Comunità del SESSO – Vietato ai minori di 18 anni

Settembre 18, 2008

Ucciso moralmente per avere un sesso sottomisura (by “insolente”)

Racconto su commissione

Prima lezione d’informatica per i ragazzi del 5o anno, Andrea era seduto in ultima fila, confinato, da un lato, alla parete, e dall’altro, dalla sua ragazza, Alice, una 18nne piuttosto vivace, sempre convinta di saperne una più degli altri…
“E fammelo vedere, lo voglio toccare quando è rigido” chiedeva infilandogli le mani fra le gambe, mentre lui cercava di proteggersi da quell’aggressione così spudorata. “Ma no ti dico, siamo in classe e mi vergogno” replicava il ragazzo rivolgendo le gambe verso la parete.
Avevano subito entrambi alcuni richiami dell’insegnante, ma non vi prestavano affatto attenzione. In un momento di relativa calma, Alice guadagnò il tirante sul cursore della zip e s’intrufolò nelle mutande di Andrea. Gli aveva catturato l’oggetto del desiderio e lo stava massaggiando per provocargli l’eccitazione che desiderava.
Andrea, ad occhi chiusi, appoggiato alla spalliera della sedia, estasiato per il piacere che la ragazza gli procurava, si lasciava masturbare, mentre Alice insisteva per la frenesia e l’eccitazione che la coinvolgevano.

Sentì infine il fiotto lattiginoso, incontenibile, che il ragazzo non era riuscito a reprimere e grande fu la meraviglia osservando le dimensioni di quel modesto rubinetto, quando cercò di vedere l’origine di quel rigagnolo biancastro… “ma è così piccolo” fu quasi la protesta della ragazza, che continuava ad osservare la decontrazione e la dimensione del sesso di Andrea. Subì invece la reazione del compagno “e questo è, funziona benissimo, non ha mia perso un colpo, e potrebbe prendere le misure alla tua passerina senza problemi, possiamo provare all’uscita, sei vuoi, insofferente che non sei altro…”

La campanella annunciò la possibilità dell’amplesso per Andrea ed Alice, entusiasmato il primo, perplessa la seconda, che si dichiarava indisponibile per un sesso che non le sarebbe arrivato nemmeno fino dentro, dove consentivano le normali perlustrazioni digitali. “Allora ti sbrigi?” la sollecitava Andrea, “andiamo al canneto, a quest’ora non ci troviamo anima viva”. La ragazza si mise dietro, sullo scooter del compagno, senza aggiungere altro.

Era il canneto un luogo folto di canne naturali cresciute nei pressi dell’alveo del fiume, dove molti ragazzi abitualmente lo usavano come spogliatoio quando andavano per un bagno. Andrea si spogliò senza alcun pudore davanti ad Alice che sempre perplessa lo stava osservando. Senza abbandonare la modesta erezione del fallo dell’amico, cominciò a togliersi maglietta, reggiseno, pantaloni e slip.

Distesi sopra una specie di letto di fronde, si baciavano toccandosi i relativi sessi, e quando l’eccitazione diventò insopportabile, Andrea provò la penetrazione, prima con le dita, quindi con il sesso. La ragazza lo sollecitava a spingere, ad impegnarsi per farla godere, confidando in un miracoloso allungamento per quell’appendice, che, bruttina e poco procace, era già prossima all’eiaculazione. Il giovane si ritrasse per lasciar vedere zampillare le gocce di piacere, implorando all’amica di proiettarselo in bocca per un delirio incontenibile.

Alice non si lasciò convincere, continuando a masturbarsi, osservava invece seduta, il suo compagno che si stava avvicinando alla sua bocca, facendole cadere gli ultimi residui sui suoi seni e sul ventre, negandogli quel desiderio “non mi piace e non te lo prenderei in bocca, nemmeno fosse normale, perchè sono insoddisfatta, e adesso vorrei far l’amore con Mirko, lui sì che saprebbe farmi godere!”

La dichiarazione aveva dell’incredibile, seppur celebrata in un momento particolare, ma l’indignazione di Andrea era inarrestabile. In piedi, già rivestito, furioso, le girava intorno come una trottola, minacciava senza espressione, finchè i suoi sforzi non gli procurarono che un modesto “ti farò ricredere, vedremo chi la spunterà” La perplessità adesso era stupore, poiché Alice non riusciva a comprendere il senso di quella specie di minaccia. E sorridendo continuava a mortificarlo “te lo farai allungare? Pensi sia possibile? O farai un trapianto?” E adesso le parole erano piuttosto uno sghignazzo incontrollato.

“Intanto trovati un passaggio per farti riaccompagnare, io me ne vado senza di te” e fece seguire la promessa al riavvio del motorino. Alice lo inseguiva insultandolo, mentre Andrea rallentava quando si trovava ad una buona distanza per non farsi raggiungere. “Ritira ciò che hai detto e ti porto a casa” le strillava “va bene ce l’hai immenso, hai una trivella fra le gambe. Ti fermi adesso?”

“Però hai goduto eh? Porcella che non sei altro” le dichiarava accarezzandole le mani allacciate ai suoi fianchi. Non appena scesa di sella, in prossimità della sua abitazione “tu soffri di nanismo, dal cazzo al cervello, sei venuto in meno di 30 secondi, come pretendi che possa aver goduto, scemo che non sei altro?” e girandogli le spalle, entrò in casa.

Il ragazzo non riusciva a concepire i ragionamenti di quella femmina così ingrata ed insolente, e per sottolineare la sua determinazione, si proiettò verso la statale alla ricerca di un compagno che l’avrebbe confortato, per convincere sé stesso di un sesso …normale. Il tratto di strada, dalla scuola alla periferia, l’aveva condotto al passeggio delle prostitute. Ecco la soluzione: chi meglio di una professionista avrebbe potuto giudicare le dimensioni del suo pistolo?

Controllò le modeste finanze chiedendo il prezzo della prestazione alla prima ragazza cui si trovò di fronte. Era una giovane di colore, in mini short, molto avvenente, che avvicinandolo “sei maggiorenne vero? Mica rischio un guaio con te, giovanotto?” fu la richiesta “ma sì certo, guarda la mia carta di identità” le mostrava soddisfatto Andrea. “Fanno 40 euro lo stesso allora, con il gommone, qui sotto nel bosco”. “Va bene” replicò Andrea mentre metteva sul cavalletto lo scooter.

La ragazza si era spogliata dei pratici pantaloncini, e mettendosi supina, lo invitava a fare altrettanto ed in fretta. Andrea, imbarazzato, si liberò dei suoi jeans, degli slip e si inginocchiò presso la femmina per le attenzioni che credeva di ricevere…

“Ma tu guarda con che razza di bambini mi devo confondere, un pisellino da latte, un piscialetto che vorrebbe trombare con un …tappo, ma fatti una sega e cresci, bischero che non sei altro…” furono le male parole della ragazza, mentre si infilava i pantaloncini per recuperare il ciglio della strada. “No ti prego”, furono le implorazioni di Andrea, che si era attaccato alle sue mutandine, nel maldestro tentativo di fargliele sfilare. Un solenne ceffone lo riportò alla realtà “non ti azzardare, idiota, vattene di corsa o ti faccio pentire d’esser nato” e fu lasciato seminudo, abbandonato alle sue riflessioni, in ginocchio sui suoi talloni, a cercare di capire ciò che per lui non era facile capire…

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