Comunità del SESSO – Vietato ai minori di 18 anni

Settembre 20, 2008

Sesso ritrovato (by “insolente”)

Racconto su commissione

Fila lunghissima nella segreteria dell’università. Le nuove matricole in coda per l’iscrizione ai primi anni delle diverse facoltà. Atenei sovraffollati, docenti e nuovi assistenti in giro con le borse dei programmi, l’immagine era quella di un grande bazar, con gli imbonitori in cerca di clienti…

Roberta, nell’interminabile coda, scambiava due chiacchiere con un giovane del 3o anno, che per accreditarsi la nuova amicizia, le offriva un contributo sulla burocrazia da espletare. Poco meno che 20nne, la ragazza, diplomata ad un liceo classico a pieni voti, era molto carina, un bel viso, capelli lisci lunghi, dal taglio irregolare, dai riflessi ambrati, che le conferivano un’aria più adulta e più matura degli anni d’anagrafe. Il fisico appariscente, sottolineato dalla t-shirt attillatissima, poco sopra la cintura, per sostenere jeans piuttosto aderenti, sgambati al polpaccio, con la riga fino alle scarpe sportive; regalava all’osservatore una creatura desiderabile, accattivante, decisamente piacevole.

Cristian prestava la sua esperienza per una conoscenza più approfondita, proponendole la pausa pranzo alla mensa universitaria, per conoscere altri amici, e condividere interessi e passioni comuni. Alla tavola comune, fra ragazzi e ragazze amici, Roberta accentrava su di sé sguardi e consensi, meno simpatia per qualche invidia femminile. La competizione è sempre più forte fra le giovani donne, convinte della breve e fugace giovinezza, che unico periodo, fra le diverse epoche di vita, esalta fascino e bellezza.

Aveva guadagnato l’invito esclusivo in una casa privata, per l’imminente festa delle matricole e si era presentata in minigonna e camicetta poco trasparente, ma si lasciava interpretare dall’insistenza delle occasioni, dai commenti delle ragazze e dai desideri dei maschi…
Appartata con Christian per le solite considerazioni sull’amicizia, sull’educazione, e sul sesso, argomento di consenso e di conflitto, ma di libero confronto, aveva accettato le lusinghe ed il corteggiamento pressante, infine le provocazioni, con l’aiuto di qualche drink di troppo.

Distesa su di un divano, sentiva l’eccitazione dell’amico che la baciava con insistenza, le mani le percorrevano seni, ventre e cosce, alla ricerca di un accesso senza permesso. Poi d’un tratto il recupero alla realtà, aveva trascurato quel particolare che la rendeva così ingenua e così immatura: la sua verginità! Era ciò che desiderava? Era il suo momento? Sentimenti, eccitazione, conoscenza… Ma erano sbagliati i tempi della riflessione, Christian le stava sfilando gli slippini, e l’imminenza degli eventi non consentiva altri indugi. Un misto di piacere, fastidio, disagio, la rendevano indifesa ad un sesso che la stava penetrando…

Anche l’amico si rendeva conto che forse per la Roberta era la prima volta, e quasi scusandosi, si ritrasse appena in tempo, per evitarle l’imbarazzante orgasmo, in ginocchio davanti a lei, cercando di deviare quel flusso incontenibile, lontano dal suo sguardo… Si era alzata seduta sul divano, come da un incubo, cercando risposte che non poteva trovare, almeno non adesso, forse nella calma della solitudine, nel silenzio di una notte ancora da consumare…

Nel monolocale in affitto, ricostruiva gli eventi delle ultime ore, chiedendosi cosa provasse per Christian e com’era possibile avergli ceduto. Invano, domande senza risposte!
Sentiva l’angoscia per l’ingenuità pagata a caro prezzo, il disgusto di un rapporto imprevisto, si disprezzava per il compromesso cui aveva ceduto, per lo scippo subito che nessuno avrebbe potuto recuperare.

Nell’appartamento, la padrona di casa, aveva affittato ad un’altra ragazza una stanza adiacente alla Roberta, e dopo i preliminari delle presentazioni, Serena, una donna più adulta di lei, quasi 30nne, professionista, impegnata nei laboratori di ricerca dell’Asl locale, di bell’aspetto, senza trucco, poco indulgente con la moda e soprattutto con il look per le trasferte in discoteca o nei locali di svago; le sembrava l’amica generosa e sincera cui confidare pene e depressione di un’angoscia senza fine…

Condividevano pranzi e cene, momenti di relax davanti alla tv, abbracciandosi e lasciandosi addormentare una fra le braccia dell’altra, in un rapporto di sorellanza sancito dall’affetto e dagli stessi sentimenti. Serena non aveva un compagno, considerava i giovani coetanei insulsi ed immaturi, privi di un pratico interesse sociale, vittime delle passioni più sfrenate, ed anche se coinvolti da una professione interessante, declinavano quel senso di responsabilità che la società pretenderebbe per avviare agli impegni della vita.

Roberta si nutriva di quelle dichiarazioni, dell’ordine con cui venivano declamate, e sottolineava la sua solidarietà per quella sorella maggiore, con baci ed abbracci di consenso. Da qualche giorno i baci erano lievi accenni sulle labbra, in un sospiro di conferme, e nell’imminenza di desideri d’approfondimento, si dileguavano per maturare l’impazienza con adeguata preparazione. Era la maturità che sottolineava Serena, dietro ogni considerazione, quando Roberta, in adorazione, le dichiarava tutto il suo affetto.

Avevano accostato i letti singoli per trascorrere in compagnia anche le notti, dovendo rinunciare a frequentarsi per il lavoro o per gli studi. La giovane coppia d’amiche, si scopriva solidale anche nei luoghi pubblici, per lo shopping, nelle serate in pizzeria, in qualche cinema, nelle discoteche e nei pub, mantenendo uno stretto rapporto e rinunciando a qualsiasi altro interesse maschile. Spesso controllavano la propria nudità dopo una doccia o un cambio d’intimo, per sottolineare la relativa bellezza e gli effetti dell’ultima dieta. Sorridevano osservandosi i sessi, accarezzandone, quasi in un gesto d’appartenenza, le delicate volute del pube, la diversa custodia delle labbra e la taglia della ferita…

Fu una notte, dopo una conversazione più intensa su quel loro rapporto, che le trovò a baciarsi inseguendo un’eccitazione rincorsa nei rari momenti d’intimità, per le solite masturbazioni solitarie, sempre più frequenti. Ciascuna desiderava accarezzare, baciare, succhiare il sesso dell’altra, distese, con i corpi imprigionati dalle braccia, si scambiavano identica passione, stessa intensità, stesso delirio. Bocche a lusingare, a baciare e succhiare cosce, glutei, sesso, appendici carnose invischiate d’umore, ad esplorare gli anfratti, gli orifizi, presidi di orgasmi incontenibili, per un’appartenenza sempre più coinvolta, complice e sancita dal piacere che devasta la mente e rende succube il corpo….

Il rapporto fra le due ragazze si mantenne nonostante la laurea di Roberta, il trasferimento di Serena presso una società di ricerca; avevano un appartamento in periferia, ed erano soddisfatte della loro convivenza. Nulla sembrava poter modificare questo equilibrio, ma spesso ciò cui non si pensa, accade subito… La vita meraviglia sempre, e quando presenta il …conto, occorre esser pronti ad …onorarlo!

E fu un giorno di mercato, durante la normale spesa, con il via vai dei carrelli lungo i corridoi dei prodotti in esposizione, che quasi si urtarono… Roberta e Christian, increduli, dopo molti anni, si stavano osservando, ricordando, ripercorrendo un trascorso che sembrava sepolto, ed invece era davanti ai loro pensieri, ai loro occhi! “Ciao come stai? Sei sempre bellissima” cui fece seguito “grazie, ma anche tu sei sempre lo stesso bel ragazzo, uomo maturo, di cosa ti occupi?”. La conversazione si avviava trascurando tempi e luoghi del passato, ma fu Christian a ricondurre all’evento “non ti ho mai dimenticato, dopo quel rapporto, ero davvero innamorato… fui costretto ad abbandonare l’università, persi la mia famiglia in un incidente d’auto, con il tuo ricordo sempre presente…” le parole del giovane erano sincere, Roberta si era commossa al suo racconto, e ciò che credeva, o meglio ciò cui aveva creduto, non aveva nulla a che fare con quel Christian.

Aveva odiato gli uomini, convinta d’esser stata costretta, senza la sua volontà, a cedere la propria verginità, ma così non era, non lo era per lo meno adesso, il ragazzo di un tempo era l’uomo nuovo di oggi, che stava osservando in un turbinio di emozioni, di sensazioni, che evocavano tutte altre considerazioni. “Perdonami Roberta, ma non vorrei perderti ancora, dimmi solo se hai un compagno, se lo ami davvero, e sparirò per sempre dalla tua vita…” Attendeva quella risposta come un verdetto, condanna per dimenticare, assoluzione per ricominciare…

Roberta aveva paura adesso delle sue stesse parole, la sorpresa, la confessione inaspettata avevano il sopravvento sulle sue certezze, non avrebbe mai sospettato, non avrebbe mai creduto, non ci aveva mai pensato che poteva essere stata un’altra cosa… L’affetto per Serena era immodificabile, ma il loro rapporto adesso era sotto giudizio, subiva la critica mai azzardata prima, e conferiva a quella storia una specie di conseguente soluzione a rapporti che credeva compromessi con l’altro sesso. No, non era possibile, era profondamente ingiusto, lei desiderava un rapporto d’amore con un uomo, surrogato per l’avvenenza dell’amica, per l’affronto che credeva aver ingiustamente subito, per il luogo comune su cui tante volte aveva dibattuto, uscendone sempre convinta che gli uomini sono degli opportunisti e non hanno la sensibilità delle donne.

“Non ho alcun uomo” rispose determinata, “vivo con un’amica, condividendo le stesse ansie ed i problemi del quotidiano” Christian le si avvicinò, spostando i carrelli, davanti a lei, l’osservava con occhi scintillanti “posso baciarti Roberta?”, ma non attese risposta, e sfiorandole le labbra, si soffermò in cerca del consenso. La ragazza lo stava osservando, anche lei aveva una luce nuova negli occhi, lo guardava, scoprendosi coinvolta come fosse la prima volta. Abbracciò con tutta l’anima quel giovane ritrovato, gli avrebbe strillato i suoi desideri, ma soprattutto che aveva riconciliato il suo rapporto con gli uomini …il digiuno era durato abbastanza…

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