo manteneva rigido promuovendo un movimento delicato con la mano, apprezzava l&#8217;eccitazione appoggiandovi sopra la bocca, affacciando la lingua per stimolare la piccola cucitura del frenulo. Sentivo l&#8217;accoglienza delle sue labbra che lo inghiottivano, della lingua che tormentava il glande, sincronizzando i movimenti della mano con quelli delle labbra, mentre delicata aspirava le mie emissioni lubriche.</p>
<p>Osservava le mie reazioni quando sentiva i gemiti di piacere, prodigandosi con maggior frenesia per realizzarmi il massimo dei deliri. Si prese un momento di pausa, cercando di baciarmi, potevo finalmente toccarle il sesso, e mentre le mordevo le labbra, la lingua, il mento, tentavo di farla distendere sotto di me. Aveva capito il mio desiderio, e allargandosi, accogliente, mi facilitava quel progetto. In ginocchio fra le sue gambe, baciavo il monte di venere, poi sulle grandi labbra, appena aperte, per indovinare un sesso eccitato, turgido, umido, e le dita che cercavano, accarezzandola, di stimolare il suo padiglione interno.</p>
<p>Il mio medio inghiottito per la sua lunghezza, la stava percorrendo con il dolce su e giù, le labbra a contenere le piccole cuspidi, per consentire alla lingua di succhiare e leccare quel suo bottone pronunciato. Mi teneva la testa fra le gambe, gemeva e si contorceva per gli spasmi di piacere, alzando e abbassando le ginocchia per facilitarmi movimenti più intensi alle dita che la stavano perlustrando. “Francesco fottimi adesso, ho voglia di venire, non resisto&#8230;” ma non badavo alle sue implorazioni, inseguivo anche la mia eccitazione nel sentire il suo delirio, e quando finalmente mi decisi per una spinta definitiva, le vidi abbandonare la testa all&#8217;indietro, inarcare la schiena, e con la bocca aperta, pronunciare appena un “ohhhhhhh sììììììì” di piacere&#8230;</p>
<p>L&#8217;orgasmo ci raggiunse insieme, stanchi e soddisfatti ci stavamo osservando i corpi per il rilassamento, “Franci ti desidero ancora, voglio farlo di nuovo&#8230;” le risposi con dolcezza “no tesoro, abbiamo da fare delle cose, ma lo faremo ogni volta che vorrai&#8230;” questa la promessa d&#8217;amore per un rapporto che stava iniziando&#8230;</p>
<p><strong>2° parte</strong></p>
<p>A villa Magno, un via vai di auto scaricava ospiti illustri subito accolti da un&#8217;hostess per introdurli nel gran salone delle cerimonie. Il mio autista mi aveva imbarcato presso la società per poi fermarsi a casa di Giselle, che con molto entusiasmo mi aveva salutato, soddisfatta della mia compagnia. Fummo introdotti nella grande villa, per salutare mr. Rosenberg, i consiglieri anziani della società ed il mio capo, la Cinzia. S&#8217;illuminò quando mi vide, aveva un&#8217;espressione serafica di gratitudine, e accostandosi al mio orecchio, mi apostrofò “io non ho avuto gli stessi argomenti di Giselle, vero?” mentre la ragazza al mio fianco arrossiva per la battuta che inevitabilmente aveva udito. Finite le presentazioni, la Giselle cercava di capire la battuta della Cinzia. Le spiegai che non sono il tipo da feste o party, ma non avrei potuto negarmi alla richiesta di suo zio, di cui avevo la massima stima ed ammirazione.</p>
<p>Giselle era una ragazza molto bella, giovane, istruita, con l&#8217;educazione dei college inglesi, che aveva frequentato per alcuni anni. Non faceva vita di società e questo era per lei una specie di debutto, ed ero io ad accompagnarla. Il pensiero ricorrente per questo privilegio, per la considerazione di cui godevo, mi stavano esaltando, dimenticandomi della Jessica e di tutte le manifestazioni di solidarietà che stavano riponendo su di me i colleghi.</p>
<p>Cercavo di soddisfare i desideri della mia compagna, rifornendole qualche stuzzichino e diversi tipi di succhi di frutta, quando infine mi chiese se l&#8217;avessi accompagnata alle danze. Giselle indossava pantaloni lunghi, piuttosto abbondanti, con una camicetta ricamata sotto un gilet a grande scollatura, con una spilla a forma di farfalla. Un foulard fungeva da cravatta ed era fissato alla camicia da una perla nera, impuntata su di una coppiglia diamantata. Aveva lasciato all&#8217;ingresso il suo cardigan di seta operato ed era al centro delle attenzioni di molti giovani maschi.</p>
<p>Azzardai passi leggeri di un valtzer classico, ma con la tensione di sbagliare coinvolgendo anche la dama. “Giselle mi cedi il tuo cavaliere?” fu l&#8217;annuncio della Cinzia dietro le nostre spalle, rivolto alla ragazza, che si affrettò a rispondere “ma sì certo, con piacere”. Fui afferrato con decisione dalla Cinzia, che incrociando le mie gambe, nei giri di danza, sfiorava anche il mio sesso&#8230; Ma non ricevette le reazioni che avrebbe immaginato, mi aveva dichiarato apertamente che non capiva perchè avevo accettato l&#8217;invito di Rosenberg e non il suo&#8230; Le motivazioni erano le stesse, e non sarebbe stato certo per la compagnia di Giselle. “Io ammiro il presidente, gli sono affezionato, è un uomo notevole, e non vorrei mai contrarialo o peggio deluderlo. Mi ha usato una grande cortesia, ed ha chiesto senza pretendere, ti basta bellissima Cinzia, questo motivo?” Si era scostata per osservarmi meglio, pur continuando a danzare, scrutava i miei occhi per capire la sincerità, quando soddisfatta, provò a stringermi più forte, abbracciandomi verso di se.</p>
<p>Indossava un abito lungo, rosso fuoco, dal prezzo impronunciabile, dalle ampie scollature, aveva i capelli raccolti che mostravano il bellissimo collo, su cui faceva mostra una collana leggerissima in oro bianco a corda, al cui centro un tralcio lasciava pendere tre gocce di smeraldi incastonate in un turbillon di brillanti, la cui gemma centrale, si inseriva all&#8217;apice del solco dei suoi seni. Indossava guanti lunghissimi in raso, fino a metà braccio, su cui dorsi un ricamo imperlato dichiarava all&#8217;osservatore che la femmina valeva una fortuna solo per ciò che indossava. Sandali in tinta completavano l&#8217;abbigliamento. Inutile dire che era la visione più bella fra le donne della festa.</p>
<p>Stavano maturando le note di un tango, molto lento, e molte coppie, si cimentavano in quella danza figurata, molto complessa, con i corpi avvinti, con i sessi quasi sempre accostati. Chiesi alla mia dama il permesso di congedarmi poiché quel ballo non era il mio forte e mi avvicinai al tavolo delle bevande per un drink disimpegnativo.</p>
<p>Incontrai invece il volto raggiante della Jessica, con i capelli raccolti in una specie di chignon lasciava scendere alcune volute a ricciolo ai lati del viso che le conferivano un&#8217;aria da regina della festa. L&#8217;abito nero, lungo, con la scollatura fino ai glutei ed un ampio decoltè dal bordo arrotondato, lasciava intuire che non aveva reggiseno, ma neppure gli sarebbe servito&#8230; I suoi seni erano una tentazione anche per i santi “Jessica, sei bellissima, perchè non mi hai detto che avresti partecipato? Ti avrei invitato alle danze&#8230;” m&#8217;interrupe con “sono impegnata a far da chaperon a diversi ospiti, Cinzia compresa, che mi chiede in continuazione di verificare con la massima attenzione alcuni invitati particolari, ma se proprio volessi baciarmi, potresti farlo fra un quarto d&#8217;ora nell&#8217;ala ovest della villa, dovrai uscire in terrazza, scendere lo scalone, io sarò là sotto ad attenderti.</p>
<p>Quella creatura mi aveva sconvolto l&#8217;anima, il ricordo del giorno prima, era talmente presente che anche in quel momento avrebbe potuto accendermi una nuova eccitazione: Fui raggiunto da Giselle, che si era conquistata un amico, e chiedeva a me se poteva ballare con lui. “Fanciulla benedetta, ma sì che puoi, invidio il tuo cavaliere, io non potrei sostituirmi a lui, sono molto più vecchio di te&#8230;” e mentre mi inviava un bacio con la mano, sorridendo e sollevando un lembo dei pantaloni, si dileguò correndo con l&#8217;amico.</p>
<p>“Sei indulgente, ma sfrontato, è la nipote del presidente, se le succedesse qualcosa, verresti coinvolto tu, poiché ti è stata affidata” e questa invece l&#8217;intimazione della Cinzia che aveva seguito il colloquio con la giovane. “Non ho la tutela di Giselle, è adulta e responsabile, e accompagnarla non mi obbliga a gestire le sue frequentazioni&#8230;” il mio cerbero avrebbe ribattuto, ma sorridendo e prendendomi sotto braccio, accostandosi come una vecchia confidente, concedendo ai miei sensi l&#8217;intensità del suo No 88, un profumo da capogiro, stringendomi il braccio si faceva strofinare i bordi dei seni senza supporto intimo. “Dimmi che sei soddisfatto dell&#8217;invito, che sei pentito per l&#8217;insolenza che mi hai rivolto, e che adori il tuo capo&#8230;” Era questo dunque l&#8217;obiettivo delle sue lusinghe, le serviva la mia devozione senza limiti, la sudditanza ad una donna cui nessuno osava rifiutare qualcosa&#8230; “sono soddisfatto dell&#8217;invito, chiedo scusa per la mia intemperanza, ma gli umani non si adorano, nemmeno si venerano, è un privilegio per le divinità o per i santi&#8230;” l&#8217;espressione sorridente, non mi rendeva credibile e questo fu l&#8217;effetto che provocai a quella donna, abbracciandomi mi dette un bacio sulla guancia, molto intenso, molto umido, dichiarandomi “mi piaci sul serio, stronzo che non sei altro” e mi lasciò a meditare quella provocazione&#8230;</p>
<p>Scendevo le scale da un lato della grande terrazza per raggiungere la Jessi, che mi aspettava battendo il piede sopra il primo gradino, impaziente, sorridente, felice di vedermi “sempre impuntuale, come una femmina di rango, ma chi sei Brad Pitt, George Clooney?” e mi offrì le labbra da baciare, mentre mi ero fermato su quel gradino d&#8217;attesa, sopra di lei, indugiando ad osservarle i seni molto scoperti. Il bacio fu una specie di rivelazione “questo è il profumo della Cinzia, ti sei baciato con lei! Porco e maiale, infame, falso e traditore” avrebbe continuato se non l&#8217;avessi fermata, prendendola per un braccio e scuotendola “sì, mi ha baciato, lei, in un guancia, vorrebbe sedurmi, forse, ma io che c&#8217;entro? di cosa mi stai accusando?”</p>
<p>Mi osservava, perplessa, rinfrancata dalla determinazione della mia confessione, era stupenda, gli occhi chiari le brillavano come due stelle, le gote rosse per l&#8217;eccitazione della dichiarazione, le conferivano un&#8217;aria sbarazzina, irrequieta, impertinente&#8230; era incantevole. “Jessi, sei un tesoro di donna, forse potrei innamorarmi di te&#8230;”, “ah potresti innamorarti? Sfacciato ed insolente, ganimede da strapazzo, ieri sera quando gemevi non dicevi così, amore&#8230; amore&#8230; ti voglio, sei la mia vita, lusinghe del piacere, senza credibilità&#8230;” mi riconoscevo una vera carogna, uno stronzo inqualificabile “ma Jessi, come potrei decidermi fra la Giselle, che mi ha offerto ospitalità a casa sua per questo week end, oppure della Cinzia, che mi ha ceduto le chiavi del suo monolocale?” ma ridevo senza ritegno, quasi non pronunciavo la frase “guarda Francesco che te lo taglio, se solo mi sogno che ti sei fatto la Cinzia, se solo me lo immagino, tu non trombi più, faresti parte del coro delle voci bianche alla basilica di san Remigio, non mi servirebbe una confessione sottoscritta, mi basterebbe il sospetto, mi hai capito?” e fece seguire la concitazione da un bacio sensuale, con relativa palpata ai miei genitali; sottolineando a tratti, mordendomi la lingua, e strizzandomi i testicoli, per rammentare la sua determinazione “potrei amare un&#8217;altra Jessi, bambina?” “non sono una bambina, mi prendi per il culo? Se mi tradisci con la Cinzia, sai cosa ti succede” Credo lo avrebbe fatto sul serio, ma non solo con me, con qualsiasi altro con cui avesse avuto un rapporto, per poi tradirla con la Cinzia, la sua reazione sarebbe stata identica&#8230;</p>
<p>Mi stava abbracciando con passione, baciando senza riserve, era fra le mie braccia, con quel leggero abito, sentivo i suoi seni esplodermi contro, non riuscivo a sentirle nemmeno i minuscoli slip, quel filo era davvero impercettibile, sentirla e saperla nuda con un velo leggero addosso era un&#8217;eccitazione incredibile. La tenevo con le mani sui glutei, mentre la baciavo con avidità, succhiandole lingua, labbra e mento. La sentivo palpitare quando le strusciavo contro il mio sesso rigido e maturo, sicuramente bagnato implorante un contatto carnale&#8230;</p>
<p>Ma fummo distolti dalla Cinzia, che mi aveva seguito e adesso controllava le mie emozioni con la sua segretaria. Ci ricomponemmo per subire il suo disappunto e la sua sfuriata, eravamo pronti anche se non lo avevamo messo in conto, non quella sera&#8230;</p>
<p>“Il mio diretto collaboratore e la mia personale segretaria in intimità, ad una festa sociale, con gli obblighi che deriverebbero a lui dalla compagnia ed assistenza ad una nipote del presidente ed alla segretaria che tutto dovrebbe fare meno che farsi mettere le mani dentro le mutande. Che indecenza!” Assumeva un&#8217;aria solenne, ma sotto c&#8217;era solo il risentimento per averle preferito la diretta collaboratrice “colpa mia che ho tentato Jessica, lei ha solo subito la mia lusinga, quindi sono io unico responsabile. E comunque siamo in un luogo appartato, non possiamo scandalizzare nessuno, poichè non c&#8217;è nessuno, e tu, invadente signora, per vederci, ci hai seguito senza farti accorgere&#8230;” Sarebbe stata una risposta soddisfacente per chiunque, ma non per lei, convinta di tenerci ostaggi, ghignando soddisfatta per un facile ricatto, se ne tornò dai suoi ospiti.</p>
<p>“Francesco pagheremo quest&#8217;imprudenza, la Cinzia si vendicherà, forse saremo licenziati o costretti a subire delle umiliazioni” la guardavo, era in ansia, conosceva la Cinzia meglio di me, poteva aver ragione “tu cosa provi per me?” “come cosa provo per te? Io ti amo” e lo dichiarò guardandomi negli occhi senza esitazioni, i suoi brillavano, era una donna determinata, sapeva ciò che desiderava “tu non hai nulla da temere, io proteggerò il nostro rapporto, difenderò questa passione e nessuna Cinzia al mondo potrebbe farmi cambiare opinione” Le stavo trasmettendo lo stesso coraggio che confidavo a me stesso, adesso era commossa, mi aveva messo le braccia al collo, mi baciava con trasporto e devozione supplicando “voglio far l&#8217;amore adesso, ora, subito” la guardavo imbarazzato soprattutto per trovarmi in un posto in cui non sapevo muovermi, capì la mia preoccupazione e recuperando la sua efficienza, sollevandosi l&#8217;abito, mi prese per mano trascinandomi su per le scale, quasi di corsa.</p>
<p>Percorremmo tutta la scala, fino alla terrazza, per ridiscendere dall&#8217;altro lato, e dopo pochi gradini mi sentii trascinare per un accesso in un&#8217;altra parte della villa. Il salone era affollato dalla servitù e dalle diverse hostess, ma nessuno che avrebbe badato a noi. Salimmo lo scalone per l&#8217;accesso ad un verone interno che immetteva in altre stanze. Finalmente Jessica, si fermò, riprese fiato e cercando di orientarsi, si avvicinò alla prima porta, e con decisione girò la maniglia.</p>
<p>Quasi entrati, ci arrestammo subito: Giselle ed il suo cavaliere, nudi, sopra un letto, stavano facendo quello che avremmo voluto fare anche noi. I due ragazzi scattarono in piedi, meravigliati e frastornati. Giselle si copriva con il lenzuolo, rossa in volto ed imbarazzatissima, ma la rassicurai portandomi un dito alle labbra, nel gesto del silenzio “tranquilla Giselle, non preoccuparti, cerchiamo anche noi un posto per far l&#8217;amore&#8230;” e subito si riprese, sorridendomi e indicando con la mano “andate qui nella stanza a destra, è una camera solo per ospiti, nessuno verrà a disturbarvi”</p>
<p>Seguimmo subito il suo consiglio, nella stanza sospinsi la mia creatura che adesso, rilassata, distesa, mi stava osservando mentre mi spogliavo. Era rimasta a braccia aperte occupando tutto il letto, senza un gesto, con i capelli sciolti, sparsi ovunque attorno a lei, sorrideva controllando ogni mia mossa. Sopra di lei mi cinse le braccia al collo, nel più lungo, seducente, appassionato bacio che avevo mai condiviso. “Ti desidero Francesco, ti amo e non sopporterei l&#8217;idea di un tradimento, ti prego non adesso, mi uccideresti&#8230;” Le accarezzavo il viso, osservandola, ricomponendole i capelli, accarezzandole le guance e le labbra, le baciai le palpebre, le gote, le labbra, sospirando “sei una creatura stupenda, non voglio farti soffrire, voglio amarti, finchè durerà questo rapporto, ma ti sarò leale, ci puoi contare&#8230;” Abbandonò il mio collo per sollevarsi l&#8217;abito, con entrambe le mani, e seduta, se lo sfilò. Si distese di nuovo sul letto, accostandosi, mi baciava, percorrendomi il busto, accarezzandomi il sesso, avrebbe voluto farmi distendere, ma io ero sopra di lei ad osservarla come un cibo prelibato, pregustando l&#8217;effetto che avrebbe provocato sui miei sensi. Con la mano accarezzavo i suoi seni per stimarne dimensioni e consistenza, passavo le dita sui capezzoli già pronunciati per farsi assaggiare, mentre la mano scendeva sul ventre, sui fianchi, sul sesso, le scostavo le cosce per accedere al suo grembo. Ero ospite atteso, il sesso già dilatato si offriva in un esausto di umori, le cosce mi stringevano la mano che l&#8217;accarezzava, mentre le bocche non si decidevano a lasciarsi consapevoli dei piaceri che si sarebbero concesse&#8230;</p>
<p>Dal collo, ai seni, alle fragole turgide, sentivo crescere la mia eccitazione ed il suo desiderio. Si lasciava assaggiare, toccava la mia mano e la testa che le scendeva sul pube ricciuto baciando, succhiando aspirando la sua pelle morbida. La mano cedeva il posto alla bocca, ripiegava sulle cosce per facilitare l&#8217;accesso più interno, avido le succhiavo il sesso per la lunghezza della ferita, indugiando sulla clitoride, insistendo sull&#8217;orlo dell&#8217;orifizio con la lingua in penetrazione&#8230;</p>
<p>“C&#8217;è qualcuno in questa stanza?” era un cameriere che bussava alla porta chiedendo della sig.na Jessica, desiderata con urgenza dalla dr. Cinzia Alberti. La Jessica rispose destandosi come da un incubo, sollevandosi sopra il letto alla ricerca dell&#8217;abito “vengo subito, mi sono ritirata qui per via dell&#8217;abito, mi serviva dargli una sistemata, avverta che arrivo, grazie.” Mi guardava sconsolata, disperata per lasciarmi insoddisfatto ed insoddisfatta, ma le feci segno di avviarsi senza di me, l&#8217;avrei raggiunta da basso&#8230; Mi salutò “questa strega non ci lascerà amarci, Francesco, lo sento, è gelosa, invidiosa e ce la farà pagar cara”. La tranquillizzai mentre usciva “non ci farà un bel nulla, abbiamo stima e reputazione ineccepibili ed un trasferimento alla concorrenza, non gioverebbe alla società, sarà bene che glielo faccia capire” mentre mi stavo rivestendo infuriato.</p>
<p>Il galà procedeva come da copione, gli ospiti in giro con le dame o con hostess bellissime, la musica invitava alla danza i più bravi, e gli anziani, presso i divani d&#8217;intrattenimento, discutevano di borsa e di finanza. Vidi la Jessica davanti al suo capo, che annuiva, condivideva i suoi ordini, come d&#8217;abitudine in ufficio, così in quella circostanza. Feci un ampio giro prima di farmi vedere dalla Cinzia, mi stavo accompagnando con un drink colorato in mano, ricambiando con cenni della testa verso qualche anziano del CDA che mi salutava con la consorte a fianco, curiosa di chiedere al marito chi fosse il giovane cui aveva sorriso&#8230; Ma non vi badavo, prestavo attenzione alla mia fanciulla, che mi era stata strappata dalle braccia per una questione di &#8230;servizio!</p>
<p>Fu ancora la Cinzia, che sollecitandomi il braccio mi chiese cosa stessi bevendo “non saprei, credo sia un cocktail di frutta, analcolico, è molto buono, se vuoi vado a prendertelo” ma m&#8217;interruppe “no, ne berrò un po&#8217; dal tuo” e prendendomi il bicchiere di mano, si bevve parte del drink. “non fa per me, dolciastro, non mi piace” e mi rese il bicchiere, orlato di rossetto, volutamente sconveniente. E meno male che non l&#8217;è piaciuto, ci ha affondato anche le tonsille, replicai dentro di me. Ma la vera provocazione era per la Jessica che mi aveva trovato con il bicchiere vuoto in mano, con le impronte delle labbra del suo capo. Mi guardava infuriata, i suoi occhi sprizzavano rabbia, risentimento, senza poter capire la provocazione cui non aveva assistito. Difficile convincere una femmina innamorata e per giunta molto molto gelosa, che sbagliava ogni ipotesi che si stava facendo in testa&#8230;</p>
<p>Mi sfuggiva e non voleva sentir ragioni, mi ero proposto di accompagnarla a casa per spiegarle, ma avrebbe dovuto trattenersi oltre la fine del ricevimento. Ero comunque deciso a risolvere la questione, lei nolente, Cinzia controllante, società disarmante&#8230;</p>
<p>Me ne stavo seduto ad un tavolo in disparte, dopo aver salutato gli ultimi ospiti che abbandonavano la villa, quando Giselle mi si mise davanti, era raggiante, le si leggeva in faccia la sua passione per il suo giovane amante, ed ero soddisfatto per lei. “mi accompagneresti a casa Francesco?” mi ero dimenticato di lei, ma non potevo esser così negligente da essermi dimenticato gli obblighi della buona creanza. Mi venne in mente però la soluzione al mio problema “Giselle, ti prego faresti una cosa per me?” le chiesi “certo Francesco, dimmi pure” aspettava la mia richiesta come un obbligo per pagare il mio silenzio davanti ai suoi e soprattutto davanti allo zio se mi avesse chiesto notizie. “Jessica è sconvolta dal suo capo, la Cinzia” m&#8217;interruppe “anch&#8217;io detesto quella donna, ma non saprei dirti perchè, è un effetto a pelle&#8230;” ripresi “crede che voglia andarci a letto, ed ogni stupidaggine diventa un problema. Vorrei farle capire che di lei me ne può fregar di meno, ma non riesco a parlarle, è infuriata con me, per avermi visto in mano un bicchiere con l&#8217;impronta del rossetto delle sue labbra” continuai “ora se potessi intercedere presso qualcuno per farle finire il turno alla corte della Cinzia, potrei condurla a casa per spiegarmi con lei”</p>
<p>“Lo zio” disse raggiante per aver trovato la soluzione, e senza farmi riflettere, era già sparita alla ricerca dell&#8217;augusto parente. Non passò molto tempo che la vidi in compagnia di Jessica, con la Cinzia che in lontananza, osservando contrariata, me la stava cedendo&#8230;</p>
<p>Durante il viaggio di ritorno, faceva ancora la scontrosa, ma credo avrebbe finito per convincersi, manteneva il broncio per questioni di &#8230;ruolo! Quando salutammo Giselle, proseguimmo verso casa, finalmente le tornò il sorriso, la passione interrotta ed il desiderio che non avevamo perso. L&#8217;autista, uomo discreto, ci tolse ogni imbarazzo, alzando un vetro fumè scuro a dividere gli abitacoli. Si lasciava baciare, stretta fra le mie braccia, mi guardava soddisfatta per aver recuperato stima e fiducia nei miei confronti. La stava accarezzando sotto l&#8217;abito. Il suo corpo nudo era irresistibile, seni, ventre e sesso, malcelato da quel minuscolo triangolo di microfibra, erano percorsi dalle mani. Feci slittare il sedile fino a l punto massimo del fine corsa e m&#8217;inginocchiai davanti a lei, tirandola per le gambe, per presentare meglio il suo sesso alla mia bocca.</p>
<p>L&#8217;eccitazione persistente, inseguita, rimandata, stava producendo i suoi effetti, quella bimba si liberò dell&#8217;ossessione gemendo di piacere, sottolineato da un fiotto acidulo che sentii distintamente fra le mie labbra, e mentre l&#8217;osservavo all&#8217;apice del piacere, aveva l&#8217;espressione di gratitudine che ogni uomo vorrebbe dalla sua compagna dopo ogni rapporto. Si prodigò per ridurre all&#8217;impotenza il mio sesso, dopo averlo strapazzato fra le sue labbra, complice mano e lingua, sorrise nel vedergli zampillare gli orgasmi del piacere, fino a rendermelo lucido e lavato da un&#8217;accurata perlustrazione.</p>
<p>Solidali, complici, innamorati, avevamo esaudito le emozioni, ed era il prologo ad un rapporto che stava maturando&#8230;</p>
<p>Entrambi ricevemmo lusinghe e provocazioni, lei dai soliti colleghi, io dal mio capo, ma non cedemmo al alcuna tentazione: abbandonai quella società per venir accolto in un&#8217;altra controllata dalla holding di mr. Rosenberg, fui eletto direttore amministrativo e dopo qualche anno, io e le Jessica, convolammo a nozze presso un giovane sindaco di un paesino della Toscana, imbarazzato per la notorietà di alcuni invitati, orgoglioso di partecipare al ricevimento che ne seguì.</p>
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		<title>Il regalo di compleanno (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Aspettavo Silvia oramai da quasi venti minuti sotto casa sua con il motore acceso,ma in realtà ero in fibrillazione da quando due ore prima mi aveva telefonato per chiedermi di accompagnarla.. Lei era la ragazza di un mio amico ed avevo avuto la fortuna in passato di entrare nei loro giochi erotici. La prima volta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1372&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Aspettavo Silvia oramai da quasi venti minuti sotto casa sua con il motore acceso,ma in realtà ero in fibrillazione da quando due ore prima mi aveva telefonato per chiedermi di accompagnarla.. <span id="more-1372"></span>Lei era la ragazza di un mio amico ed avevo avuto la fortuna in passato di entrare nei loro giochi erotici. La prima volta circa un mese prima ebbi il piacere di riempirle la bocca col mio sperma mentre il ragazzo se la inculava (vedi “il parcheggio degli scambi”).Conoscendo il precedente quando al telefono a supporto della sua richiesta aggiunse “non te ne pentirai”i miei pensieri già volavano a quando finalmente avrei potuto posare le mani sul suo culo .Ero talmente assorto nei miei pensieri porcellini che neanche mi accorsi che attendeva che le sbloccassi la portiera. Entra in macchina. Indossava un vestitino nero che la fasciava dal seno a qualche centimetro sopra il ginocchio lasciando completamente scoperte le spalle.”Ciao” dice baciandomi castamente sulle labbra. La guardo per bene e mi accorgo che il vestito e completamente trasparente.<br />
Silvia:Questo è l’indirizzo…. parti ti spiego strada facendo<br />
In realtà durante il tragitto parlammo di tutt’altro ,o meglio lei parlava del più e del meno io ogni tanto farfugliavo qualcosa ,ma il mio pensiero era focalizzato su un unico particolare:la mia ricompensa. Arrivati a destinazione ci troviamo davanti un locale di cui non sapevo niente”La buca”Scendiamo dall’auto e la prima cosa che mi salta all’occhi è che il vestito è pressoché trasparente in ogni sua parte.. praticamente mi accompagno ad una donna coperta solo da un perizoma nero minuscolo.. L’ambiente molto signorile si presenta come una discoteca con la musica soft e insolitamente a basso volume. Veniamo accolti da due buttafuori che apparentemente non danno segno di aver notato l’abbigliamento della mia donna. Sediamo su un divanetto sul lato destro della sala. Subito si avvicinano due ragazzi che rivolgendosi a me..<br />
Ragazzo:Possiamo offrirvi da bere?<br />
Silvia non mi da neppure il tempo di rifiutare che…<br />
Silvia :no…voglio ballare<br />
E si alza e prendendo per mano i due giovani li trascina in pista.<br />
Non so se quello che vedevo poteva essere definito un ballo,ma era eccitante da morire…Silvia ballava in modo sinuoso cercando di assecondare la musica con i suoi movimenti,mentre i suoi cavalieri la palpavano mettendola in mezzo. Tutta la sala non aveva occhi che per quel trio…ad un certo punto il “ballo” aveva portato Silvia a novanta gradi con il culo completamente scoperto avvolto dalle mani di uno dei due e con la faccia ad un centimetro dalla patta rigonfia dell’altro. Si avvicna al trio uno della sicurezza e interrompendo lo spettacolo comincia a parlare con i tre. Dopo uno sguardo d’intesa con Silvia i due si avviano verso una porta,mentre la troia dopo aver parlato altri trenta secondi con l’armadio ambulante ritorna da me.<br />
Io:Bello….Marco ne sarebbe orgoglione…<br />
Silvia sorridendo:Marco si sarebbe fatto una sega….ed al ritorno mi avrebbe chiesto di ingoiare il risultato.<br />
Era talmente bella che anche parole così volgari sembravano sensuali. Non sapevo che rispondere<br />
Mi venne solo ..<br />
Io: be se proprio hai sete…<br />
Lei sorrise e finalmente mi spiegò la situazione<br />
Silvia:Da quella sera in macchina ogni volta che io e Marco abbiamo fatto l’amore ci raccontiamo le nostre voglie più sfrenate….e una di queste era che gli sarebbe piaciuto vedermi fare la troia in un privè .Il mio regalo di compleanno è un mio video girato da te….ti va di fare il regista del mio primo filmino privato?<br />
Io:farei volentieri l’attore….ma se proprio mi devo sacrificare<br />
Silvia: si ti prego…fallo per me. Mentre lo diceva mi metteva una mano pene.<br />
Silvia: inoltre fai anche un piacere al tuo amico…infatti ho deciso che oltre ad essere il regalo di compleanno è anche d’addio.<br />
Io:perché.. pensavo andaste d’accordo<br />
Silvia:diciamo che ho deciso di esplorare nuove situazioni….per esempio prima il gorilla mi ha detto che se stasera avevo voglia di guadagnare un paio di biglietti da 500 c’è un cliente che vorrebbe uno spettacolo privato come quello di prima…<br />
Si alza dal tavolo e si dirige verso la stessa porta dove sono entrati i due ragazzi, io la seguo e dopo un corridoio di un paio di metri superiamo una tenda e ci troviamo in quella che a prima vista sembrerebbe una prigione del 1800. Silvia prende da una mensola sulla destra una piccola telecamera e porgendomela …<br />
Silvia:non devi riprendere in faccia nessuno tranne me…prima di consegnarci la cassetta verrà controllata dalla sicurezza.<br />
Ci troviamo ad un bivio con tre porte ,a sinistra c’è l’entrata de”La prigione” in quella centrale”L’orgia” e alla destra “La buca”. Prendiamo quest’ultima e ci troviamo in una stanza piena di buchi alla pareti riempiti da altrettanti cazzi . C’ènerano di tutte le dimensioni ,alcuni mosci altri no. In quella quella stanza l’unica donna era Silvia. Io comincio a riprenderla mentre passa in rassegna gli arnesi.Sculetta che è una meraviglia ,ogni tanto ne sfiora qualcuno poi si ferma davanti uno che moscio dava l’impressione di essere un’esemplare elefantino. Si inginocchia come in preghiera e con entrambe le mani comincia ad accarezzare la cappella. La bestia subito prende vita<br />
E si rizza in tutta la sua maestosità .Lei mi sorride e girandosi verso di me ,mi abbassa la lampo dei pantaloni e tirandomelo fuori inizia a masturbarmi.Ha il mio coso nella mano sinistra e l’altro nella destra….inizia a leccare la cappella del tizio…poi si gira verso di me fa sparire il mio pene nella sua bocca. Continuando a masturbare il tizio inizia a sbocchinarmi con movimenti lenti e regolari…non resisto più gli afferro la testa con la mano e venendole in bocca la costringo ad ingoiare fino all’ultima goccia.<br />
Silvia :grazie per esserti sacrificato…avevo proprio sete.<br />
Si alza e abbracciandomi mi conduce all’uscita lasciando ignorando completamente le preghiere del padrone del coso di farlo venire. Mentre la riportavo a casa ho provato in tutti i modi dare continuità alla serata,ma niente neanche questa volta ho potuto posare le mie mani su quel culo.</p>
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		<title>Tutto è cominciato con un videofonino (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quella sera tutto è cambiato,il suo modo di comportarsi in pubblico ,come si veste anche come fa l&#8217;amore con me.Sembra che quella sera mi abbia mostrato realmente ciò che voleva.Guardando e riguardando quel video oltre ad eccitarmi ogni volta capivo che lei decideva cosa io dovevo registrare ,ma ero a decidere quando lei doveva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1370&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da quella sera tutto è cambiato,il suo modo di comportarsi in pubblico ,come si veste anche come fa l&#8217;amore con me.<span id="more-1370"></span>Sembra che quella sera mi abbia mostrato realmente ciò che voleva.Guardando e riguardando quel video oltre ad eccitarmi ogni volta capivo che lei decideva cosa io dovevo registrare ,ma ero a decidere quando lei doveva smettere di toccarsi o se doveva &#8230;ingoiare o no.Più di una volta mentre facevamo all&#8217;amore mi chiese se aveva mostrato il video a qualcuno,ovviamente no l&#8217;avevo fatto e ogni volta che la rassicuravo il suo &#8220;ok&#8221;sembrava quasi una risposta dovuta.Sembrava delusa.Era estate ormai il suo nuovo approccio alla vita la portava a vestirsi come non avrei mai pensato,niente di sconvolgente ma non era da lei mettere una cannottiera senza il reggiseno o il non preoccuparsi se quando si sedeva faceva bella mostra del suo perizoma.Più ci rimurginavo sopra più tutto sembrava chiaro,lei voleva essere guardata..no no lei voleva che io la mostrassi ad altri.Prima di fare un passo tanto rischioso dovevo essere sicuro così alla prima occasione utile feci una prova. Mentre eravamo in macchina appartati ,dopo i primi approcci feci scattare la mia &#8220;trappola&#8221;.Era sara e avevo parcheggiato in un piazzale molto grande dove la macchina più vicina era a circa sessanta metri.Le avevo già tolto la camicetta e sbottonato i pantaloncini..lei stringeva il mio piacere con la mano destra e mentre abbassava la testa per assaporarlo..<br />
io:devo confessarti una cosa&#8230;(pausa studiata di 2 secondi) l&#8217;altro giorno tutti i miei colleghi mostravano le foto osè delle loro conquiste e&#8230;.<br />
Lei a un centimetro dal prenderlo in bocca si irriggidì e fece per riportare su la testa<br />
io:non ti fermare &#8230;e con la mano destra feci forza per riportarla giù.Questo era il bivio,dalla sua reazione dipendeva (in fondo ero innamorato)la mia vita sessuale di li a qualche mese.Tornò al suo dovere&#8230;il mio pene scomparve nella sua bocca&#8230;questa era una &#8220;manovra&#8221; che eseguiva solo nelle occasioni speciali.<br />
Dopo circa un minuto senza gurdarmi Monia con la voce tremante disse:lo hai fatto?<br />
Era fatta ,a quel punto non avevo più dubbi,la mia ragazza aveva una vena esibizionistica&#8230;ora stava a me fare in modo da non rompere l&#8217;equilibrio che si era creato.Dovevo essere autoritario ma non troppo,dovevo essere anche un po porco,ma non al punto da farla sentire un oggetto o peggio&#8230; una puttana.Osai,applicai la strategia dei sindacalisti sfigati: dovevo proporgli il massimo per ottenere qualcosa da mostrare alle masse.<br />
IO:te lo dico se fai qualcosa per me (altra pausa studiata) scendi dall&#8217;auto prendi nel portabagagli la borsa frigo.<br />
Ero stato autoritario e porco ,ma non troppo.In fondo doveva scendere con i pantalonci sbottonati e seno al vento per qualche secondo in un posto buio dove gli unici occhi indiscreti erano lontani e sicuramente impegnati.<br />
Lei mi guardava ansimando, gli occhi erano velati di eccitazione &#8220;sei sicuro che è quello che vuoi&#8221; disse e continuando &#8220;vuoi solo che ti prenda da bere&#8221;.Si abbassò e ricominciò il suo &#8220;bocchino perfetto&#8221;.Ero certo la mia ragazza si era trsformata in quello che avevo sempre sognato :Era la &#8220;mia puttana&#8221;.Dovevo osare dovevo chiedere&#8230;<br />
io:fallo&#8230;ma senza pantaloni<br />
Interruppe di nuovo il suo lavoro e fu una fortuna perchè ero sul punto di venire &#8230;magari avrei rovinato tutto<br />
fece come le avevo chiesto&#8230;no ordinato, gentilmente ma le avevo ordinato di restare in perizoma.<br />
Lei:che faccio&#8230;. vado?<br />
A quel punto avevo ottenuto molto, ma puntai al massimo&#8230;.accesi la macchina &#8230;accesi i fari.Ora era anche probabile che quelli della macchina vicino notassero la mia ragazza nuda,ma come ho detto puntai al massimo.<br />
io:Ai miei amici non ho mostrato il nostro filmato,ma gli ho detto che questa sera sarei uscito con una facile e l&#8217;avrei fotografata.<br />
Presi la sua maglietta e porgendogliela continuai<br />
Io:Quando passi davanti la macchina mettiti a quattro zampe e copriti la faccia con questa.<br />
Mania mi guardava e&#8230;si toccava si stava tittillando ,non ce la faceva più.<br />
Lei:allora vado? era un sussurro era prossima all&#8217;orgasmo<br />
Era il momento della verità<br />
Io: vai<br />
Scese dalla macchina si mise in&#8221;posizione&#8221; davanti la macchina e io scattai la foto.Rientrò in macchina e mi si buttò a dosso. Mi cavalcò con una furia che non aveva mai avuto.<br />
Monia:che dici mi hanno vista&#8230;dimmelo &#8230;..dimmi che mi hanno vista &#8230;dai &#8230;dai<br />
ahhhh<br />
Siamo venuti insieme.La scopata più breve che ci siamo fatti ,ma sicuramente la più intensa&#8230;e a lai non bastava.Si rimise sul sedile destro dell&#8217;auto e inziò a pulirmi l&#8217;asta con la lingua.Leccava&#8230;succhiava&#8230;.e ingoiava.<br />
Monia:che dici m&#8217;hanno vista? &#8230;..la foto la mostri davvero?<br />
Era venuta quindi un pò della passione che l&#8217;animava era sbollita.Dovevo essere dolce ma deciso.Avevo scoperto che la mia ragazza era un pò porca e dovevo farne tesoro.<br />
IO:se non vuoi non lo faccio,comunque se siamo daccordo entrambi è solo un gioco per rendere tutto più bello,(&#8230;.)guarda c&#8217;è un amico a cui devo portare un cd&#8230;abita ad un minuto da quì ,se ti vado sù gli dico che sto con una &#8220;zoccoletta&#8221;<br />
gli mostro la foto e se dopo ti sentirai una donnaccia per questo cancello la foto e non se ne parla più.<br />
Lei smette di sbocchinarmi e rivestendosi dice :Va bene dai proviamo ( sorride)<br />
Inserisco la marcia e dopo qualche minuto parcheggio sotto casa di quest&#8217;amico.Bacio Monia e senza dire nulla (non volevo dargli la possibilità di ripensarci)scendo dall&#8217; auto per la mia &#8220;missione&#8221;.<br />
Sono di ritorno dopo meno di dieci minuti con una valigetta in mano.Non dico nulla metto in moto e dopo qualche minuto parcheggio nello stesso punto dove una mezzoretta prima la mia ragazza è scesa nuda dall&#8217;auto.<br />
Monia:che ha detto?<br />
io:ovviamente non gli ho detto che sei tu&#8230;.mi ha proposto se gli facciamo vedere una pompa in diretta&#8230;.mi ha dato il portatile con la webcam e la chiavetta per la connessione&#8230;.che dici, ti bendi con la maglietta in modo da no farti riconoscere&#8230;<br />
interrompendomi lei:sei matto?<br />
dovevo essere matto davvero..forse ho esagerato o forse vuole solo essere convinta&#8230;&#8230;<br />
continua&#8230;.se qualcuno vuole sapere come va a finire</p>
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		<title>Il filmino privato (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci pensavamo oramai da tanto.Mentre facevamo l&#8217;amore,mentre eravamo impegnati nei preliminari,l&#8217;idea del filmino privato era sempre presente.Circa un paio di mesi addietro dopo essere andati ad una cena tra amici guardando Monia, la mia ragazza, pensavo che finalmente il momento era arrivato.Lei mora ,nè alta ne bassa circa 1 metro e sessantacinque era vestita con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1368&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ci pensavamo oramai da tanto.<span id="more-1368"></span>Mentre facevamo l&#8217;amore,mentre eravamo impegnati nei preliminari,l&#8217;idea del filmino privato era sempre presente.Circa un paio di mesi addietro dopo essere andati ad una cena tra amici guardando Monia, la mia ragazza, pensavo che finalmente il momento era arrivato.Lei mora ,nè alta ne bassa circa 1 metro e sessantacinque era vestita con una maglietta tipo top colore rosa che avvolgeva una terza abbondante,una gonna attillata tipo lounguette nera ,calze a rete (che in seguito scoprirò essere delle autoreggenti) e stivali neri modello frustami.Per tutta la durata della cena continuavo ad immagginarmela mentre si spogliava per me e per il mio cellulare ,continuavo a sostituirla alle protagoniste dei filmini 3gp di cui avevo il computer colmo.Mai come quella sera mi sembrava sexy,ogni suo movimento nella mia mente diventava un esplicito invito sessuale.Lei sorseggiava un goccio di vino e nella mia testa il liquido nel bicchiere diventava sperma,si appoggiava al tavolo curvando la schiena nella classica posizione alla pecorina e pensavo che quella sera mi avrebbe finalmente dato il culo.Dopo cena mentre tutti sparecchiavamo il tavolo mi si avvicinò e a bassa voce mi disse-Guarda che ho capito a cosa stai pensando-dandomi un bacio tanto casto quanto porchi erano i miei pensieri.Continuando avvicinando le labbra al mio orecchio disse:<br />
Monia-Ti faccio riprendere solo quello che voglio io&#8230;.<br />
Si&#8230;ssi.Questo è tutto quello che sono riuscito a risponderle.<br />
Dopo dieci minuti iniziamo il giro dei saluti,prendiamo le giacche e usciamo.<br />
Arriviamo alla macchina una BMW molto spaziosa,e per rendere il tutto più speciale la precedo e inchinandomi leggermente le apro la portiera.Lei sorride.<br />
Monia :Come inizio non c&#8217;è male<br />
Faccio il giro dell&#8217;auto e entro,cercando di camminare nel modo più naturale possibile tenendo una mano davanti per coprire il gonfiore nei pantaloni.Partiamo e prendo la strada verso il piazzale dove di solito consumiamo la nostra passione.Monia togliendosi la giacca mi dice:<br />
Monia: Ti concedo un solo fimino&#8230;ma mica lo fai vedere ai tuoi amici?<br />
IO:no ma che sei matta!<br />
L&#8217;idea di far vede la mia ragazza nuda ad altre persone mi eccitava da impazzire,ma in realtà non credo che ne avrei avuto mai il coraggio.<br />
Arriviamo.<br />
Monia: voglio che fai quello che dico io&#8230;altrimenti mi fermo e non se ne fa niente<br />
Non dico niente ,ma è più che ovvio che il mio silenzio equivale ad un assenso senza condizioni.<br />
Monia:Non parlare&#8230;togliti i pantaloni e tiratelo fuori ,non toccarmi per nessun motivo&#8230;le tue mani devono essere entrambe sul cellulare e inizia a filmare solo quando te lo ORDINO.<br />
Ovviamente cedo su tutta la linea.Lo tiro fuori ,è talmente in tiro che come lo sfiora vengo.Con il cazzo di fuori ed il cellulare in mano la guardo in attesa&#8230;lei si mette in ginocchio sul sedile dopo averlo del tutto inclinato, e si gira di schiena.Tira giù la lampo della gonna e la abbassa pochi centimetri alla volta.Ora ha tutto il culo di fuori,indossa un perizoma che consiste in tre fili di stoffa che si uniscono allinizio del solco tra le natiche.Muoio dalla voglia di filmare, ma non mi azzardo a DISUBBIDIRE.Sempre dandomi la schiena si sfila il top restando in reggiseno.Quindi riapre bocca e mi dice:<br />
Monia:ore io inizierò a stringermi i capezzoli e mi fermerò solo quando mi dirai stop.<br />
Non so che le avrei fatto ma attesi contando mentalmente i secondi.Dopo sette otto sentivo che gemeva:ahhhhhh<br />
IO:stop<br />
Tolse immediatamente le mani e continuando ad ansimare si tolse del tutto la gonna.Si mise a pecora .La fica quasi gocciolava di umori.<br />
Monia: Ora mi taccherò&#8230;dimmi basta<br />
Iniziò muovendosi ritmicamente e gemendo in continuazione.<br />
Si lamentava come mai l&#8217;avevo sentiva .<br />
IO:basta<br />
Si girò,aveva le guance rosse dall&#8217;eccitazione e gli occhi vacui.<br />
Monia :Riprendi<br />
Ripresi lei che me lo prendeva in mano,si avvicinava al mio cazzo .Si mi se a favore di telecamera togliendosi i capelli dal viso e me lo prese in bocca.Dopo assere arrivato alla fine dei miei centimetri mi guardò, abbassò lo sguardo e facendo il movimento inverso succhiò.Come posò la bocca per iniziare di nuovo esplosi, gli inodai il la bocca il viso,sporchai tutto il sedile del BMW.Lei rimase immobile fino alla fine&#8230;chi sa che ne penseranno i miei amici quando vedranno il filmato.</p>
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		<title>La mia ragazza (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mese fa circa è stato il mio compleanno e come da promessa la mia ragazza mi regala una serata speciale.Siamo insieme da tre anni ,credo che abbiamo fatto le cose che fanno tutte le coppie che stanno insieme da un po.Ci siamo messi insieme quando lei aveva diciotto anni,bionda alta un metro e sessantacinque [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1366&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un mese fa circa è stato il mio compleanno e come da promessa la mia ragazza mi regala una serata speciale.<span id="more-1366"></span>Siamo insieme da tre anni ,credo che abbiamo fatto le cose che fanno tutte le coppie che stanno insieme da un po.Ci siamo messi insieme quando lei aveva diciotto anni,bionda alta un metro e sessantacinque per cinquantaquattro chili.Dopo tre mesi ho ricevuto il mio primo bocchino ,dopo sei la figa e per festeggiare il nostro primo anniversario dopo una serata in pizzeria mi ha dato anche il culo.Durante il secondo anno di fidanzamento ha posato per la mia macchina fotografica in pose sempre più spinte prima e in atti sessuali sempre più espliciti dopo.Ora voglio di più,voglio assecondare la sua vena esibizionistica,voglio vedere fino a che punto riesco a spingerla.Vado a prenderla alle ventidue,sale in macchina e mi bacia.Tacchi a spillo,vestitino di stoffa leggera di colore rosso che gli copre fino a tre centimetri dalle ginocchia.Non porta il reggiseno.Dopo un giro in macchina andiamo in un pub per un paio di birre e infine raggiungiamo il parcheggio in cui di solito ci appartiamo.Parcheggiamo la macchina,e dopo due minuti siamo sdraiati sulla coperta ai piedi di un albero avvolti dall&#8217;oscurità.Come sempre sono io che detto le condizioni e lei ubbidisce:<br />
io:voglio che ti scopri il culo, Prendimelo in bocca e ascolta attentamente ciò che dico<br />
lei ubbidisce,si mette in ginocchio,si alza il vestito e tenendolo in bocca alza gli occhi in attesa<br />
io:mentre parlo qualunque cosa io ti dica voglio che lo tieni in bocca,mi risponderai con dei cenni della testa<br />
Lei annuisce<br />
io:ho detto ad un amico di colore che stasera ti avrei portato qui voglio che ti guardi mentre fai la porca con me<br />
Vedo che gli occhi gli si accendono di indignazione&#8230;.o eccitazione<br />
io:sei sempre la mia puttana?<br />
lei annuisce<br />
io:ti va se lo faccio venire?<br />
Lei annuisce<br />
prendo il cellulare e faccio uno squillo,lei continua a tenerlo in bocca senza succhiarlo,credo che stia gocciolando sperma perchè la sento ingoiare continuamente<br />
Il nero compare da dietro l&#8217;albero e si appoggia e ci guarda come gli ho chiesto di fare.<br />
Io:togliti il vestito poi riprendilo in bocca<br />
Lei annuisce e obbedisce<br />
Io:lo vuoi vedere il cazzo di un nero?<br />
lei fa cenno di no con la testa<br />
se fosse realmente infastidita si alzerebbe e andrebbe via ,invece continuando a tenerlo in bocca e facendo cenni con la testa vuol dire che accetta la situazione<br />
io:sei sicura?voglio che insizi anche a succhiarmelo&#8230;.<br />
lei inizia il pompino &#8230;il nero se lo tira fuori<br />
io:mi stai facendo un bocchino mentre un nero ti si masturba davanti&#8230;..ammetti di essere una puttana<br />
lei annuisce e sbocchina sempre più velocemente&#8230;inzia a toccarsi<br />
il nero:sto per venire &#8230;faglielo prendere in bocca<br />
io <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_surprised.gif' alt=':o' class='wp-smiley' /> ra ti verrò in bocca&#8230;voglio che non ne fai cadere neanche una goccia<br />
Mentre il nero gli schizzava sulla schiena la troia ingoiava tutto ciò che usciva da me.</p>
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		<title>La mia puttana (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Per qualche tempo tutti e tre cercammo di non dare troppo peso a ciò che era accaduto nel parcheggio,in realtà cercavamo di non aprire il &#8220;vaso di Pandora&#8221;.
Ogni volta che incontravo Silvia mi tornava in mente il pompino che mi aveva fatto davanti il fidanzato(per chi ha letto la prima parte &#8220;davanti&#8221; è più che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1364&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per qualche tempo tutti e tre cercammo di non dare troppo peso a ciò che era accaduto nel parcheggio,in realtà cercavamo di non aprire il &#8220;vaso di Pandora&#8221;.<span id="more-1364"></span><br />
Ogni volta che incontravo Silvia mi tornava in mente il pompino che mi aveva fatto davanti il fidanzato(per chi ha letto la prima parte &#8220;davanti&#8221; è più che appropriato),un pò mi sentivo in imbarazzo,ma soprattutto mi sentivo eccitato.A circa un mese di distanza dall&#8217;accaduto Marco ,il fidanzato di Silvia nonchè mio amico,mi invita un sabato a casa loro per una mega sfida alla Playstation.Ovviamente accetto.Arrivo in perfetto orario e mentre mi accingo a bussare al citofono vedo Marco che scende dalle scale del condomino e<br />
Marco-ciao ,comincia a salire io devo andare un secondo da un amico per prendere il secondo joyped per la play da un amico<br />
io-ok ci vediamo dopo<br />
Salgo al piano e trovo la porta socchiusa&#8230;.busso<br />
io-Silvia ci sei?<br />
Silvia -si entra sono in cucina<br />
Entro chiudo la porta e mi dirigo in cucina&#8230;.che spettacolo!<br />
Era vestita con un mini abito che gli copriva a malapena il culo..si gira<br />
Silvia- ciao<br />
Era senza reggiseno..i capezzoli erano irriggiditi e smac&#8230;.mi bacia sulla guancia<br />
Silvia-apri tu a Marco io vado a fare una doccia veloce che devo uscire.<br />
Il tutto era stato troppo naturale troppo semplice,cominciai a pensare che era tutto calcolato&#8230;ma no non era possibile l&#8217;altra volta era stato un caso unico e irripet<br />
Silvia-mi porti il cellulare per favore?<br />
prendo il cell..busso<br />
Era ancora vestita&#8230;che sfiga<br />
Silvia- lascia accostato che se ti serve qualcosa riesco a sentirti<br />
io-ok<br />
Lascio il più aperto possibile(circa 10 cm) e vado di là<br />
No no ci riesco ..mi riavvicino alla porta mentre l&#8217;acqua della doccia viene aperta&#8230;mi accordo che dallo spiraglio si vede lo specchio&#8230;a sua volta si vede la Troia.<br />
Comincio a credere che fosse tutto organizzato..comunque comincia a spogliarsi,si sfila il vestito. guardandola mi torna in mente come si muoveva per farsi inculare&#8230;..entra nella doccia<br />
Sono indeciso se entrare&#8230;oramai sono quasi sicuro che tutto è programmato quando suona il campanello<br />
Apro la porta e<br />
Marco-senti non ti offendere devo andare a lavoro è un&#8217;emergenza dillo tu a Silvia e metti questo nel cassettone del televisore..ciao divertiti<br />
esce<br />
prendo il joyped ,apro il cassetto e mentre lo ripongo trovo un cd con la scritta &#8220;la mia puttana&#8221;<br />
So che non dovrei ,se Silvia esce dalla doccia mi tronca ,ma eccitato come sono un paio di immaggini sexy ci stanno tutte.<br />
Accendo il dvd sperando siano immaggini amatoriali(le mie preferite) e mi ritrovo<br />
Silvia che fa uno spogliarello vestita da manager&#8230;<br />
mando avanti al capitolo successivo&#8230;.Silvia che fa un bocchino<br />
quello era il loro cd&#8230;privato<br />
lo vedo a pezzi..ma la vedo in tutti i modi fa tutto e lo sa fare benissimo<br />
Esce dal bagno e come la sento cambio canale&#8230;.<br />
io-Marco è dovuto andare a lavoro&#8230;<br />
Era vestita con dei pantaloncini attillati bianchi,una camicia nera con ai piedi degli stivaletti che arrivavano alla caviglia con i tacchi alti<br />
Silvia- va be niente partitone&#8230;.ma se ti accontenti puoi accompagnarmi a fare compere<br />
io-andiamo<br />
continua&#8230;..</p>
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		<title>Il parcheggio degli scambi (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;ultima birra accompagno il collega a casa e prendo il raccordo in direzione Tiburtina quando mi viene in mente una piccola leggenda metropolitana che narra di un parcheggio ai lati della strada che circonda la capitale dove le coppie si incontrano per scambi o semplicemente per il gusto di farsi guardare.Metto la freccia e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1362&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dopo l&#8217;ultima birra accompagno il collega a casa e prendo il raccordo in direzione Tiburtina <span id="more-1362"></span>quando mi viene in mente una piccola leggenda metropolitana che narra di un parcheggio ai lati della strada che circonda la capitale dove le coppie si incontrano per scambi o semplicemente per il gusto di farsi guardare.Metto la freccia e mi immetto nella corsia che mi porta allo spiazzale, e parcheggio con con il muso dell&#8217;auto rivolto al centro del parcheggio.Erano posteggiate quattro auto.A questo punto mi viene in mente il codice da usare&#8230;un lampeggio per i single ,due per le coppie.Faccio un lampeggio.Aspetto per un paio di minuti,e mentre penso che in quel piazzale l&#8217;unico che non combinerà nulla sono io,un&#8217;auto mi fa due lampeggi.Metto in moto e mi avvicino,dalla parte dello sportello del passeggero.Il suo finestrino si abbassa e vedo una donna riccia vestita solo di un perizoma minuscolo nero intenta a fare un bocchino.Lei continua imperterrita come se io non ci fossi,allora istintivamente alzo lo sguardo sull&#8217; uomo ed &#8230;.è Marco.Un mi amico che mi guarda impietrito.Intanto la troia continua a pompare&#8230;.ne riconosco la fisionomia è Silvia la sua ragazza.Non so perchè, ma a quel punto alzo il mio finestrino.Sono indeciso se andare via quando mi squilla il celluare e sul disply appare: Marco.<br />
Marco: Dai entra da noi muoviti<br />
Non me lo faccio ripetere.<br />
Lei continuava a pompare,faceva finta di nulla ma tremava visibilmente.Marco mi guarda e mi fa cenno di assenzo.<br />
Cazzo posso partecipare.Tiro giù lo schienale della troia e gli prendo una mano mettendomela sulla patta dei pantaloni.<br />
Silvia :tiralo fuori<br />
Neanche finisce di dirlo che già ce l&#8217;ha in mano.<br />
Marco:dai troia è un&#8217;anno che ne parliamo&#8230;.rispetta i patti.<br />
dopo 3 secondi continua<br />
Marco:se ti faccio succhiare un&#8217;altro cazzo tu mi dai il culo<br />
Silvia si gira verso di me&#8230;<br />
Silvia :se lo dici a qualcuno ti ammazzo.<br />
Siamo venuti tutti e tre insieme&#8230;.</p>
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		<title>Stefania 2 (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio ragazzo non protestava allora cercai di esagerare per provocare la sua reazione,abbassai le spalle fino a fargli toccare terra e feci un movimento all&#8217;indietro come una gattina che fa le fusa.Niente nessuna protesta,allora mi alzai e presi una carta :Q di quadri.ora tocca a loro, Già mi preparavo le domande più umilianti,quando dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1359&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il mio ragazzo non protestava allora cercai di esagerare per provocare la sua reazione<span id="more-1359"></span>,abbassai le spalle fino a fargli toccare terra e feci un movimento all&#8217;indietro come una gattina che fa le fusa.Niente nessuna protesta,allora mi alzai e presi una carta :Q di quadri.ora tocca a loro, Già mi preparavo le domande più umilianti,quando dal mazzo tirarono fuori le due k restanti.Fu di nuovo Cludio ad iniziare-Hai mai fatto sesso anale?.Guardai Gianni,niente nessuna protesta,aspettava semplicemente che io rispondessi.Stefania guardò Sasuke e rivelò:L&#8217;avevo fatto,ma non con lui,quindi presi il bicchiere ,mandai giù e dissi:Cosa devo fare?Queste parole mi eccitarono improvvisamente,finalmente capii.Mi trovavo di notte in casa da sola con due uomini mezza ubriaca che avevo appena simulato un amplesso anale.Non dovevo aspettarmi nessuna protesta dal mio ragazzo,nno ce ne sarebbe stata,stanotte mi voleva vedere nuda e dividermi con un altro.Non avrei mai dovuto dirlo_Cosa devo fare?erano le parole di una schiava con il suo padrone,più ci pensavo più mi girava la testa.Cominciavo a sentire i capezzoli diventare duri e umori liquidi formarsi tra le gambe.Dopo aver bevuto mi inginocchiai sul tappeto aspettavo la sentenza.Voglio che ti slacci la camicia disse Gianni.In ginocchi pian piano cominciai a sbottonarmi l&#8217;indumento,vedevo che pendevano dai miei movimenti.Poi tolsi la camicia con un movimento studiato premendo il petto all&#8217;infuori.Non so se ero più eccitata io o loro,comunque Claudio disse all&#8217;amico-Ti va se decidiamo noi se deve essere una domanda o una penitenza?L&#8217;amico annuì,io ero solo un&#8217;oggetto.Loro decidevano per me.Io ero volevo solo farli morire di eccitazione.Togliti il reggiseno.Io abbassai le coppe dell&#8217;indumento intimo,mostri i capezzoli turgidi per pochi secondi e coprii tutto.Loro presero la carta per primi questa volta.Non volevano perdere nemmeno un secondo.Presero due j neanche fossero carte truccate,io presi il 7 di fiori.Facci vedere il perizoma disse Claudio.Mi misi di nuovo a 4 zampe e appoggiando la faccia a terra slacciai la cerniera del gonnellino,e lentamente lo sfilai facendolo ricadere sui polpacci.Il mio ragazzo ci aveva messo le mani sopra più di una volta, ma sembrava che avesse visto il mio sedere per la prima volta.Ritirai su la gonna ,la lampo e mi rimisi in ginocchi.Mica mi avevano chiesto di toglierli.Toccava al mio amore,il davanti della tuta stava esplodendogli.Per i prossimi dieci minuti farai tutto quello che ti chiediamo dissa Gianni.Abbassai gli occhi con finta aria dimessa aspettando le loro richieste.Mettiti tra di noi a 4 zampe-continuò lui.A gattoni mi avvicinai al diva ancheggiando anche più del dovuto e mi misi in modo da mostrare il mio lato migliore a Claudio e il mio dolce visino al mio amore.Mi chinai come avevo fatto prima appoggiando la faccia sul ventre di Gianni o se vogliamo la bocca sulla sua petta.Ero eccitatissima ,non mi era mai successo di stare tra due uomini,solo pensando che uno sconosciuto in quel preciso momento mi stav guardando il sedere quasi svenivo.All&#8217;improvviso sentii le mani di Claudio sui polpacci ,poi pian piano salivano sull&#8217; interno cosce.Da una parte ero eccitata,ma avevo paura.Non volevo che un&#8217;estraneo mi toccasse..o forse si.Potevo alzarmi o urlare,ma non feci.Restai ferma con la faccia a pochi millimetri di stoffa dal pene del mio ragazzo,mentre questo mi slacciava il reggiseno e il suo amico mi toccava il culo.Claudio prese il mio perizoma tra le mani e iniziò a togliermelo,era arrivato a scoprire interamente il mio sesso quando istintivamente feci per alzarmi.Volevo mandarlo via e fare all&#8217;amore con gianni come no l&#8217;avevamo mai fatto prima,ma mentre mi rialzavo con una mano mi tenne ferma e con l&#8217;altra si tirò fuori il pene.Mi spinse giù .Avevo tutto il suo membro in bocca.Venne ,mi venne in gola obbligandomi ad ingoiare tutto il suo sperma.Lo tenne dentro fino all&#8217;ultimo sussulto,mentre Claudio&#8230;..fine</p>
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		<title>Stefania (by &#8220;sasuke&#8221;)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano le 20e29,quando il citofono esterno emise il suo dirn.Sasuke arrivò con un minuto di anticipo.Ciao bello entra-disse Stefania e una volta che l&#8217;ospite sedette sul divano si accomodò di fianco porgendogli il bicchiere con un analcolico rosso.Tra di loro non ci furono quei momenti di silenzio imbarazzato che di solito ci sono tra un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1356&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Erano le 20e29,quando il citofono esterno emise il suo dirn.<span id="more-1356"></span>Sasuke arrivò con un minuto di anticipo.Ciao bello entra-disse Stefania e una volta che l&#8217;ospite sedette sul divano si accomodò di fianco porgendogli il bicchiere con un analcolico rosso.Tra di loro non ci furono quei momenti di silenzio imbarazzato che di solito ci sono tra un uomo e una donna quando sanno che di li a poca faranno sesso.Così Sasuke formulò la domanda che Stefania aspettava da tanto-Come va con il tuo ragazzo?.Stefania si rabbuiò all&#8217;istante e con gli occhi bassi disse-Credo non sia più innamorato di me,e dopo due secondi di studiato silenzio,a voce bassa continuò-Sabato sera mi ha fatto fare una cosa che non mi sarei mai aspettata,ma mi vergogno a raccontartelo.A questo punto Sasuke avrebbe dovuto insistere per sapere cosa era successo,ma questo puntualmente non avvenne,si limitò a guardare il bicchiere e disse-non preoccuparti si vede che non era quello giusto,comunque so che non vai più a scuola e sono venuto ad offrirti un lavoro che conoscendoti ti si adatta.Era sempre lui agli occhi di Stefania sempre più stronzo,ma anche sempre più attraente.Forse una volta che avrai saputo cosa mi è successo non vorrai offrirmi nemmeno un caffè-disse lei.Erano circa le 23 e con il Gianni e Claudio un suo amico dopo essere andati a prendere qualcosa da bere siamo venuti qui per accompagnarmi, e come tutte le sere Gianni è entrato,ma stranamente ha chiesto anche all&#8217;amico di farlo per farsi l&#8217;ultima bevuta.Ai giri di vodka partecipavo anch&#8217;io e dopo il secondo giro Gianni chiese a Claudio se aveva sempre il mazzo di carte che usavano abitualmente per il poker settimanale.Io non avevo mai sentito niente di alcun poker,fatto sta che quest&#8217;ultimo dalla tasca interna del cappotto tirò fuori un mazzo di carte tipo scala e lo mise sul tavolo.Ora chi prende la carta più bassa deve rispondere alla domanda degli&#8217;altri altrimenti penitenza-disse Gianni.Notai che gli brillava una strana luce negl&#8217;occhi,ma anche se non avevo molta voglia accettai il gioco e presi una carta.Dieci di cuori -Sasuke non capisco molto di carte ma credevo fosse un buon punto.Claudio dopo aver sparpagliato un pò le carte sul tavolino davanti il divano ne scelse una e Gianni un&#8217;altra.K di quadri e di cuori.Bene cuccila sfortunata al gioco fortunata in amore disse il mio fidanzato prima di darmi un bacio.Presi il ditale di vodka che mi porgeva e lo mandai giù tutto di un fiato.La prima domanda fu di Claudio -voglio sapere se aletto urli.Prima che potessi protestare intervenne Gianni che disse-Questo te lo posso dire io -prima di accompagnare tutto con una risata da ubriaco.Ok allora ne faccio un&#8217;altra,mi sono sempre chiesto se a voi donne piace fare sesso orale&#8230;ehm fino alla fine.Dopo aver guardato Sasuke con finto imbarazzo Stefania continuò-Un po mi vergognavo,ma o per la vodka che cominciava a far sentire i suoi fiumi o perchè ero insieme al mio fidanzato che accettava l&#8217;andamento della serata risposi-La prima volta quasi mi strozzavo ,ma alla fine ci ho preso gusto.I due ragazzi rimasero ammutoliti quasi non si aspettassero che rispondessi,poi Gianni disse voglio sapere se ti vesti provocante perche ti eccita che i ragazzi ti guardino.Quella sera avevo degli stivali neri con dei tacchi a spillo di 7 cm una minigonna modello tennista bianca e una camicetta attillata nera che risaltava la mia terza abbondante.Era vere disse Stefania a Sasuke mi eccita essere guardata dagli uomi ,mi eccita pensara cosa vorrebbero farmi, ma non lo avrei mai ammesso al mio fidanzato.Penso che farò la penitenza.Ti giuro Sasuke lo dissi nel modo più innocente che potei,ma i due ometti dovettero trovarci qualcos&#8217;altro viste le richieste.Il mio amico mi scuserà ,ma voglio che cammini ginocchiono come i bimbi -disse Claudio.Non capivo quale fosse il problema fino a quando non mi misi in posizione sul tappeto.La gonna si alzò fino a far intravedere le curve posteriore delle natiche, mentre la camicetta si aprìì mostrando un seno più prosperoso di quanto in realtà non fosse&#8230;.to be continue fatemi sapere se vi piace che metto il resto .</p>
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		<title>Elitropheus (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 07:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Un addetto alla sorveglianza bussava alla mia porta, per controllare, dopo l’orario di chiusura, la presenza d’estranei nei locali della ricerca. Si affacciò: “Lei lavora troppo dottore, i suoi colleghi sono già usciti da qualche ora…” senza distogliere lo sguardo dall’analizzatore elettronico, “lo so Giovanni, ma devo finire questo progetto o la direzione sospenderà i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1313&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un addetto alla sorveglianza bussava alla mia porta, per controllare, dopo l’orario di chiusura, la presenza d’estranei nei locali della ricerca. Si affacciò: “Lei lavora troppo dottore, i suoi colleghi sono già usciti da qualche ora…” senza distogliere lo sguardo dall’analizzatore elettronico, “lo so Giovanni, ma devo finire questo progetto o la direzione sospenderà i fondi per il finanziamento del nuovo anno”. “Buon fine settimana allora…”<span id="more-1313"></span></p>
<p>Alla Phisycal Research &amp; Development Spa, inseguivo da tempo un progetto così ambizioso ed incredibile da sembrare inverosimile. Avevo notato, che durante un bombardamento atomico, con il reattore nucleare, su di un pezzo di fosforite elitropheus, questa perdeva la propria consistenza da sembrare invisibile all’occhio umano, ma la cosa più formidabile, il fenomeno si propagava ad ogni oggetto con cui il minerale veniva a contatto.</p>
<p>Al computer, stavo programmando un modello di previsione, che i responsabili del centro elaborazione dati, normalmente a mia disposizione, avevano sbagliato e sospeso. Cercavo di simulare, in un grafico cartesiano, la sequenza della trasformazione molecolare per capire, quando si modificava quel minerale. Ero eccitato e spesso commettevo quei banali errori che procuravano l’ansia, ma sentivo d&#8217;esser vicino a comprendere i segreti di quella strana materia.</p>
<p>Fu dopo l’ennesimo tentativo, che mi resi conto come e quando la fosforite cambiava struttura, perdendo l’effetto massa, non identificabile dai nostri sensi. Stavo vivendo un attimo d’eccezionale esaltazione. Avevo individuato il massimo dei segreti della materia, un progetto, che nella storia della scienza, nessun altro fisico era mai riuscito nemmeno a pensare, così distante dalle possibilità umane. Io, scienziato da una 15na d’anni, ricercatore autodidatta, laureato con il massimo dei voti, impiegato in una modesta azienda, invece, sapevo ciò che al resto dell’umanità era ignoto.</p>
<p>Consolidai il programma, confermai gli appunti, scrissi in un foglio elettronico crittografato, le condizioni ideali dell&#8217;algoritmo per il compimento del prodigio, ed infine mi abbandonai sulla poltrona, immaginando cosa avrei potuto fare con quella scoperta: il compimento del sogno infantile inseguito da ogni ragazzo durante la fanciullezza, era alla mia portata, avrei potuto controllare e realizzare sogni o desideri a chiunque…</p>
<p>Sfiorai la pietra con una certa apprensione, ma non successe nulla. La presi in mano con decisione e dopo qualche attimo non vedevo più la mano, poi il mio corpo cominciò a scomparire, stava cambiando dimensione, la massa inconsistente: ero invisibile! Provai a muovermi nella sala operativa, e per la prima volta avevo una strana sensazione, mi sentivo impalpabile, un effetto galleggiamento, come in un sogno, vedevo, senza realizzare la mia fisicità. Provai a toccare altri oggetti, che dopo poco svanivano, impossessandosi del mio stesso risultato. Ecco questo invece era un problema, e forse avevo anche capito come risolvere. Feci altri tentativi nel simulatore, riportai l’elitropheus sotto il cannone elettronico, e riprovai ad indossare la pietra. Questa volta gli oggetti che si rendevano invisibili, avevano una relazione fra la grandezza ed il tempo stesso di contatto.</p>
<p>Feci nuovi esperimenti e quindi mi decisi per un test definitivo. Lasciai il laboratorio proteggendo le formule e gli appunti della scoperta, trasferendoli su adeguati supporti di copia, mentre ricoverai il resto, nel caveau di sicurezza della società. Presi l&#8217;elitropheus ed appena invisibile, sorridendo, mi avviai verso l&#8217;uscita, al punto di controllo, nell&#8217;office di Giovanni. Controllava i monitor delle telecamere senza rendersi conto della mia presenza. Spensi l&#8217;ultima fila dei monitor e lo vidi perplesso, mentre controllava la cavetteria. Detti un colpetto al suo cappello facendoglielo cadere e questa volta cambiò espressione: si guardava circospetto da ogni lato, cercando di spiegarsi chi poteva prendersi gioco di lui.</p>
<p>Lo lasciai alle sue considerazioni e, soddisfatto per l&#8217;esperimento, abbandonai l&#8217;azienda. Nel frattempo avevo fatto un&#8217;altra scoperta, riuscivo a penetrare ogni solido con cui avevo contatto: pareti, porte, finestre, ostacoli e barriere d’ogni specie. Nel sotterraneo deserto, m&#8217;infilai in auto, posai quindi sopra il cruscotto, l’elitropheus, recuperando la mia fisicità. Mi sentivo strano, come un palloncino di gomma che si stava gonfiando. L&#8217;effetto durò poco, e mentre uscivo in strada, osservavo quel pezzo di natura modificato che, come il genio della lampada, era disponibile ai miei desideri.</p>
<p>Cercai di progettare la mia serata. Sarei entrato in casa del mio vicino, ad osservare i suoi rapporti con la bellissima moglie, che intrigava i miei sogni. Passando davanti alla prima filiale di banca, mi lasciai tentare da un altro progetto: impossessarmi di un bel po&#8217; di denaro, giusto per un po&#8217; di follia&#8230;</p>
<p>Non era poi così interessante, non mi serviva denaro, potevo prendere ciò che volevo ovunque, mentre il pensiero andava ai meno fortunati: render felice qualche disperato procurandogli delle risorse. Non fu difficile farlo. Presi il minerale e m&#8217;introdussi nella prima cassaforte della banca.</p>
<p>Conoscevo un posto che ricoverava sciagurati d’ogni specie ed origine. Era un tunnel in disuso che collegava un sottopasso di un&#8217;arteria autostradale. Ospitava una ventina di persone, quasi tutti single, uomini e donne, ma anche un paio di famiglie, una delle quali, con due ragazzini piccoli. Portavano loro un poco di conforto, una coppia d’anziani, che consegnava, dalla Caritas della città, viveri e beni di prima necessità. Mi presentai ai due volontari con il denaro dentro un pacco. Li convinsi a non rivelare ad alcuno la mia identità, raccontai che ero il fortunato vincitore di una somma consistente e quel denaro era per me davvero poca cosa. Sarei ritornato per altre donazioni, ma avrei anche controllato la destinazione della beneficenza. Scappai al primo accenno di commozione da parte dei due coniugi, mentre l&#8217;uomo m&#8217;inseguiva con la sua gratitudine, invocando la benedizione divina.</p>
<p>Non mi sentivo nobile, tanto meno prodigo, avevo prelevato del denaro da chi ne possedeva fin troppo per trasferirlo a sfortunati ed infelici, e non mi era costato nulla. Capivo, però chi generosamente distribuiva ciò che possedeva in silenzio, senza pubblicità&#8230; mi proponevo di studiare un progetto per un serio contributo ed un&#8217;efficace attività per risolvere lo squilibrio fra ricchi e poveri, quindi mi abbandonai a concedermi una serata piacevole.</p>
<p>La coppia dirimpettaia, era seduta nel divano a guardare i programmi televisivi, litigando per le possibili scelte: la partita di calcio per lui, un romanzo sceneggiato per lei. Sorridevo per la discussione che ne scaturiva “Andrea, lasciami vedere come finisce la storia, e stasera a letto non ti pentirai&#8230;”. Supplicava la giovane e bellissima moglie, accarezzando il marito sotto la cintura dei pantaloni, senza equivocare sul premio promesso&#8230; “seeeeeee c&#8217;è la finale, figurati se la perdo. Vai in camera a vedere quel che ti pare&#8230;”. Cui, la signora, indispettita per il rifiuto sessuale, abbandonata la poltrona, replicava “se mi svegli, stanotte, ti mollo un calcio che te lo ricordi per un pezzo&#8230;”, lasciando il marito con un&#8217;alzata di spalle.</p>
<p>Inseguivo quella creatura, approvando la sua reazione, compiacendomi per la scelta. Adesso potevo aspettare di vederla addormentata, quindi rivelarmi come in sogno, poiché lo stato d’invisibilità m&#8217;impediva qualsiasi emozione o eccitazione di sorta. Accese la tv per il suo programma preferito e spogliandosi con molta lentezza, mi dedicava uno striptease spontaneo: prima la gonna, facendo scendere la zip e lasciandola scivolare dai fianchi fino a terra. Poi la maglietta, sfilata con delicatezza. Era desiderabile in reggiseno e slip neri. Le auto reggenti subirono un&#8217;attenzione diversa. Poggiata una gamba sulla poltrona, inserendo le mani fra la coscia e la trama del velo, recuperava l&#8217;indumento in un unico involto. Si tolse finalmente il reggiseno, osservandosi le coppe quasi a stimarne la consistenza, indossò il lungo camice leggero e s&#8217;infilò sotto le coperte.</p>
<p>Non vide il finale del romanzo, poiché il sonno la colse prima. Si addormentò scompigliando i capelli sopra il cuscino, mentre assistevo contemplando, piuttosto che osservare, era davvero una bella donna. Non riuscivo a capire il marito, un bravo ragazzo, distratto verso la compagna, che spesso trascurava per la futilità dei suoi bisogni. E&#8217; pur vero che da fuori, le ragioni dell&#8217;una erano diverse quelle dell&#8217;altro, ma non riuscivo a non solidarizzare con questa signora.</p>
<p>Accertato dell&#8217;intensità del suo sonno, infilai l&#8217;elitropheus sotto il cuscino, recuperando, in breve tempo, la mia fisicità. Mi accorsi della provocazione che non potevo sentire prima, mi spogliai in fretta, e m&#8217;introdussi sotto le lenzuola. La donna si girò verso di me, sempre addormentata, appoggiando la testa al mio petto. Provai ad accarezzarle le braccia, il ventre, mentre cercavo l&#8217;orlo della camicia per scoprirla e risalire verso il suo sesso. Ero davvero eccitato, spostandole la testa cercavo di baciarla, sentivo il suo respiro, ma la volevo complice, per un amplesso desiderato con il compagno e realizzato invece con il vicino di casa.</p>
<p>Frugandola sotto gli slip, con le dita intinte nelle sue piccole labbra, alla ricerca del cuoricino per attivare la sua sensibilità, aprì gli occhi osservandomi prima impaurita, poi meravigliata. Avrebbe strillato se non l’avessi impedito baciandole la bocca, ma mi lasciò fare, anche se continuava a fissarmi, cercando di capire quello strano momento. “Stai tranquilla, è solo un sogno, frutto della tua fantasia, lasciati amare, sei troppo desiderabile…” cercavo d’imbrogliarla e piuttosto di lusingarla. Strofinandole quel bottone già pronunciato, riuscii a farle chiudere gli occhi, stava partecipando, gemendo e agitando il bacino per farsi accarezzare meglio, invitandomi con la mano ad accarezzarle tutto il sesso, stimolando ogni cuspide carnosa, fin dentro l’anfratto già umido e vischioso…</p>
<p>Poi venne a cercare il mio sesso, pronto e maturo, lo agitava e con vigore per stimarne la rigidità, infine lo presentò al suo sesso, lo introdusse dimenandosi per la sua massima penetrazione. Era in preda ad un’eccitazione contagiosa che mi coinvolgeva…</p>
<p>Ma porc… miseria! Addormentato sul divano, immedesimato nel film su Rai2, avevo immaginato, partecipato inconsciamente… che delusione!</p>
<p>Rammentai le parole del poeta: …quando i sogni diventano impossibili, frutto di una fantasia vagabonda, che spasima per un grembo senza nome… (W.Shakespeare)</p>
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		<title>La cugina (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 07:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[A chi non è successo, nella prima giovinezza, 13-15 anni, d’innamorarsi di una parente? La giovane zia, la cugina, la cognata? Con la scoperta del sesso, mai per cultura domestica, quasi sempre dagli amici, più raramente per le provocazioni di un parente, inizia la maturità, la conoscenza della vita.
E quello è stato il mio ideale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1311&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>A chi non è successo, nella prima giovinezza, 13-15 anni, d’innamorarsi di una parente? La giovane zia, la cugina, la cognata? Con la scoperta del sesso, mai per cultura domestica, quasi sempre dagli amici, più raramente per le provocazioni di un parente, inizia la maturità, la conoscenza della vita.<span id="more-1311"></span></p>
<p>E quello è stato il mio ideale per molti anni: la cugina coetanea, che subiva gli stessi stimoli dei maschi… Ho vissuto prima le provocazioni, poi vere e proprie tentazioni, ecco la storia…</p>
<p>Di un paio d’anni più vecchia di me, mia cugina Betti era un’adorabile intrigante: biondissima, occhi chiari, capelli lunghi, quasi sempre ordinati in due lunghe trecce, per il contributo della madre o della sorella maggiore. Ultima di tre fratelli, aveva ricevuto qualche attenzione in più, e perciò ribelle, molto scaltra, mai succube dell’arroganza altrui.</p>
<p>I suoi ultimi anni di liceo, combinavano con i miei primi alle superiori. Spesso mi veniva concessa qualche settimana di vacanza presso gli zii, per verificare, da parte dei cugini appunto, la mia preparazione scolastica, la buona educazione e la cultura generale di base, che al loro giudizio, erano quasi sempre insufficienti. Betti invece, era l’unica che indulgeva ed intercedeva per me, gratificata da un grande affetto, una profonda stima, ed altrettanta ammirazione.</p>
<p>Eravamo spesso insieme, nelle giornate di tarda primavera, presso le sue amiche, o negli afosi pomeriggi estivi, in qualche affollata insenatura del fiume, per un bagno e un po’ di tintarella. Molto volentieri mi adoperavo per spalmarle la crema solare fatta in casa, sopportando le solite raccomandazioni a non abusare del percorso delle mie mani, quando insistevano troppo sulle zone proibite… “Francesco non fare il bischero, o ti arriva un ceffone che lascia il segno…” questo più o meno l’avviso, mai rispettato, sempre impunito.</p>
<p>Per quel furto di sguardi clandestini al suo seno, alle cosce, ed al suo sesso, per quanto poteva consentire un costume da bagno integrale molto castigato, c’era anche un permesso lecito, normalmente tollerato dal compiacimento dei sensi e da una malcelata lusinga al suo fisico. Per contro, difficilmente mi concedeva il suo apprezzamento, sollecitando il mio poco lusinghiero giudizio, facendomi sentire colpevole. Ma non confidava ad alcuno l’impudicizia dei miei sguardi, inseguendo invece i miei stessi percorsi, quando indovinava, dalla protuberanza sul mio costume, la mia eccitazione…</p>
<p>Fu proprio una mattina, più pigro del solito a lasciare la cuccia del mio letto, che mi sentii sollecitare dalla sua mano, gelida e bagnata, sotto la maglietta, che scivolava inesorabile lungo la schiena… “stronza che non sei altro, ma non potevi inventarti qualcosa di meglio?” ma era anche un invito per prendermi la rivincita alla sua provocazione… sorrideva e strillava se la rincorrevo per casa, ed immaginava, l&#8217;intrigante, che le avrei infilato sicuramente le mani sotto la gonna…</p>
<p>Si lasciava prendere, sottomettere, sospingere verso la parete, o addirittura distendere sopra il suo letto, quando si rifugiava in camera sua. Quasi sempre il gioco finiva lì… quasi sempre… ma non quella mattina… Ansimavamo entrambi, di più lei per difendersi dalle mani che aggredivano, meno io, che potevo esplorarle seno, gambe, sedere, e …sesso, magari solo sfiorato…</p>
<p>Ci guardavamo sorridendo, senza capire cosa avremmo potuto volere o desiderare… Disteso sopra di lei, in pigiama, determinato a vendicarmi per quella “sveglia poco gradevole”, ora provocato dalle libertà che mi stavo concedendo, eccitato non solo dall’idea, ma anche dal suo corpo morbido e desiderabile, avvicinai le mie labbra alle sue… “Franci che stai facendo?” reazione e demoni del pregiudizio, del peccato insopportabile fra parenti…</p>
<p>Si può sorridere a questa considerazione, ma era la cultura dell’epoca, impossibile pensiero per un amore libero, inconfessabile il desiderio quanto inconcepibile il rapporto verso una parente, una consanguinea…</p>
<p>I peccati, quando rivelati, sono diventati una normale conseguenza, perché da sempre accaduti, e se la società e la religione, ne hanno condannato i costumi, oggi, la comunità degli uomini, ha perfino tollerato quelle vicende, soprattutto quando consumate in gioventù…</p>
<p>Eravamo la riprova ignorata di questa regola, alla conoscenza dei nostri sessi, agli stimoli che molti hanno inibito e continuano ad inibire. Irresponsabili, dominati dagli istinti della vita, ci comportavamo invece come natura insegna, seguendo la percezione dei sensi.</p>
<p>Ci tenevamo abbracciati, sentendo più forti gli stimoli sessuali, con nessuna cultura, e nemmeno un&#8217;adeguata preparazione, ma percorrevamo in successione gli eventi&#8230; Baci scambiati sui nostri visi, sulle nostre guance, appena sulle labbra, il mio sesso rigido premuto contro il suo ventre, l&#8217;accoglienza del suo grembo sopra gli abiti leggeri. Le mani alla ricerca del consenso, a conferma della passione, sotto le sue gonne sentivo i suoi glutei, scostandomi un poco, azzardavo a toccarle il ventre, gesti primitivi, per l&#8217;imperizia degli interpreti, eppure la passione ci stava consumando&#8230;</p>
<p>La porta d&#8217;ingresso, per il rientro dalla spesa della zia, ci riportò alla realtà “Betti, presto aiutami a portare questa roba in cucina&#8230;” ricombinammo presto e facile gli indumenti, precipitandomi in camera, sotto le coperte, mentre la cugina presenziava presso la madre “ma quel lazzarone, ancora dorme? presto fallo alzare&#8230;” Betti entrò in camera, indovinando facilmente cosa stessi facendo sotto le coperte. La masturbazione era l&#8217;unica pratica possibile, mal tollerata, giudicata sempre con disprezzo, impossibile da sopprimere o vietare in assoluto, e per questo praticata sempre di nascosto&#8230;</p>
<p>Sorrideva, mentre cercavo di ricompormi, ma lasciai che scoprisse le lenzuola per vedermi il sesso in erezione, era complice, entrambi colpevoli per pochi attimi d&#8217;intimità, avremmo voluto soddisfare gli stessi desideri. Toccò, arrossendo, il mio prepuzio, sfiorandolo appena, sollevò invece la gonna, e spostando leggermente le mutandine, mi mostrò il suo sesso, appena appena aperto, e quasi rapita, osservava la mia eiaculazione, con qualche rammarico semmai, per la mancata esecuzione del nostro primo rapporto.</p>
<p>“Mamma, Franci mi ha chiesto di aiutarlo con la matematica, restiamo a casa, non verremo al fiume&#8230;” fu l&#8217;immediata buona scusa, per restar soli, nel pomeriggio, ma non sarebbero state lezioni di matematica&#8230;</p>
<p>L&#8217;aiutai a rigovernare, dopo pranzo, per sbrigare presto i doveri, rifugiandoci quindi in camera mia per lo studio. Certi d&#8217;esser soli, la cugina, ripropose lo spettacolo abbandonato la mattina, sollevò la gonna, si sfilò le mutandine, e si lasciò osservare, girandosi per mostrare ai miei sguardi, le cosce, il sedere, il sesso, controllando la mia erezione&#8230; Eccitati, rossi in volto, consapevoli di compiere il peccato, di soddisfare il desiderio, ci spogliammo, infilandoci sotto le coperte per l&#8217;inutile pudore. In realtà, il nudo integrale era stato soddisfatto, ed ora la passione reclamava il contatto. Abbracciati ci strofinavamo i sessi, ma non era ancora abbastanza per esaudire il delirio. Le avviai la mano sul mio sesso, insegnandole il gesto del piacere, rispettando i tempi, la corsa del prepuzio sul glande, regolando la pressione delle dita. Altrettanto fece lei con me, m&#8217;invitava a sfiorarle la clitoride, senza tensione, con la giusta delicatezza, facendomi intingere le dita nelle sue piccole labbra invischiate di fluido, per riprodurre la stessa goduria.</p>
<p>Raggiunto entrambi l&#8217;apice del piacere, ricomposti, tornammo ai libri, con poca attenzione, ed il patto di complicità fu sancito da un bacio solenne, con le lingue in esplorazione, alla scoperta di un altro gesto proibito.</p>
<p>Avremmo voluto ripetere in seguito, ed in altri momenti, quell&#8217;esperienza, ma non fu possibile, poiché altri attori si affacciavano alla nostra vita. Mai è venuto meno il reciproco affetto, la confidenza, e la stima, ed oggi a distanza di 20 anni, ad una festa dei figli di Betti, abbiamo ripercorso la nostra giovinezza, le trasferte al fiume, gli impegni scolastici, gli amici comuni, e&#8230; sì abbiamo ricordato, con un certo imbarazzo, quella volta che ci masturbammo a vicenda&#8230;</p>
<p>Mia cugina è una donna bellissima, matura, appagata dalla vita, e quando ci incontriamo, il nostro affetto, va ben oltre la convenzione di parentela&#8230; siamo ancora confidenti, conosciamo le reciproche debolezze, parliamo senza riserve delle nostre esperienze sessuali, dei nostri partner, scoprendo, ogni volta, che siamo ancora amanti, innamorati, come, e forse più, che nella passata giovinezza, e magari era proprio il rapporto incompiuto a far da garante al nostro legame.</p>
<p>“Ma non sarebbe ora che io e te scoprissimo quanto siamo cresciuti sessualmente?” era la provocazione che le dichiaravo ogni volta, e come sempre la sua risposta ingenerosa: “io sono senz&#8217;altro più brava di te, ho due figli, tu nessuno, quindi&#8230; “ cui seguivano le fragorose risate, gli sfottò, il dileggio&#8230; “perchè negarmi allora, l&#8217;adeguata cultura che serve alla mia vita sessuale? e poi da una cugina, sarebbe qualcosa che resta fra parenti, non credi?” eppure quel confronto sembrava impossibile, inaccettabile, improponibile, neutralizzato dall&#8217;incombenza dei propri impegni familiari.</p>
<p>Qualche giorno fa, un&#8217;inaspettata telefonata mi comunica che Betti è sola per Pasqua, marito e figli si sarebbero concessi un viaggio a Londra, mentre lei, impicciata per il lavoro, deve restare a casa, ma sarebbe lieta di trascorrere le festa con me. Anch&#8217;io sono solo, da poco separato dall&#8217;ennesima compagna, accetto volentieri di farle visita.</p>
<p>Il passato insegue sempre, chi non dimentica, i giorni spensierati della prima gioventù, il ricordo di molti amici, alcuni trasferiti altrove, altri realizzati da una carriera professionale lusinghiera, e noi cugini a rammentare i luoghi, i nostri vecchi genitori con le loro manie, le sfuriate, le corse per l&#8217;immancabile punizione alla disobbedienza, con qualche solenne ceffone&#8230; e poi, quel rapporto mancato, con il desiderio mai soddisfatto, per un incontro sessuale sempre molto presente.</p>
<p>“Vorrei far l&#8217;amore con te Betti, ma non per gioco, perchè ti desidero come allora&#8230;” non restò meravigliata per la proposta, immaginava, conoscendomi, che l&#8217;avrei dichiarato, ma smise di sorridere, mi guardava con gli occhi lucidi, forse anche per lei era la stessa cosa, la simbiosi, un incontro d&#8217;anima difficile da realizzare con altri, mentre noi sapendo tutto, l&#8217;uno dell&#8217;altra, subivamo le stesse sollecitazioni. “Non hai mai rinunciato a questo desiderio, sei caparbio, e non capisci che ho una famiglia, dei figli, cui non voglio rinunciare&#8230;” sperava di zittirmi, ma le replicai con altrettanta sincera fermezza “non devi rinunciare alla vita che hai, affatto, e se anche tu mi vuoi bene, nulla togli ai tuoi affetti, l&#8217;amore non impegna posti numerati nella nostra sensibilità, possiamo amare senza rinunciare agli altri&#8230;” si meravigliò della risposta, in genere era lei che decideva, sceglieva, ed io condividevo, quasi sempre. Cercava di riflettere, trovare una legittima replica, una risposta consolatoria, ma sapeva in cuor suo che non ce n&#8217;erano&#8230;</p>
<p>Le presi le mani, accarezzandole i dorsi e le palme, una lacrima confermava i suoi sentimenti “non devi fare ciò che non vuoi, segui il tuo animo, ascolta te stessa, io non c&#8217;entro nelle tue scelte, ma è innegabile ciò che provo per te&#8230;” non mi lasciò finire la frase, mi stava stringendo con tutta la forza che aveva, mi abbracciava, piangendo senza ritegno “sì anch’io ti voglio bene, anche tu sei la mia famiglia”. Orfano degli affetti originari, figlio unico, nipote più giovane di altrettanti zii e parenti, non rimasi insensibile a quella dichiarazione, entrambi commossi, ci baciavamo lacrime e parole, fino a cedere alla passione di un delirio durato oltre 20 anni&#8230;</p>
<p>Sì, era diventata brava, mi stava spogliando con cura, senza frenesia, rispondeva ai miei baci con la stessa emozione, sollecitando il mio sesso già maturo fra le sue mani. Ritrovare l&#8217;oggetto del piacere dopo molto tempo, era stimolante, le sue premure rassicuranti, e l&#8217;attenzione per introdurre l&#8217;ospite fra le sue labbra, sottolineata da una manualità perfetta. Osservava il piacere che mi procurava, aspirando e tormentando con la lingua il glande recuperato ai suoi ricordi. Feci anch&#8217;io la mia parte, più meravigliato per trovarle un sesso imboscato nell&#8217;abbondante peluria, dove il contatto con la sua clitoride fu esaltante, con le grandi labbra più aperte di un tempo, ed un orifizio già abituato agli esercizi del piacere.</p>
<p>La penetrazione, fu invece decisa, e mentre cingeva le gambe ai miei fianchi, entrambi ci stavamo liberando da un&#8217;ossessione finalmente realizzata. L&#8217;orgasmo ci trovò in perfetta sincronia, e così restammo ad osservarci anche dopo la decontrazione dei muscoli. Molto intenso, anche se consumato in fretta, quel rapporto era diventato la conferma alle nostre aspettative.</p>
<p>Un breve sonno ci colse senza interrompere l&#8217;abbraccio della passione, e così ci svegliammo, ancora increduli, ma consapevoli, d&#8217;aver esaudito finalmente il peccato della gioventù&#8230;</p>
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		<title>Iniziazione o&#8230; (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 07:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Una sera di novembre, aveva invitato a cena l’amica del cuore, Lucia, pregandomi d’aiutarla in cucina perché accusava un certo ritardo. Voleva presentarmela per discutere con lei i soliti difficili problemi che aveva con i maschi. Una 25nne, carina ed avvenente, ancora vergine, diceva lei, la mia ragazza, Daniela, che voleva spingere l’amica ad affrontare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1309&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Una sera di novembre, aveva invitato a cena l’amica del cuore, Lucia, pregandomi d’aiutarla in cucina perché accusava un certo ritardo. <span id="more-1309"></span>Voleva presentarmela per discutere con lei i soliti difficili problemi che aveva con i maschi. Una 25nne, carina ed avvenente, ancora vergine, diceva lei, la mia ragazza, Daniela, che voleva spingere l’amica ad affrontare l’argomento sesso con un uomo (io, nello specifico), mentre l’altra, ancora si ostinava ad evitare…</p>
<p>Daniela, mi considerava abbastanza disinibito da promuovermi ad interlocutore ideale e dibattere un problema così complesso e piuttosto delicato. Eseguivo, al momento, i suoi ordini puntualmente, avevo apparecchiato la tavola, disposto piatti e posate, scaraffato una buona bottiglia di vino rosso, e forse, non mi avrebbe negato la sua benevolenza se fossi andato ad abbracciarla…</p>
<p>Fra pentole e fornelli, mi accostavo dietro di lei, le toccavo i seni, baciandola sul collo, mi lasciava fare, ma non era molto accogliente, si preoccupava di rispettare gli orari della cena. Mi decisi a rinunciare per ritornare alle ultime finezze della tavola. Trovai ed accesi alcune candele colorate, sgocciolando la cera calda su bottiglie vuote, mentre dall’impianto hi-fi selezionai un po’ di musica, per un certo effetto d’intimità, e rendere gradevole l’ambiente.</p>
<p>Fummo distolti dal cicalino del citofono, era Lucia. Si scusò per il ritardo, presentando all’amica un paio di bottiglie per la cena. L’aiutai con il soprabito, ricoverai lo spumante in frigo, e lasciai in tavola la bottiglia di passito. Conoscevo poco la ragazza, e per esordire, evitando l’imbarazzante silenzio, le dichiarai che aveva portato dei vini eccellenti; Lucia mi ringraziò, ma riconobbe al commesso dell’enoteca il merito della scelta.</p>
<p>Daniela, era quasi pronta, mi sollecitava per aiutarla a portare in tavola le bruschette e la zuppiera di pasta fumante, profumata di pesto alla genovese. Le due amiche parlavano molto confidenzialmente del loro impiego, poi della loro condizione di fidanzata e single, rispettivamente, limitandosi a chiedere il mio consenso, e spesso riuscivano, per i soliti luoghi comuni sui maschi, a sorridere impertinenti al mio indirizzo, unico rappresentante della categoria…</p>
<p>La cena fu piacevole, Daniela si era superata: il soufflè di verdure con il gratin di pomodori, le varietà dei formaggi con mostarda di frutta, erano squisiti, molto apprezzati, per l’ottima combinazione e la fragranza dei vini. Ci rilassammo prima del dessert, per una maggior confidenza con Lucia, che introduceva l’argomento oggetto della sua visita, per pareri ed opinioni sul rapporto uomo-donna. Analizzare un argomento come il sesso, con una ragazza vergine, non è facile, anche se potrebbe dare occasione ad una certa sottile lusinga, nel presentare i diversi aspetti con la necessaria competenza, da parte di chi frequenta normalmente l’argomento…</p>
<p>Ci sedemmo infine sul divano, sorseggiando il caffè. I vini ci avevano provocato una certa euforia, godevamo della tregua del dopo la cena e della relativa distensione. Lucia era molto elegante, aveva una camicetta nera, leggerissima, che lasciava indovinare la sagoma del reggiseno per il rilievo del ricamo. Indossava una gonna nero fumo, piuttosto audace, che concedeva, a chi la osservava seduta, la gradevole visione di due gambe ben fatte, modellate da calze scure…</p>
<p>Ridevamo per qualche barzelletta propedeutica, volutamente spinta, attento alle provocazioni delle ragazze, a volte imbarazzanti, dichiarandomi comunque disponibile al dibattito. Parlammo garbatamente, dettagliando le caratteristiche sessuali dei nostri rispettivi generi di appartenenza, condividendo senza alcun problema.</p>
<p>Le difficoltà maggiori erano semmai sui meccanismi della seduzione, dell’erotismo, dei sentimenti complici in un rapporto amoroso. Lucia s’illuminava quando le dichiaravo che nel mio caso, il coinvolgimento dei sensi, doveva prima subire l’emozione per un sentimento d’amore. Non sono in grado di alcun rapporto se non sento l’altrui disponibilità e pari consenso. Daniela, invece, replicava un’opinione diversa, ammetteva che non era importante provare un sentimento prima di avvicinare un uomo, era importante frequentarlo, capire resistenze e debolezze proprie, successivamente, inseguire il rapporto&#8230;</p>
<p>Il sesso è sentimento, e spesso, per i soliti pregiudizi di una cattiva cultura, tollerabile per la stessa ignoranza dei nostri educatori, ha provocato danni notevoli nelle coppie e nei rapporti uomo-donna, Lucia era dunque l’esempio tangibile delle nostre considerazioni…</p>
<p>Mi meravigliavo della perspicacia di Daniela, forse l’avevo sottovalutata in questa circostanza, mi sembrava piuttosto preparata, molto all’altezza… La discussione aveva un aspetto piacevole, con l’adesione delle ragazze, la loro attenzione, mentre rispondevo puntuale ad ogni richiesta. Subivo la lusinga per la credibilità che dimostravo.</p>
<p>Lucia mi osservava interessata, e Daniela non ne era affatto disturbata. Percepivo quel compiacimento, soprattutto per l’idea che inseguivo: la ragazza non mi vedeva solo come interlocutore interessante, ma anche come un desiderio femminile.</p>
<p>Daniela fu chiamata al cellulare, era la madre che le sollecitava un intervento, non stava bene e le chiedeva di soccorrerla. Si preparò in tutta fretta, rifiutando la nostra compagnia, pregandoci di restare, assicurando che sarebbe tornata presto.</p>
<p>Restammo quindi tranquilli, continuando a dibattere il problema, ma adesso il dialogo era meno incalzante, più vicini sul divano, e coinvolti dai ragionamenti che avevamo trattato. “Francesco, ti soddisfa Daniela sessualmente?” fu la domanda che mi rivolse senz’alcun imbarazzo, ricevuta da me invece, con un certo disagio. “Beh &#8230;vedi&#8230; dipende dalla sua disponibilità&#8230; non sempre mi accetta, e…” ma m’interruppe, provocandomi ancora “perché non m’insegni a baciare? Non ho avuto grandi esperti e Daniela mi ha sempre raccontato che tu sei molto bravo”.</p>
<p>Ecco fatto! Subivo le lusinghe di una vergine (?) per provarle, senza equivoco, ciò che le avevo raccontato poc’anzi. Il bacio è uno scambio molto confidenziale, vale un rapporto sessuale, è uno dei momenti più intensi nella relazione di coppia. E proprio per questo, adesso, lei voleva verificare la mia “lezione”. “Ti ho imbarazzato per caso?” insisteva leggendomi il malessere, ma non si era mossa di un centimetro, era molto vicina al mio viso, mi stava sfidando…</p>
<p>Sono molto bravo a chiacchiere, ma resto un timido cronico. Il refuso di un’educazione sessuale comportamentale autocelebrata, scoperta dopo i 18 anni, mi tradiva quasi sempre nelle occasioni in cui occorreva essere audaci e disinvolti. Questo era appunto il caso. Lucia mi eccitava, mi piaceva, ma ero in casa della mia ragazza e se pur soddisfatto per quell’esperienza, il tradimento mi annichiliva, ma in quell’istante, non riuscivo a focalizzare altro…</p>
<p>Sentivo il suo respiro, mi si offriva, con le labbra semiaperte, gli occhi quasi socchiusi, sembrava un’implorazione. Mi convinsi che si trattava di “opera a fin di bene”, insegnare ad una creatura, in “arretrato”, con le migliori esperienze della vita…</p>
<p>Ma a chi lo vuoi raccontare? Era il mio cerbero che replicava dentro la mia testa. Potevo imbrogliare chiunque, ma non me stesso. Ma non rinunciai. Le sfiorai la guancia, le appoggiai le labbra sulle sue, prima lieve, poi premendo lentamente, cercando di penetrarle la bocca. Faceva la stessa cosa, più timidamente, ma si affacciava anche lei. Il contatto delle lingue provocò una reazione immediata, mi abbracciava, stringendomi il collo e le spalle, avvicinandosi con le gambe, fino a sfiorare le mie. La posizione non era comoda, cercavo di spostarla, distenderla, per baciarla meglio…</p>
<p>“E’ piacevole il bacio, uno scambio intenso, provocante” mi diceva, come se io fossi un supporter da confidenze, “baciami ancora più intensamente”, infine, distesa sul divano, a gambe scoperte&#8230; Un bacio è davvero eccitante, il test naturale con cui ascoltare e valutare i desideri e la complicità degli amanti…</p>
<p>Noi cos’eravamo? Amici, coinvolti da un gioco strano, per la lusinga delle parole, per la percezione che sconvolge ogni precedente progetto, e ne realizza un altro, più seducente, magari pericoloso, quando vengono coinvolti i sentimenti e le passioni… Lucia mi stava avviando ad un rapporto galeotto, stimolando i miei sensi e provocando un turbinio di sensazioni. La ragione conta poco in competizione con l’emozione. Rimorso e vergogna invece, diventano protagonisti, ma sempre dopo.</p>
<p>Si offriva completamente, aveva flesso le gambe, sollevando la gonna, lasciava intravedere il terminale delle autoreggenti, i minuscoli slip, con la lieve peluria poco debordante, io, ormai incontrollabile. Disteso sopra di lei, pressato sulle sue labbra, la baciavo senza insegnarle nulla, solo la mia mano le percorreva gambe, cosce, sesso… Non si scompose, né cessò la frenesia delle lingue che si assaggiavano, si succhiavano, era passione senza indulgenza!</p>
<p>Si fece togliere gli slip, si lasciò accarezzare il sesso, la sentivo gemere di piacere, era umida ed eccitata, ma questa era davvero una donna vergine? Avevo dimenticato la sua condizione, adesso aiutavo i miei istinti, provocato e complice, non seguivo altra strategia che realizzare il rapporto, consapevole del suo consenso…</p>
<p>La spogliai definitivamente, e la penetrai con molta delicatezza, incapace di qualsiasi preliminare, senza alcuna sua resistenza, disagio o riserva. Stavamo facendo l’amore come due ragazzini al primo incontro, con nessuna dichiarazione, gemiti e sospiri erano l’esplicita ratio dei nostri deliri…</p>
<p>La realtà, distante, ma presente, dimenticata per esaudire la sollecitazione dei sensi, adesso ci stava recuperando: Daniela era rientrata in casa, ci stava studiando, poco meravigliata, osservava soprattutto me, insistendo con un sorriso beffardo. Subivo il peggiore dei miei imbarazzi, ridicolo nella mia nudità, con l’immediata decontrazione dei sensi, e la mia complice che mi rivolgeva lo stesso sorriso, senza pudore a mostrarsi nuda nel divano di casa, in compagnia di un uomo nudo, per giunta fidanzato, della sua migliore amica…</p>
<p>Realizzai alla svelta la strategia cui ero stato sottoposto, quando le due donne, scambiandosi un consenso insospettabile, si stavano encomiando per il successo ottenuto. Lucia era complice sì, ma non mia, di Daniela.</p>
<p>Ero stato vittima di un raggiro, di un imbroglio, per confermare quanto le donne siano in grado sfidare, e quasi sempre vincere, il confronto con i maschi!</p>
<p>Cercai di riconquistare, alla svelta, la dignità ceduta alla passione, rivestendomi, allontanandomi infine per riflettere&#8230;</p>
<p>Mi affacciai alla terrazza, ad osservare un cielo nero, senza luci, con il soffio del vento gelido di tramontana. Daniela si avvicinò, mi abbracciò da dietro, appoggiandosi con la testa sulla mia schiena, accarezzandomi lentamente. Il gesto sembrava consolatorio, comprensivo, una mano mi batteva pianissimo come la pacca di un vecchio amico… Mi decisi a voltarmi verso di lei, ero pronto al suo giudizio, immobile, cercando di non tradire alcuna emozione, ma parlavano gli occhi per me: stavo piangendo…</p>
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		<title>Si chiamava Daniela (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 07:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Era inginocchiata, con i glutei appoggiati ai talloni, nuda, mi osservava, mentre controllava il mio sesso rigido in preda ad una forte eccitazione&#8230; ma restava indifferente.
Movimenti lenti, studiati, provocatori, mi scostava le mani se tentavo di toccarla, lei a condurre il gioco perverso della seduzione, io impotente subivo le sue scelte.
Mi accarezzava con la punta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1307&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Era inginocchiata, con i glutei appoggiati ai talloni, nuda, mi osservava, mentre controllava il mio sesso rigido in preda ad una forte eccitazione&#8230; ma restava indifferente.<span id="more-1307"></span></p>
<p>Movimenti lenti, studiati, provocatori, mi scostava le mani se tentavo di toccarla, lei a condurre il gioco perverso della seduzione, io impotente subivo le sue scelte.</p>
<p>Mi accarezzava con la punta delle dita il prepuzio, lo blandiva sfiorandolo appena, percorrendolo per tutta l&#8217;erezione&#8230; abbracciandolo infine, e con la mano leggera, accennava ad assecondare il movimento desiderato, misurata, senza eccesso, più decisa alle prime gocce di fluido, fermandosi un attimo per colarci sopra un filo di saliva.</p>
<p>All&#8217;apice del desiderio, si decise ad assecondarmi, agitando la mano per una corsa completa&#8230; ma fu la sua lingua a stimare la mia rigidità, mentre le labbra circuivano il glande, aspirando e rilasciando, controllando i miei gemiti, ed i sussulti di piacere che mi procurava&#8230;</p>
<p>Insisteva leccando, succhiando, muovendomi dentro la sua bocca, adesso soddisfatto, prossimo all&#8217;orgasmo&#8230; ma sbagliavo ancora, quel desiderio non ero io a gestirlo, Daniela seguiva la mia eccitazione, ed il suo progetto era per prolungare il mio piacere&#8230;</p>
<p>Sollevò la testa, mantenendo in movimento il mio sesso lucido e lubrificato, si sollevò per sedersi sopra di me, interpretando l&#8217;Andromaca, e con decisione, se lo inghiottì dentro per tutta la sua lunghezza. Movimento lento, definitivo, cercava d&#8217;introdurlo fino al limite dello scroto, con un modesto accenno a sincronizzarsi con il corpo.</p>
<p>Aveva la testa reclinata, con i seni che le danzavano alternati, con la mano allargava le grandi labbra, accarezzava la piccola clitoride, osservava il mio piacere, poi inclinandosi, propose i suoi capezzoli alle mie labbra. Succhiavo i bottoni rosa alternativamente, con poca destrezza per il movimento costante del suo bacino, infine si distese per cercare con la sua la mia lingua, per il consenso, per riconciliarsi al partner fino ad allora ignorato, concedendo tutto il suo corpo alle mie mani.</p>
<p>Le stringevo i fianchi per mantenere il ritmo del piacere, le accarezzavo i glutei, il solco rettale, indugiando sull&#8217;orlo anale, trasferendo dai due sessi in eccitazione, un po&#8217; di fluido per una diversa lubrificazione. Con il medio cercavo l&#8217;introduzione. Lei mi facilitò l&#8217;ingresso, allargandosi le natiche, senza trascurare il ritmo, anzi assecondava anche quello del mio dito.</p>
<p>Quando fu certa della nuova e diversa eccitazione, si sfilò il sesso, costringendolo con le dita a mantenere il liquido di cui era cosparso, e con la stessa facilità, presentò il mio glande al suo retto. L&#8217;inserimento fu più difficile, lentissimo, cercava l&#8217;accoglienza, allargando le cosce, aprendo con le mani i glutei&#8230; Sentivo un desiderio diverso, un delirio diverso, cercavo di reagire per il nuovo movimento, ma era sempre lei a stabilire tempo e metodo!</p>
<p>L&#8217;introduzione non fu completa, mentre accennava al dolce su e giù, voleva assecondare ai movimenti, la posizione delle cosce, spostandosi sopra di me, toccando entrambi i genitali. Dopo qualche smorfia di disagio, tornò nella posizione d&#8217;origine, a fianco del mio corpo, per riprendere la fellatio, opportuna ad una nuova salivazione.</p>
<p>Avevo perso l&#8217;apice dell&#8217;eccitazione per il rallentare dei movimenti, per la breve interruzione, ma anche per un certo dolore al mio prepuzio. Capiva il mio attimo e mi avrebbe dedicato cure ed attenzioni, se non mi fossi divincolato sollevandomi in ginocchio davanti a lei, invitandola a distendersi, abbracciandole i glutei, per il progetto rimandato del &#8230;cunnilingus&#8230;<br />
Mi guardava sorpresa della reazione, ma si lasciò frugare dalla mano che l&#8217;accarezzava, percorrendole il breve taglio, introducendosi con le dita alla ricerca della volta vaginale per stimolare nuova sensibilità. Fu la lingua a provocare la clitoride, aspirando le piccole labbra, mentre medio e indice insistevano dentro di lei&#8230; e questa volta potevo assistere al suo piacere, si contorceva i seni, strapazzandosi i capezzoli, stringendomi la testa fra le cosce, prima rigide, poi molli. Mi spostavo con le labbra baciandole il sesso per tutte le sue volute, e se estraevo le dita, insistevo con la lingua a leccarle la coroncina di ghiandole in una diversa sensibilità&#8230;</p>
<p>Adesso ero io a decidere e condurre il &#8230;gioco. Le sgocciolai la mia saliva sull&#8217;orlo del retto, insistendo prima con le dita da inserire al suo interno, proponendole poi nuovamente un glande maturo per un&#8217;ulteriore e diversa possibilità. Si sollevò sui glutei appoggiandosi più sulla schiena, nella posizione dell&#8217;incudine, sollevando le cosce, allargandosi con le dita, aspettava in ansia l&#8217;inserimento&#8230;</p>
<p>Cercavo con delicatezza l&#8217;inserimento ed il suo consenso, e questa volta l&#8217;accesso fu possibile.<br />
Era avvinghiata ai miei fianchi, si masturbava con decisione, gemeva ad ogni spinta, godeva di piacere, sentivo il mio ed il suo orgasmo prossimi, per l&#8217;accelerazione decisa, per la frenesia senza controllo, infine l&#8217;urlo liberatorio, la mia eiaculazione troppo rimandata, libera dentro di lei, che assecondava per facilitarmi lo svuotamento totale&#8230;</p>
<p>Ci stavamo rilassando, e quando sfinito e soddisfatto mi distesi, la sentii sopra di me, con la sua lingua nella mia bocca, per una pausa d&#8217;intimità, la sua mano sul mio sesso a liberarlo d&#8217;ogni residuo, massaggiandolo con le dita, ed infine introdotto ad un bagno tonificante fra le sue labbra dentro la bocca. Non ne ero infastidito, come spesso mi succedeva quando venivo nella bocca della mia compagna, ma era piacevole il suo leggero succhiare, le carezze della lingua e la mano che non perdeva i movimenti.</p>
<p>Credevo si fosse trattato di un finale, ma era l&#8217;inizio di una nuova eccitazione&#8230;</p>
<p>Aveva iniziato a leccare e succhiare con violenza, mi stava strapazzando senza riguardi, i movimenti della sua mano sul mio sesso erano rapidi, e quando si sollevava per togliersi un fastidioso pelo dalle labbra, più veloci. Apprezzavo l&#8217;attività, mi stavo eccitando, ma volevo procurarle anch&#8217;io la sua parte di piacere. Le sollevai le cosce per indirizzare il suo sesso alla mia bocca, capì e si accomodò con le ginocchia sui miei fianchi, affogandomi la testa nel suo grembo&#8230;</p>
<p>Sentimmo i reciproci orgasmi dopo la frenesia delle lingue, l&#8217;attività delle dita, e la complicità delle bocche invischiate di saliva, di fluidi seminali, di secrezioni lubriche&#8230; Passione senza regole, con poca definizione, e l&#8217;unico modesto progetto: partecipare e coinvolgere allo stesso delirio il partner&#8230;</p>
<p>Il rilassamento, la decontrazione, il recupero alla realtà dopo la violenza dei sensi&#8230;</p>
<p>No, maledizione! Il solito incubo&#8230; eppure sono spossato, sfinito, il mio sesso strapazzato, le lenzuola bagnate&#8230; Mi sono eccitato nel sonno, polluzioni da adolescente, continue reazioni ai desideri soppressi del giorno, con il pensiero a quella strega di Daniela, che non proverà mai nulla per me, che non potrò mai conoscere, che non potrò mai amare&#8230;</p>
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		<title>Allegoria (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 07:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Gordon batteva il ferro, fra incudine e martello, piegava il metallo al fuoco della forgia. Lo scaldava, incandescente ne modellava la forma, scintillando le faville, che illuminavano la volta della caverna. Giovane discepolo del vecchio Votan, usava la forza per dare agli uomini la speranza della vita.
La fiamma dilatava l’aria, cresceva d&#8217;intensità, proiettando l’immagine della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1305&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Gordon batteva il ferro, fra incudine e martello, piegava il metallo al fuoco della forgia. <span id="more-1305"></span>Lo scaldava, incandescente ne modellava la forma, scintillando le faville, che illuminavano la volta della caverna. Giovane discepolo del vecchio Votan, usava la forza per dare agli uomini la speranza della vita.</p>
<p>La fiamma dilatava l’aria, cresceva d&#8217;intensità, proiettando l’immagine della strega. La bella Brunilde, materializzata per concedersi al giovane nel desiderio della passione. Era il dono della grande madre al figlio prediletto, per il miracolo del concepimento.</p>
<p>La terra aveva fornito il metallo, il fuoco ne domava l’anima, l’aria evocava il sortilegio e l’acqua temperato l’acciaio. Elementi di vita alleati e solidali con l’uomo. Gordon sollevò la spada, l’arma degli eroi, implorando la benedizione della natura, devoto interprete dell&#8217;amore di Brunilde, che si offriva per generare la nuova stirpe. </p>
<p>Mostrava i seni, gonfi di vita, il ventre voluttuoso ed accogliente, gli danzava davanti vestita di luce, lo blandiva, lusingava il suo sesso, accendeva il delirio, ma indugiava prima di concedersi…</p>
<p>Il giovane era pronto a dominare la sua creatura, ebbro di voluttà, la inseguiva, la raggiunse sul giaciglio del suo antro, baciandole il grembo, al colmo del piacere… S’immergeva fra le grandi labbra rosse, aperte come una ferita. La clitoride umida esposta alla sua bocca, la strega si lasciava esplorare, mentre gli catturava i sensi, stimandone ogni eccitazione… </p>
<p>“Giornale radio rai… buongiorno dalla redazione di radio uno… notizie del giorno…” la radio sveglia delle 7…</p>
<p>Mi sollevai, nella penombra della camera, non c’era la strega Brunilde, un altro delirio, il sogno sognato! Ero sudato, bagnato come il mio sesso, e nessuna creatura a compiacermi i desideri!</p>
<p>Maledetta peperonata, dovrò cenare a riso in bianco…</p>
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		<title>Sarebbe il delirio&#8230; (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 07:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[“Scrivimi il numero di telefono, e ti chiamo”, così mi disse l’anonima chatter… era stato un collegamento senza pretese, tanto per far due chiacchiere, spendere una mezz’ora di noia…
Mantenne la promessa, dopo qualche attimo, il cicalino del cellulare mi stavo sollecitando, una risata per evitare l’imbarazzo, un saluto improbabile, ma accattivante, il dialogo si era [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1303&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>“Scrivimi il numero di telefono, e ti chiamo”, così mi disse l’anonima chatter… era stato un collegamento senza pretese, tanto per far due chiacchiere, spendere una mezz’ora di noia…<span id="more-1303"></span></p>
<p>Mantenne la promessa, dopo qualche attimo, il cicalino del cellulare mi stavo sollecitando, una risata per evitare l’imbarazzo, un saluto improbabile, ma accattivante, il dialogo si era trasferito dal virtuale ad un possibile reale…</p>
<p>Me ne andai a letto con l’idea in testa di quella creatura, modulazione calma, provocante, accento emiliano, voce squillante, sorridente… molto gradevole per un toscano. Al Cantagallo l’appuntamento, forse un caffè convenzionale, oppure… oppure l’amore…</p>
<p>E allora sogni, credi, speri, confidi sulla tua fortuna sfacciata pensi a ciò che potrebbe succedere ed il virtuale continua adesso, nella tua testa…</p>
<p>“Ciao come stai?”, l’abbraccio per il felice incontro “sei bellissima, posso dirtelo?” anche lei ti osserva, sorridente, si compiace e ti dichiara che la foto non ti rende giustizia, ma un uomo ha un tipo di bellezza diversa da quella femminile, ha fascino semmai, subisce il consenso del carisma, mentre l’altra se non ha la bellezza che ti sei immaginato dalla sua foto, non ti attira abbastanza…</p>
<p>E l’illusione del fantastico continua… </p>
<p>E non indugio oltre con il pensiero del caffè, mi preoccupo invece di trovare un ambiente per la seduzione, per quietare la passione, ma abbiamo solo l’auto come palcoscenico…<br />
Ci appartiamo su una piazzola deserta dell’aera di servizio, comincia a piovere… meno male, la condensa dell’auto sui vetri, ci nasconde agli sguardi indesiderati.</p>
<p>Il bacio! Un bacio è sempre l’esordio ideale per realizzare il progetto d’amore! Non servono dichiarazioni, non serve una conferma ai desideri, il caffè ha definito la conclusione dell’incontro: soddisfare la reciproca passione! Mi accarezza, cercando di stimare la mia eccitazione, mi fruga per liberarmi dall’ansia, e favorire il suo desiderio…</p>
<p>Sono già a contatto dei suoi slip, ma è più facile, per la gonna stretta e corta. Le labbra sentono il consenso dalla frenesia della pressione, con le lingue che si stanno confrontando, è un compiacimento senza parole, la voglia senza dire, senza conferme. I minislip di microfibra, proteggono la sua ospite, sono umidi, ed il messaggio è preciso se ce ne fosse ancora bisogno… I reciproci sessi nelle nostre mani, che accarezzano, lusingano, indulgono per capire ed interpretare i deliri della passione…</p>
<p>Maledizione! non è possibile… il telefono! Mi distrae, non gli bado, lui insiste… poi smette… ma ha rimosso l’incanto della fantasia, resto con la mia eccitazione, abbracciato al cuscino, il mio sesso contro il materasso, rigido e deciso a cercare la sua soddisfazione… no amico, devi rassegnarti, siamo sempre vittime di quella diabolica fantasia, lei che domina i sensi, ogni volta, tutte le volte… </p>
<p>Mi giro, invoco il sonno che non arriva… quando smetterò di prendermi in giro?</p>
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		<title>Martire (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
		<link>http://cdsesso.wordpress.com/2008/08/28/martire-by-lingua/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 07:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Stanco e svogliato, appollaiato sullo sgabello del bar, sorseggiavo un beverone poco gradevole. Miscuglio suggerito dall’amico di turno, più giovane e molto più prestante di me, oggetto dei desideri delle solite ragazze. Infy, un rompi rompi sprezzante e poco garbato, che insisteva a spiegarmi e convincermi della sua strategia.
Aveva realizzato un piano d’azione per un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1295&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Stanco e svogliato, appollaiato sullo sgabello del bar, sorseggiavo un beverone poco gradevole. <span id="more-1295"></span>Miscuglio suggerito dall’amico di turno, più giovane e molto più prestante di me, oggetto dei desideri delle solite ragazze. Infy, un rompi rompi sprezzante e poco garbato, che insisteva a spiegarmi e convincermi della sua strategia.</p>
<p>Aveva realizzato un piano d’azione per un sequestro presso lo sceicco più facoltoso di tutti gli Emirati Arabi: sottrargli la 128ma discendente, quasi 25nne. Unica bionda, bellissima, generata con una svedese, che però aveva lasciato alla svelta, emiro, harem e figliola. Lo guardavo sorridendo, scrollando la testa, lo ascoltavo delirare: “ma scusa, noi allora… bla, bla, bla”. “Va bene Infy” gli risposi, “ti fornirò ciò che hai chiesto, ma verrò con te poiché non mi fido.”</p>
<p>Qualche giorno dopo, al limitare del muro di cinta del regale palazzo arabo, eravamo in agguato, con il favore della notte, in attesa della nostra vittima. Quattro fari abbaglianti stavano annunciando una grossa limousine, che procedeva lentamente per indovinare l’ingresso del cancello. La manovra era complessa per l’angusto accesso, adeguato al passaggio di capre e cammelli, ma appena di misura per le auto. Si fermò prima però, dopo aver superato le trappole fora gomme. Scese l’autista per verificare il guasto, ma non ebbe altro tempo, Infy gli mollò un calcio fra le gambe, (il riferimento potrebbe essere un …tiro di rigore!), proprio lì… e già sui gioielli!</p>
<p>Lo chauffeur si accasciò strillando, preoccupato, più per il trasferimento, dal gruppo attivo agli eunuchi del Gran Visir, che per il dolore effettivo. Mi precipitai nell’auto cercando di rapire la nostra vittima. Sollecitavo l’amico a lasciar perdere l’infinita discussione che stava avviando con l’autista inquieto. Il dibattito era sui sali da usare con i lavaggi al bidet “foglie di menta piperita e peperoncino fresco, e vedrai tu torni in forma come e meglio di prima” insisteva Infy, ma l’altro non si lasciava convincere “e se non funziona? lo sai dove mi trasferiscono?” l’amico, che in fondo non era la carogna che si ostinava a far credere, gli raccomandò l’indirizzo del suo andrologo, lasciandolo più rassegnato che soddisfatto…</p>
<p>La ragazza era avvolta nel solito burka, ma non si fece pregare per seguirci “ti portiamo da mamma che vorrebbe riaverti” le dichiarò l’amico, facendola accomodare nella nostra auto. Alla guida del vecchio Jaguar, sgommando, cercavo la deviazione per la tangenziale, per guadagnare alla svelta l’AutoRain (opera del made in Italy GodFather Spa).</p>
<p>Infy cercava di toglierle il burka, ma la ragazza svelta e precisa lo schiaffeggiava senza farsi toccare, spiegandosi nel suo svedese incerto: “ma non dobbiamo andare da mamma?” “Si certo, mort… vaf… te e sor…”, cercava di persuaderla Infy, mentre si massaggiava faccia e stinchi…</p>
<p>Al cellulare i nostri complici comunicarono che avrebbero tardato qualche minuto al rendez-vous combinato, ma non ci preoccupammo. Scollinata invece l’ennesima duna, ci trovammo davanti un esercito di beduini cammellati, con le armi in pugno. Al centro dello schieramento la tenda regale dello sceicco, ed una decina di guerrieri che movevano verso di noi… </p>
<p>“Dobbiamo arrenderci, perché i guerrieri neri del deserto non sono garbati” dissi all’amico “di sicuro la ricetta che hai dato all’autista, nel nostro caso non funzionerebbe… dopo il trattamento!”</p>
<p>Fummo introdotti, con le buone maniere che contraddistingue la gente del deserto, nell’accampamento dello sceicco, insieme alla fanciulla con il burka. L’uomo più potente di tutto l’Emirato, si presentò poco dopo, con l’autista ancora dolorante. La piccola corte al seguito, si dispose per garantire al suo sovrano il massimo comfort: eunuchi a ventilare l’aria, vezzose fanciulle seminude, blandire e lusingare le pudenda regali, vivandieri approntare il desco per la cena, etc etc…</p>
<p>“In Man Lah, togliti il velo” ordinò lo sceicco rivolgendosi alla donna, oggetto del sequestro. La fanciulla, sollevò le vesti, lasciandosi vedere in tutta la sua …brut… magnificenza! Quella che credevamo la bellissima figlia svedese era in realtà l’istitutrice delle figlie del sultano.</p>
<p>“E voi tre sciagurati spogliatevi ignudi!” fu l’ordine perentorio per me, Infy e l’autista. Le nostre esitazioni e perplessità furono subito abbandonate per l’estrema cortesia dei beduini. Restammo nudi come natura ci fece (a suo tempo, ma non era stata molto indulgente nel seguito), tentando di nascondere i sacri didimi alla vista dei presenti: piuttosto depressi quelli miei e dell’amico, infiammati e doloranti quelli dell’autista…</p>
<p>Cercavamo di capire la sorte amara che avremmo dovuto subire, mentre lo sceicco ridendo con tutta la corte, indicando le nostre infime virilità, chiese alla donna di fare altrettanto.</p>
<p>E lo spettacolo cui dovemmo assistere fu davvero eccitante. La natura con lei, si era esibita nelle solite stravaganze della natura: fisicamente decadente, coperta di peli, con protuberanze ed escrescenze informi, dal seno al ventre, dalle natiche alle caviglie. Gli ordini dello sceicco, impronunciabili per le risate, prefigurandosi il piacere che ci avrebbe riservato, furono chiari anche a noi. Due le opzioni a disposizione: realizzare almeno 4 o 5 figure del Kamasutra con quella femmina, tutti e tre contemporaneamente, ovvio, senza litigarci le posizioni migliori. Oppure… il supplizio dei beduini! Si trattava di una raffinatezza araba tramandata da secoli, l’introduzione di candelotti di esplosivo con relativa miccia innescata, nel… (lascio alla fervida immaginazione del lettore indovinare l’angusto loculo d’accoglimento).</p>
<p>Eravamo preda dello sconcerto, per l’imbarazzante scelta, più che altro per capire quale avrebbe potuto essere il godimento migliore…</p>
<p>Ma il cellulare, mi ha distolto dal computer mentre sto scrivendo questa storia: “o bucaiolo d’un fiorentino, ma l’hai scritto il racconto per il sito?” il solito Infy a sollecitarmi la promessa del giorno prima.</p>
<p>Come tutte le storie che si rispettino, lo scrittore delega alla fantasia del lettore ogni altra conclusione di quest’avventura poco probabile, male interpretata e scritta peggio…</p>
<p>insolente</p>
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		<title>Un altro punto di vista (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 07:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il consiglio di amministrazione della mia società stava per riunirsi. Belle figliole e sedicenti impiegati al tavolo della riunione, in attesa del Cda al gran completo.
Io, l’oggetto della seduta! Troneggiavo nel bel mezzo del tavolo, dentro un cofanetto ben confezionato dalla grazia e dal prestigio delle impiegate. Ero il prodotto di una nuova miscela di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1293&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il consiglio di amministrazione della mia società stava per riunirsi. Belle figliole e sedicenti impiegati al tavolo della riunione, in attesa del Cda al gran completo.<span id="more-1293"></span></p>
<p>Io, l’oggetto della seduta! Troneggiavo nel bel mezzo del tavolo, dentro un cofanetto ben confezionato dalla grazia e dal prestigio delle impiegate. Ero il prodotto di una nuova miscela di lattice, un prototipo insomma!</p>
<p>Finalmente l’ingresso dell’amministratore delegato, con il codazzo dei soliti ammiratori, in pratica ruffiani e adulatori, al seguito della più bella donna che una società di produzione di profilattici potesse mai desiderare!</p>
<p>Ero soddisfatto, entusiasta del mio capo in gonnella. Inseguivo l’idea di un possibile test proprio con lei, anche se le solite ragazze del reparto collaudo, non mi avevano mai deluso. Semmai erano le prove di resistenza che non sopportavo, ma ero largamente compensato dal calore e dall’accoglienza delle mie preferite: la Lola, la Domenica (detta Menca), la Rosina, la Filomena (detta Sveltina) etc etc… di cui conoscevo ogni singola caratteristica dei relativi pertugi sessuali.</p>
<p>Fu presentato il logo d’apporre alle confezioni che avrei dovuto adottare, con il solito spermicida, forse più delicato, meno invadente, nella confezione igienica, saldato fra due sfoglie di carta plastificata antigraffio. </p>
<p>La riunione iniziò per propormi un nome adeguato, dopo il leggendario HAbemus TUtorem, pregustavo l’idea per un nome ammiccante, intrigante e quantomeno gradevole alle signore…</p>
<p>Ma si sa, la comunità degli umani è sensibile alle sirene del guadagno “presto e subito”. Mi venne attribuito, con poca gloria, un nome da prodotto d’industria “Sensibile”, con gli attributi del caso, per i diversi modelli che dovevo rappresentare.</p>
<p>Per le pressioni dell’adulatore di turno, finii per essere accolto nella borsetta della mia amante preferita. Ovvero quel gran pezzo di figliola di cui mi onoravo esser devoto servitore. Ero al massimo dell’eccitazione e dell’entusiasmo.</p>
<p>Nel tratto di strada che va dall’ufficio a casa sua, mi rigirava tra le dita nell’involucro incolore, anonimo, orfano ancora della confezione finale di vendita. Ero emozionato all’idea d’essere indossato su uno strumento importante, non esagerato. Disdegno le misure extra strong per la cattiva e sgradevole sollecitazione cui vengo sottoposto. Tollerante con le taglie straordinarie dei neri, quando vengo usato in ambienti adeguati. Mal sopporto invece l’uso da parte di zitelle bigotte e inacidite, che per l’emozione di un amplesso, sempre rimandato, sdegnato in gioventù, si adattano a qualsivoglia oggetto di penetrazione, infilandomi su carote, zucchine, banane acerbe, o vibromassaggiatori vari.</p>
<p>Trascuro qui tutti gli altri scopi cui vengo sottoposto, nessuno dei quali può considerarsi nobile, tantomeno utile, come la destinazione per l’ormai abusato gavettone da spiaggia. Oppure come omaggio scherzoso e ridanciano di pallone, legato in segno di disprezzo sulle auto dei novelli sposi… (pensando, gli ingenui, di non indossarmi più!)</p>
<p>Usi e costumi da scoraggiare, soprattutto per le nuove generazioni che dovrebbero apprezzare le mie qualità, cui venni destinato, dal suo inventore, dopo la scoperta dell’America. Quel Gabriele Falloppio, medico, che nel sedicesimo secolo (1560) scoprì anche le trombe che da lui presero il nome. </p>
<p>Buona abitudine ed educazione da promuovere per la funzione sociale e culturale che propongo, per quel piacere unico che esalta il massimo dei godimenti dei sensi.</p>
<p>La donna dei miei sogni non deluse i miei desideri, si scelse Alex, come amante di turno. (Eppure questo tipo non mi è nuovo, credo abbiamo frequentazioni comuni). Un bel ragazzo, giovane sui 35 anni, che si presentò all’appuntamento dal suo “capo” subito dopo cena. La versione ufficiale era per una seduta commerciale. Scopo, valutare, tramite distribuzione del campionario, il successo nelle farmacie più prestigiose, nei negozi di strumenti medicali e sanitari e negli studi professionali di ginecologia e andrologia. </p>
<p>Senza preoccuparmi troppo dei preliminari, mi sentii sollecitato e stropicciato dalle mani che desideravo di più: le dita dalle unghie laccate di rosso notturno. Mi stavano sfogliando, srotolando sul glande di un bell’esemplare di sesso nostrano, di taglia media, lindo e lavato per l’occasione, dalle premure della donna dei sogni. Sentivo i residui della sua saliva, immaginandomi, quanto quella creatura poteva esser stata prodiga. Fui soddisfatto quando raggiunsi la mia massima estensione. Avrei potuto soddisfare anche una taglia superiore, ma non era il caso di mortificare l’amico, volevo la sua attenzione e tutte le sue risorse. </p>
<p>Mi sentii strizzare il serbatoio, e mi ritrovai nella …selva oscura! </p>
<p>Eh no ragazzi avete sbagliato, mi stavo introducendo nel più bel nido che nessun altro uccello avrebbe mai potuto progettare! Conosco il mio mestiere, e se mi trattano con delicatezza e con riguardo, riesco a soddisfare ogni desiderio, ogni aspettativa. </p>
<p>Mi irrito facilmente per le femmine sbadate, che volendo mostrarsi esperte e premurose, mi gonfiano prima d’essere indossato. A volte m’incidono perfino con le unghie. Oppure con i frettolosi, che mi usano dalla parte sbagliata, senza seguire il verso dell’orlo da svolgere, compromettendo lo spermicida e l’elasticità del lattice stesso. </p>
<p>Ma stavo osservando, come fosse la prima volta, l’ingresso di quel capolavoro della natura, che generazioni di poeti e di scrittori non hanno abbastanza magnificato. Cercavo la volta del padiglione da strofinare, sollecitato dall’amico che sentivo agitarsi per il gradevole su e giù. Vedevo l’ingresso uterino, che si stava arrossando per l’eccitazione. Sollecitavo la cintura delle ghiandole escretori cingermi i fianchi, per lubrificarmi proprio dove il liquido spermicida mancava. Stavo procurando piacere al sesso che m’indossava, sentivo le sue iniezioni di lubrificante, ma soprattutto la grossa vena spermatica che mi pulsava lungo tutto il percorso.</p>
<p>Spesso mi succedeva, per la foga del mio anfitrione, di uscire dalla mia custodia, e per la fretta di recuperarmi all’orifizio in uso, si trastullava a puntarmi il capino nell’altro foro. “Ehi ragazzo, non ti ci provare, non ti…” sono nobile di tempra e di lignaggio, per venir sottomesso ad un retto dai malefici umori, invischiato ancora di pezzettame flottante, per quel residuo molcendone dell’evacuato o dell’evacuabile putredine. Indulgendo all’abusato volgare, si direbbe, senza frizzi e lazzi, un “viaggio di m…” Mi perdonino i gaudenti ed i benpensanti, per la concessione all’etimo classico dei lemmi e delle locuzioni.</p>
<p>Presto arrivò il dilagante piacere, che purtroppo mi provoca quei fastidiosi attimi di apnea, per non saper dove riporre, nell’immediato, tanto liquido, per l’impreparato invaso a lungo sgonfio e dimenticato. Ma l’ansia per una fine ingloriosa, che spesso mi prende, in occasioni di taglie straordinarie, è sempre di breve durata e spesso mal riposta.<br />
Le cure dell’amante, che non vorrebbe veder tracimare alcuna goccia del liquido meschino e inquinante, sono per un rapido spogliarsi…</p>
<p>Benedetto dalle femmine, meno dai maschi, subisco però la peggiore delle umiliazioni, confinato fra l’immondizia nella pattumiera, o peggio, nell’ecquoreo liquame del cesso.</p>
<p>Arrivò infine, il giorno più atteso: erano pronte le confezioni per la distribuzione. E come da progetto, fui messo in bella mostra sui banchi delle farmacie migliori. Guardavo con desiderio i potenziali clienti, cercando di mostrarmi alle belle signore, ai prestanti giovanotti, ma per quanto mi proponevo, altrettanto venivo scelto.</p>
<p>Potrei raccontare di un minorenne, imbarazzato e vergognoso, che chiedeva sottovoce la confezione più economica. Oppure le altre signore, che prima della chiusura, facevano incetta di confezioni, pretendendo lo sconto quantità. Con le quali ultime devo mostrarmi indulgente perché proprio da costoro deriva il rischio peggiore. Uomini grossi e uomini scarsi, dove i primi mi strapazzano per una copertura totale, mentre i secondi mi usano solo per metà lunghezza, compromettendo elasticità e aderenza.</p>
<p>Capitavo nelle tasche di femmine avvenenti, che mi acquistavano, in segreto, per gli amanti. Oppure delle novelle mamme, che non volevano rischiare un’altra gravidanza. Potrei rammentare anche gli acquisti di qualche curato, senz’abito talare, e sotto mentite spoglie. Insomma una fauna variegata di utenti, tutti dediti ai piaceri del talamo, molti imbarazzati, altri fieri di dichiarare i segni della virilità.</p>
<p>Ma il ricordo torna sempre alle mie donne, alle collaudatrici esperte, che m’indossano con perizia, nella più bella fabbrica del mondo: quella dei sogni e dei desideri per l’ineguagliabile nido d’amore…</p>
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		<title>Kombin (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 07:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sibilo percorre l’antro della caverna, cercando la sua vittima: lo spirito di Ecate, delegata degli dei per riconciliare uomini e cielo. La bellissima strega aveva implorato per evitare la missione, ma la Grande Madre era stata definitiva, la terra chiedeva nuova genesi, una nuova generazione, il popolo degli uomini.
Kombin batteva il ferro, fra incudine [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1291&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il sibilo percorre l’antro della caverna, cercando la sua vittima: lo spirito di Ecate, delegata degli dei per riconciliare uomini e cielo. <span id="more-1291"></span>La bellissima strega aveva implorato per evitare la missione, ma la Grande Madre era stata definitiva, la terra chiedeva nuova genesi, una nuova generazione, il popolo degli uomini.</p>
<p>Kombin batteva il ferro, fra incudine e martello, piegava il metallo al fuoco della forgia. Lo scaldava, incandescente ne modellava la forma, scintillando le faville, che illuminavano la volta. Giovane discepolo del dio Votan, usava la forza per preparare la vita.</p>
<p>La fiamma dilatava l’aria, cresceva d&#8217;intensità, proiettava a tratti l’immagine della strega. Ecate, protetta dalle vergini e dalle vestali, compiva il sortilegio: nella notte di plenilunio doveva materializzarsi, concedersi al giovane nel desiderio della passione. </p>
<p>Kombin era il prediletto destinato alla strega Ecate, lo spirito della natura aveva proposto quel giovane agli dei. Artemide si era sdegnata per la scelta, voleva evitare il sacrificio della figlia, ma non poteva opporsi ai divini progetti.</p>
<p>La terra aveva fornito il metallo, il fuoco ne domava l’anima, l’aria evocava il sortilegio e l’acqua temperato l’acciaio. Elementi di vita solidali con l’uomo, doni per la futura stirpe. L’uomo sollevò la spada, l’arma degli eroi, implorando la benedizione della natura e la protezione del cielo. Devoto interprete di un progetto sconosciuto, sentiva la presenza della strega senza realizzarla. Subiva le sollecitazioni per ciò che non capiva, ombra indefinita, sussurro impercettibile, apparenza di un desiderio sconosciuto, ma non aveva paura.</p>
<p>Gli dei spesso si prendevano gioco degli umani, tentavano ogni loro debolezza per conoscere la forza della volontà, il genio nella sopravvivenza, l’adattamento all’imprevisto.</p>
<p>Il sortilegio stava compiendosi, l’esorcismo della materia, la definizione dello spirito. La strega Ecate mostrava i seni, gonfi di vita, il ventre sensuale ed accogliente, davanti a lui vestita di luce. Kombin l’osservava meravigliato ed impressionato, incredulo per la visione. Ecate ascoltava i suoi deliri, dominata dalla passione, sensibile alle implorazioni umane, se ne compiaceva, lusingata ed eccitata per lo stesso desiderio.</p>
<p>Gli dei volevano un dono speciale per la stirpe degli uomini, ma erano perplessi, conoscevano gli effetti devastanti della passione. Gli umani, creature fragili, non potevano competere per le troppe debolezze: avrebbero potuto usar male l’incantesimo che la strega si prodigava a realizzare.</p>
<p>L’eroe era davanti a lei, sentiva la febbre dei sensi per la prima volta, vedeva i suoi muscoli obbedire a regole sconosciute, il suo sesso stava realizzandosi, rigido, immenso, turgido, umido di desiderio. Ed era la fanciulla che gli sorrideva a provocarlo. Lo stava accarezzando, gli baciava il volto, il petto, e quelle labbra avevano un effetto devastante, incontrollabile, un desiderio sconosciuto e indefinito. Il giovane non conosceva la gestualità dell’erotismo, i giochi dei sensi, ma provava un’emozione violenta. Voleva dominare quella creatura, sottometterne la volontà, toccarla, stringerla, cibarsi dei suoi umori, succhiarle le labbra, i seni, e soprattutto toccare quel cespuglio che si stava lucidando, brillando alle vampe della fiamma. </p>
<p>L’organo proteso era incontrollabile, ingestibile, Kombin doveva solo seguirne e sfogarne i desideri. Ma non capiva, non sapeva, abbracciava e baciava la ragazza, rispondeva alle sue carezze, Ecate rivolse le sue attenzioni al giovane, lo blandiva, lusingava il suo sesso, accendeva il delirio, ma indugiava prima di concedersi… Il sortilegio era compiuto, gli uomini dominati dalla passione, avevano il dono, sapevano, conoscevano il delirio dei sensi, il giovane trovò il grembo, la strega lo accolse e il grido per l’orgasmo arrivò fino agli dei… Artemide e la Grande Madre adesso presenziavano l’evento, la prima definì il rito della passione, concesse la quiete dopo l’eccitazione, la seconda benedì il miracolo della vita…</p>
<p>Fu così che gli dei donarono la passione agli umani, il desiderio, il delirio, l’amore, la vita…</p>
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		<title>Il convento di clausura (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 07:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Missione difficile per il giovane Clark, ufficiale di recente nomina, per l’indomito coraggio dimostrato nelle missioni precedenti. Questa incursione su territorio francese, a presidio tedesco, non prometteva la stessa gloria di quelle, ma non poteva rifiutarsi: il grosso Douglas che lo ospitava, avrebbe dovuto paracadutarlo nei pressi di Besancon, era atteso dai partigiani francesi che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1289&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Missione difficile per il giovane Clark, ufficiale di recente nomina, per l’indomito coraggio dimostrato nelle missioni precedenti. <span id="more-1289"></span>Questa incursione su territorio francese, a presidio tedesco, non prometteva la stessa gloria di quelle, ma non poteva rifiutarsi: il grosso Douglas che lo ospitava, avrebbe dovuto paracadutarlo nei pressi di Besancon, era atteso dai partigiani francesi che l’avrebbero nascosto per condurlo ai capi d’azione della resistenza.</p>
<p>Fu spinto fuori aereo dal suo istruttore, alla sferza dell’aria gelida. Dopo il primo attimo di panico, recuperò alla ragione l’azione cui stava partecipando: il Douglas era fatto bersaglio della contraerea, e le fotoelettrice nemiche lo stavano inquadrando. I tedeschi non avevano aderito alla convenzione di guerra, e sparavano sul nemico, senza distinguere se in azione o inerte per l’impossibilità di difendersi.</p>
<p>Clark diventò oggetto di una sparatoria feroce, riuscì a capire che 4 o 5 postazioni diverse, lo avevano nel mirino. Restò stordito per un colpo che lo raggiunse sotto l’arteria femorale. Il dolore era lancinante, semisvenuto, rilasciò ì cavi principali che gli permettevano la manovrabilità del paracadute. Ma quella fu anche la sua fortuna, uscì dai coni di luce dei proiettori, ed il vento lo trasportò nei pressi della periferia della città. Come corpo inerte si lasciò trasportare senza alcun intervento, finchè sentì peggior dolore della ferita per l’impatto con il suolo.</p>
<p>Restò a terra, quasi svenuto, delirante, senza forze, era nel chiostro di un convento di clarisse francesi…</p>
<p>Si svegliò in una piccola cella, sotto lo sguardo di altrettante femmine curiose ed apprensive, con il velo per il voto di castità e di ubbidienza alla regola delle monachelle di S.Luigi, fondatore dell’ordine religioso. Era molto debole e non capiva da quanto tempo fosse in quel luogo…</p>
<p>Una sorella, dallo sguardo austero, la badessa, gli si rivolse in un inglese stentato, rivelandogli il suo stato di invalidità, il luogo di degenza ed il tempo di ricovero. Era stato colpito sotto l’inguine, non era gravissimo, ma doveva stare a riposo per il rischio di conseguenze peggiori. Il proiettile non aveva leso organi importanti e gli era stato rimosso. Era nei pressi di Besancon, presso il convento delle clarisse. Le monache avevano cancellato ogni traccia del suo arrivo, potevano ospitarlo, curarlo e riconsegnarlo ai partigiani francesi. Da due giorni era sotto l’effetto dei sedativi, suor Celeste e suor Matilde, esperte infermiere, per aver praticato prima del noviziato, lo avevano assistito e curato.</p>
<p>Circondato da molte sorelle, che lo guardavano sorridenti, speranzose, osannanti il santo protettore per il suo sereno risveglio, avrebbero celebrato la funzione religiosa di ringraziamento.</p>
<p>Il capitano Clark, si compiaceva per la buona sorte, osservava giovani, mature ed anziane sorelle soddisfatte di poter ospitare un eroe, e contribuire alla causa contro il comune invasore.</p>
<p>Non sentiva la gamba, resa insensibile per la ferita, per le anestesie ed i bendaggi. Si meravigliò di non avere indosso altri indumenti che una lunga camicia da notte, era stato spogliato e curato da quelle creature. Non pensò oltre, semmai rivolse più attenzione alla famiglia, ai superiori che senz’altro lo avrebbero creduto morto, ma si riprometteva di mandare quanto prima qualche segnale. Era in una cella di clausura, molto francescana, riconobbe il cantero nei pressi del letto per i bisogni corporali, e vide sopra una sedia i suoi abiti militari.</p>
<p>Si addormentò di nuovo, per risvegliarsi al lieve ingresso di due sorelle, in camice bianco, le due infermiere che venivano per i controlli alla ferita. Gli tolsero le coperte, e gli sollevarono il camice, lasciando intravedere una gamba fasciata dall’inguine al ginocchio, con i genitali inerti, come appendici senza vita. Le sorelle erano abbastanza disinibite, spostavano, alzavano, riportavano, per la nuova medicazione e la conseguente fasciatura, quei flaccidi e mollicci appendici, senza vita apparente, ma trattati come strumenti importanti, oggetti di desiderio per qualsiasi femmina, ora indifferenti nelle mani di due giovani novizie.</p>
<p>Clark chiese l’uso del cantero per espletare la minzione, sollecitato per l’appunto, senz’altra velleità, da quegli angeli benevoli. Fu proprio suor Celeste che si prese l’onere di fargli eseguire la funzione, e gli parve che in questa opera pia, fosse oggetto di piccola disputa con la più giovane suor Matilde. Ma non si preoccupò, concedendosi al piccolo piacere, con tutta l’attenzione della sorella maggiore, che indirizzava il getto, sorridente, nel candido vaso di porcellana, con il ben familiare rumore per l’espulsione dell’urina giallo-pallida. Ad azione conclusa, la sorella indugiava nella meticolosa pulizia per un modesto, ma imbarazzante lavacro nella catinella da bidet, ed il conseguente leggero massaggio per asciugare il prezioso fardello.</p>
<p>Il nostro eroe, era soddisfatto per quel servizio, gradiva le premure delle sorelle, subiva la lusinga per ogni desiderio, veniva addirittura aiutato con i pasti, aveva quasi sempre una sorella al suo capezzale, e non badava troppo se era giovane novizia, matura clarissa, o anziana ospite del carmelo. Era assistito giorno e notte, eccezion fatta, quando la campana invitava tutte alle funzioni religiose. </p>
<p>Per le buone premure delle sorelle, sentiva recuperare le forze, riusciva a fare qualche passo, pur sentendo la fitta quando appoggiava la gamba a terra. Era intento a provare qualche passo che fu scoperto proprio da suor Celeste, la sua preferita, per le premure cui veniva sottoposto. L&#8217;infermiera strillando, lo ricondusse sotto le lenzuola, impedendogli ogni altro movimento e contrariata, lo pregava di non fare altri tentativi.</p>
<p>Una volta ricondotto nel letto, la sorella, cambiò umore, sorridendogli, gli indicò il solito vaso per capire se aveva necessità di espletare. Clark, quasi a prendersi una rivincita, acconsentì, e questa, piuttosto soddisfatta, gli si intrufolò, ormai pratica ed esperta, sotto la camicia, alla ricerca del suo sesso. E non si meravigliò non trovando la stessa inconsistenza, ma un oggetto più presente… di certa corposa carnosità, al limite dell’eccitazione. Gli propose il vaso di porcellana da indirizzare, ma con più difficoltà per un’erezione che le stava impegnando la mano.</p>
<p>L’occhiata della sorella era bonaria, comprensiva, capiva che non era possibile la funzione e cercava di massaggiare quel rubinetto poco volenteroso. E più accarezzava, più quell’appendice si irrigidiva, Clark era eccitato a sua volta, e non impiegò molto a manifestare la sua passione. Suor celeste si stupiva, pur restando serena e decisa a far espletare la solita minzione. Fu distratta dall’ingresso dell’altra consorella più giovane, suor Matilde, che alla vista della prodiga azione della sorella, non nascose il turbamento, dichiarandole senza mezzi termini che il capitano aveva un’erezione sessuale.</p>
<p>La sorella, gli si rivolse con la consueta amabilità, ma l’osservava con lo sguardo indagatore di chi vuol capire il fenomeno cui stava partecipando. La scena era questa: nel letto scoperto a metà, con il camice sollevato, il militare si trovava al massimo degli imbarazzi, con il suo sesso rigido, abbandonato, dopo tante premure, e sottoposto ad un controllo indagatorio. Era deciso ad avere il suo orgasmo e poco gli importava se era in presenza di due infermiere monache di clausura!</p>
<p>Senz’altro pudore, aveva iniziato lui la masturbazione, con la meraviglia dell’infermiera anziana, più naturale invece la sorella più giovane, che gli sedette accanto, sostituendo la sua alla mano dell’infermo, continuando lo stesso movimento, più delicata, ma piuttosto adatta a produrre il piacere per l’eroe straniero. L&#8217;altra intanto avrebbe sostituito la collega per aver capito l’attività che doveva produrre, soprattutto osservando il capitano preda del naturale godimento. Non riuscì a realizzare quel desiderio che successe l&#8217;inaspettato imprevisto: il protetto, stava iniziando l’effluvio dell’eiaculazione, le consorelle erano riuscite nell’intento, anche se di ben altra minzione si trattava… </p>
<p>Clark sfinito s’era accasciato sul cuscino, con meraviglia delle sue infermiere, che avrebbero volentieri continuato quel bel nuovo gioco. Capirono la spossatezza e lasciarono quieto il giovane sul letto di …dolore. Ma dopo meno di mezz’ora si erano ripresentate, curiose ed eccitate, si erano preparate per un nuovo …incontro! </p>
<p>Sotto le vesti candide di infermiere, erano nude, sentivano ancora le velleità femminili, rimosse e sopite da lunghe punizioni corporali per mortificare la carne e dimenticare i piaceri terreni. Il risveglio dei sensi è devastante se diventa occasionale, e convince della rara ed unica possibilità di un uomo accolto per il ferimento. Avrebbero provveduto poi alla relativa punizione per il peccato dei sensi…</p>
<p>Clark, ancora debole per la ferita, da poco sottoposto ad un orgasmo liberatorio, non aveva recuperato e non poteva esser pronto per la nuova eccitazione. Le sorelle, si erano organizzate, avevano disertato le funzioni, avevano realizzato l’idea di soddisfare l’eccitazione per il loro protetto, con un progetto semplice e deciso. Serrata la cella contro possibili intrusioni, presso il loro infermo, lo spogliavano delle lenzuola e del camice, si erano tolte gli abiti bianchi a loro volta, e mentre una cercava l’erezione di pochi momenti prima, l’altra l’accarezzava distesa vicino al capitano.</p>
<p>Il sesso dell’uomo era sollecitato con i soliti massaggi, e per le delicate mani delle infermiere, non tardò a ritrovare l’eccitazione e la crescente rigidità. Fu grande il suo stupore quando sentì le labbra di suor Matilde, china su di lui, che si prodigava con baci e le carezze sul glande, subito maturo per l’occasione. Il sesso diventa arte con la frequentazione, ma è stimolo naturale anche per creature inibite alla normale vita sessuale. Scoprivano e praticavano ciò che la vocazione aveva loro negato, mentre Clark indicava, sollecitava, spiegava con i gesti ciò che gradiva di più.</p>
<p>Toccava quelle alunne vergini e desiderose di ogni conoscenza per un’eccitazione incontenibile, osservava la loro nudità poco provocante per mancanza culturale, l’idea di femmine inesperte ma eccitate, era travolgente. Carezzava i seni gonfi, imbarazzato per la scelta, i glutei morbidi, le cosce aperte ed i sessi… Più accogliente quello della giovane, ma altrettanto eccitato quello della più anziana. Capiva i loro desideri, e si preoccupava per soddisfarle entrambe.</p>
<p>Le sue dita sfioravano il sesso di suor Celeste, distesa su di un lato, che lo cingeva accarezzandolo sul petto, sulle mammelle, contendendo alla più giovane la stessa manualità su quell’appendice così interessante, oggetto del desiderio. Con la sinistra, Clark stimolava i velluti rigidi di suor Matilde, china e prodiga nell’inghiottire quel sesso, come se dovesse cibarsene per una fame antica che cercava la sazietà, consapevole che prima o poi si sarebbe esaurita.</p>
<p>Le sorelle si scambiavano le parti, più esperta l’una, più attenta all’apprendimento l’altra, mentre con le mani sollecitavano le rispettive clitodiri, in un’attività più familiare, la cui pratica naturale, nell’intimo delle celle, le scopriva adesso complici, per desideri comuni con un sesso maschile da usare senza limite.</p>
<p>Clark fu usato con le bocche, fu oggetto di penetrazioni violente, da entrambe a turno, fu sottoposto allo strazio di un sesso ancora stimolato e massaggiato, anche dopo l’orgasmo incontenibile, senza ottenere la decontrazione ed il rilassamento necessario. I suoi gemiti furono uditi dalle altre sorelle al rientro dalle funzioni, che tentavano di entrare nella cella, recuperando alla realtà quelle insaziabili “aguzzine”.</p>
<p>Suor Celeste, dopo il precipitoso ordine, ritrovata la solita calma, quella congeniale ad una crocerossina volontaria, si presentò alla madre superiora che dall’alto della sua austerità, indagava quell’imprevista serrata della cella di un ospite pellegrino, ferito, gemente per la ferita in via di guarigione… Chiedeva nell’incerta lingua del militare una spiegazione per capire…</p>
<p>Clark non avrebbe potuto tradire le due infermiere, ma chiese alla madre superiora se poteva avere meno premure, meno assistenza e più solitudine per riflettere e meditare su ciò che avrebbe potuto fare per avvisare della sua presenza in quel luogo di pace, i suoi superiori. La madre badessa, con il buon senso che la distingueva, non solo chiese alle sorelle di rendersi ancora più presenti per la salute del giovane, ma chiese un gesto di buona volontà ad altre novizie per sostituire le prime due, che magari potevano trovarsi in affanno con quel giovane bisognoso di cura ed assistenza…</p>
<p>Lesse il disappunto di Clark, ma sorridendo bonaria, imputava a legittima ribellione, tipica di ogni malato, senza curarsene troppo. Sorridendo, gli presentò le volontarie, destinate a quell’opera meritoria, semmai compiacendosi per la solerzia ed il numero delle adesioni delle sue amministrate. </p>
<p>E siccome la curiosità è femmina e ciò che poteva essere un piacevole intrattenimento combinatorio si rivelò un terribile disagio… Anche sotto le vesti religiose, la pratica del risveglio dei sensi, si era diffusa fra le clarisse di un convento sconosciuto nei pressi della città francese di Besancon, durante l’occupazione nazista, nella 2° Guerra Mondiale…</p>
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		<title>Predazione (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[I tempi cambiano, portandosi dietro i guasti del passato, e a volte, per quelle esperienze (ma è piuttosto raro il caso), il ravvedimento per le lezioni subite!
Un sabato notte, di un mese qualunque, in una discoteca qualunque, di una città qualunque dei nostri tempi&#8230;
Daniela, ballando, esibisce il suo fisico, ma non ha un bersaglio definito, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1270&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I tempi cambiano, portandosi dietro i guasti del passato, e a volte, per quelle esperienze (ma è piuttosto raro il caso), il ravvedimento per le lezioni subite!<span id="more-1270"></span></p>
<p>Un sabato notte, di un mese qualunque, in una discoteca qualunque, di una città qualunque dei nostri tempi&#8230;</p>
<p>Daniela, ballando, esibisce il suo fisico, ma non ha un bersaglio definito, chiunque potrebbe restar provocato dalla sua bellezza: 25 anni, capelli biondi, lisci, lunghi, un viso ovale, ben modellato, occhi chiari, un nasino modello francese, bocca regolare, labbra ben disegnate, per un sorriso splendente&#8230; E poi quel corpo superbo della giovane età, ben curato, sottolineato da un abbigliamento di classe, senza eccessi&#8230;</p>
<p>Molti occhi maschili la stanno osservando, alcuni tradiscono il desiderio, magari con rabbia per non poterlo soddisfare, altri infine di compiacimento, semplicemente perchè le sono amici. Anche altri osservano: tre ragazzi sconosciuti al locale ed ai frequentatori abitudinari, seduti ad un tavolo ai bordi della pista, sorseggiando roba forte, accennano un sorriso ogni volta che incrociano il suo sguardo; Daniela, abituata e scaltra, osserva senza ricambiare, senza scombinare la sua frenetica esibizione&#8230;</p>
<p>Durante la pausa, nell&#8217;attimo di passaggio dalla pista al tavolo, la ragazza sente distinto un messaggio al suo indirizzo: “sei proprio bona, uno schianto, dinamite ormonale&#8230;” La sfacciata dichiarazione, piuttosto decisa e volgare, le impedisce una replica adeguata, oltretutto orfana di un accompagnatore che potrebbe intervenire per lei, ma non abbassa lo sguardo, anzi sostiene lo sghignazzo del suo interlocutore e degli altri complici. In genere, le smargiassate di compagnaggio, si espongono al ridicolo, quando la vittima, femmina, replica decisa ed affatto intimorita&#8230;</p>
<p>Non era questo il caso, anzi divertiti dallo sguardo beffardo di Daniela, i tre ragazzi, si alzano, le ridono ancora sguaiatamente in faccia, e lasciano il locale; la ragazza si sente sollevata, dimentica l&#8217;incidente e recupera l&#8217;attenzione del suo tavolo.</p>
<p>Ultimo bicchiere, ultima sigaretta, residui della persistente volontà per non cedere al rientro, saluti, promesse di un presto ritrovarsi, baci distratti, e &#8230;via a casa!</p>
<p>Daniela vorrebbe evitare la periferia, presidio dei soliti nottambuli, ragazzi esaltati dall&#8217;alcool, vittime di qualche tirata eccessiva, fanatici delle corse senza regole, e soprattutto, balordi in cerca di rimediare lo sballo mancato nelle disco. Dopo qualche chilometro, appena fuori città, sussulta terrorizzata, quando il retrovisore le mostra una testa che si solleva dal sedile posteriore: è il solito ghigno dimenticato nella sala da ballo, uno dei suoi provocatori!</p>
<p>Sente il panico che le impegna muscoli e cervello, il sangue accelera le pulsazioni, è preda di uno sciagurato, di cui ignora ogni progetto. Strilla per le convulsioni della paura, piange di rabbia per l&#8217;incapacità a qualsiasi reazione, soprattutto al contatto del metallo freddo di una lama contro il collo. Il suo aguzzino le urla ordini precisi, che pretendono immediata soddisfazione: “gira a destra, stronza, senza agitarti, evitami le tue reazioni, ti sgozzerei senza difficoltà, hai capito?” e conferma la dichiarazione stringendole il collo con l&#8217;altra mano, abbracciandola da dietro il sedile, soffocandole ogni risposta: “dimmi che hai capito, puttana, dimmi di sì” insisteva stringendola con maggior violenza, sopraffatto dall&#8217;esaltazione per l&#8217;impotenza della sua vittima, “sì &#8230;sì &#8230;ssss&#8230;”, ma Daniela accompagnava la fioca risposta con testa, tentando con una mano di allentare la stretta.</p>
<p>Le poche indicazioni la fecero arrestare a margine di una strada affacciata alla principale, cui era parcheggiata l&#8217;auto dei complici. Frenò con una leggera sbandata, quando gli abbaglianti definivano la sagoma di altri due venirle incontro, aprirle la portiera e prelevarla con forza, imprigionata da 4 mani possenti. Prevedeva la successione degli attimi con lo spettro dell&#8217;imminente brutalità: stupro, violenza gratuita, infine il colpo di grazia come una liberazione, questo il suo destino?</p>
<p>Le sue grida disperate, il pianto implorante, erano soffocati da una mano ruvida, che le comprimeva la bocca, l&#8217;altro braccio la stringeva alla vita, quasi sollevandola, quando cercava, scalciando, di divincolarsi. Fu spinta nell&#8217;altra auto, ed il tentativo di ribellarsi, fu sopraffatto da un solenne pugno che la colpì al volto da destra, lasciandola stordita e distesa sull&#8217;auto.</p>
<p>I delinquenti recuperarono la borsa, il cellulare di Daniela, e dopo aver annaffiato di benzina l&#8217;interno della sua auto, accesero il falò per dileguarsi a velocità sostenuta. La ragazza intravide le fiamme della sua auto, mentre il dolore alla mascella le impediva qualsiasi ragionamento, e per l&#8217;emozione, si abbandonò di nuovo sul sedile, incosciente.</p>
<p>Il risveglio fu quasi peggiore, si trovava in una stanza poco arredata, senza finestre, con una sola porta d&#8217;accesso, seduta sopra una specie di letto, senza testiera, con un cubo di legno da un lato che fungeva da comodino portaoggetti, ed un grande mobile malandato dall&#8217;altro lato. C&#8217;era odore di umido, di chiuso, di aria malsana, ma la sua circospezione finì presto, recuperata alla realtà, per il dolore alla mandibola, ai muscoli della guancia, e ad una caviglia, su cui intravide una specie di collare, da cui pendeva una catena fissata ad una parete.</p>
<p>Un riscatto! Lei era l&#8217;oggetto di un rapimento per ricattare la sua famiglia&#8230; ma non c&#8217;era logica in questo ragionamento, i suoi familiari, pur benestanti, non potevano essere l&#8217;obiettivo dei tre criminali, ed il suo ragionamento, restava senza risposta un&#8217;altra volta.</p>
<p>Fu distolta da questi atroci pensieri, al rumore della serratura della porta, che si aprì per proporre una donna, vestita in maniera indefinibile, dall&#8217;aria trasandata, con il volto di uno strano pallore, sembrava più una visione da film di fantascienza, e non l&#8217;incubo che rifiutava ancora d&#8217;interpretare&#8230;<br />
“La troia s&#8217;è svegliata!” fu il suo saluto, “dove sono?” chiese Daniela, cercando di trovare una risposta di conforto, “ahahahahah, sei all&#8217;inferno, idiota” replicò sghignazzando “ma forse non ne avrai per molto, anche se sei molto bella, ahahahah&#8230;” disse quella richiudendo la porta.</p>
<p>Aveva capelli corti, ribelli, senza alcun ordine, con qualche tratto di colore violaceo, gli occhi approssimati dalla matita, ed un colore nero, in parte già sbiadito, sulle labbra. Indossava pantaloni di finta pelle con un gilet allacciato da una stringa rossa, senz&#8217;altri indumenti sotto, scarpe borchiate a metà stivale, facevano pendent con la cintura. Le si avvicinò, mentre Daniela cercava di ritrarsi al limite del letto, contro la parete, fino ad essere raggiunta ad una gamba, con la mano che la frugava su per le cosce, alla ricerca decisa del suo sesso.</p>
<p>Era vittima di una lesbica, che le raggiunse il volto in cerca di un bacio di consenso, ma si accontentò di leccarle la guancia, per un rapido volgere della sua testa. Sentiva il suo odore sgradevole, indefinito da alito cattivo, da sudore rappreso, e da mancanza totale d&#8217;igiene intima. La porta si aprì di nuovo, introducendo due dei rapitori, uno dei quali, urlando e bestemmiando, prese la donna scaraventandola fuori della stanza, richiudendo la porta con un calcio.</p>
<p>Daniela era rimasta terrorizzata, avvolta in una specie di lenzuolo, con le gambe flesse a proteggere il corpo. Guardava con orrore i suoi carcerieri che le si avvicinavano indifferenti, distendendola sul letto. Uno la premeva per le spalle, mentre l&#8217;altro, dopo averle strappato il lenzuolo, la stava spogliando di ogni residuo indumento. Fu mantenuta nuda dalle due mani robuste, e mentre l&#8217;altro si spogliava, quello in piedi sopra di lei, sorridendo sguaiato, esaltava il suo fisico, proponendole l&#8217;imminente amplesso, di cui sarebbe stata vittima&#8230; Preda del solito panico, implorava piangendo e dibattendosi, urlando la sua disperazione, sopportando ancora una volta un solenne ceffone dell&#8217;uomo già nudo, che la stava aprendo, disponendosi in ginocchio verso di lei.</p>
<p>Già eccitato, Daniela osservava, sollevando un poco la testa, quel sesso indesiderato, che l&#8217;avrebbe trafitta. Guardando il suo carnefice, implorava anche colui che le teneva le spalle, il quale, sorridendo, le prospettava un altro rapporto, quando sfinita, non avrebbe potuto impedirgli di fotterla. Sentì avvampare, quando ricevette la spinta dentro il suo sesso, senza precauzione alcuna, contraendosi per il dolore, lamentando il disagio di un&#8217;intrusione che l&#8217;esplorava oltre il disponibile. Urlava ancora, durante i primi violenti colpi, mentre inconsapevole, cercava la sincronia dei movimenti, per limitare il dolore.</p>
<p>Poi fu la volta del suo immobilizzatore, che le liberò le spalle, per sciabolarle in faccia il suo sesso, già rigido e maturo, costringendola per la nuca, ad accettarlo in bocca, minacciandola per una mancata collaborazione. In un misto di odori nauseabondi, Daniela, subì l&#8217;eiaculazione del suo carnefice, vomitando subito dopo, fra l&#8217;indignazione dei due uomini&#8230; ma quel gesto, invece, fu anche la tregua cui venne abbandonata.</p>
<p>Nella solitudine della stanza, cercò di pulire il suo corpo strapazzato, di recuperare gli indumenti, ancora incapace di un qualsiasi ragionamento. L&#8217;istinto per la libertà è più forte di qualsiasi prigione, cercava infatti, senza definirla, una soluzione per uscire dall&#8217;incubo. Sfilò, dal reggiseno, il ferretto di sostegno, e modellando il filo di metallo, cercava d&#8217;introdurlo nella serratura del lucchetto&#8230; non era un&#8217;esperta, ed i suoi maldestri tentativi diventavano inutili&#8230;</p>
<p>Continuò a piangere in silenzio, meditando sulla natura umana, sulla violenza dei forti, cercando una volta di più, una logica risposta alle sue infinite domande&#8230;</p>
<p>Aveva dimenticato il terzo delinquente, quando si affacciò alla porta, reclamando la sua parte di sesso! La disperazione le dipinse il volto, non avrebbe sopportato un altro stupro, molto meglio finirla subito. Con la forza dell&#8217;irrazionale, si avventò su quell&#8217;uomo, non appena fu raggiunta a bordo del letto, e con le ultime energie che le restavano, gli sferrò un calcio con la caviglia incatenata, colpendogli, con precisione, il sesso già rigido che avrebbe dovuto sopportare dentro il suo. L&#8217;uomo diventò paonazzo, restò qualche attimo a bocca aperta, senza alcun lamento, poi si afflosciò ripiegato su se stesso.</p>
<p>Daniela fu lesta ad avvicinarglisi, gli avvolse la catena al collo, e facendo leva con la gamba sotto di lui, cercava di soffocarlo. L&#8217;uomo, reagì, trascurando il dolore, inarcando la schiena nel tentativo di liberarsi da quel collare, mentre la ragazza, puntandogli il piede sulla spalla, tirando la catena, gli impediva ogni reazione. La tensione durò un tempo infinito, poi, la testa di quello sciagurato, da rossa, diventò viola, quindi l&#8217;abbandono delle mani dal collo &#8230;era morto!</p>
<p>L&#8217;orrore lasciava posto al sollievo, per il mancato sacrificio, Daniela tremava, piangendo per la tragedia, cercando tuttavia, nelle tasche del cadavere, la chiave del lucchetto. Sotto l&#8217;impulso per la felice reazione, recuperando la sua autostima, pensò che gli altri l&#8217;avrebbero uccisa se fosse rimasta ancora lì. Si liberò dalla catena, assaporando per un attimo il piacere della libertà, elaborando la strategia per un piano di fuga efficace.</p>
<p>Frugando ancora il morto, trovò altre chiavi, forse dell&#8217;auto, cercando di ricordare se fosse stato lui a guidarla. Recuperò anche un coltello a serramanico, quindi si accostò alla porta, per sentire se qualcuno si stesse per caso avvicinando. Girò la maniglia lentamente, fece scattare la serratura, ed al chiarore di una lampada da notte, che filtrava dal corridoio, si affacciò fuori dalla stanza.</p>
<p>Poco distante, riuscì ad intravedere la ragazza di prima, che seduta su di uno sgabello, con i pantaloni calati, si stava masturbando. Si girò verso Daniela, aveva lo sguardo spento, forse in preda ad una qualche droga, ma di sicuro si stava facendo il film dell&#8217;amico che violentava la prigioniera&#8230; Non riuscì a realizzare altro, la lama del serramanico saettò al suo giugulare, non emise alcun grido, cadde dallo sgabello, ripiegata, mostrando la sua seminudità.</p>
<p>Percorrendo il corridoio, con la paura che esaltava le sue reazioni, arrivò ad una specie di finestrone, e all&#8217;esterno, vide, al bagliore di una luce esterna, il piazzale, l&#8217;auto, ed una strada sterrata d&#8217;accesso al fabbricato. Sembrava troppo facile, senza guardiani nei dintorni, aprì il finestrone, e correndo malamente, con la gamba indolenzita, si rifugiò nell&#8217;auto. Ora si trattava di capire se quelle chiavi, potevano avviare il motore. Per la tortura subita prima, la fortuna la stava ripagando&#8230; infilò la chiave e girò decisa; il motore sussultò, pronto ai suoi comandi, non aveva scarpe, poco, e male vestita, avrebbe guidato comunque, pur di allontanarsi da quel luogo maledetto.</p>
<p>Il rumore dell&#8217;auto, aveva affacciato ad un&#8217;altra porta, gli altri due uomini, che Daniela vide distintamente; senza aspettare il loro consenso, con un&#8217;accelerata decisa, alzando una nuvola di ghiaia e polvere, diresse per lo sterro. Nel retrovisore, con una certa soddisfazione, vedeva i due agitarsi correrle dietro, ma li stava distanziando facilmente&#8230; E finalmente, scomparsi alla sua vista, dette sfogo al represso della paura, dell&#8217;orrore, urlando la sua soddisfazione, insultando i suoi rapitori, mentre si dirigeva, in una folle corsa, verso un comando di polizia&#8230;</p>
<p>Alla caserma, avvolta in una coperta, mentre sorseggiava un latte caldo, incontrò il padre, disperato per la giovane figlia, e David, dai rapporti incostanti, ma cui era affezionata per l&#8217;amicizia delle famiglie. Fu accompagnata al pronto soccorso, visitata da una dottoressa, e quindi dimessa, dopo qualche ora, sotto sedativo.</p>
<p>A casa, per le cure amorevoli dei genitori, le visite degli amici, e la stretta sorveglianza di David, Daniela, avrebbe voluto credere ad un incubo, piuttosto che alla sua triste storia, ma quando si toccava il sesso o la guancia, tornava a piangere. Rammentava i volti orribili degli stupratori, gli occhi spenti della ragazza dark, ed il volto paonazzo dell&#8217;ultimo carceriere; malediva la vita, condannava i suoi rapitori, sentiva rabbia verso i maschi, e nemmeno David, con tutta la buona volontà, le premure per la sua ragazza violata, riusciva a riconciliare i suoi sentimenti&#8230;</p>
<p>Il ragazzo si disperava, per quella creatura così dolce, bellissima, preda di uno shock che non riusciva a dimenticare. Frequentava psicologi e psichiatri per capire come avrebbe potuto aiutarla, voleva il suo recupero ed una pronta guarigione, mentre adesso, i sentimenti verso di lei, erano fortissimi. Non pensava al sesso, ma avrebbe usato ogni terapia, per ricondurre alla normalità una 25nne, che rischiava di veder compromesso, il resto della sua vita.</p>
<p>David si confidava con Lorenzo, un medico, di qualche anno più vecchio, e forse più esperto di lui. “Fammi conoscere la tua ragazza, sai che mi occupo di malattie mentali, forse potrei condurla da qualche esperto, potremmo aiutarla.” Si sentiva rassicurato per quella disponibilità, e cercò di parlare con i genitori di Daniela, per tentare un&#8217;altra cura “David, abbiamo solo questa figlia, è la nostra ragione di vita, hai senz&#8217;altro il nostro consenso, ma è con lei che devi confrontarti, noi non possiamo decidere al suo posto.”</p>
<p>Determinato, cercava di convincere Daniela per l&#8217;ennesima seduta. La ragazza era distrutta, non migliorava, non si nutriva a sufficienza, non provava alcun interesse&#8230; la sua ossessione era farla finita; la vita l&#8217;aveva tradita, gli uomini e la società l&#8217;avevano tradita; nessuno poteva compensare con amore o passione, ciò che subiva ogni notte, nella sua solitudine, quando i fantasmi delle due vittime, la crudeltà degli stupratori, la tormentavano inclementi&#8230;</p>
<p>Invocava un dio accogliente, la grande genitrice, una madre protettiva su cui abbandonarsi inconsolabile, per capire i suoi tormenti; non i genitori, che obbedivano alla naturale protezione, non David, che si era innamorato e poco capiva del suo animo, e men che meno medici e psicologi. Non era credente, e adesso le sarebbe stata di conforto, una fede religiosa qualsiasi. Aveva vissuto con fiducia i suoi anni, ottima preparazione culturale, eccellente all&#8217;università, prossima alla laurea, era la beniamina dei professori del suo corso; ed ora, tutto questo era scomparso, dimenticato, e non le serviva per guarire il suo male&#8230;</p>
<p>Ascoltò la supplica di David, senza inflessioni emotive; gli accordò un tentativo preso l&#8217;amico, ma si fece promettere, che non avrebbe cercato altri percorsi, dopo quell&#8217;ultima prova, voleva restar sola e da sola, forse, risolvere il problema.</p>
<p>Come promesso a Lorenzo, David accompagnò Daniela all&#8217;ingresso del suo studio e l&#8217;affidò all&#8217;infermiera, restando in attesa nell&#8217;anticamera. Fu introdotta nel gabinetto medico, accomodata nella poltrona dei pazienti, il dottor Lorenzo sarebbe arrivato fra breve&#8230;</p>
<p>I sensi, percepiscono gli eventi, quando sono tesi ed in allarme, e la ragazza viveva quella condizione ormai da molto tempo. Sentiva un certo disagio, gli odori le sembravano familiari, affatto piacevoli, si trovava in un ambiente che avrebbe voluto essere asettico, pur sconosciuto, ma non era così, ed ottenne conferma quando si presentò il dottore. Scattò come una molla quando lo vide, orrore e terrore come la notte dello stupro, era lui, il primo da cui era stata violentata. Gli puntava il dito contro, senza emettere alcun suono, quella paura, che credeva svanita, si ripresentava in tutta la sua crudeltà&#8230; L&#8217;uomo, con il solito ghigno beffardo, le si faceva incontro minaccioso, la ragazza indietreggiava, sbandando, rovesciando arredi ed oggetti, infine l&#8217;urlo disperato, stridulo, fortissimo al cui richiamo, David era già accorso sulla porta.</p>
<p>Fece appena in tempo a capire, che un colpo violento alla nuca lo fece vacillare, e stordito, cadde come morto. L&#8217;infermiera, soddisfatta, brandiva una specie di manico, con cui era intervenuta, mentre adesso cercava di bloccare Daniela per Lorenzo. Questa, nella disperazione, provando una reazione, prima le spinse contro il carrello portaoggetti, e poi una vetrina di cristallo con attrezzature medicali, che rovinandole addosso, le fece perdere i sensi. Il dottore però era riuscito ad imprigionarla, abbracciandola da dietro, stringendola e sollevandola, le impediva ogni movimento.</p>
<p>David, intravedeva, da terra, la ragazza divincolarsi, il falso amico che la stringeva, nel tentativo di soffocare la sua ribellione; sopportando il forte dolore alla testa, strisciando a terra, afferrò una caviglia del dottore, mordendola con tutta l&#8217;energia di cui era capace. Nel tentativo di liberarsi di David, urlando di dolore, cercando di colpirlo con l&#8217;altro piede, lasciò Daniela, ma cadde per il precario equilibrio. La caduta gli fu fatale, incontrando lo scheletro affilato della lampada, fu infilzato, trapassato per il petto, ed un fiotto di sangue dalla bocca, fu l&#8217;ultimo segno di vita&#8230;</p>
<p>David cercava di rialzarsi, aiutato da Daniela, ancora spossata per la lotta, soddisfatta per la fine del secondo aguzzino. Abbracciò il suo ragazzo, implorandogli di non abbandonarla mai più. Intervenne quindi la polizia, i genitori, alcuni amici; l&#8217;infermiera fu condotta in questura, ed il rientro a casa fu scortato da una pattuglia.</p>
<p>Tutti temevano un nuovo shock della ragazza, una nuova depressione, mentre lei, in cuor suo, cercava di blandire la sua autostima, ammettendo invece, che la vendetta, era la miglior terapia che l&#8217;avrebbe recuperata, in breve tempo, alla normalità. Aveva trovato una fede cui credere, uno scopo da perseguire, anche se i volti degli uccisi, non le avrebbero liberato i sogni, ma occorreva crederci. Si era confidata a David, che intanto si sentiva in colpa per averla riconsegnata al suo bruto, ma l&#8217;avrebbe aiutata a scovare l&#8217;ultimo sopravvissuto.</p>
<p>Questa ricerca, intanto esaltava la ragazza, era attiva, quando David elencava i locali che aveva frequentato con Lorenzo, determinata, quando le raccontava, chi aveva incontrato per informazioni, e coinvolta, quando si faceva mascherare il volto, sottoponendosi prima ad un diverso taglio dei capelli, poi ad una tintura da ragazzo punk, quindi all&#8217;applicazione di baffi posticci, e ancora, ad un abbigliamento da investigatore privato.</p>
<p>Le ricerche non avevano il successo sperato, nessuno sapeva chi o dove fosse il sopravvissuto, e nemmeno dai locali meno raccomandati uscivano notizie&#8230;</p>
<p>Daniela ritornava al suo passato, i genitori più sereni, nel vederla riprendere le vecchie abitudini: l&#8217;università, con gli amici in adorazione, la piscina, per i corsi di stile libero e delfino, e soprattutto le amiche, che venivano a trovarla quasi ogni giorno, parlando dei loro amorazzi, degli uomini incostanti ed insensibili con cui avevano rapporti&#8230;</p>
<p>Fu David, che una sera le propose un rapporto d&#8217;amore, come ai vecchi tempi, quando accesi di passione, facevano sesso ovunque. Si ritrovarono nel suo appartamento, libero dal compagno di stanza e d&#8217;università. Sempre i baci, il prologo dei preliminari, e questa volta occorrevano, per capire come realizzare quel desiderio; David a provocarla, esibendosi in uno spogliarello mozzafiato, togliendosi la camicia, indugiando su ogni bottone, liberando lentamente la muscolatura di un busto statuario, poi i pantaloni, liberati dalla cintura, aperti dalla zip, lasciati cadere per l&#8217;ondeggiamento dei glutei e del bacino, allontanati con un calcio deciso.</p>
<p>Al ritmo di una musica senza suono, il giovane, si profilava, per mostrare la protuberanza del sesso, eccitato, nascosto dagli slip, che mostravano i glutei rotondi, irrigiditi dai muscoli in tensione; ed infine con un gesto studiato, strapazzando l&#8217;elastico dell&#8217;ultimo presidio, torturandone le fibre, con un inchino verso la sua spettatrice, si propose nudo in tutto il suo erotismo; il sesso maturo, si ergeva dal busto, inclinato e proteso in cerca di accoglienza e soddisfazione.</p>
<p>Daniela non era rimasta insensibile, ma non si era scomposta; seduta, guardava il suo maschio, sorridente, poco convinta, con una dichiarazione frustrante per entrambi: “perdonami, ma non riesco ad eccitarmi, portami da qualche parte, usciamo&#8230;”</p>
<p>A malincuore, David ubbidì, si rivestì, cercando di ricomporsi, auspicando la decontrazione del suo sesso, senza insistere per ciò che non poteva avere senza consenso&#8230;</p>
<p>In macchina, verso una meta imprecisata, lo sguardo distratto, un manifesto attirò l&#8217;attenzione di Daniela: “andiamo a quella festa?” David acconsentì, dirigendo verso il luogo descritto; si trattava di una ricorrenza di paese: far incontrare locali ed estranei, realizzare qualche utile alla pro-loco organizzatrice, con l&#8217;ospitalità di una banda musicale di un paese vicino.</p>
<p>La melodia della fanfara, preceduta dalle majorettes, aveva raccolto gente che faceva ala, applaudendo festosa, accompagnandosi verso il luogo d&#8217;appuntamento. Era questo uno spiazzo, poco fuori dal piccolo borgo, in aperta campagna, ben illuminato, con un tendone tipo circo, su cui erano stati sistemati diversi tavoli per la cena comune. La banda prese posto sul palco, per la solita musica popolare, con i cori delle ragazze, che adesso si dedicavano ai balli del folklore.</p>
<p>Sotto il tendone, David e Daniela, occuparono il primo tavolo, confinandosi in un angolo ai due lati della tenda; avrebbero condiviso lo spazio, con altri commensali, davanti e di fianco a loro. Fu servita la cena, abbondante per quantità e gustosa per i piatti genuini, preparati dalle brave massaie del borgo. I vicini di mensa erano gioiosi, una famiglia di lato, una coppia di giovani davanti a loro. Brindisi all&#8217;indirizzo delle cuoche, applausi all&#8217;ospitalità del paese, il buon vino veniva consumato senza riguardi&#8230; il ballo forse, avrebbe smaltito l&#8217;euforia prima del rientro.</p>
<p>Anche Daniela sorrideva, seduta proprio all&#8217;angolo estremo, con David accanto, quasi a proteggerla, si affacciava ogni tanto, alla fila dei commensali, per sottolineare e partecipare alle risate dei vicini. Il vino, ruffiano dei sensi, prodotto da mani sapienti, da vignaioli esperti, ansiosi e convinti di produrre un liquore superbo, spandeva le sue fragranze, invitando a dimenticare le amarezze della vita&#8230;</p>
<p>“David, sbottonati i pantaloni, voglio far l&#8217;amore con te” fu la provocazione, sussurrata all&#8217;orecchio, sottolineata da un bacio di convincimento; il ragazzo rimase interdetto, incapace persino di capire la realizzazione di quel desiderio&#8230; ma come? durante una cena? impossibile davvero!</p>
<p>Daniela continuava a fissarlo sorridendo, gli prese una mano indirizzandola al suo sesso. Aveva sollevato la gonna, sfilato le mutandine, e si era coperta con un tovagliolo. “Hai capito adesso? tiralo fuori, mi siedo sulle tue ginocchia e tu copri con i tovaglioli sotto la tavola” David, con le dita, trovava conferma per un sesso eccitato, dilatato, umido, immaginando il turgido delle grandi e piccole labbra&#8230; anche lui era stimolato, pur restando interdetto per partecipare a quello strano amplesso&#8230;<br />
Aprì la zip dei pantaloni, abbassò l&#8217;elastico degli slip, e non fu difficile per Daniela impadronirsi di un sesso già maturo, irrigidito per quella proposta, mentre era ancora perplesso per capire come realizzare un rapporto sessuale.</p>
<p>“Scusami caro”, dichiarò a voce alta Daniela “credo aver perso il cellulare, vedo un attimo sotto la tavola, scusatemi” rivolgendosi ai due ragazzi davanti, rimasti a finire la loro cena, mentre quelli di lato erano già immersi nella folla di corpi danzanti, cioè no, di corpi in agitazione&#8230; David riconobbe le labbra della sua ragazza sul glande, che si prodigava per quel piacere, mentre l&#8217;ultima volta l&#8217;aveva disgustata, fino a farla vomitare; qui, invece, il rischio, l&#8217;azzardo per un rapporto impossibile l&#8217;avevano stimolata, eccitata addirittura, consapevole a realizzare quel proposito, e pur euforica per il vino delizioso, stava percorrendo al contrario, come una specie di terapia, il rapporto che aveva subito con violenza.</p>
<p>David si stava abbandonando alle carezze, al massaggio della lingua, alle blandizie delle labbra, finchè una mano, si ripresentò da sotto la tavola, con il cellulare recuperato. Rossa in viso, eccitata, si dichiarava soddisfatta per il recupero del telefonino, e senza abbandonare sotto la tavola, il sesso del compagno, gli si accostò, baciandolo sulle labbra “sono brava dai, dimmelo, visto che l&#8217;ho ritrovato?” dichiarava a voce alta, ma in quel doppio senso, cercava di convincere David per una collaborazione. “Ti prego coccolami, ho bisogno della tua comprensione”, “eddai David, accontentala no? voi uomini ingenerosi&#8230;” fu la replica della ragazza di fronte, che immaginava per Daniela, solo un momento di tenerezze.</p>
<p>Si sollevò un poco, tenendo il sesso di David, e con un gesto preciso, lo infilò nel suo, lasciandolo infine, per sederglisi sopra, abbracciandolo con le mani attorno al collo. “adesso fottimi, vienimi dentro” gli dichiarava all&#8217;orecchio, mentre lo baciava, muovendosi più di lato che dall&#8217;alto verso il basso. Al colmo dell&#8217;eccitazione, dentro un sesso accogliente e caldo, non faticò molto a raggiungere l&#8217;apice del piacere, e per nascondere l&#8217;attimo dell&#8217;eiaculazione, nascondeva la faccia, baciando la ragazza.</p>
<p>I due commensali, a quel gesto, applaudivano, baciandosi a loro volta, ignari di ciò che stava succedendo davanti a loro; il ragazzo si rivolse a David: “la tua fidanzata è una gran donna, sei un uomo fortunato, deve volerti un mondo di bene”. Quella dichiarazione commosse Daniela, era consapevole che fra loro non c&#8217;era mai stato altro che sesso, certo, anche l&#8217;affetto che procura l&#8217;amicizia, ma null&#8217;altro, e adesso quella verità da uno sconosciuto, che ignorava il dramma di pochi giorni prima&#8230; Gli si rivolse con uno sguardo di ringraziamento, e accennò con la mano un bacio soffiato sul palmo al suo indirizzo; anche David non era rimasto indifferente, forse quella creatura stava dimenticando, recuperava la sua giovinezza&#8230;</p>
<p>Furono gli ultimi a lasciare il locale, Daniela era rimasta seduta sulle sue ginocchia, sentendo la decontrazione, fino alla completa liberazione dal suo sesso; lo aveva aiutato a chiudersi la zip e lui a tirarle giù la gonna. Si erano baciati per il resto della serata, e tenendosi per mano, si stavano avviando all&#8217;auto.</p>
<p>La vita meraviglia sempre, e come spesso è spietata nelle sciagure, altrettanto è prodiga per il recupero alla serenità, alla normalità, alla speranza; Daniela sgomitava David, ossessionata, impaurita, meno delle altre volte, ma in ansia, per aver riconosciuto in lontananza il terzo aggressore&#8230; Si trovava solo ad un tavolo, in compagnia di un boccale di birra, forse brillo, con lo sguardo rivolto alla pista da ballo, alle ultime coppie che ancora stavano danzando.</p>
<p>David definì la sua tattica, ma avrebbe voluto l&#8217;interpretazione di Daniela, per renderle giustizia; prelevò dall&#8217;auto la grossa chiave a croce per svitare i bulloni delle ruote, facendosi seguire da Daniela, armata a sua volta del cric per sollevare le ruote, e guardandosi intorno circospetto, puntando una bocca della chiave alla schiena del malcapitato, gli intimò: “se muovi un muscolo, ti faccio saltare il cervello, alzati adagio e cammina verso il parcheggio, pezzo di merda&#8230;” lo riprendeva “ho detto adagio&#8230;” insisteva David premendogli contro il ferro “ma chi sei?” replicava l&#8217;altro impressionato da tanta determinazione “indovina?” gli disse Daniela che si era messa davanti a lui per farsi riconoscere. L&#8217;uomo impallidì, rimase a bocca aperta, senza parole, ma immaginava la sua sorte, vedendo la ragazza armata del pesante ferro, e dietro, con quello che credeva un revolver puntato alle costole.</p>
<p>Lontano dalle luci della festa, al buio del parcheggio, dietro i grossi automezzi che avevano allestito l&#8217;impianto, l&#8217;uomo ricevette un colpo alla nuca, sferratogli da David, costringendolo, svenuto, al silenzio. “Porta qui l&#8217;auto” chiese a Daniela, “lo mettiamo nel bagagliaio”. La ragazza si defilò per ritornare poco dopo, parcheggiando dietro un camion, a retromarcia, per agevolare il trasbordo dell&#8217;uomo. Con una certa fatica, fu depositato fra la ruota di scorta e gli attrezzi per il pronto intervento, fu incaprettato mani e piedi, quindi gli fu buttata addosso una specie di coperta.</p>
<p>Si diressero verso una zona deserta, nei pressi di un canale, per un viottolo di bosco, quando per gli scossoni ed il disagio della posizione, il bagaglio si stava svegliando, imprecando e lamentandosi. “Siamo arrivati”, gli dichiarò David, aprendogli il cofano, e per farlo uscire, gli furono liberate le gambe.</p>
<p>L&#8217;uomo, con le mani legate dietro la schiena, fu costretto davanti ai suoi carcerieri, e David, insultandolo, gli gridava: “tu hai abusato di questa ragazza, e l&#8217;avresti fatto più volte, se non fosse riuscita a scappare, figlio d&#8217;un cane, il tuo crimine deve essere punito, e sarà Daniela ad emettere la sentenza.” Queste parole furono pronunciate con una certa enfasi, era il tono di chi si promuoveva a giudice senza investitura, pericolose, per quella legge indichiarata del “taglione” che recita “occhio per occhio, dente per dente”.</p>
<p>“Non ti ucciderò” riprese Daniela “ma non potrai più stuprare, né scopare con altre donne, perchè te lo taglio&#8230; tiragli giù i pantaloni, David”. La voce ferma, senza alcuna emozione, fendeva l&#8217;aria come una sferza, ed al freddo del coltello, che gli apriva gli indumenti, l&#8217;uomo s&#8217;inginocchiò “pietà, perdonatemi, sono colpevole, vi prego, portatemi in galera, ma non torturatemi&#8230;” e ruppe in un pianto, singhiozzando come un bambino. “Tu non hai avuto pietà per me, anch&#8217;io imploravo, chiedevo perdono, senza alcuna colpa verso di voi, perchè dovrei dunque averne io per te?” La dichiarazione era scandita con fermezza, verso il condannato, ridicolo in quella posizione, nudo con il suo sesso ciondolante, sollevato con il ferro da David, che lo mostrava, per rendere una facile recisione alla lama di Daniela.</p>
<p>“Tu non sei come me, tu sei misericordiosa, se lo facessi, diventeresti come me” e questa volta la supplica non lasciò indifferenti i due ragazzi. Daniela non voleva la morte di quell&#8217;uomo, ma la castrazione era un&#8217;idea che la stimolava, quasi la eccitava, prendersi quel sesso come un trofeo, dopo averlo vinto, reso inerme&#8230; era la giustizia degli uomini, a quella divina o della società, non credeva più da tempo&#8230;</p>
<p>Perplessa su cosa avrebbe potuto fare, ardita per quel progetto, osservava David che stava riflettendo a sua volta, osservava il cielo, quasi a chiedere la decisione da prendere. Infine, lo fece alzare, fu denudato, quindi legato ad un albero, e si propose davanti a lui, per uno spettacolo, che fino ad allora, aveva riservato ai soli suoi amanti.</p>
<p>Cominciò a spogliarsi, molto lentamente, prima la maglietta, poi la gonna, il reggiseno, infine gli slip, mentre il suo ragazzo, seduto, fra il serio ed il sorridente, osservava lei e la vittima. Nuda, si avvicinò all&#8217;uomo, mostrandogli i seni, strapazzandosi i capezzoli, accennando a masturbarsi, rivelandogli un sesso desiderabile, turgido e molto umido. Il condannato la guardava, gli aveva acceso il desiderio, il suo sesso, prima pronto per l&#8217;estremo sacrificio, inerte ed indifeso, adesso recuperava l&#8217;arroganza del desiderio, si stava irrigidendo, sollevandosi ad angolo&#8230;</p>
<p>Ma non poté andare oltre, poiché un solenne ceffone, tirato con violenza, lo recuperò alla realtà: “tu non puoi prendere ciò che non è disponibile per te, è una legge di natura prima di tutto, quindi anche sociale; abbiamo l&#8217;arbitrio, la coscienza e la determinazione, cedere alle tentazioni è immorale, cosa sarebbe questo mondo se ci comportassimo come tu hai fatto con me? David ti prego, facciamo l&#8217;amore, che questo idiota capisca infine cos&#8217;è il sesso”.</p>
<p>Il prigioniero, stava assistendo alla lezione più importante della sua vita, teneva il capo basso, e anche se costretto allo spettacolo d&#8217;amore di due ragazzi, singhiozzava per sé stesso, commiserando la sua natura d&#8217;infame, riuscì a piangere lacrime amare, implorando adesso una morte per porre fine alle sue miserie. I ragazzi non gli davano ascolto, stavano consumando il più dolce dei momenti della vita, e quando completarono il rapporto, se ne andarono chiamando la caserma dei carabinieri per indicare loro dove si trovava il terzo stupratore&#8230;</p>
<p>La storia di Daniela finisce qui, vittima come molte altre, della violenza umana, eroina dei nostri tempi, anonima creatura, cui dedico questa memoria, per l&#8217;amore che porto ad ogni donna&#8230;</p>
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		<title>La prof. d&#8217;inglese (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:14:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Un po’ commossa, la nostra prof. d’inglese, con il pancione già evidente, mostrando una sensibilità insospettabile, ci stava presentando la supplente per il congedo di maternità. La collega, forse di qualche anno più giovane, nel prendersi l’eredità, memorizzava gli affrettati giudizi sui più vagabondi, indisciplinati, ma anche più esuberanti e simpatici.
Dal secondo banco, confermavo le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1268&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un po’ commossa, la nostra prof. d’inglese, con il pancione già evidente, mostrando una sensibilità insospettabile, ci stava presentando la supplente per il congedo di maternità. La collega, forse di qualche anno più giovane, nel prendersi l’eredità, memorizzava gli affrettati giudizi sui più vagabondi, indisciplinati, ma anche più esuberanti e simpatici.<span id="more-1268"></span></p>
<p>Dal secondo banco, confermavo le dichiarazioni dell’Augusta, ma ero più compiaciuto per la nuova insegnante, signorina Mary, di madre lingua inglese, già da molti anni in Italia, una gran bella donna.</p>
<p>La fidanzata del momento, Daniela, compagna di banco, mi sgomitava, rimproverandomi l’esagerato entusiasmo e la sfacciata ammirazione per la nuova prof.</p>
<p>Ero spesso in conflitto con la mia ragazza per i nostri rapporti molto castigati, baci rubati, qualche carezza repressa al suo fisico, e nessun’indulgenza per i desideri sessuali. È anche vero che ci frequentavamo da poco, pochi incontri per i compiti del dopo scuola a casa sua, e sempre sotto stretta sorveglianza della genitrice.</p>
<p>Sovrapponeva il mio edonismo alla sua spiritualità, dove la mia tolleranza per il sesso libero, era scambiata per passione senza identità alcuna, evitando di sottoporre emozioni o sentimenti a giudizio… Violente discussioni che finivano spesso con un bacio riconciliatore…</p>
<p>Le lezioni della prof. Mary erano interessanti, accattivante il suo accento inglese, soprattutto, quando traduceva in italiano. L’attenzione dei maschi era soprattutto per la disinvoltura con cui mostrava le gambe fra un accavallamento e l’altro, ben visibile per l’apertura anteriore della cattedra.</p>
<p>Spesso Daniela mi scopriva assente con lo sguardo, interessato alle mutandine alla prof. immaginando i miei pensieri ed una certa incipiente eccitazione che si definiva dall’immediata protuberanza del mio sesso, ancorché nascosto dai pantaloni. S’indignava per la concorrenza alla sua attenzione, s’indispettiva per quella Mary, d’origini irlandesi, per alcune efelidi che le punteggiavano il viso dalle gote verso il naso, che contro ogni suo parere, a me piacevano moltissimo, poiché catturava tutta la mia attenzione, mentre con l’Augusta non era mai successo.</p>
<p>Orfana delle mie lusinghe, sempre più distante durante le ore di lezione d’inglese, minacciava la separazione, rinunciando al nostro rapporto, ma della cui reale definizione non aveva adeguato argomento. “Vedi che nemmeno tu sai spiegare perché stiamo insieme?” cui replicava sgarbatamente “so però perché tu stai con me. Solo per sesso, e sono certa, che se ti cedessi, finirebbe tutto. Sembra quasi una tua scommessa…”</p>
<p>Mi divertivo vederla imbizzarrire, alterata, guastare quel suo serafico self-control…</p>
<p>In effetti, mi sentivo un po’ carogna, francamente avevo dei sentimenti per lei, le ero affezionato, mi emozionavano i suoi sguardi intensi, riusciva a trasmettermi la sua fiducia, altrettanta stima, molta simpatia, e soprattutto ciò che non avevo: la speranza!</p>
<p>I richiami del testosterone sono poco controllabili, quando per mancanza d’esperienza, se ne subiscono gli effetti. E come natura insegna, una femmina consapevole, adulta e matura, non si compiace solo della lusinga, ma sfoga il suo immaginario pensando ai desideri degli alunni, quando solitari, in prossimità dell’imminente sonno, si masturbano invocandola, incapaci di osare altro…</p>
<p>Ma se la fantasia rende audace ogni giovane maschio, la passione provoca anche l’irrazionale ed una sfrenata passione, l’imprevedibile comportamento per una donna di almeno 20 anni più vecchia. Ed è esattamente ciò che accadde all’amico del banco dietro al mio, che mi dichiarò di aver chiesto alla signorina Mary delle ripetizioni per conoscerla meglio privatamente. L’insegnante non si era scomposta, aveva prospettato al giovane ganimede diversi professori che si proponevano per quel genere d’intervento, escludendosi lei per mancanza di tempo.</p>
<p>Fu un sabato sera di metà giugno, presso la solita discoteca, che con Daniela ed altri compagni di scuola, vedemmo la Mary esibirsi al centro della pista con uno sconosciuto, quasi della stessa età, mostrando con disinvoltura il suo bel fisico, e catturando una volta di più, l’attenzione di conoscenti ed estranei. Seguendo lo stesso ritmo di una musica sfrenata, le andammo intorno, ballando con lei o con le rispettive ragazze, nei movimenti di un’esibizione senza progetto, muovendo i corpi alla ricerca della provocazione.</p>
<p>Ci sorrideva preoccupandosi di presentare il compagno, recuperando il suo tavolo per un attimo di sosta. Daniela era sempre caustica nei suoi riguardi, male accettava ogni mia giustificazione, anzi sembrava mantenere le stesse coordinate della prof: “quella si fa desiderare, tutti quanti le sbavate dietro, e non ve la farà mai nemmeno vedere…”</p>
<p>Più che una premonizione sembrava una sfida, del resto era la dichiarazione di una donna in competizione, che cercava di proteggere il suo spasimante, vittima di una concorrente più esperta, ma soprattutto molto bella e molto provocante. Non nascondeva la sua emozione, quando infuriata, per una provocazione di troppo, cercava di guadagnare l’uscita… La fermai correndole dietro, appena fuori del locale, cercavo di farla ragionare: “senti Francesco, non può essere questa cosa, è inaccettabile, deciditi, o lei o me…” mi sfidava, e con gli occhi in lacrime, aspettava il mio verdetto… La osservavo, compiaciuto per ciò che le procuravo, quasi sorridendo risposi “lei naturalmente!”. Ma non avevo abbandonato il braccio, e quando la tirai verso di me, Daniela aveva capito che non ero per nulla credibile. “io desidero te sola, scema… certo la prof ha due gambe notevoli, un seno prosperoso, un bel viso, un culo fatto al tornio…” avrei continuato… M’interruppe un “la pianti stronzo?” sorrise, comprese la sfida, e senza farmi realizzare altro, prese a baciarmi con tutta la passione di cui era capace…</p>
<p>“Daniela, facciamo l’amore, adesso, ti voglio e non per l’eccitazione della Mary, ma…” non mi lasciò finire la frase, mi baciava la bocca, mi cercava la lingua, si strusciava contro di me stretta in un abbraccio soffocante. “Franci, non possiamo andare a casa mia, ci sono i miei”. Ero disperato, avevo abbattuto le riserve della mia ragazza, ora disponibile, e non trovavo dove condurla! In particolare non volevo, e soprattutto non potevo, per mancanza di mezzi, condurla in albergo, anche se un delirio da appagare fornisce anche le risorse per il suo compimento.</p>
<p>Nel bagagliaio della mia Ducati desmo, avevo una specie di telo, che usavo per coprire la moto dalle intemperie o dall’inverno quando la ricoveravo per 5-6 mesi nel garage di un amico, quello sarebbe stato il nostro …letto. Ci serviva trovare un posto appartato in un bosco o presso qualche campo di granturco o di girasole quasi maturo. Daniela, appoggiata la testa alla mia schiena, mi stringeva con passione, senza preoccuparsi per la velocità. Per la prima volta, seguiva le mie pieghe in curva, solidale con il mio corpo. Indossava una gonna piuttosto corta, e nel breve tratto che andava dalla discoteca alla periferia, immaginavo l’attenzione che le sue gambe nude, e l’esibizione delle sue mutandine, avrebbe provocato nei casuali osservatori…</p>
<p>Ci appartammo in un bosco di lecci, al limitare di campi incolti, oltre la strada sterrata dove avevo parcheggiato la moto. Lontano dalle luci della città, al pallido chiarore lunare, osservavo Daniela che aveva qualche brivido, non era freddo, ma si preoccupava per quel progetto sessuale cui aveva aderito in un impeto di passione “Francesco ho fatto l’amore con altri, lo sai bene, ma non mi hanno lasciato nulla che posso adesso rammentare con piacere… Senza amore sarebbe un’altra delusione, ti prego sii sincero”, le brillavano gli occhi, la stringevo con tenerezza, si stava concedendo per quel desiderio che spesso rende irrazionali, anche se, poco più che maggiorenni, potevamo decidere per noi stessi, consapevoli dei nostri limiti. Amavo Daniela, soprattutto, quando confessava le sue emozioni, quando trasmetteva passione, e adesso si rendeva disponibile, indifesa, aveva perso ogni riserva per quel semplice mio gesto d’affetto che la preferiva alla prof. d’inglese, sufficiente a farla cedere…</p>
<p>Sopra di lei, la baciavo con passione, sentivo il suo respiro, teneva le gambe aperte sotto la gonna per rendersi accogliente, mentre i nostri sessi imploravano il contatto. Ci liberammo delle magliette, reggiseno, gonna, pantaloni e slip, e per non subire la verifica di un pudore ormai perso, le sfioravo il sesso, ed altrettanto cercava di fare lei… Nessun preliminare avrebbe potuto prolungare i tempi dell’attesa, la penetrazione fu piuttosto decisa, con qualche disagio per poca preparazione, ed il suo corpo era il miglior cuscino su cui avrei potuto adagiarmi. Era calda, accogliente, e riuscì a sincronizzarsi con il mio ritmo. Non c’erano parole, bocche e sessi a dichiarare il delirio, lei in frenesia, io con l’ossessione della conquista, stavamo partecipando all’iniziazione della vita, alla scoperta del più alto piacere dei nostri sensi…</p>
<p>Mi sollevai liberandomi del profilattico, strizzando l’ultimo residuo di fluido. Daniela mi osservava e, ancora eccitata, toccava il mio sesso, sottoponendolo per la prima volta ad un’attenta ispezione, mai realizzata nelle precedenti esperienze. Ne stimava le caratteristiche, scoprendo il glande, recuperandolo alla sua custodia, sottoponendolo ad un movimento lieve, delicato, memorizzando alla sua sensibilità i segreti del meccanismo. Infine, per le inconfessabili dichiarazioni delle amiche, con la lingua, azzardava un modesto contatto, distaccandosene immediatamente, cercando d’interpretare la particolare sensazione. Ai quei gesti, privi d’esperienza, nonostante il bisogno del rilassamento, immaginai di replicare le stesse cose su di lei.</p>
<p>Le mie dita, perlustravano gli anfratti del suo grembo, scostando le volute umide e ricciute per guadagnare l’accesso alle grandi, piccole labbra, perlustrando il solco invischiato d’umori, il bottone proteso, duro e sensibile al tatto. Fu la mia lingua a procurarle un gemito di piacere, nonostante avesse tentato d’impedirmelo, per difendere l’ultimo presidio di un pudore quasi vinto… Le dita avevano guadagnato l’introduzione nel padiglione interno, alla ricerca della volta più sensibile, e maturata la mia eccitazione, con la bocca cercavo di aspirare le carnosità più interne. Quella creatura gemeva, si dibatteva, con le mani mi strapazzava i capelli, poi i suoi capezzoli, stringeva le cosce, rilasciava le gambe flesse, mi supplicava e confermava il suo piacere…</p>
<p>Cercavo, fra gli abiti rovesciati in disordine, il portafoglio, per un nuovo profilattico, e per quella breve pausa, fui disteso, travolto con violenza, con il mio sesso fra le sue mani, stretto senza riguardi per essere sollecitato dalle sue labbra, dalla lingua che percorreva il glande sguainato e la sua custodia inumidita dalla saliva. Erano sempre gesti inesperti, ma di grande intensità. Sopportavo qualche sofferenza alzandole la testa, e Daniela capiva, calmando la sua frenesia. Con entrambe le mani si prodigava a srotolare il mio sesso per definirne le dimensioni e procurargli la massima rigidità, con le dita lo asciugava, per accoglierlo nuovamente in bocca, sollecitandolo con la lingua, agitandolo con la mano, certa di rendermi il piacere che le avevo procurato prima.</p>
<p>“Lascia perdere il profilattico, stai attento, quando avrai il tuo orgasmo…” si era distesa, accogliente a gambe aperte e flesse, m’invitava con la mano dentro di sé, e questa volta, l’apice del piacere, fu raggiunto e protratto per un periodo più lungo…</p>
<p>Recuperammo gli indumenti, stringendoci per mano raggiungemmo la moto, ci baciammo ancora prima d’indossare i caschi, e nuovamente davanti all’ingresso di casa sua, il fantasma della prof d’inglese s’era dileguato…</p>
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		<title>Io, lui, lei e l’altra… (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Si era fatta pregare per venirmi a trovare, comprensibile quindi la mia ansia, per i suoi continui rimandi. Certo si trattava di percorrere quei maledetti 400 km di andata ed altrettanti di ritorno per vederci poco meno di una settimana&#8230;
Puntuale l’Eurostar nel binario preannunciato dai video display della stazione di Firenze. La vidi scendere sorridente, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1266&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si era fatta pregare per venirmi a trovare, comprensibile quindi la mia ansia, per i suoi continui rimandi. Certo si trattava di percorrere quei maledetti 400 km di andata ed altrettanti di ritorno per vederci poco meno di una settimana&#8230;<span id="more-1266"></span></p>
<p>Puntuale l’Eurostar nel binario preannunciato dai video display della stazione di Firenze. La vidi scendere sorridente, tirandosi dietro il solito trolley-bag, in pantaloni, con una t-shirt spiritosa, una capace borsa a tracolla, capelli corti ben curati. Ero emozionato come la prima volta a Bologna, erano diversi mesi che non la vedevo. Le andai incontro abbracciandola, e senza mostrarglielo, la mia commozione fu incontenibile. Daniela mi guardava sorridendo, mentre le baciavo il viso, le labbra, le gote, e la stringevo ancora, per accertarmi che non era un sogno…</p>
<p>Ci avviammo al parcheggio, tenendola per mano come un bimbo, che dopo aver recuperato il suo eroe, non vuol correre il rischio di perderlo adesso in mezzo alla folla. Ci rilassammo un attimo in auto, osservandoci, sorridendo con i soliti commenti di benvenuta e di bentrovato. Dirigemmo senza indugio verso casa. Il tragitto fu piacevole, ci raccontammo mille cose, percorrendo il passo appenninico, con i commenti di stupore per il solito panorama mozzafiato, uno dei più belli di Toscana.</p>
<p>Avevo preparato casa al meglio, linda e curata, con i miei gatti che ci vennero incontro, un po’ perplessi per la presenza di un’estranea, ma poi riconosciuta dalla femmina che le concesse una carezza di conforto.</p>
<p>Non persi l’occasione per abbracciarla e stringerla contro il divano, non resistevo più, le baciavo viso e collo, toccandola ovunque, la desideravo come mai era successo prima. Si lasciò distendere, le tolsi i pantaloni, la maglietta, feci altrettanto restando con gli slip, la guardavo baciandole gambe, glutei, ventre, seni, per rammentarmi il piacere, cercando di ritrovare nel suo corpo la passione, l’affetto, l’amore che mi era mancato per troppo tempo: “amore, bentornata, benvenuta, ti desidero da morire…”</p>
<p>Il rapporto fu intenso, magari per la frenesia, consumato senza insistere troppo su preliminari e sollecitazioni erotiche, ma fu bellissimo. Mi guardava, mi sorrideva, anche lei aveva il cuore leggero, mi baciava le mani, mi accarezzava il petto, appoggiandoci la testa per quel dopo-rapporto che serve a consolidare, a confermare lo scambio d’amore appena consumato…</p>
<p>Trascorremmo la serata ed il giorno dopo, felici della ritrovata armonia. Progettammo una trasferta per la domenica, il giorno dopo ancora. Desiderava andare in Umbria, ad Assisi, mi aveva chiesto di visitare tutti i paesini che non aveva mai visto, e di cui sapeva poco: Spello, Gualdo Tadino, Todi, Assisi, Gubbio… Ci alzammo presto, dopo la solita notte d’amore intenso, ci preparammo un po’ di cose e ci dirigemmo verso sud. In prossimità d’Arezzo, mi sentii chiamare al cellulare, era l’amico fraterno, Roberto, aveva bisogno del mio aiuto, non gli avrei potuto rifiutare alcunché, aveva un problema sul suo computer e non sapeva come risolverlo. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, si preoccupava, poiché doveva stampare la situazione per le imminenti scadenze del lunedì mattina, e non poteva risolvere altrimenti se non riusciva a far ripartire il sistema.</p>
<p>Daniela fu piuttosto comprensiva, lasciarsi coinvolgere ad una seccatura per un mio amico, rinunciando alla trasferta programmata, ma le dissi che forse avremmo perso solo poco tempo. Risolsi il problema a Roberto, mentre lei si rivelò piuttosto interessata all’amico, e non capivo se era solo cortesia o interesse personale. Il resto del viaggio, ripreso con un po’ di ritardo sul progetto iniziale, fu impegnato per parlare appunto dell’amico. Voleva saper tutto di lui, le aveva fatto colpo e non lo nascondeva, continuava a chiedermi informazioni anche personali sul suo conto, e riuscì ad inquietarmi con quella sua incontrollata insolita curiosità…</p>
<p>Tornammo a casa tardi, dopo aver visto paesi medievali immersi in un paesaggio verdeggiante e poco inquinato dalle solite costruzioni moderne. A letto, Daniela, si rendeva poco disponibile, non accettava le mie lusinghe, non capivo, cercavo di eccitarla senza successo, in un impeto d’esuberanza respinta le chiesi cos’avesse, credo mentì spudoratamente, ma non se ne preoccupò. La lasciai quieta, studiando un’altra strategia, in attesa del suo ripensamento o di un cenno complice…</p>
<p>Mi addormentai invece e mi svegliai nel cuore della notte con lei che mi osservava, ad occhi spalancati… Le chiesi se stesse bene, accennava, non rispondeva, pensava ad altro evidentemente. Le accarezzai le gambe, il ventre, i seni, mi lasciava fare, ma non reagiva, sembrò infastidita quando cercai di accarezzarle il sesso, ma provai a sfidarla. Leggermente le passavo la mano sopra gli slip, cercavo il suo consenso, sollecitando le grandi labbra, con dolcezza, come per ammansirla, quietarla, darle conforto e sicurezza, dopo un po’ si lasciò convincere, sentivo che si stava concedendo, allargava le gambe per facilitarmi l’accesso, accettava le carezze lungo la ferita…</p>
<p>Fu lei a togliersi le mutandine, mi offrì il suo sesso, già umido ed eccitato… Volevo lusingarla con la bocca, producendomi nella migliore delle prestazioni, la succhiavo avido dentro la bocca, e con la lingua sollecitavo la clitoride, già rigida, offerta per seguire il massimo del piacere. Stava gemendo, coinvolta, sentivo il suo umore, e si agitava ancora quando il mio medio la frugava alla volta del padiglione, percorrendo delicatamente il breve ingresso.</p>
<p>Mi lasciai andare alla più sconsiderata frenesia, volevo farla cedere, la volevo vinta, abbandonata, per dichiararle il mio amore, la mia devozione, e tutto l’affetto che le portavo. Era l’unica persona che mi commuoveva, mi smuoveva l’anima, mi annullava ogni impegno mentale, donna adorabile, ma che purtroppo come tutte, subiva la lusinga ed il compiacimento per ottenerne il vantaggio di una devozione assoluta, ricambiando le stesse cose, ma solo quando era lei a decidere e a scegliere…</p>
<p>Per questo cercavo di violentare i suoi sensi, senza dar tregua ad alcun ragionamento, la volevo indifesa, succube della passione, cedevole al piacere che desideravo procurarle. L’introduzione fu lentissima, esasperante, accendendole ogni desiderio, mi abbracciava con le gambe, accollata al mio pube, mi sollecitava il movimento, credo era prossima all’orgasmo, ma indugiavo, volevo fosse devastante. Iniziai a muovermi dentro di lei, senza fretta, facendole apprezzare la spinta e la respinta, insistendo sulla sua clitoride, affondando a fine corsa, movendomi anche lateralmente…</p>
<p>Mi implorava di farla venire, non resisteva, dovevo continuare con lo stesso ritmo, e poi bloccarmi all’apice del suo piacere, conoscevo i suoi desideri, ero quasi immobilizzato dalla sua stretta, potevo agitarmi solo per seguire il suo stesso sincrono. Fu devastante l’orgasmo, mi stringeva, in un abbraccio di passione, e quando cominciò il suo effluvio, anch’io stavo eiaculando, mi stavo svuotando, meravigliato, dentro di lei, senza alcun movimento, solo un leggero massaggio fra i due sessi congiunti. “sì amore, è bellissimo, Roberto continua, ti prego…”</p>
<p>Lasciai completare, e solo in decontrazione mi sfilai, umido ed esausto… La osservavo, leggendole il peccato, e senza infierire le dissi “mi hai chiamato Roberto, Lucia (il nome della sua migliore amica)”, ma sorridevo, la mia trasposizione era poco credibile, ma volevo indagare la sua, aveva fatto l’amore con Roberto o con me? Era imbarazzata, ma se ne liberò quasi subito, e onestamente mi rispose “pensavo al tuo amico, mi piaceva, magari è meno bravo di te, ma avrei voluto lui al tuo posto…”<br />
Riflettevo alla sua confidenza, mi lanciava una sfida, ero a disagio, ma volevo capire. Non era una donna affettivamente volubile, le sue fantasie sessuali valevano le mie, quando la provocavo, chiedendole che avrei voluto far l’amore con lei e la sua migliore amica. Ma fra fantasia e realtà c’è differenza, mentre adesso, invece, sembrava molto meno, ed era proprio lei a sostenere la provocazione.</p>
<p>La osservavo indulgente, paziente, era sub sudice, e glielo facevo pesare “così vorresti far l’amore con Roberto, ti ha fatto colpo il mio amico, ti piace… Tutto sta capire se potresti innamorartene, e siccome non mi tiro mai indietro, anche a costo di lasciarci le “penne”, farò in modo che il desiderio si compia”. Mi guardò infastidita, con un’espressione feroce, ma sostenni il suo disappunto e ne ridimensionai anche la possibile voglia di litigare…</p>
<p>Senza cercarlo, mi capitò di parlare con Roberto, aveva i soliti problemi con il computer, cercava aiuto. Anzi feci di più, gli chiesi se poteva portarmelo per una revisione generale, avremmo pranzato insieme, e Daniela si sarebbe esibita con qualche piatto della sua regione. Roberto accettò, ci accordammo per il giorno seguente, e comunicai l’appuntamento alla dolce metà…</p>
<p>Restò indifferente alla notizia, non tradiva emozioni di sorta, ma si preoccupò di fare una lista per le cose che avrebbe dovuto acquistare. Dopo pranzo, mi si avvicinò, mentre stavo rilassato, venne a sedersi sulle mie ginocchia, mi baciava il collo, mi accarezzava il petto, mi succhiava le labbra, e con la mano mi stimava l’eccitazione del sesso, si alzò, cercando di liberarmi dei pantaloni, l’aiutai mentre lei fece altrettanto, mostrandosi nuda davanti a me. Si sedette sopra il mio sesso, ma indugiava prima di accettarlo dentro di sé, voleva dedicarmi tutta la sua passione, desiderava vedermi vinto, alla sua mercè.</p>
<p>Capivo i suoi sguardi, i suoi gemiti, era stupenda sopra le mie gambe, si lasciava baciare, accarezzare, era eccitata, umida, non potevo negarle ciò che immaginavo, teneva il mio sesso nelle sue mani, si piegò davanti a me, inginocchiandosi, per baciarmi il glande, succhiarmi l’anima senza tregua. Dentro la bocca, non le resistevo, il piacere mi faceva impazzire, mi alzai deciso a portarla in camera, ma non accettava le mie scelte, e mentre cercavo di tirarla, fui invece trascinato in bagno, quasi spinto sotto la doccia, prendendomi il primo scroscio gelido che la fece sorridere. Mi raggiunse, chiudendo il box, aggredendomi le labbra, poi il sesso, pressato contro le mattonelle gelide, la sentivo che mi stava insaponando, ero sotto il suo controllo, facevo altrettanto, accarezzandola tutta, anch’io le sfregavo il sesso, il sedere, i seni, ero eccitatissimo, ma non riuscivo a fare ciò che avrei voluto, amarla in quell’istante…</p>
<p>Ci asciugammo a vicenda, sotto lo stesso accappatoio, uniti con le bocche, con le mani sui rispettivi sessi, fui disteso senza alcun riguardo sopra il letto, e liberandosi delle mie mani, inginocchiata sopra di me, si prodigò nella migliore delle fellatio che avrei mai potuto desiderare. Mi succhiava impietosa, mi mordeva, e la mano strapazzava il mio prepuzio, umido per la sua saliva, iperlubrificato per la mia secrezione di piacere, cercavo di toccarla, anch’io volevo fare la mia parte, mi osservava, senza abbandonare il mio sesso dalle sue labbra, decise di concedersi, girandosi sopra di me offrendomi il suo sesso da baciare, inginocchiandosi sopra la mia testa.</p>
<p>Era altrettanto bagnata, eccitata, e quando cominciai a succhiarla, si rilasciò accomodandosi e concedendosi completamente. Con la bocca cercavo di aspirare ogni lembo carnoso, la sua clitoride, il piccolo ingresso, la stava contenendo, mentre la lingua la percorreva senza tregua, con il medio cercavo di guadagnare un percorso nel suo retto, movendomi lentamente. La sentivo godere, mentre riproduceva il suo piacere sul mio sesso, aspirandomi, succhiandomi e leccandomi frenetica. Sollevò la testa, masturbandomi velocemente “Francesco, sto per venire, dammi il tuo orgasmo, vieni anche tu fra le mie labbra”, stavo cedendo, ma indugiavo quasi a prolungare quel piacere persistente, non potevo trattenermi a lungo, si muoveva sopra di me, sentivo la sua eccitazione, gemeva con il mio sesso in bocca, cominciai il mio effluvio, mentre mi accoglieva con le sue labbra, percorrendomi con la lingua, cercava di svuotarmi delicatamente. Anch’io sentii il leggero umore che si scioglieva fra le mie labbra, stava eiaculando con me, le succhiavo lentamente ogni stilla del suo piacere, fino a completamento. Fui distolto dallo scorrere dell’acqua del lavandino, ma la vidi armata di un asciugamano bagnato prendersi cura di me, mi puliva, mi lavava, osservandomi sorridente “mi hai fatto impazzire…”.</p>
<p>Il resto del pomeriggio lo passammo al supermercato per gli ultimi acquisti, con l’ossessione di Daniela per conoscere i gusti del mio amico.</p>
<p>Mi ero alzato da poco, avevo avviato i computer per seguire i dati della giornata quando il campanello, insistente, mi chiamava alla porta. Era Roberto di buon mattino che si scusava, implorando di aiutarlo. Daniela era ancora a letto, ma sentivo che si stava alzando. Si affacciò alla porta di camera per salutare, e non si preoccupò di mostrarsi con indosso la mia solita camicia, senza slip nè reggiseno…</p>
<p>Sorrise, compiaciuto a quella vista, guardandomi per capire il mio disappunto, ma gli sorrisi a mia volta, mentre cercavo di definire la strategia per concedere a Daniela la trasgressione che desiderava: spingerla fra le braccia del mio migliore amico. Il progetto era così lontano dalla mia idea che pur cercando di concretizzarlo, non mi creava alcuna inquietudine. Si presentò dopo quasi un’ora, lavata, profumata, deliziosa, con un sorriso a 32 denti, chiedendoci se avessimo gradito un po’ di colazione. Roberto ringraziando, era già a posto, io anche, solo lei decise di farsi un caffè e concedersi un po’ di frutta.</p>
<p>Commentammo del più e del meno fino all’ora di pranzo. Osservavo Daniela quando si confrontava con l’amico, ma non riuscivo a cogliere alcun gesto che potesse tradire il desiderio manifestato. Si trattava, come immaginavo, di fantasia sessuale semplicemente, ma le chiesi conferma, quando in terrazza stava fumando solitaria, una sigaretta: “ti è passata la frenesia per Roberto? Non lo desideri più?” mi lanciò uno sguardo beffardo, caustico e definitivo: “ci farò l’amore, e tu troverai una scusa per lasciarci soli”. Ricevetti un solenne ceffone virtuale, che mi riportò alla realtà per meditare su quanto le femmine siano imprevedibili, incostanti, e spesso piuttosto fatue…</p>
<p>Non aveva rinunciato alla sua idea, voleva la sua trasgressione, lo dichiarava senza vergogna, anzi mi stimolava perché le facilitassi l’auspicato evento. “Voglio assistere, ma chiederò a Roberto di fotterti come desideri” le risposi anch’io causticamente, più verboso ed infuriato con me stesso, e disilluso da una creatura che credevo mi appartenesse completamente…</p>
<p>Non mi rispose, continuando a fumare, guardando il vecchio castello davanti alla mia terrazza, senza alcun imbarazzo o disagio. Andai dall’amico, gli chiesi senza riguardi se Daniela gli piaceva, se si fosse prestato ad interpretare un progetto: “non riesco più a soddisfarla, cerca la trasgressione per una fantasia sessuale che la distrae ogni volta che facciamo sesso. Forse riesco a recuperarla alla realtà, le voglio bene, sono innamorato e farei qualsiasi cosa per lei. Ti prego, prestati a questo gioco e ti sarò debitore. Sei l’unico cui posso chiederlo, con chiunque altro sarei in imbarazzo”.</p>
<p>Roberto mi osservava, rifletteva, era meravigliato, cercava di fare un ragionamento, ma gli impedivo di pensare troppo su questa cosa. Volevo piuttosto fargli capire che le donne sono curiose, ma del resto usano i loro desideri come noi, rammentandogli, se con sua moglie, nel momento del piacere, non avesse mai desiderato far l’amore con un’altra. Confermava, ma senza troppa convinzione. Mi decisi, chiesi a Daniela di ritirarsi in camera, Roberto l’avrebbe raggiunta.</p>
<p>Accompagnai alla porta di camera l’amico, lo introdussi, mentre vedevo Daniela, che quasi nuda, cercava di guadagnare le lenzuola per coprirsi. Mi ritirai, chiudendo la porta con l’amico in imbarazzo, dentro la mia camera, con la mia ragazza, adesso più irrequieta, per un capriccio sessuale che inseguiva da qualche giorno…</p>
<p>Cercavo d’indovinare cosa stessero facendo, appoggiato con l’orecchio alla porta, ma non realizzavo altro. Distinguevo semmai il fruscio delle lenzuola, ed un lievissimo gemito che riconobbi, era lei che si stava concedendo all’amico… Entrai in camera lentamente, cercando di non imbarazzare gli interpreti in quel gioco che adesso stava coinvolgendo anche me.</p>
<p>Daniela in ginocchio, con le mani appoggiate sui cuscini, e Roberto che la stava infilando da dietro, nella più classica delle posizioni. L’amico stava movendosi con frenesia e la mia donna ansimava ad ogni spinta, rilassandosi alla respinta, ma in sincrono stava compiacendosi di quella posizione. Mi spogliai velocemente, cercavo di tranquillizzare l’amico, pregandolo di continuare, mi stavo eccitando, meravigliato, incontravo lo sguardo soddisfatto dell’amante fedifraga, che passandosi la lingua sulle labbra, mi sollecitava a partecipare&#8230;</p>
<p>Le offrii il mio sesso da baciare, l&#8217;afferrò con una mano, portandoselo alla bocca, succhiando come di consueto, cercando di mantenere lo stesso ritmo impresso dall’amico che la stava sollecitando. Realizzai presto un’altra idea, infilandomi sotto di lei, fu una specie di consenso comune, partecipe, già previsto da un copione scontato…</p>
<p>Desiderava la trasgressione, l’avevo accontentata, che fosse dunque completa, possibilmente liberatoria, possibilmente irripetibile…</p>
<p>Prendevo il posto dell’amico dentro al suo sesso, mentre le allargavo i glutei per facilitare a Roberto l’introduzione nel suo retto. Si sollevò un poco, era quasi in piedi, riuscì molto lentamente nel suo intento, aspettando prima di muoversi, il consenso di entrambi. Daniela aveva la bocca aperta, credo ebbe un certo dolore, riproducendo su di me ciò che sentiva, mi strava strizzando una mammella appoggiandosi sul mio petto, senza comunque desistere, restando immobile, nel tentativo di rilassarsi. Sentivo dentro di lei il sesso dell’amico che mi stava raggiungendo per tutta la sua lunghezza, i suoi gemiti, nella solita smorfia di disagio, provavo a muovermi per procurarle un po’ di piacere a compensare il fastidio dell’introduzione…</p>
<p>Finalmente eravamo dentro di lei, io e Roberto sentivamo i reciproci sessi in movimento, mentre Daniela mantenendo la bocca aperta adesso eccitata e stordita, ci implorava il movimento della passione. Roberto, scomodo, stava accelerando, era prossimo a venire, lei credo altrettanto, ma non rallentò la frenesia, cercò la mia bocca, per succhiarmi la lingua, le labbra “Francesco ti amo, ti amo da morire, sei la mia vita”. Quella dichiarazione mi aveva conquistato, riconciliato, commosso perfino, e fu quello il momento che cominciai a svuotarmi dentro di lei, con il timore che avrebbe potuto trattarsi di lusinga da orgasmo, senza affidabilità alcuna.</p>
<p>Roberto si era fermato da tempo, assecondava con la mano la decontrazione del suo sesso, si ritirò in bagno. Daniela si distese sopra di me, mi guardava, mi baciava frenetica, mantenendomi dentro di sé, aveva un principio di commozione “ti amo Francesco, ti amo, perdonami, ma sei la mia vita”. L’abbracciai, non ero più indifferente, anche dopo quel rapporto: “Daniela, bambina, anche tu sei la mia vita, ti amo anch’io”.</p>
<p>Trascorremmo il resto del pomeriggio senza alcun cenno o riferimento a ciò che era successo, Daniela ci servì un thè eccellente, e poco prima di cena, eseguita la verifica al suo computer, Roberto ci salutò affettuosamente.</p>
<p>Seduti sul divano, in silenzio, si era appoggiata sul mio petto, si lasciava accarezzare il viso, le spalle, le gambe, i seni, ero soddisfatto, avevo capito, lei anche, si era concessa la trasgressione inseguendo fantasie erotiche, ma si era convinta che non poteva amare un altro in quel momento, mi stringeva quasi a sancire, a confermare i suoi sentimenti nei miei confronti.</p>
<p>Trascorremmo il resto della settimana al colmo della nostra felicità, Daniela si prodigava come amante, si concedeva ad ogni desiderio, si offriva per vedermi soddisfatto, nel cuore della notte spesso mi svegliavo con il sesso nella sua bocca, si eccitava sentendoselo crescere fra le labbra, convincendosi che nessun’altra donna avrebbe mai potuto prendere il suo posto…</p>
<p>Avevo vissuto una specie di luna di miele, ero sereno, felice, e purtroppo dispiaciuto, perché le giornate programmate erano quasi finite, doveva rientrare a casa. L’ultima notte, mentre mi chiedeva di aspergerla con il mio orgasmo, mi propose di accompagnarla, avremmo continuato ad amarci a casa sua. Avevo delle riserve per venirle dentro, era feconda e mi preoccupavo per una gravidanza non programmata.</p>
<p>Riflettei e realizzai che era possibile prolungare quel momento felice insieme, lasciai la casa in buon ordine, con dosi esagerati di acqua e cibo per i mici, e preparata una borsa da week-end, ci avviammo a Firenze per l’Eurostar, che dopo 3 ore e 20 precise, ci abbandonò verso le 19 alla stazione di arrivo. Al cellulare, Daniela aveva chiesto all’amica del cuore, Lucia, di venirci a prendere, e fu quella, l’occasione di conoscere la donna oggetto della provocazione.</p>
<p>Lucia aveva un paio d’anni meno di Daniela, separata da tempo, con due figli, aveva una vita che non le faceva rimpiangere la mancanza di un compagno, in pratica frequentava con molta disinvoltura gli uomini che le piacevano e che si portava a letto senza scrupolo alcuno. Era una bella donna, appariscente, si vestiva con cura, compiacendosi degli sguardi dei maschi per le generose scollature e le modeste minigonne da 20nne, che indossava con altrettanta sfacciataggine.</p>
<p>L’amica fu molto gentile, ci depositò al portone di casa, e Daniela si affrettò a chiederle: “perché domani non vieni a pranzo da noi?” restando soddisfatta per la conferma. In casa le chiesi se non fosse stato meglio restar soli, per il poco tempo a disposizione. “Non ti pentirai, credimi”. Che significato potevo attribuire a quella dichiarazione? Di cosa avrei dovuto pentirmi? Invitava una collega a casa, perché? Stavo maturando un’idea di cui avevo persino paura a definire nella mia testa, ma non chiesi conferma.</p>
<p>Eravamo travolti dalla passione, ci concedevamo rapporti che poco indulgevano alle normali abitudini di amanti adulti, maturi e consapevoli, eravamo piuttosto due ragazzini, arsi da un desiderio che non riuscivamo ad estinguere. La notte andavamo a letto presto, dopo cena, e dopo una breve passeggiata in città, per prolungare le ore dell’amore, rubate al normale riposo, per concederci quanto di più piacevole riuscivamo a donarci.</p>
<p>Il mattino seguente Daniela mi condusse a fare acquisti per rimpinguare le scorte alimentari. A casa si adoperò per ospitare l’amica Lucia, che puntuale si presentò sorridendoci, mostrandosi in tutta la sua seduzione. Aveva una maglietta, senza reggiseno, una gonna a portafoglio piuttosto corta, sandali infradito, e nessuna immaginazione occorreva per indovinare le sue misure. Seduta sul divano mostrava senza imbarazzo le gambe nervose e attenta alle mie occhiate, fra un accavallo e l’altro, si compiaceva del suo perizoma, con nessun pudore a nascondere, ma piuttosto ad evidenziare…</p>
<p>Il pranzo fu delizioso, discreta la conversazione ed il caffè fu consumato sul solito divano, io compreso fra le due ragazze. Daniela si concedeva gesti piuttosto imbarazzanti, appoggiava le gambe sulle mie con disinvoltura, mentre l’amica, sorrideva divertita. Mi sfiorava il sesso sopra i pantaloni senza riguardo e quando le capitava la mia bocca, mi baciava con molta sensualità. Ero imbarazzato, eccitato, con il desiderio che mi maturava ogni istante di più.</p>
<p>“Perché non approfitti Lucia, Francesco è bravissimo e potrebbe soddisfarci entrambe” fu come un pugno ricevuto in faccia, ma mi sorrideva, tenendomi la testa fra le sue mani, tranquillizzandomi, come se quell’invito fosse già calcolato. Avevo capito che voleva rendermi la trasgressione concessa a Roberto, ma non credevo così evidente, con l’amica forse nemmeno consultata prima.</p>
<p>Lucia non si fece pregare, mentre Daniela mi spogliava baciandomi, si esibiva in un sensuale strip-tease, si tolse la t-shirt mostrando i seni abbondanti, una quarta minimo, con due fragole già pronunciate, pronte per baci e carezze. Si muoveva al ritmo di una musica silenziosa, aveva slacciato la gonna, facendola scivolare a terra. Era molto bella, con il filo che nascondeva proprio poco il sesso ed affatto i glutei.</p>
<p>Anche Daniela mostrava orgogliosa la protuberanza del mio sesso ancora nascosto dai miei slip, lo stimava per farlo desiderare all’amica, mentre mi baciava i seni, i miei insignificanti capezzoli, con la mano che mi frugava, soddisfatta per averlo infine maturo fra le sue mani.</p>
<p>Lucia si inginocchiò davanti a me, e fu Daniela a proporre il mio sesso alla sua bocca, mi baciava eccitata, spogliandosi, con la mia mano che le toccava il suo, già umido e dilatato. Lucia mi stava succhiando agitando il mio prepuzio, accostando i suoi seni alle mie cosce, indugiando per strofinarmi sui capezzoli, sui colmi, lungo il solco di separazione dei due emisferi. Daniela si era avvicinata all’amica, nuda come lei, voleva fare la sua parte, le rubava il mio sesso dalle sue mani, inghiottendolo avida, mentre l’altra mi stava percorrendo con le labbra altre intimità, sollecitandomi decisa con la lingua.</p>
<p>Il mio sesso era l’oggetto di una disputa frenetica, ospite a tempo, della bocca dell’una, poi dell’altra. Ero in procinto di un orgasmo devastante, in balia di femmine attente, consapevoli e solidali per il piacere che mi procuravano. Lucia si distese sul divano, mostrandomi il sesso, allargandoselo con le dita, invitandomi a baciarglielo eccitatissima. Daniela era soddisfatta, senza badare alla concorrenza dell’amica, ero in suo potere. Disteso, mi prodigai verso Lucia, mentre appoggiavo le gambe sulle spalle dell’altra che mi leccava a sua volta. Il sesso dell’amica era più sfacciato, più vorace, dilatato per le due gravidanze subite e per non aver mai sofferto astinenze di alcun genere.</p>
<p>Era eccitata e mi desiderava dentro di lei, mi distaccai da Daniela, facendole capire il desiderio dell’altra, che si sollevò senza lasciare il sesso che aveva lubrificato a dovere, e con molta grazia lo fece introdurre sull’amica, già appoggiata sulle mie gambe, davanti a me, per farsi infilare meglio. Daniela ne regolava ogni movimento, massaggiandomi lo scroto e controllando il nostro sincrono. Lucia mi presentava i seni alla bocca, le succhiavo i capezzoli a turno e con la mano, le allargavo i glutei per inserirmi con il medio nel suo retto.</p>
<p>Daniela assisteva soddisfatta, senza smettere il massaggio, ed ogni volta che per la frenesia il sesso usciva da Lucia, lo recuperava per reintrodurlo lesta, agitandolo per recuperare il poco piacere perso, con la gratitudine di entrambi. La creatura che si moveva sopra di me era rossa in viso, eccitata, scuoteva la testa per liberare i seni dai capelli, per consentirmi di succhiarglieli, capivo che era all’apice del piacere. Aumentava la corsa velocemente, gemendo per il delirio, ed infine dopo un breve grido liberatorio, la sentivo diminuire d’intensità e di frenesia.</p>
<p>Ansimava guardandoci soddisfatta, ritirandosi per lasciare a Daniela il completamento del mio orgasmo. E non fu difficile, il mio effluvio, dentro di lei, luogo ed ambiente subito familiare, fu incontenibile, liberatorio, consolatorio. Abbracciavo quella creatura, avevo la sua lingua nella mia bocca, le trasmettevo la mia passione, la mia gratitudine, ma glielo dissi mentre completavo la mia decontrazione “Daniela amore, rivendica questi momenti ogni volta che ti sentirai offesa per un mio comportamento sgarbato, offensivo o irrispettoso. Ti amo da morire, sei la mia vita, sei la mia speranza”.</p>
<p>Lucia ci osservava sorridenti, invidiosa, seguiva la nostra passione, capiva il progetto della mia donna, cercava di rivestirsi lasciandoci ancora abbracciati, avrebbe voluto andarsene, ma la fermai pregandola di restare un attimo. Si sedette vicino a noi, la osservavo, mentre si sentiva in imbarazzo, avrei voluto parlarle, ma non volevo metterla in difficoltà, era una donna generosa, purtroppo non riusciva ad esprimere la sua anima, convinta che solo il sesso avesse un’importanza fondamentale.</p>
<p>Fu Daniela a toglierci d’imbarazzo: “grazie Lucia, ti sei prestata per quest’uomo che adoro. Mi fa arrabbiare, ma gli voglio bene, tu che cosa hai provato?” Lucia indugiava, aveva però gli occhi lucidi, stava per piangere, mi avvicinai a lei, ero ancora nudo, con un po’ d’imbarazzo, le presi il viso fra le mani, la baciavo, sulle gote, sulle palpebre umide, sulle labbra, sentivo il suo respiro, e la commozione che non cessava. Avrei voluto regalarle un po’ d’amore, di passione, quella creatura mi aveva coinvolto…</p>
<p>Eravamo di nuovo tutti e tre, abbracciati in un’apoteosi strana, insolita, dove passione, desiderio e affetto rendono l’anima più sensibile e più leggera.</p>
<p>Per i soliti luoghi comuni di una cultura approssimata, spesso sbagliata, crediamo che le fantasie sessuali, con altri partner, lecite e normali, siano deprecabili o quantomeno depravazioni contro natura. In realtà la concessione ad un amante occasionale, potrebbe, in molti casi, risolvere problemi di coppia e rendere gli amanti più affiatati. La mancanza, induce spesso al tradimento, alla menzogna, e non inibisce la trasgressione di concedersi ad un altro.</p>
<p>È per esempio la storia degli scambi di coppia, frequentato da un sempre maggior numero di soggetti, che concedendosi la deviazione, spesso consentono a quel rapporto di sopravvivere, quando noia, problemi di vita, impegni di distrazione, senza disponibilità e tolleranza, potrebbero farlo naufragare miseramente…</p>
<p>Il caso qui presentato, è frutto del mio immaginario, seguendo le stesse indicazioni di colei che mi rapisce i sensi, e che infonde nuova passione ad ogni auspicabile, desiderabile, appassionato ed impossibile incontro d’amore.</p>
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		<title>Sodomia (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[La sodomia da parte dei maschi verso le femmine è ossessiva, ecumenica, ma sottolinea un indichiarato abbastanza logico ed evidente.
Frequentando da giovane, i rioni della mia città, la comunità degli studenti, bar, palestre e pizzerie in genere, anni fa, appunto, rammento che una parola era impronunciabile, impossibile da dichiarare, e le rare volte che l’ho [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1264&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La sodomia da parte dei maschi verso le femmine è ossessiva, ecumenica, ma sottolinea un indichiarato abbastanza logico ed evidente.<span id="more-1264"></span></p>
<p>Frequentando da giovane, i rioni della mia città, la comunità degli studenti, bar, palestre e pizzerie in genere, anni fa, appunto, rammento che una parola era impronunciabile, impossibile da dichiarare, e le rare volte che l’ho udita, ha sempre indotto al silenzio ogni ospite, cliente, inquilino del locale in cui veniva articolata: finocchio!</p>
<p>L&#8217;offesa era insopportabile, se dichiarata seriamente, molto più accettabile “figlio di puttana”, anche se pure per questa si passava senza indugio alle &#8230;mani.</p>
<p>Era mettere in discussione l&#8217;onore della madre o della sorella, e peggio, come nel primo caso, la propria eterosessualità&#8230;</p>
<p>Realizzare questo progetto, facendo sesso con una donna, rappresenta per un maschio l&#8217;esorcismo per la propria omosessualità, o per la propria impotenza, anche se molte apprezzano e si ritengono soddisfatte per questa penetrazione. Ma qui il loro piacere non c&#8217;entra, è l&#8217;ossessione dei maschi in discussione&#8230;</p>
<p>Avevo provato più volte con l&#8217;occasionale fidanzata, ma si e mi rifiutava quel piacere, adducendo come scusa, prima il dolore insopportabile, poi convinta dalla solita vaselina, sosteneva un&#8217;improbabile posizione innaturale per lei e piuttosto scomoda per me&#8230;</p>
<p>Complice attento, durante le normali sedute di passione, dopo i preliminari del cunnilingus da parte mia, e la formidabile fellatio da parte sua, mentre si prodigava sopra si me, nella posizione dell&#8217;ape, cercavo di penetrale il retto con il mio medio per quell&#8217;unica posizione possibile. Non se ne lamentava, anzi lo accettava, non dichiarava il suo gradimento, poiché avrebbe rischiato la penetrazione del mio sesso, ma sentivo che le piaceva&#8230;</p>
<p>Escogitai un progetto: la feci inginocchiare davanti a me, facendole poggiare le palme davanti a sé, e rivolgendomi i suoi glutei, cominciai a succhiarle la clitoride, insistendo con le dita sul sesso, le leccavo anche l&#8217;orlo del suo ano, producendo salivazione per lubrificarla ed inserirle il mio dito più lungo. Mantenevo con la lingua i movimenti pelvici sulla sua clitoride, tenevo fra le labbra le carni del suo sesso, succhiando, leccando ogni piccolo particolare, mentre il dito s&#8217;introduceva clandestino nel foro desiderato. Raggiunta una discreta profondità, avevo iniziato ad agitarglielo dentro, per capire il consenso e l&#8217;apprezzamento che non tardarono poi molto: le piaceva! E perchè il mio sesso no? Avevo il tubetto del lubrificante a portata di mano, ne estrassi un piccolo verme, ed iniziai a massaggiarla spalmandole l&#8217;orlo ed il primo centimetro interno. Abbondantemente lubrificata, cominciai ad agitare il solito dito dentro di lei, in perforazione costante, senza decrescere il ritmo, senza accelerazioni&#8230;</p>
<p>Si stava rilassando, sentivo il suo retto decontrarsi, accettarmi dentro, mentre si agitava a tempo, in sincrono con me. La stavo succhiando, quando sentii il suo fiotto acidulo invadermi la bocca, con i gemiti di piacere che conoscevo per orgasmo, e con la sua mano che premeva sulla mia in agitazione. Non volevo finisse il suo piacere, mi sollevai un poco dietro di lei, le chiesi di allargarsi i glutei appoggiandosi sui talloni, e le presentai il mio glande eccitato, turgido, duro, maturo per l&#8217;inserimento.</p>
<p>Restò sorpresa, ma senza svincolarsi, anzi provò lei a spingere mentre io, immobile, con un desiderio crescente, aspettavo l’avvio del ritmo…<br />
Rimandato, poi ripreso, poi abbandonato, ma senza rifiuto, finalmente la decongestione prendeva il sopravvento, per cedere infine al piacere.</p>
<p>La sostenevo per i fianchi, stringendola, imprimendole un tempo piacevole per entrambi. Mi teneva una mano dietro una coscia, per controllare le mie spinte, se troppo irruenti, a limitarle, se rilassate, ad insistere di nuovo. Era dunque convinta, lo avremmo fatto come complemento alle nostre sessioni amorose…</p>
<p>Ma non era proprio così. Ogni volta che cercavo la penetrazione, mi rifiutava, nonostante un’adeguata lubrificazione, dovevo prodigarmi ed accettare i suoi tempi, senza capire i momenti possibili. Sembravano capricci da adolescente, o forse la reazione aveva un’altra origine? Eppure quando insistevo, e mi accettava, poi le piaceva, e godeva per quell’amplesso, ma non era così scontato ogni volta…</p>
<p>Se le chiedevo spiegazioni, si rifiutava, mi rendeva impotente ad un ragionamento logico, e la sua negazione alimentava la mia eccitazione. Recuperavo dentro di me gli scheletri dell’infanzia, quel senso di contro natura attribuito da un perbenismo ipocrita e clericale, infine il solito poco credibile esordio doloroso…</p>
<p>Erano in discussione la mia disinibizione contro le sue certezze, dove il sesso non sempre interpreta sentimenti, se non sono condivisi ed accettati!</p>
<p>Risolsi di evitare quella pratica, né chiedendo, né proponendo alcun gesto. I rapporti erano sempre intensi, passione difficile da soddisfare, ancora meno da estinguere.</p>
<p>Fu una sera, inaspettata, durante una normale sessione, per la solita intensa eccitazione, mi chiese perché non la sottoponevo alla sodomia: “perché non lo desideri, non la pratichi volentieri e quando è successo, non è mai stata completa”. “Fallo adesso!” mi disse, girandosi e proponendomi il suo retto, inginocchiandosi appena per una facile introduzione.</p>
<p>Ma ero più interessato a sapere perché ora sì e prima no… Non volevo perdere l’occasione per capire… “Per il mio e tuo desiderio, e adesso che è maturato, voglio il tuo orgasmo dentro di me…” rispose. “Io non ho lo stesso desiderio, se non me lo spieghi, magari domani lo vorrei io e tu non ti concedi…”</p>
<p>Non ci furono risposte, era seduta davanti a me, teneva con le mani il mio sesso, sorrideva masturbandomi, si girò per cercare il tubo di lubrificante sopra il comodino, mi lasciai cospargere il sesso con molta cura, per tutta la sua rigidità, con l’eccitazione che mi stava ubriacando. Fu lei a girarsi di nuovo ed introdurmi nel suo retto, io potevo solo allargarle i glutei.</p>
<p>Non spingevo, seguivo l’introduzione lentissima, senza interruzioni, adagio seguivo il suo movimento. Poi abbandonò il mio sesso per accarezzarsi la clitoride, accennando il movimento per facilitare il fine corsa. I miei sussulti repentini e scoordinati erano frutto della mia eccitazione, cominciai l’orgasmo dentro di lei dopo pochissimo, rilassandomi per defluire ogni residuo.</p>
<p>“E’ incredibile questo tuo desiderio, non sei mai venuto in così breve tempo dentro di me, nonostante preliminari e ogni attenzione della mia bocca, perché?” L’osservavo senza ascoltare, convinto che non avrebbe capito alcuna spiegazione, ma ricordo che fu quella l’ultima volta che facemmo l’amore, poi non ci frequentammo più…</p>
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		<title>Note musicali (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando il desiderio supera la fantasia, e l&#8217;esaltazione per una nuova possibile amicizia femminile realizzata con la complicità del web, procura gli stimoli per definire una possibile relazione&#8230;
“La cascata di note… sembrano 4 mani, due sole in realtà, quelle di Glenn Gould per il Moonlight di Beethoven, un’edizione eccezionale, molto intensa, scritta dall’autore con molta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1262&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Quando il desiderio supera la fantasia, e l&#8217;esaltazione per una nuova possibile amicizia femminile realizzata con la complicità del web, procura gli stimoli per definire una possibile relazione&#8230;<span id="more-1262"></span></p>
<p>“La cascata di note… sembrano 4 mani, due sole in realtà, quelle di Glenn Gould per il Moonlight di Beethoven, un’edizione eccezionale, molto intensa, scritta dall’autore con molta passione per quella creatura che amava teneramente come un figlia, la contessina Giulietta Guicciardi…”</p>
<p>Restammo a scriverci per un paio d’ore circa, fin quando fu costretta a chiudere, lasciandomi alle solite riflessioni. Quella femmina mi aveva emozionato, parlandomi delle sue passioni, per un consenso d’anima, rivelando la persona che accoglieva, cucciolo di donna, gentile, sensibile ed affettuosa…</p>
<p>Quando restiamo cuciti al nostro ego con tutte le pressioni, paure ed ansie che possiamo vivere ed aver vissuto, nessun miracolo può compiersi. Ma se un animo trasmette e l’altro riceve, ecco che la sensibilità percepisce e procura, tramite il cervello, emozioni&#8230; Nascono i sentimenti, desiderio, passione, deliro, amore… sì amore, che esplode in un solo istante, in un solo attimo annullando ogni regola di qualsiasi buon senso…</p>
<p>«Bimba» la inseguivo, «dimmi quando, è insopportabile l’attesa, sei nei miei pensieri ogni giorno, sei nei miei gesti, nelle mie giornate…» questa la supplica che le dichiaravo, per una febbre incurabile. «Anch’io ti desidero, voglio capire chi è il folle che ho coinvolto così tanto, che ascolta la mia stessa musica ed apprezza i miei pensieri» e questa la sua risposta che dichiarava prudenza e buon senso&#8230; Ma gli amanti non collegano mai cuore e cervello, subiscono solo sollecitazioni per una reazione inarrestabile, per aver permesso al virus la propagazione di quel sentimento incredibile che alimenta le nostre anime da sempre.</p>
<p>”L’adagio è sognante, amorevole, e se per un attimo ti estranei dalla realtà, senti su di te la musica, le frasi del refrain, sempre identiche, ossessive, e l’interprete le esegue tutte, non ne perde alcuna…<br />
Emozioni fantastiche che il vecchio Ludwig sapeva trasmettere, il rammarico era semmai per la sordità, che all’epoca lo stava devastando…”</p>
<p>Fu un sabato mattina, in treno, con il pensiero fra le sue braccia, con il cuore in tensione, mentre l’Eurostar stava rallentando per guadagnare il binario dell’appuntamento. Attaccati al cellulare ci distinguemmo a distanza. Aveva un paio di jeans con una t-shirt rosa, scarpe basse sportive, i capelli raccolti da occhiali da sole, la cintura della borsetta a tracolla le divideva i seni, ed il più bel sorriso che avrei mai potuto immaginare…</p>
<p>Ci fermammo a meno di un metro, imbarazzati per studiare gli ultimi dettagli delle nostre immaginazioni, e poi l’abbraccio liberatorio, fortissimo, avvolgente, sorridendo nella più banale delle dichiarazioni, ciascuno all’orecchio dell’altra, emozionati e tremanti…</p>
<p>”Moonlight è una lirica musicale scritta per amore, e quello evoca, passione, sentimenti onesti per una donna impossibile, una strega maliarda che affascina i sogni, che insidia le notti insonni, ed evoca desideri inappagati ed inconfessabili…”</p>
<p>Nella sua stanza, mi fermai osservandola, entrambi sorridenti, con l’ansia che non concede tregua, che tradisce ogni progetto&#8230; le presi le mani, e mi avvicinai alla sua bocca, incrociando la testa con la sua. Accettò il bacio, lievissimo, sospirato a fior di labbra, ma era una premessa per un consenso più intenso. Decisi ad interpretare il simbolo di passione, abbracciati, sentimmo le nostre bocche frenetiche che si cercavano, assaporandosi, studiandosi per recuperare alla memoria il ricordo del piacere…</p>
<p>Si sfilò senza indugio la maglietta, a seno nudo era bellissima, sorridente, consapevole dell’emozione che mi stava procurando. Mi tolse dall’imbarazzo, sfilandomi la camicia con irruenza controllata, leggendomi l’anima ed il mio stupore. Le accarezzavo la schiena percorrendola dalle spalle ai fianchi, con un gesto impudico e spontaneo. Il contatto di pelle fu elettrizzante, le bocche ad esplorare odori e sapori, scendevo sui seni, colmi di desiderio, insistendo sui velluti rosa, rigidi e pronunciati.</p>
<p>“Il presto del terzo movimento, ovvero la sonata vera e propria, riconduce all&#8217;influenza di tutta l’opera, le note sono più incalzanti, e per chi ha speranza è più facile leggere nell’ascolto il coinvolgimento dei sensi e la seduzione della musica…”</p>
<p>Ascoltavo invece il mio animo, partecipavo confuso senza razionalità, convinto di interpretare il più dolce dei momenti della vita… I corpi avvinti, pronti per esplodere e consumare l’esaltazione. La feci distendere, e seduto accanto, le toccavo viso, collo, seni, addome, ventre… Era incantevole, aveva due gambe nervose, un sesso poco pronunciato, nascosto da uno slip rosso fuoco.</p>
<p>Gli effluvi così invocati, inseguiti, ci stavano estinguendo i sensi, in un esausto di sensualità incredibile, conciliando le decontrazioni. Indulgeva per il mio repentino e facile orgasmo, cibandosi più per il mio piacere che non del suo. Generosa insospettabile, adesso si offriva per le coccole del rilassamento, e distesa sul mio petto, ascoltava il mio affanno, accarezzandomi il seno, il collo, il viso…</p>
<p>”Grazie maestro, non è per caso che gli amanti subiscono il fascino della tua sonata, non è per caso che i cuori degli innamorati si commuovono ascoltando il tuo …al chiaro di luna…”</p>
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		<title>Tradimento a Venezia (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Vanessa aveva insistito con l&#8217;amica Daniela, fino a farla accettare, d&#8217;accompagnarla presso la zia, a Venezia, un un fine settimana ospiti di una delle casate più nobili della città.
Daniela era una ragazza semplice, simpatica, vivace, molto carina, e per quel buon carattere, che la distingueva, aveva uno stuolo di ragazzi, compagni d&#8217;università, che la corteggiavano. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1260&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Vanessa aveva insistito con l&#8217;amica Daniela, fino a farla accettare, d&#8217;accompagnarla presso la zia, a Venezia, un un fine settimana ospiti di una delle casate più nobili della città.<span id="more-1260"></span></p>
<p>Daniela era una ragazza semplice, simpatica, vivace, molto carina, e per quel buon carattere, che la distingueva, aveva uno stuolo di ragazzi, compagni d&#8217;università, che la corteggiavano. La giovane figlia d&#8217;un insegnante liceale e d&#8217;un ingegnere del catasto, non aveva altri interessi che per prendersi quella laurea ormai prossima in medicina legale.</p>
<p>Vanessa era l&#8217;amica del cuore, una mora bellissima, di qualche anno più anziana di lei, sofisticata per l&#8217;attività che svolgeva, art designer per riviste femminili, in perenne depressione, per non avere una famiglia di riferimento, con i genitori separati, che dopo la sua indipendenza economica, si erano completamente disinteressati di lei. Unico legame affettivo familiare una giovane zia, Matilde, sorella minore del padre, con un bagaglio culturale incredibile, una laurea in scienza delle comunicazioni ed altrettanti master inseguiti su storia dell&#8217;arte e beni culturali. Impiegata presso la nobile famiglia veneziana, come dama di compagnia, aveva anche del tempo libero per consulenze presso le Belle Arti Veneziane.</p>
<p>Per la solita generosità, Daniela realizzava quasi tutti i desideri di quell&#8217;amica scomoda ed invadente, ma per la quale nutriva un affetto sincero, con l&#8217;onesto desiderio di vederla felice, innamorata di un bravo giovane. Si sentiva imbarazzata per questa trasferta così impegnativa, oltretutto con le raccomandazioni di Vanessa di portarsi dietro un guardaroba adeguato all&#8217;ambiente che avrebbero frequentato. L&#8217;amica aveva presenziato alla preparazione del bagaglio, controllando scrupolosamente ogni indumento per quei due giorni a Venezia.</p>
<p>L&#8217;Eurostar, partì puntuale alle 16,30 dal binario 10 della stazione di S.Maria Novella. Le due amiche occupavano due posti finestrino, uno davanti all&#8217;altro, ed il viaggio trascorse fra un po&#8217; di chiacchiere, qualche lettura, e solenni dormite. Furono svegliate dall&#8217;altoparlante dello scompartimento, con il brusio delle hostess e dei passeggeri che si preparavano per l&#8217;imminente arrivo alla stazione centrale di Venezia. Un po&#8217; assonnate, con i bagagli a mano da scaricare, subirono la sferza del vento dell&#8217;est, ma si avviarono dietro al trolley del facchino fino al molo d&#8217;imbarco dei vaporetti per il Canal Grande.</p>
<p>Venezia, la città degli amanti, dalla bellezza incomparabile, con la ressa dei turisti in ogni stagione ed in qualsiasi ora del giorno, si proponeva nel suo fascino decadente, ed era così che la ricordava Daniela. Poche luci nelle abitazioni lungo i canali, con le lance ed i vaporetti che percorrevano il tratto principale per poi disperdersi nei vicoli dell&#8217;interno. Daniela osservava lo splendore degli edifici, ne chiedeva a Vanessa il nome o le caratteristiche, mentre l&#8217;amica era più attenta ai bagagli, e all&#8217;ormeggio per la coincidenza per palazzo Rosemberg, luogo di destinazione.</p>
<p>Una lancia trasbordò i bagagli ed in pochi minuti furono accompagnate al piccolo ponte di legno antistante l&#8217;ingresso di un solenne palazzo dagli stucchi dorati, dalle ampie finestre ad arco acuto, definite dalle colonne doriche a balzo, che le incorniciavano.</p>
<p>Furono accolte da un vecchio maggiordomo, Federico, che fece cenno ad un facchino di occuparsi dei bagagli, e con un leggero accento veneziano, mantenendo contegno e adeguata distanza: “come sta signorina Vanessa?” quindi rivolgendosi a Daniela “benvenuta a Ca&#8217; Rosemberg”. Le due ragazze lo seguirono per l&#8217;ingresso del palazzo, poi per l&#8217;ampia scala di destra, percorrendone la guida di velluto rosso che copriva il centro dei gradini. Appoggiandosi al corrimano in marmo lavorato, sostenuto dalle colonnette a tortiglione, si potevano ammirare i quadri che in ordine gerarchico, per grandezza ed importanza dei personaggi rappresentati, tappezzavano le pareti. In cima al padiglione, a forma di terrazza, si accedeva alle diverse stanze destinate agli ospiti, mentre dalla scala opposta a quelle riservate alla proprietà.</p>
<p>Daniela osservava rapita, e subiva la solita oppressione che un posto del genere procura a chi lo frequenta. Il vecchio gentiluomo, annunciò le stanze destinate alle ragazze, proponendo loro, fra meno di un&#8217;ora, la discesa nella sala dei ricevimenti per le presentazioni, quindi la cena, e mentre il giovane facchino depositava i bagagli, si ritirò con deferenza.</p>
<p>Vanessa chiese all&#8217;amica di utilizzare lo stesso bagno per la doccia e la toeletta e per il cambio d&#8217;abito. Si spogliò in fretta davanti all&#8217;amica, ed infine nuda, si avvicinò per farle altrettanto. Le due ragazze erano piuttosto intime, ma Daniela non era altrettanto disinvolta, manteneva il pudore della sua educazione poco abituata a quella confidenza. Entrarono nell&#8217;ampia doccia per un vetro scorrevole, Daniela si ritirò strillando al primo scroscio ancora freddo, per rifocillarsi insieme all&#8217;amica, al getto caldo e ristoratore del soffione. Vanessa armata di balsamo e spugna, si prodigava a strofinare l&#8217;amica, e si offriva per ricevere a sua volta le medesime attenzioni. Le sue mani, delicate e sensibili, le percorrevano le spalle, accarezzandole i fianchi, i glutei, le cosce e risalendo verso il pube, per una rapidissima insaponatura. Si meravigliò invece per quel cenno di compiacimento sospirato da Vanessa, che ad occhi socchiusi le prese la mano chiedendole un ulteriore passaggio ed un maggior indugio sul suo sesso&#8230;</p>
<p>Daniela adesso l&#8217;osservava perplessa, vedeva la ragazza per la prima volta, cercando spiegazioni che non poteva darsi, ma non le negò il gesto, soffermandosi sulla sua clitoride, ed al cui contatto, Vanessa ebbe un gemito di piacere, inarcando la schiena, rovesciando la testa lasciandosi bagnare il volto dal getto caldo. Daniela conteneva il sesso dell&#8217;amica con la destra, mentre la sinistra le accarezzava il collo avvicinandole il viso. Vanessa le baciò le labbra, le succhiò la lingua, ricevendo lo stesso consenso per la passione che stava implodendo nelle due fanciulle. I seni inseriti nei busti eretti, con le mani che si stavano accarezzando sesso e glutei, mantennero i loro corpi sotto l&#8217;acqua, ma uscirono presto per asciugarsi e continuare i gesti del piacere distese sul letto. Poco protette dagli accappatoi, Daniela si distese per la leggera spinta dell&#8217;amica, subendo il percorso della sua lingua dal collo ai seni, ai capezzoli, all&#8217;addome, al ventre, al pube, fino alle labbra aperte del suo sesso, con le dita che aprivano il piccolo solco scostando le cosce rigide per la tensione, ed infine l&#8217;inserimento del medio prima e dell&#8217;indice in compagnia, per il piccolo anfratto, le provocavano gemiti di piacere mentre si offriva alla frenesia dell&#8217;amica. Quindi l&#8217;implorazione per ricevere fra le sue labbra il suo sesso per il reciproco orgasmo&#8230;</p>
<p>Ma fu il leggero bussare alla porta che le distrasse, era una cameriera che pregava le signorine di affrettarsi, e dopo aver visto la camera vuota di Daniela, aveva guadagnato la stanza di Vanessa indovinando che le due amiche erano insieme a prepararsi. Vanessa si distaccò dall&#8217;amica, e tranquillizzando la domestica, adesso sollecitava l&#8217;amica per una rapida preparazione. Daniela guadagnò il suo bagaglio estraendo un intimo nero, reggiseno, slip e autoreggenti, da indossare sotto la castigata minigonna dello stesso colore. Vanessa si vestiva controllando l&#8217;amica, indossando anche lei un abito dello stesso colore, forse con un decoltè più sfacciato, che lasciava intravedere la rotondità dei seni, ed i tacchi a spillo a sottolineare la bellezza delle giovani gambe.</p>
<p>Infine il maquillage leggero, mascara e matita per l&#8217;eyeline, con un po&#8217; di colore sulle palpebre, un tocco di pennello più deciso per il fard a coprire il rossore dell&#8217;eccitazione, ed un rosa pallido lucido sulle labbra. Si guardavano, girandosi allo specchio, con il raro sorriso di Vanessa, compiaciuta per la passione dell&#8217;amica che le rispose con un bacio appena soffiato di consenso&#8230;</p>
<p>Scesero le scale più svelte quando videro zia Matilde in attesa, al limitare del padiglione, sorridente alla vista dell&#8217;unica nipote, figlia di quella sorella così distratta&#8230; Era una donna sui 45 anni, molto elegante, con l&#8217;abito lungo, un viso splendente che tradì una leggera emozione, difficile da nascondere all&#8217;abbraccio stretto di Vanessa. Daniela fu presentata alla zia, che l&#8217;abbracciò a sua volta, ricevendo i complimenti per la sua bellezza, per l&#8217;elegante abito, per la sua devozione verso la nipote.</p>
<p>Accompagnate dalla zia, furono introdotte in un ampio salone, al centro del palazzo, dove incontrarono ancora Federico, che si pose loro davanti per garantire la solennità del momento. Un lato del salone era addobbato da eleganti tendaggi di broccato rosso, che coprivano le finestre, affacciate sul canale, suppellettili d&#8217;epoca arricchivano l&#8217;arredamento, e due divani a più posti, si fronteggiavano occupati da altrettanti personaggi, mentre al centro della stanza, proprio davanti ad un camino acceso con le volute alte delle fiamme, una poltrona occupata da una vecchia nobildonna, di età indefinibile, forse 65-70 anni. Vestiva un abito lungo con la gonna verde ed una camicetta bordata di trine e merletti, abbottonata fino al sottomento, con un cammeo di corallo incastonato in una cornice d&#8217;oro, a garantire la chiusura. Sorrise all&#8217;ingresso delle donne, ma attese senza scomporsi le presentazioni da parte del suo maggiordomo, dandogli il consenso con un lieve cenno della testa.</p>
<p>“Donna Gisella Albertine, contessa di Rosemberg, già baronessa di Sclavio” cui fece seguito la mano protesa della nobildonna, che restò seduta, salutando le due fanciulle “cara Vanessa, come stai?” e rivolgendosi a Daniela imbarazzata, senza sapere se baciare o stringere la mano esile che le veniva porta “benvenuta a Ca&#8217; Rosemberg, come sta sua madre?” La ragazza, stringendole la mano, si prodigò in un profondo inchino, meravigliata per la confidenza sulla salute di sua madre, che non capiva. Ma si affrettò a replicare “oh sta bene, grazie, la saluta e la ringrazia per la squisita ospitalità che mi offre”. La risposta piacque alla contessa, che questa volta si alzò dalla poltrona, con l&#8217;immediato intervento di Federico, porgendole prima il braccio e poi il bastone d&#8217;appoggio.</p>
<p>La contessa le si fece da presso e presentò il gruppo, avvicinandosi a ciascuno di loro: “la mia migliore amica, Greta Maria, duchessa di Hannover, di casa Traminer”, una donna dai capelli color rame, che accentuavano il colore rosso naturale, sottolineato da numerose efelidi sulle gote e sul naso, che le davano un&#8217;aria graziosa, nascondendole un poco l&#8217;età, forse più avanzata della nobile amica. Aveva un abito lungo in tinta unita, azzurro scuro, con camicetta, bustino e gonna. Quindi fu la volta dell&#8217;ing. Massimo, il cui abbigliamento ricordava le origini tirolesi, dai capelli biondissimi, le gote rosse, un bell&#8217;uomo, forse 45-50 anni, che salutò le ragazze, tradendo uno sguardo lascivo sui seni di Vanessa.</p>
<p>Quindi girandosi dall&#8217;altro lato, presentò un bellissimo giovane, dall&#8217;aspetto serio, poco attento alle presentazioni, ma che rispose alle strette di mano: “mio nipote Jacopo di Monselice, baronetto di Sclavio, un pianista della Fenice, l&#8217;orgoglio della nostra famiglia.” Indossava uno smoking nero fumo, con un&#8217;impeccabile farfallina blue a pois bianchi, e dal cui petto debordava un merletto ricamato ad orlo nero della candida camicia, compreso da un gilet di seta grigia. Il saluto di Vanessa fu poco diplomatico invece, provocò il giovane, inclinando leggermente il busto, offrendogli, questa volta compiaciuta, il suo decoltè. Il gesto indispettì Daniela, ma non si fece accorgere&#8230;</p>
<p>Fu infine la volta di Luisa Meredith, un&#8217;americana al seguito della duchessa di Hannover che ne curava la vita mondana. Era una donna giovane, una bionda informale, sorridente, che indossava dei pantaloni neri, con una maglia dolce vita in combine, che ne esaltava la figura mostrando i seni pieni, sotto un cardigan grigio chiaro. “My darling, may I introduce miss Vanessa, and her friend Daniela?” questa la presentazione, mentre la Luisa rispose in perfetta tradizione: “How do you do?”, “fine, thank you, and you?”&#8230; questi i convenevoli.</p>
<p>Fu Federico ad interrompere le presentazioni, dichiarando: “la cena può esser servita, quando Vostra Signoria è pronta”, donna Gisella, dette il suo consenso, precedendo il gruppo, tenendosi Daniela sotto braccio, intimidita e lusingata per l&#8217;onore che riceveva, e zia Matilde dall&#8217;altro lato.</p>
<p>Al tavolo ovale, altrettanti camerieri dietro ai commensali per gli interventi al pranzo. Federico annunciava le pietanze, iniziando con i diversi antipasti di polenta, vol-au-vent al formaggio, salse tipiche in crosta, l&#8217;immancabile consommè, poi un trionfo di gamberetti in salsa dolce, una velluta di piselli sopra uno sformato di verdure, cape sante arrosto in un flan di carciofi, quindi i sorbetti, la mousse al cioccolato, sopra un letto di cannella e vaniglia. Vini adeguati, il generoso Verduzzo frizzante, che tradiva anche i più moderati, Chardonnay più corposi e gli immancabili Passiti siciliani per i dessert.</p>
<p>La padrona di casa aveva partecipato poco ai piatti, ma osservava Daniela, chiedendole se era a suo agio, la giovane interrompeva il suo pranzo con espressione di gratitudine, aveva le gote rosse per l&#8217;afrore di quel Verduzzo così leggero, così invitante, e così complice ai desideri degli amanti&#8230; Donna Gisella subiva la simpatia di quella ragazza, le piaceva la spontaneità, la sensibilità, anche se indulgeva per l&#8217;impreparazione verso la nobiltà&#8230;</p>
<p>Jacopo fu sollecitato dalla contessa per una suonata al piano, ritornando tutti nel salone precedente. Sotto la direzione di Federico i domestici avevano approntato il pianoforte al centro della stanza, con le poltroncine piuttosto dei divani, per l&#8217;ascolto.</p>
<p>Il giovane non si fece pregare, si avvicinò allo strumento, accostò la panchetta, salutò il pubblico, cui rispose l&#8217;unico applauso di Vanessa, che eccitata per la cena, gli sorrise compiaciuta, mentre ricevette l&#8217;occhiataccia della zia Matilde, e la comprensione di tutti gli altri&#8230;</p>
<p>Le prime note divennero in breve familiari per introdurre i notturni di Chopin, con le anziane nobildonne che partecipavano accennando appena appena un lieve movimento della testa ed un sorriso malinconico, a ricordare lo splendore della trascorsa giovinezza. Daniela ascoltava rapita, Vanessa era in estasi, ma non sentiva la musica, era quel giovane, cui era rimasta quasi indifferente, nonostante la provocazione, a renderla estranea all&#8217;ambiente&#8230;</p>
<p>La serata si concluse con altre sonate, infine il congedo, con i saluti ed i ringraziamenti, ed il ritiro nelle stanze assegnate.</p>
<p>Vanessa e Daniela furono accompagnate nelle rispettive camere da zia Matilde, da cui ricevettero la buona notte, quindi le ragazze restarono sole in camera di Vanessa.</p>
<p>“Attenta vipera”, le strillò Daniela gettandosi sopra l&#8217;amica e distendendola sul letto, “io voglio l&#8217;emozione che mi hai provocato, voglio amarti, e risparmiami le tue smancerie con quel palo freddo di Jacopo”, ma sorrideva stringendo la testa dell&#8217;amica fra le sue mani, con le gambe che le imprigionavano il sesso, e la bocca che avrebbe voluto succhiarle l&#8217;anima&#8230; “no ti prego Dani, sono esausta per la cena, forse ho bevuto troppo, sono stanca del viaggio, ti prego non volermene, faremo l&#8217;amore domani, adesso vorrei riposare&#8230;” L&#8217;amica era quasi incredula: ma come, lei l&#8217;aveva provocata, l&#8217;aveva eccitata, e adesso che la desiderava, le si sottraeva? Ma fece buon viso a cattiva sorte&#8230; per amor suo, prese i bagagli e si ritirò in camera.</p>
<p>Osservava la stanza, era molto simile a quella di Vanessa, il letto a baldacchino, con due putti ai lati, sopra i comodini sostenevano due copri lampade. Al limitare del letto, un divanetto per accogliere gli indumenti, in fondo alla stanza un armadio in stile, per abiti e biancheria, infine la toeletta, con una specie di scrivania, ed un grande specchio, che per una luce nascosta e soffusa invitava al maquillage. Daniela si sfilò la minigonna, con le autoreggenti, il top e gli slip, si osservava per capire cosa non piaceva all&#8217;amica del cuore da respingerla? S&#8217;infilò nuda sotto le coltri per cercare un sonno ristoratore&#8230;</p>
<p>Rigirandosi sotto le coperte, compiaciuta dalle lenzuola che le avvolgevano le cosce, che le accarezzavano i seni, che le stimolavano il sesso, aveva mantenuto lo stato di eccitazione che voleva estinguere&#8230; La mano andò lesta sul suo ventre, indirizzando le dita a cercare il piccolo bottone carnoso che si stava definendo sulla cucitura delle piccole labbra. Rammentava il sesso dell&#8217;amica, quando aveva iniziato a succhiarlo, le grandi labbra erano più pronunciate delle sue, ancora poco esplorate da mani e sessi maschili, e le piccole labbra poco definite, mentre quelle di Vanessa avevano appendici più grandi, forse per l&#8217;eccessiva sollecitazione&#8230; Stimava il piccolo orifizio, incurante dell&#8217;umore prodotto dalla coroncina di ghiandole, provava ad infilare il medio della mano destra, nel tentativo di arrivare alla volta a cuspidi per stimolare un altro punto sensibile. Il suo corpo stava urlando di desiderio, ma non riusciva a concentrarsi sull&#8217;ultimo amplesso realizzato con un compagno di corso. Il ricordo più immediato, più recente, che aveva meravigliato perfino sè stessa, erano invece i seni dell&#8217;amica, i suoi glutei, il sesso di taglia lunga, una clitoride più carnosa della sua, e l&#8217;orifizio senz&#8217;altro più capace, che le aveva inghiottito le dita senza difficoltà.</p>
<p>Stava riproducendo la stessa attività su se stessa, ma trascurò il piccolo foro per riprendere l&#8217;eccitazione sulla cucitura, strofinando le dita sulle pareti del solco, sulle carnosità, procurandosi il piacere di cui aveva &#8230;urgenza! Si stava torturando il sesso, al colmo del desiderio, aveva allargato le gambe e sentiva le lenzuola di lino scenderle sull&#8217;inguine, sulle cosce, sulle gambe, come una colata di piacere. Definì l&#8217;orgasmo rallentando il percorso delle dita, sentiva la bava sul suo sesso, si sentiva in colpa poiché immaginava cosa avrebbe prodotto in quel letto che l&#8217;ospitava, e ripensando alla sua nobile interlocutrice decise di lavarsi e poi controllare &#8230;i danni!</p>
<p>Mentre indossava una vestaglia, sentì per caso dei gemiti provenire dalla stanza a lato della sua, ma non capiva se dalla sua destra, di cui ignorava l&#8217;inquilino o dalla sua sinistra, quella di Vanessa. Avviò la doccia, e all&#8217;arrivo dell&#8217;acqua calda s&#8217;infilò sotto per lavarsi. Si asciugò in fretta, decisa a scoprire l&#8217;origine dell&#8217;ansimare, che adesso percepiva meglio&#8230;</p>
<p>Uscì senza far rumore, seguendo l&#8217;origine dei sospiri&#8230; capì che le pòervenivano dalla destra della sua stanza, e accostando l&#8217;orecchio distinse una voce maschile ed una femminile senza riconoscere gli attori dell&#8217;amplesso. Provò a spingere la porta, e per il breve filo d&#8217;apertura, alla tenue luce delle abat-jour, vide l&#8217;ing. Massimo che stava prodigandosi sopra la zia Matilde, ormai prossima all&#8217;orgasmo, in un affanno di piacere senza equivoco. Chiuse la porta sconvolta, incredula&#8230; Ne avrebbe parlato all&#8217;amica, e per non rischiare una smentita, si propose di farlo subito. Spalancò la porta della camera di Vanessa, ma quasi si sentì mancare per la scena cui stava assistendo: la sua migliore amica, colei che l&#8217;aveva insidiata qualche ora prima, dopo l&#8217;arrivo a Venezia, cui aveva ceduto per uno strano sentimento d&#8217;amore, di comprensione e di complicità, ed infine era stata respinta, adesso stava agitando nella sua bocca il sesso turgido e rigido di Jacopo, il pianista, il tipo indifferente ed insensibile a tutti&#8230;</p>
<p>L&#8217;amante si girò meravigliata, sfilandosi dalle labbra il sesso bagnato di saliva, abbandonato come un manico al centro di un corpo maschile nudo&#8230; Jacopo si coprì avvampando per la vergogna, riprese i suoi abiti e si defilò dalla stanza&#8230; l&#8217;amica, inginocchiata, seduta sui talloni, aveva recuperato un cuscino per coprirsi, ma osservava allibita Daniela pietrificata sull&#8217;orlo della porta. Dopo il primo sgomento ed il pallore che la meraviglia può produrre, si stava colorando per la rabbia, con il rubizzo che le saliva al volta&#8230; si avvicinò a Vanessa e simultaneamente le affibbiò, con tutta la forza, un solenne ceffone, strillandole con rabbia “stronza&#8230;”</p>
<p>Restò un attimo per subire la reazione dell&#8217;amica, pronta alla lite, ma Vanessa era riversa, il ceffone l&#8217;aveva fatta cadere di fianco, aveva le gambe flesse, e con le braccia si stringeva le ginocchia quasi a proteggersi per una reazione più violenta. Daniela le voltò le spalle sbattendo la porta, andò a rinchiudersi in camera, infilandosi a letto abbandonandosi ad un pianto dirotto, senza consolazione, s&#8217;era interrotta un&#8217;amicizia ed una storia d&#8217;amore&#8230;</p>
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		<title>Solstizio d&#8217;estate&#8230; (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so se per il solstizio d&#8217;estate, vi è mai capitato di vedere gli aruspici orientali inneggiare alla nuova alba&#8230; Sono suonatori di tamburi giganteschi che, in prossimità del mare, poco prima del sorgere del sole, producono senza sosta, in ginocchio, a torso nudo, un ritmo codificato, un fraseggio di percussioni difficile da riprodurre, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1256&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Non so se per il solstizio d&#8217;estate, vi è mai capitato di vedere gli aruspici orientali inneggiare alla nuova alba&#8230; <span id="more-1256"></span>Sono suonatori di tamburi giganteschi che, in prossimità del mare, poco prima del sorgere del sole, producono senza sosta, in ginocchio, a torso nudo, un ritmo codificato, un fraseggio di percussioni difficile da riprodurre, che non ha spartito musicale, ma solo chi ha cuore, può capire, ascoltare ed emozionarsi…</p>
<p>È la coreografia per salutare l’aurora della nuova stagione, tramandata da secoli, una volta per evocare ed impetrare grazie e benedizioni dalle divinità naturali, oggi anche per i turisti, che in silenzio assistono coinvolti…</p>
<p>Ero spettatore all’esibizione, nella Polinesia Francese, nell’atollo di Bora Bora, con un amico fraterno. Mi aveva costretto a seguirlo ad ore impossibili, poco prima dell’alba, svegliati dalle conchiglie polinesiane, lungo la barriera corallina, sulla bianca spiaggia, delimitata dalle grandi palme. Roberto, è un bravo allievo di conservatorio, percussionista, appassionato da sempre ai ritmi orientali e non aveva nemmeno faticato molto a convincermi. La piccola folla era seduta, disposta a semicerchio, mescolata fra i nativi, assorti in meditazione..</p>
<p>Il serpentone dei suonatori era distribuito per un centinaio di metri, con i grandi tamburi perfettamente allineati. Le danzatrici, con le ghirlande al collo, i lunghi capelli sciolti, ed i gonnellini di paglia, rivolte verso la fila degli uomini, ad eseguire a tempo, passi e movimenti antichi, consolidati dalla tradizione, studiati da un regista senza nome…</p>
<p>Finita la cerimonia, con il disco del sole tagliato a metà dall’orizzonte, il mare affollato dalle piroghe delle isole vicine, Roberto, si è avvicinato, incuriosito, ai grandi tamburi tahitiani. Osservava rapito, incurante della magia dell’isola, senza riuscire a trattenere la tentazione! Ha fatto due o tre battute per provare l’emozione di suonare uno strumento importante. Si è prodigato con alcune frasi, e con sua meraviglia, altri percussionisti, componenti dei gruppi delle isole vicine, hanno risposto alla provocazione, con lo stesso ritmo, su tamburi diversi, con i bastoni piuttosto che con le bacchette.</p>
<p>Il suono ha recuperato l’attenzione di coloro che lasciavano la spiaggia, disponibili per una nuova, imprevista, esibizione. Il ritmo è diventato più consistente, il dialogo dei tamburi più deciso, e man mano più intenso, per l’accodarsi di altri suonatori. Roberto, era l&#8217;unico a fronteggiare tutti quanti, ma da provocatore, aveva l’onore di fare la frase iniziale, mentre gli altri rispondevano.</p>
<p>Il timbro è diventato frenetico, con una foga ed un&#8217; eccitazione incredibile! E com’è possibile? com’è possibile partecipare ad un programma sconosciuto senza sapere le battute che può avere in testa un italiano, in un arcipelago agli antipodi del suo paese?</p>
<p>Ma sì, la musica coinvolge sempre, il cuore la trasmette e l’emozione la propaga agli altri… Il vecchio tahitiano, movendo la testa, ad occhi chiusi, confermava partecipe, i segnali e le battute. Un altro, più giovane ed imponente, aveva aperto una specie di danza, seguito da altri interpreti. L’imbonitore del villaggio turistico, spiegava senza sapere cosa. Si stava definendo la più bella esibizione spontanea, il più bel concerto per tamburi solisti e accompagnamento armonico di altrettanti strumenti, uscito gratuitamente dalle menti, ma soprattutto, dal cuore di magnifici improvvisatori, sconosciuti fra loro.</p>
<p>Eccezionale, stupefacente, una cadenza incredibile, incontenibile, devastante, con il cuore che batte allo stesso sincrono, oltre 100 timpani in perfetta armonia, gente di paesi diversi, a suonare la stessa musica. Ritmi di tamburi, con altre battute di risposta e di accompagnamento, inseguendo e rispondendo alla stessa percussione.</p>
<p>La musica è invitante, deve esser condivisa, sempre, e chi riesce a capire non resta insensibile.</p>
<p>Stavo osservando una fanciulla, una delle vestali della coreografia del sole, che coinvolta dalla nuova ed imprevista esibizione, stava danzando davanti a me. Il suo era uno spettacolo spontaneo, non mi vedeva di sicuro. Interpretava, noncurante di mostrare le belle forme, soprattutto i seni poco protetti dalle corone di fiori e dai lunghi capelli.</p>
<p>Il sole proiettava la sua luce sui volti, sulle figure dei musici e delle danzatrici, riproducendo ombre allungate, gigantesche… Era l’evocazione del nuovo giorno, della nuova stagione, un inno alla vita!</p>
<p>La ragazza, mostrava, per l’eccitazione della danza, i seni rotondi, i velluti rosa, rigidi, e per la frenesia dei movimenti del bacino, i glutei e le cosce nervose. S’intravedevano, sotto il sottanino impagliato, minuscoli slip, a proteggere, ciò che una volta veniva mostrato senza alcun pudore, proprio per provocare gli osservatori. Guardavo, ammirato, la grazia e la bellezza di quella creatura, che sosteneva i ritmi dei musicisti, poco presente, compresa nella sua esibizione,</p>
<p>Altri spettatori s’improvvisavano ballerini, confrontandosi con le altre ragazze. L’isola ci stava regalando uno spettacolo insolito, il sole si specchiava nel mare calmo, colorandolo, con una lunga striscia dorata fino all’orizzonte. Il rito solenne, aveva lasciato alle libere interpretazioni di quanti avevano subito il fascino dei segnali. E nessuno aveva intenzione di abbandonare la spiaggia, la musica o la danza.</p>
<p>Non era possibile restare a lungo indifferenti, e forse unico, rimasto ad osservare, mi alzai, movendomi proprio davanti a quella creatura che adesso si era accorta della mia presenza. Mi sorrideva, e gesticolava, certa di farsi apprezzare. Anch’io mi proponevo goffamente, avrei preferito osservarla, mentre lei cercava di farsi emulare, nei passi e nei movimenti più semplici. Rispondevo ai sorrisi, ed era lei invece a danzare con me. Lo fece trasmettendomi la stessa sensualità, la stessa magia. Accostò le sue gambe alle mie, avvicinandosi con il busto, incrociando la testa con la mia. Sentivo il suo calore, l’odore della sua pelle, il profumo delle ghirlande di fiori…</p>
<p>Sorrideva ai miei movimenti, preoccupandosi solo della mia attenzione… Ho forse dovuto fare quasi 20mila chilometri per vedere una donna al naturale? Eppure doveva aver già visto altri turisti e conoscere il segreto della malizia femminile, non era possibile un’altra spiegazione&#8230;</p>
<p>Adesso, subendo la sue attenzioni, quanto spontanee non saprei dire, mi stavo eccitando, cercavo un contatto, un abbraccio, che non feci altro per nascondere.</p>
<p>La ragazza aveva capito, leggeva i miei desideri, la passione che mi aveva acceso, smise la danza, mi prese il braccio invitandomi ad abbandonare la spiaggia. Incontrò la mia mano, tirandomi quasi per farsi seguire, percorrendo un breve viale, fino alle prime capanne. S’introdusse in una di queste, e appena la seguii anch’io, si girò davanti a me, liberandosi del gonnellino, delle ghirlande, degli slip&#8230;</p>
<p>Mi cinse il collo, mi accostò i seni al petto e le gambe nervose, a cercare le mie. Interpretava la mia anima, capiva riproducendo il mio delirio, la sua mano m’invitava ad accarezzarle il grembo, il sesso… Indugiavo senza imbarazzo, senza pudore, ascoltavo le mie emozioni desiderando la sua complicità. Occhi e bocche a dialogare sulla passione, per definire e sottolineare l’ansia crescente.</p>
<p>Amore naturale, senza coscienza, senza pregiudizio, senza interessi…</p>
<p>Si distese sul morbido letto di foglie intrecciate, ricoperto dalla lanugine dei frutti della palma, compressa nei teli grezzi come un materasso. Mi fece distendere sopra di lei, allargando le gambe, prendendo il mio sesso per adagiarlo sopra il suo, strofinandosi eccitata, mentre si lasciava baciare le labbra, il collo, i seni…</p>
<p>Il mio sesso aveva dilatato il solco del suo, umido e implorante la penetrazione. Fu lentissima l’introduzione, mentre la sentivo che si stava adattando per l’accoglienza, cingendomi il bacino, stringendomi i le spalle, abbracciandomi con dolcezza. Il suo gemito era delicato, un sussurro di piacere quando cessò l’esplorazione dentro di lei. Il movimento pelvico sulla sua clitoride con l’accollo del mio sesso scomparso dentro di lei, le procurava il piacere, ed il ritmo che cercavo di imprimere era in perfetta armonia con il suo. Sembrava che la sua danza non avesse fine…</p>
<p>Spostava l’abbraccio dalle spalle ai fianchi, alle natiche, come una carezza interminabile, in una stretta compiacente. Disteso sopra di lei, la cingevo al limite del lombare, per facilitarle il movimento, mentre con la bocca le baciavo il viso, le gote, le labbra, il collo. Sentivo i muscoli del suo sesso stringere il mio all’interno, ad ogni spinta, per sottolineare il piacere, condividere il ritmo in progressione, con la frenesia dell’eccitazione, per accelerare l’orgasmo ormai prossimo…</p>
<p>Sensi provocati da un’evocazione di vita! Musica e danza coinvolgenti, per la bellezza di una creatura spontanea. Desideri affascinati da un luogo privo della violenza occidentale, la nostra indole al naturale: l’amore che travolge e domina la nostra percezione…</p>
<p>Non scorderò mai più Bora Bora, l’isola dai dolci frutti, dagli intensi profumi, dalle spiagge bianche immerse in un mare d’acqua trasparente, con infiniti colori a definire i suoi contorni. Mi resterà nelle orecchie il suono dei tamburi, negli occhi la festa dei suoi abitanti, e soprattutto nel cuore, l’emozione d’amore della danzatrice per il solstizio d’estate…</p>
<p>Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus …<br />
(De contemptu mundi di Bernardo Morliacense, esametro citato da U.Eco ne “Il nome della rosa”)</p>
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		<title>Provocazioni in chat (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il reale ed il virtuale: credibile il primo, imprevedibile il secondo, anzi ipocrita, insincero, un mondo falso, formale e molto molto pericoloso…

Ma chi l’ha detto? Come se un individuo nel reale è onesto e corretto e nel virtuale si permette delle …esuberanze, che se dichiarate ad una donna, lo farebbero arrossire di vergogna per passare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1253&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il reale ed il virtuale: credibile il primo, imprevedibile il secondo, anzi ipocrita, insincero, un mondo falso, formale e molto molto pericoloso…<br />
<span id="more-1253"></span><br />
Ma chi l’ha detto? Come se un individuo nel reale è onesto e corretto e nel virtuale si permette delle …esuberanze, che se dichiarate ad una donna, lo farebbero arrossire di vergogna per passare da volgare, maleducato e soprattutto dal solito maschio!</p>
<p>Il virtuale è lo specchio del reale, ciò che sei qui, lo sei realmente, solo che non lo hai mai potuto dimostrare, forse nella tua fantasia, il virtuale adesso ti permette questa possibilità…<br />
Allora siamo tutti falsi e disonesti? Chi è coerente resta tale anche con se stesso, chi ha delle riserve… si protegge con l’anonimato!!!</p>
<p>Scontato e molto banale scriverlo, ma è la premessa ad una storia che mi è successo con una chatterina molto più giovane di me.</p>
<p>Cercavo, pigramente nel relax del dopo cena, un nick femminile, su una chat abbastanza affollata dai soliti frequentatori a caccia di …emozioni! Le donne rispondono poco al solito tradizionale “ciao come stai?” Oppure “ciao, ti disturbo?”, occorre una diversa strategia, magari anche forte, una provocazione direi, e l’occasione è un nick insolito a procurarmela: cliccamipfv!</p>
<p>“Fatto!”, le scrivo, “che ho vinto?”, ed il cicalino della finestra in replay, risponde:”ti basto io?” L’avatar che accompagna il nick, propone un bel viso, giovanissimo, una bella ragazza, bionda, dall’espressione incerta, accattivante… “se quell’immagine ti rappresenta, sarei fortunato, non speravo tanto” e mi chiede la mia foto per il confronto. Ho un mezzo busto, recuperato da una qualche carta di identità, niente di speciale, costa poco mostrarmi, e mi concedo al suo esame…</p>
<p>Chiede l’età, la residenza, la solita anagrafe, rispondo con sincerità, ed altrettanto dichiara lei. Siamo distanti, io toscano, lei veneta, almeno 400 km, ma la chat scorre facile, ci si legge per interesse, per le stesse abitudini, per identiche considerazioni…</p>
<p>“Insomma per amore faresti tutto?” le scrivo fra l’altro “certo, mi concedo senza riserve, sono una passionale”, “peccato non poterlo provare” le rispondo, “e perché no? Sai cos’è il cyber sesso?” lei di rimando. “Sì tesoro, so cos’è il cyber sesso” insisto io, “ma ho nessun interesse a praticarlo, non credo possa concedermi emozioni come nel reale”, “ed invece sbagli, se non lo conosci perché giudicare?”</p>
<p>Punto sul vivo, vorrei replicare, polemizzare, ma devo dar credito al mio nick di impertinente: “va bene spogliati davanti alla web cam e vediamo cosa mi provochi.” Dichiarazione scritta senza riflettere, quasi una frustata, ma volevo sostenere il mio personaggio: l’insolente.</p>
<p>Per un attimo la sua finestra scompare, e quando già consideravo esaurito il collegamento, riappare un piccolo schermo video. Indossa solo il reggiseno, sorride, scrive senza imbarazzo: “tu hai una webcam?” Adesso sono nei guai. Non ce l’ho ed il confronto non è più alla pari, anche se non mi sognerei di spogliarmi davanti ad un monitor. Questa volta mi convinco davvero che la<br />
chat si è conclusa. Mi sbaglio di nuovo, il progetto dell&#8217;amica è più semplice e sconcertante: &#8220;se mi scrivi tutto ciò che t&#8217;ispiro, mi spoglierò davanti a te&#8230;&#8221; deglutisco imbarazzato, ma rispondo “certo che sì. Comincia pure”</p>
<p>La vedo nel piccolo monitor video che si allontana di qualche metro per proporre tutta la figura, il seno protetto dal top, indossa una gonna a portafoglio, tacchi a spillo, ha un foulard leggero al collo.<br />
Si propone, sorridendo con malizia, in uno streptease prevedibile, ma che poi così scontato non è. Si appoggia ad una sedia, posa il piede sul sedile e consapevole della provocazione, mostra la calza nera velatissima, forse 40 denari. Si slaccia la gonna e resta con slip e guepiere. E&#8217; molto bella, glielo scrivo, ma sono più intento ad osservare che non a scrivere, mentre si compiace di saperlo!! Perfida maliziosa, è consapevole dei suoi mezzi e ne approfitta&#8230;</p>
<p>Sono disteso sulla poltrona, intento ad osservarla, quella creatura si mostra in tutto il suo splendore, si gira, si piega, si accarezza il sesso, il seno, sorride e &#8230;provoca&#8230;<br />
Le scrivo un modesto “continua per favore”, ed esaudisce la supplica&#8230; si lecca un palmo aperto, e lo frega sulla calza, producendo l&#8217;incollatura per sfilare l&#8217;indumento&#8230; a gambe nude è davvero sensuale, infine si slaccia la guepiere, protetta solo dal minuscolo perizoma&#8230;</p>
<p>Si avvicina, mi scrive se sono eccitato, se mi sto toccando, se la desidero, se.. se&#8230; “sì, sei stupenda, sono senza parole&#8230;”, “no scrivimi cosa stai facendo, lo esigo o spengo il collegamento&#8230;” ma sorride e non credo che potrebbe mantenere la minaccia, mentre devo fare anch&#8217;io la mia parte.</p>
<p>“Slacciati prima il reggiseno, fammi vedere i seni&#8230;” obbedisce, si gira, e si slaccia, si propone con le braccia intrecciate a parziale copertura, mentre si accarezza, mi offre i due seni, adesso turgidi, desiderabili&#8230; Le scrivo che vorrei succhiarglieli, tenerli fra le labbra, accarezzarli con la lingua, stimolarne le cuspidi, fino a farla gemere&#8230;</p>
<p>Ma non si trattiene, si sfila il perizoma, mentre quei seni si avvicinano alla webcam, che li inquadra appesi al giovane busto, appuntiti dai capezzoli eccitati, e quando solleva il volto e si mostra nuda, il monte di venere, brunito e cespuglioso, tradisce un leggero solco di umore che la percorre fino ad inzuppare le volute arricciate.</p>
<p>Il desiderio adesso è fortissimo, e per liberarlo dalla costrizione degli slip, il mio sesso si erge in tutta la sua dimensione, con la grossa vena azzurra che lo alimenta rigido e sensibile&#8230;</p>
<p>Glielo scrivo, le dichiaro che lo sto impugnando per esaudirne ogni desiderio, con una moderata agitazione&#8230; Provoco l&#8217;effetto desiderato: mi legge, sorridendo eccitata, fa altrettanto. Il suo medio destro fruga nel cespuglio, scosta le grandi labbra, ed il suo clitoride, sfregato ed accarezzato, produce i primi effetti. É bagnatissima, percorre le piccole labbra invischiate d&#8217;umore, fino ad esplorarne l&#8217;orifizio. Il sesso inghiotte facilmente le prime due falangi, che si muovono sincrone ai movimenti del corpo, cerca insistente la volta interna per il massimo del piacere, mentre una leggera bava le scorre dall&#8217;inguine alle cosce&#8230;</p>
<p>Le scrivo che sono altrettanto bagnato, il mio glande scorre stretto fra il pollice e l&#8217;indice, sempre più freneticamente, lubrificandomi il prepuzio, in un misto di delirio da orgasmo, di desiderio represso, di prossima eiaculazione&#8230;</p>
<p>Seduta con la web che punta da poco sopra l&#8217;ano fino all&#8217;estremo della zona pelvica, la mostrano altrettanto frenetica, con la mano che accarezza ed il medio in accelerazione sempre più inghiottito dalla ferita aperta, vorace, sanguigna, con poco riguardo alla sensibilità delle carni, più strapazzate per esasperare il massimo del piacere&#8230;</p>
<p>Un fiotto gelatinoso procurato dal mio orgasmo, sostenuto dal piacere del rilassamento, dalla decelerazione della corsa, con lo sguardo ipnotizzato sul sesso nel monitor, imbratta la sedia, gli slip calati sulle gambe, ed i miei pantaloni&#8230;</p>
<p>E&#8217; il risveglio dal piacere, la consapevolezza di aver fatto una bravata da ragazzini, la masturbazione che una società laica e bigotta, deplora come il peggiore dei malanni per i giovani alla scoperta del proprio sesso. Ed invece com&#8217;è diversa la realtà, anche dopo il piacere, nonostante il guaio da doccia immediata e cambio di biancheria, la sto osservando&#8230; Mi scrive chiedendomi il consenso, quanto mi è piaciuto, quanto forte il desiderio&#8230; Le confermo puntualmente che mi sbagliavo, ma è stata lei l&#8217;interprete e l&#8217;ispirazione, io ho subito l&#8217;eccitazione&#8230;</p>
<p>Finiamo il collegamento con i miei corteggiamenti, in un&#8217;impossibile promessa per un sesso reale, con i suoi sorrisi, convinta della sua seduzione, di avermi vinto, sfinito e soprattutto convinto&#8230;</p>
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		<title>Il perizoma (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ipogeo del perizoma
Semisferiche, duali, opposte, sormontanti e antitetiche, portansi le chiappe alla passeggiata lungomare in grande parata, quelle delle ventenni procaci e delle smargiasse prosperose, costrette su hot pants impossibili, la versione più sexy degli shorts, o pantaloncini corti per chi ha poca desinenza anglosassone.
Coperte da scarsa mutanda, oggetto di culto del progresso tecnologico è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1251&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L’ipogeo del perizoma<span id="more-1251"></span></p>
<p>Semisferiche, duali, opposte, sormontanti e antitetiche, portansi le chiappe alla passeggiata lungomare in grande parata, quelle delle ventenni procaci e delle smargiasse prosperose, costrette su hot pants impossibili, la versione più sexy degli shorts, o pantaloncini corti per chi ha poca desinenza anglosassone.</p>
<p>Coperte da scarsa mutanda, oggetto di culto del progresso tecnologico è lui, l’incensato ed impagabile perizoma. Moderna versione di passamaneria dell’ultimo merciaio, disegnato in un improbabile triangolo cartesiano, dove lo stesso Pitagora fallirebbe imbarazzato nell’impossibile teorema.</p>
<p>Sì la mutanda, in questo caso, è una fettuccia che nel davanti riproduce un equilatero di poco tulle, mettendone in dubbio, l’uso e la stessa proprietà. Per il retro è invece annoverata fra le barzellette del web nell’archetipo di un luogo comune: “per vedere il culo, una volta si toglievano le mutande, oggi per vedere le mutande, si devono allargar le chiappe”.</p>
<p>I vecchi amici di tante gazzose (ma la definizione adeguata e corretta sarebbe di “seghe &amp; gazzose”), non hanno più alcuna ecumenica indulgenza per la definitiva scomparsa di una mutanda protettiva, che nulla concedeva alla vista, armata di rinforzi a bordo vita, nella blindatura dell’interno coscia col relativo morbido fondello potenziato, per l’incontinenza dei pelvici umori o dei malefici miasmi per un pasto abbondante di fagioli all’uccelletto, che solo lasciava intendere alla fantasia, come un cinemascope pornografico, che impietoso sollecitava l’esperta mano destra…</p>
<p>Le mutande son fatte per esser tolte, mica per proteggere. Sarà che la topa sia diventata più disponibile agli sguardi pappulosi dei meno giovani o degli anziani sognatori, i quali ultimi, sfruttano ancora il collaudato spingiappoggiachecelhoduro nelle metropolitane o nei bus pubblici delle superfici cittadine? </p>
<p>Le chiappe, presidiate dalla miserabile strisciolina, epifanizzate nelle sere d’estate, per la celebrata osservazione d’un virtuale istinto d’intensa e lussuriosa magrebina passione, restano sempre l’oggetto dei commenti avvinazzati “misirizzasenzaviagra” dei soliti compagni di beveraggi. </p>
<p>E per il presenzialismo della Mirkasbrigatisennòmisifredda, che spesso arrestava il traffico cittadino nella passeggiata lungomare, appunto, di confusi ed ammirati, ridanciani, spregiudicati, lussuriosi, benpensanti, ma anche austeri facente-finta, sotto il controllo di matrone d’alto lignaggio che altro non possono che disdegnare oggi, quello che fu oggetto di sovrana potestà, sopra le teste calde dei giovinastri arrapati come i ricci; che dentro le mutande ci sia il culo, è un assunto universale, dalla madre badessa alla cassiera del cinemino di periferia. </p>
<p>Per la cui evoluzione sessuale, la mutanda-perizoma femminile s’insinua e fuoriesce, s&#8217;affaccia e lusinga, concedendo la visione di rincalcagnati e ritorti pelami, incornicianti una selvaggiapottamontamisubito, e nel didietro il feticcio del culo sferico, offerto nelle due distinte e separate chiappe che lo compongono, tenute a briglia, fin dentro lo sfintere, definito dai meridiani del perimetro orbitale.</p>
<p>Ora, seppur ingentilite da trine, merletti e sangalli, le mutande sono l’indumento per eccellenza, del cui uso s’è persa la vetusta abitudine della malcelata fantasia, e se poi capitasse di cacassi addosso per la solita sveltina colazione dei fast food, sarebbe un segno dei tempi, il cui uopo opportuno è ricondursi a quella vecchia mutanda, contenitore unico e capace di flaccide macilente e rinsecchite, ma pur sempre nobili gioie d’ogni famiglia che si rispetti…</p>
<p>insolente</p>
<p>ps: Chiedo scusa, ma dopo un week end speso alla solita marina d’abituale adriatica frequenza, l’inquieta ed indomita qwerty, non ha concesso alcuna nobiltà a lemmi e locuzioni, ed ingentilire precise e puntuali, porterebbe ad un’equivoca etimologia della migliore letteratura della nostra madre lingua, perdendo l’efficace forza espressiva delle parole… e devo anche rispettare il nick o no?</p>
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		<title>Una femmina insaziabile&#8230; (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Fuori del ristorante, mi avvicinai per favorirle il mio braccio, ma Ilaria non accettò l’invito. Invece mi si fece davanti, bloccandomi il passo: “grazie, sei molto caro, sono stata molto bene”, e si offrì per un bacio appena soffiato, molto discreto, osservando la mia percettibile emozione. Mi aveva messo le braccia al collo, distese e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1249&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fuori del ristorante, mi avvicinai per favorirle il mio braccio, ma Ilaria non accettò l’invito. <span id="more-1249"></span>Invece mi si fece davanti, bloccandomi il passo: “grazie, sei molto caro, sono stata molto bene”, e si offrì per un bacio appena soffiato, molto discreto, osservando la mia percettibile emozione. Mi aveva messo le braccia al collo, distese e allacciate dietro la nuca, si stava avvicinando. Sentivo il suo seno contro il mio, la leggera pressione fu eccitante, il suo ventre si accostò appoggiandosi al mio, con le gambe che si stavano inserendo. L’avvolsi con le braccia, stringendola, sussurrandole all’orecchio: “Ilaria, mi fai morire, ti desidero”, mi ritrassi un poco per baciarle le labbra, e questa volta, si offrì. Lingue che si cercavano, si assaggiavano, la sua dentro la mia bocca, cercai di baciarle il collo, mentre sentivo il suo odore salire dall’intimo, per il lieve calore del dopo cena, per le emozioni, per i desideri…</p>
<p>Ci ricomponemmo al passaggio di un auto, che ci sfiorò appena, eravamo in strada, e qualche passante ci stava osservando dall’altro lato. Ilaria infilò il mio “sottobraccio” e ci avviammo con decisione verso il parcheggio. All’ingresso della scalinata, eravamo finalmente soli, con un gesto deciso, la fermai. Si fece cingere, ma tenne le braccia inerti, piegò la testa indietro, mi offrì il collo, la baciavo succhiandola, con un mano le toccavo i seni con dolcezza. Le percorsi i fianchi, scivolavo sui glutei, e ancora più giù, le sollevai appena la gonna, sentì le cosce irrigidirsi, ma si fece accarezzare, la mano la frugava, mi scostai un poco, le accarezzai il ventre, e da sopra gli slip le sfiorai il sesso.</p>
<p>Mi guardava in segno di sfida, con le braccia sempre abbassate, si lasciava baciare, toccare, assaggiare, si muoveva compiacente: “Ilaria, vieni a casa mia?” le sussurrai “no Francesco, non posso, ho impegni per domani, ma possiamo andare dai miei”. E questa volta mi prese la faccia con le mani, continuava a guardami, ad aspettare la risposta, scontata “come vuoi tu” e ripresi a baciarla.</p>
<p>Decidemmo infine per andare all’auto, mi cedette la guida. Ero molto eccitato, lei anche, ma si concedeva delle pause, si mise la mano davanti al viso mentre cercavo di baciarla ancora in auto, accese la luce, si sistemò i capelli, si dette una stirata e mi disse “avremo una notte intera, pazienta”, e si accomodò allacciandosi le cinture, mentre mi apprestavo a far manovra per evitare l’imbarazzo degli sguardi…</p>
<p>Riprendemmo la via per Siena, ma non correvo, indugiavo, andavo piano, cercavo con la mia mano la sua, mi depositai nel suo grembo, accarezzavo la sua coscia, tentai un approccio più in alto, mi prese la mano “pensa a guidare, prepotente”, ma non mi allontanò, mi stringeva le dita, se le portava alla bocca, me le baciava, mi toccava il palmo, se lo appoggiava alla guancia, al collo, si lasciò sfiorare il seno, la pancia, il sesso, sentivo la gonna, cercai di sollevarla per quel breve tratto che mi separava dall’orlo alle sue mutandine. </p>
<p>Sentivo la leggerissima peluria, sopra il perizoma, provai a premere, era piuttosto umida, come me del resto. Mi fermai quasi sul ciglio del fosso e mi proposi alla sua bocca. “Francesco, ti prego, aspettiamo, ho voglia anch’io, ma rischiamo una cosa di breve durata”, l’esclamazione aveva del buon senso. “Scusami” le dissi, “ma sei irresistibile, mi hai fatto innamorare come un bambino”. Questa dichiarazione la meravigliò, mi baciò con passione, sentii la sua mano sulla mia coscia, sopra i pantaloni individuò il mio sesso già maturo, lo accarezzava, ne stimava le dimensioni, ed in un soffio mi disse “dai ripartiamo”…</p>
<p>Mi misi l’animo in pace, deciso ad arrivare in un giaciglio qualsiasi, il desiderio mi stava soffocando, volevo quella femmina, ma la realizzazione richiedeva tempo e metodo.</p>
<p>Ilaria, mi toccò leggermente la gamba, senza dire nulla si distese fino al mio inguine, ritornò sopra il mio sesso, finchè non sentì il click della sua cintura di sicurezza che si slacciava, era china su di me, mi aveva aperto la zip, si era intrufolata fra i miei slip, ne aveva guadagnato l’accesso. Tirava il mio intimo per catturarmi il sesso… l’aiutai, slacciandomi la cintura ed il bottone principale, adesso ero in suo potere. Continuavo a guidare, mi aveva tirato giù i pantaloni, gli slip, il mio sesso nudo nelle sue mani, mentre lo stava asciugando, accarezzandolo, infine la punta della lingua sul mio glande, per assaggiarne il sapore, le labbra che lo inghiottirono tutto, con delicatezza, con dolcezza…</p>
<p>Sentivo la lingua, frenetica lo percorreva dentro la bocca, alla ricerca del tempo ideale, la mano appoggiata al sedile per sostenersi, e l’altra che stava ritmando i miei movimenti. Completamente rilassato, con una mano sul volante e l’altra la frugava sulla schiena. Sollevando la maglia, le avevo preso i seni nella mia mano, le avevo fatto scivolare il reggiseno, continuavo sulla gonna alla ricerca del suo sesso, ma era difficile. La sua mano mi riprese e sollevandosi mi disse “non ti distrarre, pensa a guidare”, ma feci l’esatto contrario, mi fermai, deciso a far l’amore.</p>
<p>Le sfilai camicetta e top, Ilaria si sganciò la gonna, se la fece scendere ai piedi, con un gesto rapido distese lo schienale del sedile, e si offrì al mio piacere…</p>
<p>Era stupenda, mostrava la leggera peluria sopra il monte di venere, biondo, ricciuto, asperso del suo umore, lucido e brillante. Mi piegai fra le sue gambe, volevo assaggiarla anch’io, mi facilitò l’operazione, distendendosi divaricata. Sentii le sue grandi nelle mie labbra, la clitoride, con la lingua cercavo di sollecitarne l’umore, il mio medio la stava percorrendo per l’anfratto fino all’ingresso del piccolo orifizio. Mi introdussi cercando la volta del piacere, sollecitandole il padiglione ed ogni asperità.</p>
<p>La stavo osservando, si dimenava adesso, girava la testa, come ossessionata dal piacere, gli sguardi si incrociavano senza proferire parola, aveva le labbra socchiuse, gemeva piano, la sua mano stringeva il mio sesso, l’altra mi consigliava i movimenti. Adesso era lei in mio potere, volevo il suo piacere, volevo il suo orgasmo, mi rimisi a succhiarla, senza abbandonare l’esplorazione con il medio dentro di lei. L’operazione non era facile, usavo la sinistra, con la destra le accarezzavo il seno, e quando la leccavo dovevo appoggiarmi al sedile per sostenermi.</p>
<p>La mano affondata nei suoi glutei, cercando il solco le sfiorai l’accesso proibito, e con il medio e l’anulare sinistro la perforavo nei piccoli orifizi, con le dita che quasi si toccavano e le carnosità che si stavano dilatando. La frugavo dentro il retto, dentro il sesso, ed il movimento ora era sincronizzato con la sua frenesia. Mi rimisi a leccarla, le presi la clitoride fra le labbra e cominciai a succhiarla più voracemente, con la lingua stimolavo le piccole protuberanze… M’implorava: “ti prego non smettere ora”. Non era mia intenzione, volevo il suo orgasmo, la sua passione, assecondavo i suoi movimenti, sentivo tutta la tensione per il delirio che la stava consumando. Sospirava di piacere, era in affanno, il suo godimento era quasi uno strillo, mi stringeva la testa fra le cosce, e la sua mano aiutava con violenza la mia nei movimenti…</p>
<p>Un piccolo fiotto mi arrivò fra le labbra, aveva la schiena inarcata, si era fermata d’improvviso, era in tensione, stava eiaculando, rilassandosi piano piano, fino a sedersi di nuovo, con le gambe flesse, guardandomi “mi hai fatto godere da matti, mi hai sconvolta, era troppo tempo che non avevo un orgasmo così”.</p>
<p>Continuavo a baciarla, adesso respiravo il suo alito, leccavo le sue labbra secche, baciavo le guance rosse febbricitanti, mentre un piccolo rigagnolo di sudore le percorreva il solco dei seni. L’accarezzavo asciugandola, stimavo il suo ventre, mi compiacevo di quella bellezza, lei osservava i miei gesti esausta, mi sorrideva, si lasciava accarezzare dappertutto. </p>
<p>Infine si alzò decisa, non si era dimenticata del mio sesso, “distenditi, voglio farti venire”.<br />
Mi aveva spinto, posando le sue sulle mie labbra, con la mano che controllava il mio sesso, attenta ad ogni gemito. Stava movendo il mio prepuzio, stringendolo con delicatezza, mi blandiva con le parole “hai un bel sesso, dritto, duro, mi piace, non è piccolo e più grosso mi farebbe male, stanotte ho intenzione di sfiancarti, ti farò morire di piacere, adesso rilassati, lasciati succhiare, dammi il tuo orgasmo”. </p>
<p>Lusingava la mia virilità, come se la qualità potesse competere con le dimensioni del sesso…<br />
Si spostò ad osservarlo, ormai vinto, stava lubrificando le sue dita. Lo strizzava per facilitargli questa azione, infine si mise a leccarlo, per tutta la lunghezza, sui testicoli, facendomi godere. Con la mano accarezzava il mio punto più sensibile, lo stimolava, ed ero al limite, prossimo all’orgasmo. Ilaria mi stava succhiando, sempre con maggior frenesia, sentiva l’eccitazione e voleva fosse devastante…</p>
<p>Quando iniziai l’eiaculazione, si fermò accogliendomi, facendomi defluire lentamente, stimolando la vena seminale e succhiando senza eccessi. Si distaccò solo quando fu certa che avessi concluso. Le sorrisi, ero esausto, sazio, sfinito, nessuna donna mi aveva eccitato come lei, glielo dissi, sorrise, e mi replicò: “stanotte ti farò impazzire, voglio farti morire, non deludermi, cerca di recuperare.”</p>
<p>Giungemmo nei pressi di Acqua Calda, periferia senese, ci fermammo in un piccolo parco antistante un’abitazione isolata, circondata da piante giganti, che la nascondevano alla strada. Ilaria mi indicò di parcheggiare fin dentro il piccolo prato antistante l’abitazione. Non appena fuori dall’auto mi disse: “Francesco, i miei sono al piano di sopra, vado a salutarli, non far rumore, ti sentirebbero, fai pure come a casa tua, ti raggiungo prima possibile”</p>
<p>Così dicendo, mi introdusse in un piccolo antro, per una scala molto bella, dove al primo piano insisteva un piccolo appartamento, e annunciando a fior di labbra, mi precedette all’interno. Individuai bagno e camera, chiedendomi ancora di far silenzio, mi lasciò in camera. Mi distesi sul letto, ero sfinito, mi slacciai appena la giacca, la cintura, senza altri gesti, socchiusi gli occhi….</p>
<p>Non so per quanto restai in quella posizione, mi svegliai che Ilaria, mi stava togliendo le scarpe, e mi alzai di soprassalto, portò ancora l’indice alle labbra pregandomi di non parlare, continuai a spogliarmi da solo, mentre mi sollecitava per andare a rinfrescarmi che poi lei avrebbe fatto altrettanto.</p>
<p>Rientrai in camera in mutande e maglietta e guadagnai un posto sotto le coperte. Ilaria indossava una vestaglia trasparente, intravedevo la sua silouette, era bellissima, e scomparve nello stesso bagno per riaffacciarsi poco dopo, più distesa, profumata e sorridente.</p>
<p>Si tolse la veste, e nuda s’infilò sotto le lenzuola con me. Le feci capire, senza parlare che volevo guardarla, si sollevò un poco, mentre indugiava seduta, a seno scoperto, sollevando leggermente le mammelle, guardandomi per chiedere il mio consenso. Infine si alzò, raccogliendosi i capelli, girandosi di profilo, movendosi avanti e indietro come una maniquin, giocando con le chiome, mostrando i seni, il sesso, i glutei, ma con grazia, provocando stupore ed ammirazione, compiacendosi come se avesse davanti un fotografo cui farsi immortalare le belle forme.</p>
<p>Era stupenda, manteneva i capezzoli dritti, le cosce senza cellulite, ed i glutei ancora sodi come quelli di una 20nne. Certo aveva 40 anni, ma si era mantenuta molto in forma. Come cercai un altro cuscino, distogliendo l’attenzione per un attimo, me la ritrovai sopra che mi stava già frugando. Adesso mi annusava tutto, mi leccava sul collo, mi succhiava i capezzoli, mi toccava il sesso, si strofinava con il suo, fino a quando mi venne sopra, inginocchiata davanti a me, si dilatò con la punta delle dita. Capii il gesto e mi sollevai per succhiarla, si piegò su di un lato, fino a distendersi a gambe flesse divaricate, con la mano teneva il mio sesso, senza muoverlo, lo abbracciava tutto, le serviva quasi come appoggio.</p>
<p>Si fece leccare e succhiare, accettò le mie dita dentro i due orifizi, ma mi sollevò la testa e mi richiamò sopra di lei, sussurrandomi “adesso fottimi, con forza!”. Le infilai il mio sesso con un’unica spinta, inarcò la schiena, tirando indietro la testa, aveva le labbra poco aperte, mi cinse i fianchi con le gambe, affondando entrambe le mani sulle mie natiche. La stavo spingendo a ritmo, eravamo in sincrono, mi sussurrava piano all’orecchio “non ti fermare, ma non venire, fottimi, sodomizzami, devi venirmi dentro” e continuava a muoversi con foga. Poi decise di starmi sopra, si sfilò il sesso, prendendolo con le mani, accarezzandolo, asciugandolo, ed infine se lo rimise dentro, sollecitando un ritmo diverso. Era in ginocchio, riproducendo l’Andromaca, si sollevava i capelli, i suoi seni le ballavano davanti, era splendida, rideva e godeva, a volte una leggera smorfia, quando perdevamo la sincronia. Di colpo si fermò, rimosse il mio sesso, continuando a sollecitarlo con la mano fin quando le vidi fra le mani un tubetto, fece uscire un piccolo verme di lubrificante e me lo spalmò su tutto il prepuzio, sul glande&#8230;</p>
<p>Si abbassò sopra di me, e tenendo il mio sesso con la destra, cercava di abboccarlo per la sodomia. “Adesso non muoverti, sarò io a farlo, mi faresti male” sentivo che il piccolo orifizio mi stringeva il glande, stavo entrando nel suo retto, lentamente, la pasta lubrificante facilitava quest’operazione. Sentivo che gemeva sempre china, regolava la penetrazione con una lentezza esasperante. Molto eccitante per me, avrei voluto spingere, muovermi, cercava con le mani di facilitarsi quel disagio, quindi cominciò pianissimo il ritmo “dai, spingi piano” mi sussurrava, “mi fa ancora male”. Le mie leggere spinte la facevano sussultare, fino alla completa dilatazione. Si stava eccitando, mentre io cominciavo a muovermi con decisione.</p>
<p>Ero dentro di lei, si sollevò mostrandomi il suo sesso umido, con le dita sollecitava la clitoride, le piccole labbra, l’orifizio, mi prese una mano per farmi fare la stessa cosa, ma la mia posizione non era favorevole, potevo accarezzarla solo un poco con la punta delle dita…</p>
<p>Le chiesi se potevo prenderla da dietro, accennò, ma non si fermò. Mi sfilai, vedendo la sua disapprovazione, si mise in ginocchio, protesa in avanti, prendendo il mio sesso per capire se era ancora abbastanza lubrificato. Le cercavo l’ingresso, mi facilitò l’operazione, allargandosi con le mani, mi reintrodussi ancora lentamente, e questa volta la penetrazione fu meno dolorosa…<br />
Ricominciò il ritmo, le cingevo i fianchi, ed ogni volta la spinta era più decisa e più profonda, infine la feci distendere, mentre la mia destra adesso poteva prenderle il sesso per masturbarla. Ebbe un sussulto, riprese il movimento, allargando le gambe e movendosi sempre più in fretta, era molto umida, credo ebbe il suo orgasmo, ma cercò di nasconderlo, continuavo ad agitarmi con violenza. Assaporava il suo piacere, mentre la mia mano continuava lo sfregamento della clitoride. Le strizzavo le piccole labbra, la penetravo con il medio, stava gemendo, godendo, la volevo vinta, sfinita, arresa. Anch’io ero prossimo a venire, sentivo che stava decelerando, spinsi ancora un paio di volte, e mentre l’aspergevo, mi fermai anch&#8217;io. Mi teneva incollato, premendomi con una mano sulle natiche, movendosi poco, assecondando la mia eiaculazione.</p>
<p>Mi ritrassi, mi distesi, ero sfinito, mi osservò precipitandosi al bagno, ritornando con un asciugamano bagnato. Si prese cura del mio sesso, lavandolo minuziosamente, poi asciugandolo, e quando lo ritenne abbastanza pulito, cominciò a leccarlo lentamente, assecondando la mia sensibilità. Era esperta, labbra e saliva lo lubrificavano, con molta dolcezza, non succhiava, seguiva i miei movimenti, non riuscivo a farlo rilassare, sempre turgido ed eccitato sotto le sue premure…</p>
<p>Non avevo mai provato quella sensazione, mi stava dedicando tutta la sua passione… Con la mano stimolava il nervo di prolungamento fra l’ano ed i testicoli, mi faceva delirare, stavo godendo ancora, ero esausto ma avrei potuto venire di nuovo. Sentivo l’eccitazione, il piacere di nuovo farsi più pressante. Adesso aveva ripreso a succhiare, a leccarmi, lungo il prepuzio, sotto il frenulo, succhiando le guancette e sollecitandole con le labbra, si sollevò un poco. S’introdusse il mio sesso dentro il suo e sopra di me mi cavalcava come una forsennata, cercava di mantenerlo rigido…</p>
<p>Di nuovo lo riprese a succhiare e leccare, mentre la mano non perdeva il ritmo, stavo impazzendo, quel piacere mi entrava nel cervello, non riuscivo a dominarlo, avrebbe potuto farmi qualsiasi cosa, avrei accettato, sentivo i suoi denti che mi mordicchiavano, le labbra mi strizzavano, la lingua incollata all’uretra, adesso mi succhiava come se davvero dovesse aspirarmi. Provavo un godimento infinito, prolungato con l’orgasmo desiderato senza poterlo raggiungere, non ero ancora pronto per l’eiaculazione.</p>
<p>Si allontanò con il corpo verso il comodino, con la sinistra teneva il mio sesso in bocca, succhiandolo senza tregua, con la destra riprese il tubetto di crema, e ne estrasse un altro verme.<br />
Si fermò spalmandosi le mani, e di nuovo sul mio sesso per tutta la sua lunghezza. Adesso cominciò ad agitare, senza tregua, il prepuzio per tutta la sua corsa, con la lingua ne sollecitava il glande, ma non smetteva il ritmo. Ho sempre creduto che in questa attività di masturbazione nessuno potrebbe mai farlo meglio di se stesso: mi sbagliavo alla grande!. Lei era la mia mano, sottolineava ogni desiderio dei sensi, accelerando e riprendendo con maggior foga, non trascurava nulla, testicoli ed e il nervo sotto lo scroto. Questa volta il fiotto lattiginoso la colpì in faccia, apriì le labbra per accettarlo in bocca, stimolava lentamente il prepuzio, fino a conclusione. Le labbra appena appena appoggiate sul glande, stavano succhiando avide, ogni residuo delle mie forze.</p>
<p>Era incredibile, quella donna si era prodigata fino allo spasimo. “Ilaria, sei diabolica, sono vinto, mi hai fatto vedere il paradiso”. “Lo so tesoro, adesso dormi, riposati, ti sveglierò io, lo faremo ancora e sarà più eccitante”. Come più eccitante? non è possibile, ma non pensavo, adesso ero proprio stanco, sfinito…</p>
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		<title>Il letto di faggio (by &#8220;insolente&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS]]></category>
		<category><![CDATA[racconto erotico]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella bottega del vecchio Aimone, si stavano incastrando le tavole di un vecchio faggio stagionato, bagnate con acqua salata, scaldate alla fiamma, flesse per molleggiare un letto. Prodotto di eccezionale fattura, curato nei minimi particolari, risultato dell’esperienza del bravo artigiano…
Il nobiluomo si presentò per ritirare l’ordine richiesto qualche tempo prima e sollecitato diverse volte. Era [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cdsesso.wordpress.com&blog=3920195&post=1247&subd=cdsesso&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nella bottega del vecchio Aimone, si stavano incastrando le tavole di un vecchio faggio stagionato, bagnate con acqua salata, scaldate alla fiamma, flesse per molleggiare un letto.<span id="more-1247"></span> Prodotto di eccezionale fattura, curato nei minimi particolari, risultato dell’esperienza del bravo artigiano…</p>
<p>Il nobiluomo si presentò per ritirare l’ordine richiesto qualche tempo prima e sollecitato diverse volte. Era il dono per la giovane sposa, unica figlia di una dinastia che stava per esaurire la propria discendenza. </p>
<p>Fine inevitabile, impietosa, dopo la prematura morte della consorte. Il vecchio conte era rimasto fedele al ricordo della baronessa, aveva cresciuto Lucilla con tutto l’amore di cui era capace e adesso la vedeva andare sposa a Fausto altrettanto nobile rampollo di una famiglia amica, cui era affezionato, ma in cuor suo sentiva la tristezza per l’imminente solitudine…</p>
<p>Quel dono era forse perpetuare la passione perduta, ma soprattutto chiedere agli sposi la prole che avrebbe potuto allietare le sue giornate.</p>
<p>Il letto fu installato nella camera grande del vecchio maniero, addobbato con il baldacchino reale, e rivestito di materassi morbidi di lino sotto lenzuola di seta e coperte di finissime lane scozzesi.</p>
<p>Quel letto, progetto del conte, opera di Aimone, ebanista e falegname, vide gli amori di molte coppie nobili, sopportò l’offesa dei tradimenti, accolse amanti e passioni inconfessabili. Ospitò le spoglie dei mortali con la stessa dignità per cui fu costruito, ma resisté nei secoli fino ad arrivare ai giorni nostri..</p>
<p>Venduto, comprato, rivenduto, ricomprato da famiglie nobili e nuova borghesia, era finito nell’attico di una bella 40nne. Donna facoltosa, single per vocazione, frequentava salotti e famiglie prestigiose. Corteggiata da molti uomini, provocava giovani ed anziani per ostentare un fascino d’altri tempi. Si concedeva solo a pochi intimi di cui conosceva storie e famiglie.</p>
<p>Si chiamava Luisella, ricordava nei tratti la vergine figlia del conte, e come lei inseguì il progetto d’amore con il giovane Marco. Eccitata all’idea di collaudare ancora, il tempio degli amanti.</p>
<p>Il letto si trovava a sud di una grande stanza, opposta ad una parete completamente vetrata, nascosta all’esterno da doppie tende, più prossime alle finestre quelle più leggere, più distanti quelle di velluto pesante, come un proscenio di teatro. Il letto ridotto all’essenziale, senza baldacchino, arredato con una sponda portaoggetti sopra il suo limitare, per distanziarlo dalla parete, e da una testiera riccamente trapunta. Pareti francescane, poco arredate da quadri d’autore d’espressione cosmogonica. </p>
<p>Luisella aveva acquistato il letto con alcuni pezzi originali, comodini, una grande toilette ed un settimino a scomparti segreti com’era in uso all’epoca. Completavano l’arredamento della stanza due poltroncine barocche, riccamente tappezzate. Il letto era rimasto orfano dell’originale splendore, ma riviveva i fasti per la compagnia delle altre suppellettili.</p>
<p>Nella stanza poco illuminata da luci soffuse, i due amanti si concedevano baci e carezze, complice una musica invitante, stavano abbracciati studiandosi desideri e passioni… Luisella indossava un abito rosso scuro, con scollature fino ai glutei, senza reggiseno, sandali di vernice lucida, leggeri, dello stesso colore, sorseggiava un calice e con la sinistra abbracciava il suo amante, nei movimenti distratti di una danza irrituale, lentissima, disimpegnata. Marco la cingeva con la destra sopra i fianchi, e con l’altra le sosteneva la testa, accarezzandole il volto, le guance, il collo, quasi a voler stimare quanto percorso avrebbero dovuto compiere i suoi sensi prima del piacere estremo…</p>
<p>Era in camicia, sotto un fisico glabro, asciutto, con i tre bottoni aperti, che lasciavano intravedere il petto muscoloso. I sessi dei due amanti, nei movimenti lenti, spesso si toccavano ed il contatto tradiva le emozioni… I volti meno distesi, mostravano la forza dell’eccitazione, ma indugiavano come se il preliminare potesse concedere maggiore intensità a tutta la loro passione.</p>
<p>Non era un cerimoniale prestabilito, ciascuno si lasciava interpretare dai desideri dell’altro, prima di concedersi…</p>
<p>Luisella si distaccò, spingendo il suo amante ai bordi del vecchio letto, lo fece sedere, gli tolse la camicia, strappandogliela dai pantaloni, ma non fece altro, e mentre il giovane le avvicinava le labbra per baciarla, si scostò allontanandosi.</p>
<p>Bella e desiderabile, adesso si proponeva per quel gioco perverso, provocare il suo uomo senza farlo reagire, per cedere solo quando l’implorazione dei sessi avesse raggiunto il limite dell’eccitazione…</p>
<p>Lentamente, accarezzandosi, fece scivolare le spalline lungo le braccia, e con precisione aprì la zip laterale. L’abito, allargandosi, senza altre resistenze, si sfilò dal suo corpo, accompagnato da gesti lenti e studiati. Restò con il perizoma, mentre sollevando l’abito ai suoi piedi, lo lanciò verso il suo spettatore. </p>
<p>Il giovane si avvolse il tessuto, come per una carezza prolungata, annusandolo, mantenendo il rapporto con la donna, osservando eccitato quella creatura che si avvicinava, minacciosa per aver perso la sua attenzione. Luisella glielo tolse e cingendoglielo al collo lo costringeva al suo seno. Marco la baciava succhiandole i bottoni rigidi, avido, mentre le mani affondavano sulle natiche nude, per sostenere la sua passione…</p>
<p>La concessione fu di breve durata, Luisella si allontanò ancora, proponendo di sfilarsi l’ultimo indumento, il sottile triangolo che le copriva il pube ed il sesso. Lo stirava, lo allungava, sollecitando il filo fra i glutei, abbassandolo ancora senza rimuoverlo, torturava lei stessa i desideri immaginando l’effetto sull’amante. Restò nuda, immobile davanti a lui, con le mani ai fianchi, con lo sguardo provocante, pronta per la sfida dei desideri e delle passioni…</p>
<p>Marco si sosteneva seduto sul letto appoggiando le mani, con le gambe distese, mostrando sotto i pantaloni la rigidità del suo sesso, accettando l’intimazione, pronto a soddisfare quella creatura. Luisella si avvicinò, adesso più disponibile alle sue carezze, in piedi davanti a lui, prodigo di baci, con le dita le cercavano gli effetti del piacere, l’umore definito lungo la ferita poco aperta…</p>
<p>Gli stringeva la testa, accarezzandogli i capelli per concedersi alla sua bocca. Con le ginocchia fra le sue gambe cercava il suo sesso, poteva sfiorarlo, restando inappagata. L’uomo non si concedeva ancora, cercava prima la soddisfazione per l’eccitazione subita, sollecitava con le dita l’orifizio, con la lingua la clitoride, con le labbra l’anfratto umido e aperto. Cinta per i fianchi, fu distesa nel letto, con le gambe flesse, per facilitare alla bocca dell’amante di succhiarle umore, consentirle piacere, rinnovarle ulteriore lubrificazione, per un delirio senza tregua…</p>
<p>Luisella gemeva, premendogli la testa, tirandogli i capelli, sospirando un diverso orgasmo, per desiderare lei di succhiarlo. Imprigionandogli il volto fra le cosce lo distolse, riversandolo sul letto, cercando ansiosa il suo sesso, ancora vestito sotto i pantaloni e dentro gli slip.</p>
<p>S’introdusse facilmente ed estrasse il gioiello umido, deciso e maturo nelle sue mani. Lo sguardo felice, eccitato, con la bocca che già pregustava quel cibo, era impegnata a liberare l’amante di ogni indumento. In ginocchio davanti a lui, soddisfatta e minacciosa, per l’impresa che si accingeva a realizzare. L’abbracciava in tutta la sua lunghezza, stimolando il glande con la punta della lingua, imprimendo un leggero movimento per trovare il ritmo, la sincronia del piacere al suo Marco, che disteso implorava senza parole un’infinita fellatio.</p>
<p>Quella donna passionale, decisa, prepotente, generosa e prodiga, amante dolcissima, chiedeva all’esperienza ogni risorsa per vincere la resistenza del compagno. L’azione delle labbra su quel sesso rigido era incessante, implacabile, succhiando senza tregua, la lingua stimolava ogni millimetro dentro la bocca, sotto l’azione insistente della mano che manteneva il ritmo, controllando l’eccitazione. Con lo sguardo cercava il volto della sua vittima, che spento, gemente e implorante, le sfiorava poco la testa.</p>
<p>Un’altro progetto, più efficace definì i movimenti di Luisella, senza cessare l’azione che stava producendo, spostò il suo corpo, per inserirsi fra le sue gambe, proponendo alla bocca in delirio il suo sesso, completando e concedendo pari dignità ai reciproci desideri.</p>
<p>Marco sostenendole i fianchi, si accomodò la testa sotto la sua amante continuando la stessa azione prima interrotta. Con le labbra s’insinuava sulle piccole di lei, ed il suo medio insisteva a frugarle il piccolo ingresso, producendosi in un movimento frenetico che replicava su Luisella lo stesso effetto, inghiottendolo e sollecitandolo allo stesso tempo.</p>
<p>Il movimento diventava delirio, la passione incontenibile produceva i suoi effetti: la fanciulla sentiva il fiotto lattiginoso fra le sue labbra, attenta a facilitarne il deflusso, rallentando per gli impulsi meno violenti dell’orgasmo. Nutriva il suo desiderio soddisfatta per il godimento provocato e lo stesso ricevuto. Così gli amanti esausti, si rilassavano distesi, cercandosi le mani, accarezzandosi per il compiacimento ed il consenso.</p>
<p>Luisella appoggiandosi ad una braccio, guardava il corpo del suo uomo ansimante, soddisfatta per averlo gratificato e per ringraziarlo. Gli accarezzava il seno, percorrendogli con il dorso della mano la leggera peluria, sorridendogli per aver interpretato l’esibizione senza un copione definito. Il messaggio era chiaro, recuperare altre risorse per un finale degno della migliore passione d’amore.</p>
<p>Anche Marco l’osservava, cercava il suo sguardo per condividere, pronto ad interpretare ancora… </p>
<p>Sempre a lei l’iniziativa, si propose con baci e carezze provocando l’erezione ad un sesso vinto, ma non domato. Sentiva la maturazione fra le sue labbra, cresceva nella sua bocca, stimolava ogni cuspide carnosa per garantirsi un’azione decisa dentro di lei. Quando fu certa e convinta della massima estensione, lo presentò alla sua fessura, già eccitata, umida e accogliente, per lasciarlo nascondere dalla voracità del suo grembo.<br />
Riproduceva la posizione dell’ape, in ginocchio sopra il suo amante, appoggiando le mani sopra il suo petto, movendosi allo stesso sincrono, ma regolando lei ritmo e penetrazione. Toccava la bocca, inserendogli le dita, che Marco succhiava discreto, mentre le sue mani, le strizzavano i seni, stimolando i due bottoni con i polpastrelli, percorrendone l’area più carnosa.</p>
<p>Luisella si chinava sulle sue labbra per ricevere il consenso del piacere, la conferma d’amore, succhiandogli la bocca, aspirandogli lingua, respirando il suo alito. </p>
<p>Il ritmo blando manteneva l’eccitazione, ma era propedeutico di un nuovo progetto. Come un rituale scontato, Luisella si distese sopra di lui, e girandosi da un lato, abbracciata, si trovò sotto di lui, a gambe sollevate, intrecciate ai suoi fianchi per coinvolgere l’amante alla nuova posizione. Marco spingeva e regolava l’introduzione, rallentando e accelerando per la nuova e diversa frenesia. Le spinte e le respinte erano intense, significative ogni volta, i gemiti del piacere confusi nella stessa passione…</p>
<p>Luisella osservava l’amante, lo stringeva alle spalle, lo chinava per prendergli nuovi baci, abbracciato su di lei, gli sussurrava parole d’amore: “ti amo Marco… ti desidero… voglio il tuo piacere…” e l’offerta non rimase senza effetto. Marco le sollevò le gambe, fino ad appoggiarle sulle spalle, provò un altro accesso…</p>
<p>Nuove sensazioni, diverso piacere, esorcismo omosessuale per i maschi, piacere disinibito per quella femmina. Le spinte erano regolate da Luisella che cercava il rilassamento per la dilatazione definitiva. Marco indugiava per i tempi della complice, lentamente si muoveva dentro di lei, ascoltando il consenso… Finalmente il ritmo più deciso, gli amanti accollati, Luisella in frenesia, con le dita eccitava la clitoride, accarezzandosi ogni cuspide, succhiando le dita, umidificando per la sensibilità il cuoricino eccitato, e proteso all’orgasmo.</p>
<p>Fu Marco che rallentando i movimenti dichiarava il suo effluvio, si stava svuotando dentro la complice, al colmo del piacere, con Luisella che sentiva la stessa eccitazione, lo stesso delirio. Il giovane assecondava i movimenti, mentre la mano frenetica procurava quel piacere così desiderato, così auspicato, con lo stesso rilassamento e l’affanno che ne deriva…</p>
<p>I giovani adesso si osservavano languidi, distesi, corpi nudi, sudati, soddisfatti, per l’esibizione, per la soddisfazione a quel vecchio faggio che procurò le tavole del letto, per compiacere la passione nei diversi secoli…</p>
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