Comunità del SESSO – Vietato ai minori di 18 anni

Settembre 26, 2008

In treno (by “insolente”)

Racconto su commissione

Dopo aver abbracciato lo zio, Alberto aveva preso posto nello scompartimento, vicino al finestrino, e salutando gli altri passeggeri e si era messo a leggere il suo libro preferito.
Di fronte a lui, era seduta una giovane ragazza, Manuela, dal decoltè generoso, indossava leggings mozzafiato (i fuseaux di una moda), ed un paio di sandali dal tacco audace. Sfogliava, annoiata e distratta, una rivista femminile, ma sorrideva, scusandosi con il suo dirimpettaio, ogni volta che l’urtava nel continuo accavallo di gambe.

Alberto non le fece troppo caso, manteneva un’espressione serafica per il piacere che gli procurava la sua lettura e la ragazza, contrariata per non destare l’attenzione dei suoi sguardi, stava intrattenendo un dialogo d’occasione con la sua vicina. Insisteva con le battute, ma si sdegnava per quel giovane interessato solo al suo libro… “e sì signora cara, ho sofferto per quell’operazione, guardi, e per coprire la cicatrice mi sono fatta fare il tattoo di un polipo…” e con questa dichiarazione, si sollevò un lembo della t-shirt, mostrando un reggiseno a coppe operate, e dalla cui inferiore destra, scendevano 4 o 5 tentacoli, lasciando supporre che il polipo lo abbracciasse completamente.

Al sollevamento della maglietta, solo due passeggeri si erano interessati, restando gli altri, nella totale indifferenza, Alberto compreso. Manuela, sembrava spazientirsi per questa disattenzione, eppure molti maschi le correvano appresso, gli occasionali amanti cercavano di garantirsi notti d’amore infinite, mentre questo giovane e serioso maschio adulto, non la degnava di alcuno sguardo, preferendole il racconto del suo libro.

Nel tragitto, alcuni passeggeri si erano addormentati, altri si erano sostituiti, con rinnovata attenzione, verso quella passeggera così procace e avvenente. Alberto mostrava un viso sereno, senza interessarsi ad alcuno, nemmeno per le distrazioni o l’insistenza dei cellulari, preoccupato solo di seguire la sua lettura.

Con il trascorrere delle ore, quasi tutti i viaggiatori erano giunti a destinazione, e l’anziana signora, prossima a scendere, chiedeva una piccola cortesia per recuperare la valigia. Alberto si era prodigato per accompagnarla fino all’uscita, portandole il bagaglio e porgendoglielo alla fermata del treno. Rientrato nello scompartimento, vide che Manuela gli aveva occupato il posto, disteso le gambe, appoggiato i piedi nudi nel suo sedile, fingendo d’essersi addormentata.

“Scusi… ehi scusi…” chiedeva, “vorrei recuperare il mio posto se non le dispiace…” insisteva con delicatezza Alberto, e senza ricevere risposta, si era deciso a toccarle le gambe per spostarla… “ma come si permette?” gli aveva strillato Manuela, destata all’improvviso, sentendosi sollecitata da una mano estranea, lo stava rimproverando per l’esuberanza del gesto “mi perdoni… ecco… vede, io…” cercava, imbarazzato, di scusarsi. Uno di fronte all’altra, quasi si toccavano, osservandosi, per insistere lei, per continuare a scusarsi lui.

Complice il movimento del treno, aiutandosi con una volontaria perdita d’equilibrio, Manuela l’aveva spinto a sedere, crollandogli poi addosso, e mantenendo la bocca a breve distanza dalla sua. Respiri in affanno per la ragazza seduta sulle sue gambe, panico dell’impreparazione, imperizia per l’imbarazzo, Alberto continuava a scusarsi, mentre l’altra, cingendogli un braccio al collo, quasi sorridendo, consapevole della provocazione, lo baciava con passione, accarezzandogli il viso, per immobilizzarlo, complice dei suoi desideri….

Frastornato, avvampato per quella condizione, imprigionato dalle gambe di Manuela, da quel seno così pronunciato, e dalla bocca che non nascondeva le palesi intenzioni di continuare, il giovane, inadeguato, violato nella sua intimità, aggredito da tanta prepotenza, incapace di gestire ogni iniziativa, sembrava implorare tregua, che non gli riusciva a chiedere, e neppure gli veniva concessa…

Manuela lo stava baciando, con nessuna disponibilità per le sue suppliche, subiva carezze e lusinghe, al limite di un’eccitazione che riusciva a malapena a contenere, per quell’educazione così severa, risultato dei college inglesi e di una famiglia molto conservatrice e molto intollerante. Esplorava la sua bocca, gli accarezzava collo e petto, scendendo verso il suo ventre. Si era spostata, senza smettere di blandirlo con le labbra, con la mano gli frugava i pantaloni per indovinargli un sesso timido e addormentato, raccolto nelle sue riflessioni, con nessuna voglia di concedersi…

Decise per un’azione devastante, al limite della decenza. Si alzò per bloccare l’accesso allo scompartimento, abbassò le tendine del lato corridoio, e si propose per uno spettacolo verso l’uomo di ghiaccio… Sollecitando e strapazzando la t-shirt, sfilò il reggiseno, e poco alla volta sollevava i lembi della maglia per mostrare le punte rigide, i seni rotondi e l’immagine del polipo che ne avvolgeva uno, come a volerlo imprigionare…

Alberto, osservava, sudando il suo inferno, imbarazzato, con l’espressione stravolta, si era tolto gli occhiali per il leggero appannamento, mentre la sua “aguzzina” gli torturata i sensi, opponendogli invano, le ultime resistenze. Si era sfilata quella specie di calzamaglia, restando con il perizoma, adesso in piedi, davanti a lui, con tutta la provocazione di cui era capace. Inginocchiata, infine, gli aveva liberato il sesso, che nelle sue mani sembrava recuperare la dignità e l’identità smarrite…

La bocca lo inghiottiva, liberandosi delle difese del giovane, nell’inutile tentativo di impedirle quella violenza, gli immobilizzava le mani, e succhiando e leccando, sentiva gli effetti delle sue premure… Alberto stava cedendo, rilassato, a gambe distese, con quella creatura in ginocchio, la bocca sul suo sesso, in febbrile attività, seguiva e subiva ogni gesto, ogni spasmo di quella femmina vorace, insaziabile, eccitata, determinata a procurargli un piacere ignoto, incredibile, così intenso da non potersi più opporre… Infine la liberazione, l’esplosione dell’orgasmo, devastante, mai realizzato prima, nemmeno quando, per altre letture, insegnava al suo corpo gli stimoli dell’eccitazione, nella solitudine della sua camera…

La ragazza si sollevò soddisfatta, osservava la sua “vittima” senza espressione, Alberto le aveva ceduto con poco consenso, e adesso recuperava la compostezza che gli era più congeniale. Anche lui la guardava, avrebbe voluto chiederle altri incontri, sancire quell’evento, senza capire che per Manuela era solo un capriccio: sottomettere un maschio timido, fragile ed impacciato, vulnerabile ai suoi desideri, succube dell’esuberanza di un fisico in piena giovinezza…

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