Comunità del SESSO – Vietato ai minori di 18 anni

Settembre 14, 2008

Cinzia 1° e 2° parte (by “insolente”)

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1° parte

“Va bene Francesco, come vuoi, ma per venerdì dev’esser pronto”. Il mio capo in gonnella, non ammetteva ritardi o giustificazioni, pretendeva, per la prossima riunione del CDA al completo, il mio nuovo Business Plan aggiornato e commentato. Bellissima donna la Cinzia, fredda e scostante come si conviene ad un amministratore delegato, con nessuna indulgenza verso i collaboratori più stretti, devoti ammiratori più della femmina che non della professionista…

Facevo parte del suo staff, il mio curriculum garantiva la mia preparazione, ma non avevo alcuna particolare simpatia nei suoi confronti, non ammiravo quel suo disprezzo per gli incapaci, o la violenza con cui si scagliava verso gli adulatori, vittime della sua bellezza, o succubi del suo potere. Chi, per privilegi concessi dal rango professionale, si azzardava a mostrarsi galante, riceveva una solenne delusione, spesso una risposta aggressiva, ed immancabilmente si ritirava frustrato dal gran rifiuto. Tutti sapevamo della sua austerità e qualcuno assicurava, che nel suo passato meno recente, c’erano state vicende poco edificanti per i molti amanti, per una vita disordinata ed un rapporto familiare sempre in conflitto. La morte del padre aveva recuperato questa figlia ad una nuova vita, inserendola nell’azienda, superando facilmente le incapacità del fratello maggiore, guadagnandosi la stima ed il rispetto dei soci e del consiglio d’amministrazione. Restava quella bellezza, così ingombrante e spesso malvista, per attirare i soliti sguardi indiscreti dei maschi e la normale invidia delle femmine.

Il nostro era solo un rapporto professionale, ed anche se le riconoscevo una bellezza straordinaria per quel fisico da mannequin, sottolineato da un trucco adeguato, accattivante, mai eccessivo, con abiti sempre griffati, piuttosto generosi per le scollature e le gonne sopra il ginocchio, la sua emotività non combinava con la mia, semplicemente perché ero convinto che non avrebbe potuto averne…

Non aveva preferenze, o meglio non ne dimostrava ad alcuno, aveva uomini occasionali, di uno in particolare, subiva fascino ed attenzione: Alessandro, bellissimo, un bravo ragazzo impegnato nella ricerca e sviluppo di progetti per l’ambiente. Si frequentavano da pochi anni, mai insieme nei luoghi di lavoro, scrupolosi nel mantenere riservato il loro privato; anche se qualche pettegola di segretaria dei piani alti, dopo aver indagato, aveva divulgato la notizia nei diversi uffici per rendere più umana e terrena quella donna.

Spesso le nostre convinzioni, condivise per i soliti luoghi comuni sulle femmine, confortati dal quotidiano, naufragano miseramente nel qualunquismo, quando conosci una diversa verità, insospettabile verso un personaggio importante.

Cinzia aveva perso un figlio, per una gravidanza difficile, ed Edoardo, una creatura meravigliosa, frutto della passione con Alessandro, era per lei la realizzazione del sogno rimandato, inseguito, con il timore di rivisitare le stesse ansie e le stesse paure, senza chiedere altro alla vita, se non condividere giornate intense e serene.

Il mio progetto produsse l’effetto desiderato, il consiglio d’amministrazione fu soddisfatto ed i soci entusiasti per un’analisi puntuale e dettagliata dei diversi aspetti della gestione aziendale. Ricevetti il solenne encomio dal rappresentante dei soci, e l’approvazione di tutto il CDA. Cinzia mi guardava con la solita distanza, accennando e condividendo, ma senza eccessivo entusiasmo. Uscii dalla riunione consapevole delle mie possibilità, quando fui raggiunto dalla segretaria del mio capo.
“Francesco sei stato invitato, unico rappresentante dei dipendenti, ad un party a villa Rossana Magno, dammi la tua conferma per l’organizzazione”. Jessica era una brava segretaria, attenta ai desideri della Cinzia, anche se spesso ne sopportava le sfuriate per le sue modeste negligenze. Le risposi con poche battute, lasciandola sorpresa e meravigliata: “mi dispiace Jessi, ringrazia il nostro capo, ma ho altri impegni cui non potrei rinunciare”. Mi compiacevo per quella risposta, che non voleva essere impertinente, ma una semplice rinuncia ad un mondo effimero, compreso di perbenismo ed ipocrisia, conciliante solo per quel richiamo agli affari ed al guadagno facile…
Rientrato al mio posto di lavoro, il cicalino dell’interfono mi chiamava senza indugi: “Francesco, il capo ti vuole nel suo ufficio, subito!” Indolente e piuttosto contrariato, presenziavo davanti all’amministratore delegato di un’importante società della mia regione. “Tu non puoi rifiutare un invito che onora la tua professione e gratifica di stima i tuoi colleghi e gli altri impiegati di questa azienda. Tu solo prediletto fra gli altri e ti rifiuti di concederti a chi ti ammira? Maledizione Francesco, ma sei davvero stupido!” La sparata, dichiarata in una sola emissione, senza riprender fiato, l’aveva alterata oltre il lecito, quelle sue piegoline agli angoli della bocca, erano una smorfia d’ira e le fossette sulle guance, erano scomparse. Mi guardava con aria di sfida, pronta a replicare a qualsiasi risposta inaccettabile, ma fui piuttosto laconico “posso tornare al mio lavoro?”

E fu la peggior risposta che avrei potuto dichiarare. S’infuriò ancora di più, alzandosi verso di me, mi lanciò in faccia le copie del mio lavoro, protestando che chiunque avrebbe potuto fare altrettanto e forse meglio, che quell’invito era un’opportunità che stavo ripagando in maniera del tutto inadeguata e molto molto ingenerosa. “Cosa dovrei fare con te?” mi chiedeva, cercando di rilassarsi per trovare una possibile intesa. Non avevo intenzione di lasciarle alcuna possibilità, e le risposi deciso: “potrebbe trovarsi un altro internal auditor”. Mi avrebbe schiaffeggiato, fossimo stati fuori dall’azienda, con la mano a mezz’aria, non riusciva quasi ad esprimersi per la rabbia. Mi ero rivolto in maniera formale, con il lei, che detestava, per mostrare a chiunque la sua disponibilità come si conviene fra amici che partecipano allo stesso progetto. Sentirsi chiedere inoltre un licenziamento per i disaccordi sulle mie prestazioni, quando gli altri avevano da poco apprezzato e lusingato le mie capacità, era poi davvero troppo…

Le avevo voltato le spalle, facendo un secco dietro front, per congedarmi, quando mi prese il braccio per farmi girare nuovamente verso di lei. Mi guardava con insistenza, era sempre alterata, non avrebbe accettato un distacco senza repliche, ma cercava di capire le mie reazioni. Raramente i suoi collaboratori osavano sfidarla, mai per rifiutarle un desiderio, ed era fuori discussione l’idea di rinunciare ad un impiego molto ben pagato. Si meravigliava cercando di capire come avevo potuto risponderle in maniera così sfrontata, azzardando indifferenza ed ingratitudine.

“Tu sei un ribelle, un asociale, un rompicoglioni della peggior specie, eppure ti ammiro, posso darti del tu vero?” Cercava di lusingarmi, circuire la mia intemperanza per asservirla ai suoi scopi. Mi parve quasi di scorgere di nuovo le fossette accattivanti, che mi avrebbero ammiccato… “Cinzia, puoi darmi del tu, ma perderesti il tuo tempo se cercassi di provocarmi. Hai a che fare con un folle che teme poche cose dalla vita, che apprezza i suoi attimi senza esser progettuale. Vivo di emozioni sincere, e non le trovo di sicuro in questa azienda, eccezion fatta per alcuni amici devoti e qualche simpatia femminile…” (e tu non sei fra queste), ma questo non lo dissi, e senza attendermi altro, questa volta me ne tornai ai miei impegni.

Quando le passai davanti, la Jessica mi sorrideva a 32 denti, di sicuro aveva sentito la conversazione, e si compiaceva d’essermi amico, confidando d’esser compresa nel novero delle simpatie poc’anzi dichiarate. Aveva un bel fisico, alto e snello, indossava quasi sempre minigonne che le comprimevano cosce e glutei, ed indossava giacche corte e strette sopra camicie a sbuffi ricamati. Bionda, con gli occhi chiari, era forse la migliore delle segretarie dell’azienda, cui spesso ricorrevano anche altri dirigenti, per farsi realizzare quelle letterine così speciali che inducono i destinatari ad accettare le tue decisioni. Aveva molti amici, nessun uomo di riferimento, gestendo le sue storie con la stessa libertà della Margherita Gautier del romanzo di A. Dumas.

Qualche attimo prima della pausa pranzo, fui onorato dalla visita del presidente della società. Mr. Rosenberg. Gli offrii la mano per la devozione che portavo a quel gentiluomo, imbarazzato per vederlo scomodare fino al mio modesto ufficio. Ma quel signore, saggio e vissuto, per nulla formale, sorridendo, mi chiese se gli avessi fatto compagnia per la colazione. Accettai con entusiasmo il suo invito, e gli offrì il braccio per i corridoi della direzione, sotto gli occhi di molti dirigenti ed altrettanti impiegati.

Naturalmente era atteso al caffè, con il tavolo appartato e prenotato, con i riguardi e le attenzioni del personale del grande albergo. “Mi hanno riferito del suo diverbio con il nostro amministratore, gran bella donna quella Cinzia, pochi sanno tenerle testa, come mai Francesco, cosa è successo?” Il tono bonario, la grande disponibilità, avevano fatto di questo quasi ottantenne, una leggenda nel mondo della finanza. Le sue dichiarazioni avevano sempre del buon senso, moderazione e grande attenzione per chiunque. “Ecco… vede… la Cinzia, mi scusi, l’amm. delegato…” non mi fece finire la frase, che quasi divertendosi, riprese con il garbo che gli era congeniale “lei mi ha meravigliato, Francesco, pochi sanno vedere ciò che ha visto lei in quelle poche righe del suo progetto. Ho condiviso ogni frase del suo Business Plan e sono onorato d’averla nel nostro staff dirigenziale. La Cinzia, è una donna giovane, che darebbe l’anima per questa società, sia generoso come chi la stima, partecipi al cocktail venerdì prossimo, anzi mi farebbe una cortesia se accompagnasse mia nipote, Giselle, giovane universitaria, prossima alla laurea, e mi creda non ha nulla da invidiare al nostro amministratore, posso dunque contare su di lei?” Aspettava la mia risposta come un verdetto definitivo, senza dar nulla per scontato, teneva alla mia presenza per proporre ad amici e conoscenti le migliori risorse del suo impero. “Sono lusingato dalla sua richiesta, onorato per tanta cortesia, certo, farò del mio meglio per accompagnare sua nipote”. Era soddisfatto per la mia adesione che forse non aveva dato per scontata. “e mi dia retta, la nostra collaboratrice Jessica, saprà trovarle un abito adeguato per partecipare all’evento”.

Il presidente di ogni società che si rispetti, doveva conoscere tutti i suoi dipendenti, sempre galante e misurato con le impiegate, di cui conosceva molti particolari anche del privato, tollerante e disponibile con i giovani, amico sincero con i più anziani, con cui spesso condivideva i piaceri di qualche locanda tipica, in anonimo, poiché amava il buon cibo a dispetto delle raccomandazioni dei suoi medici.

Nel pomeriggio mi vidi comparire davanti la Jessica, con il solito notes per gli appunti: “hai ceduto al vecchio Rosenberg eh?” mi indagava con aria di chi la saprebbe sempre più lunga degli altri “ho aderito ad una richiesta piacevole, accompagnare la nipote del presidente è sufficiente a risponderti, signorina so tutto io?” ma le sorridevo, aspettando sempre il motivo della sua visita “guarda che non sono qui per la tua bella faccia, trovo di meglio alzando un dito…” “o la gonna..” aggiunsi provocandola “sfacciato ed insolente, non ricorro mai a simili espedienti per scegliermi un maschio, ho altre qualità, io…” “ah sì? Mi sfuggono le tue qualità Jessi, prova con la prima che ti viene in mente…” continuavo a sorridere replicando alle sue battute, senza darle occasione d’avere l’ultima parola “senti fenomeno, ti aspetto alle 18 precise nella hall del Beverly per trovarti un completo per domani sera, e vedi d’esser puntuale…” e senza aspettare altre …provocazioni, se andò ancheggiando, mostrando lo spettacolo delle sue gambe e la rotondità del suo bellissimo culo.

Sorseggiava una bibita seduta sullo sgabello del desk-bar, mostrando, noncurante, i minuscoli slip che le comprimevano il sesso. “grazie per la puntualità, vediamo di far presto” mi disse, prendendo il mio sottobraccio, indirizzandomi al primo ascensore libero. Ci fermammo al seminterrato dell’albergo, organizzato come lavanderia, deposito capi da riconsegnare, e boudoir per abiti in affitto per feste o cerimonie. La Jessi frequentava abitualmente quel luogo, per procurare abbigliamento adeguato agli ospiti della società, per gli inviti ai normali ricevimenti, o come in questo caso, per un party a villa Rossana Magno.

“Allora vediamo… taglio classico? Un 48 drop snello direi” ma non le rispondevo, l’osservavo, era una segretaria puntuale soprattutto nei dettagli. Il nostro capo la stimava moltissimo, e spesso in pubblico dichiarava, che senza la Jessi, quella società non sarebbe durata a lungo… Ma la Cinzia. contrapponeva ai solenni encomi, qualche sfuriata per piccole mancanze, inevitabili per come veniva oberata di impegni, e forse, sempre per l’opinione comune degli impiegati, per una malcelata invidia verso una ragazza giovane, molto bella, disponibile per chiunque, amata da tutti, e con la spensieratezza di chi sa stare a questo …mondo.

“Prova ad indossare questa diplomatica”, mi disse porgendomi una camicia con i 3 bottoni di perla nera, lo sparato plissè ed i polsini rovesciati per i gemelli. Quindi mi porse un pantalone senza risvolto, a sigaretta, “non credo sei il tipo da windsor o scappino, ti sta meglio un papillon, una cravatta a farfalla, dai togli i pantaloni che vediamo se va bene la taglia…” Indugiavo per quella nascosta timidezza che non riuscivo a vincere “ma Jessi, con te davanti?” la imploravo imbarazzato “e capirai tu… un uomo in mutande non è pericoloso, semmai è ridicolo, sai quanti ne ho visti… non ho nulla da temere, fidati” rispondeva laconica divertendosi “va bene Jessi, ce l’ho piccolo, insignificante, non potrebbe mai interessarti, quindi per favore, fatti un giro…” ma non c’era verso di convincerla, inchiodata al suo posto, decisa a vedermi i pantaloni indosso davanti a lei.

“Immaginavo ce l’avresti avuto piccolo, signor casanova, ma non mi convinci, se accompagnerai la Giselle devo pur capire con chi avrà a che fare quella creatura… sto svolgendo le mansioni per le quali sono pagata, e lunedì, non vorrei leggere in faccia alla Cinzia, il minimo disappunto…” e mentre sottolineava i suoi doveri, mi stava slacciando la cintura per invitarmi ad indossare l’abito che aveva scelto per me.

La sollecitazione cui venivo sottoposto avevano dell’incredibile: una femmina adulta, matura, mi stava slacciando i pantaloni e non era per sesso… c’era da domandarsi se mi stavo rincoglionendo… Le presi una ciocca di capelli da dietro, costringendola ad alzare la testa, le sfiorai le labbra per il consenso. Si ritrasse, sorridendo “ma come ti permetti?” ma non le prestavo alcuna attenzione, l’eccitazione, prima blandita, poi lusingata, infine maturata, mi stava scoppiando in testa. “Ma cosa deve fare una donna con te Francesco? Ce ne hai messo di tempo… Sei l’uomo più chiacchierato della società, le donne ti ammirano, i maschi ti invidiano, i tuoi amici non dicono nulla di te. Ti osservo e ti desidero da tempo, e devo inventarmi questa cosa per farti cedere…” Non le permisi altro, le nostre lingue si leccavano frenetiche assaporandosi, le mani frugavano… le mie, sotto la sua breve gonna, le sue, già dentro i mie slip, accarezzavano il risultato dell’eccitazione…

Non fu difficile trovare un giaciglio qualsiasi per spegnere la passione che adesso ci stava estinguendo i sensi; la Jessi aveva un pass circolare dentro l’albergo, e spingendomi verso una porta, mi proiettò dentro una stanzetta di servizio, mi fece distendere su di un lettino e mi assalì, sollevandosi la gonna per sedersi sopra di me, slacciandomi e spogliandomi di ogni residuo indumento… Mi osservava compiaciuta, accarezzandomi il seno, e mantenendo ben eretto il mio sesso, mi cavalcava come un’amazzone alla ricerca di un punto ideale su cui strofinarsi. Decise di spogliarsi, senza smontarmi da sopra, cercava il suo momento di celebrità per uno spettacolo dedicato e molto riservato. I suoi seni non cedettero quando vennero liberati da una quarta push-up, coppa c, mostrando solo, per quel suo abituale decoltè, una piccola idea delle duali semisferiche che imprigionavano. Dovette abbassarsi verso la mia bocca per porgermi i velluti da succhiare, rigidi come due getti per un’eccitazione insaziabile…

Continuava ad agitarsi, torturandomi i desideri, senza concedersi; era bellissima. Il mio sesso abbandonato, turgido e maturo, implorava l’amplesso, mentre seduta sul mio petto, si strusciava con le cosce sui miei fianchi, le accarezzavo i glutei, cercando di liberarla dal perizoma, che strapazzato e nascosto, non consentiva alcun contatto.

Respingeva i miei tentativi maldestri per liberarmi del suo corpo, confinandomi contro il cuscino, non capivo le sue intenzioni, ma non ero convinto di farmi dominare. Jessica voleva mostrarsi, farsi desiderare, accendermi una passione folle, per questo indugiava, insensibile alla mia ed alla sua eccitazione. Quando mi vide rassegnato, decise di spogliarsi; si sollevò in piedi, mantenendosi sopra di me, mostrandomi il sesso nascosto, con la leggera peluria debordante, all’apice del vertice delle sue gambe. Si sfilò l’indumento, facendosi osservare ancora, ed inginocchiata fra le mie gambe, con le labbra percorreva seni, ventre e …sesso. Lo manteneva rigido promuovendo un movimento delicato con la mano, apprezzava l’eccitazione appoggiandovi sopra la bocca, affacciando la lingua per stimolare la piccola cucitura del frenulo. Sentivo l’accoglienza delle sue labbra che lo inghiottivano, della lingua che tormentava il glande, sincronizzando i movimenti della mano con quelli delle labbra, mentre delicata aspirava le mie emissioni lubriche.

Osservava le mie reazioni quando sentiva i gemiti di piacere, prodigandosi con maggior frenesia per realizzarmi il massimo dei deliri. Si prese un momento di pausa, cercando di baciarmi, potevo finalmente toccarle il sesso, e mentre le mordevo le labbra, la lingua, il mento, tentavo di farla distendere sotto di me. Aveva capito il mio desiderio, e allargandosi, accogliente, mi facilitava quel progetto. In ginocchio fra le sue gambe, baciavo il monte di venere, poi sulle grandi labbra, appena aperte, per indovinare un sesso eccitato, turgido, umido, e le dita che cercavano, accarezzandola, di stimolare il suo padiglione interno.

Il mio medio inghiottito per la sua lunghezza, la stava percorrendo con il dolce su e giù, le labbra a contenere le piccole cuspidi, per consentire alla lingua di succhiare e leccare quel suo bottone pronunciato. Mi teneva la testa fra le gambe, gemeva e si contorceva per gli spasmi di piacere, alzando e abbassando le ginocchia per facilitarmi movimenti più intensi alle dita che la stavano perlustrando. “Francesco fottimi adesso, ho voglia di venire, non resisto…” ma non badavo alle sue implorazioni, inseguivo anche la mia eccitazione nel sentire il suo delirio, e quando finalmente mi decisi per una spinta definitiva, le vidi abbandonare la testa all’indietro, inarcare la schiena, e con la bocca aperta, pronunciare appena un “ohhhhhhh sììììììì” di piacere…

L’orgasmo ci raggiunse insieme, stanchi e soddisfatti ci stavamo osservando i corpi per il rilassamento, “Franci ti desidero ancora, voglio farlo di nuovo…” le risposi con dolcezza “no tesoro, abbiamo da fare delle cose, ma lo faremo ogni volta che vorrai…” questa la promessa d’amore per un rapporto che stava iniziando…

2° parte

A villa Magno, un via vai di auto scaricava ospiti illustri subito accolti da un’hostess per introdurli nel gran salone delle cerimonie. Il mio autista mi aveva imbarcato presso la società per poi fermarsi a casa di Giselle, che con molto entusiasmo mi aveva salutato, soddisfatta della mia compagnia. Fummo introdotti nella grande villa, per salutare mr. Rosenberg, i consiglieri anziani della società ed il mio capo, la Cinzia. S’illuminò quando mi vide, aveva un’espressione serafica di gratitudine, e accostandosi al mio orecchio, mi apostrofò “io non ho avuto gli stessi argomenti di Giselle, vero?” mentre la ragazza al mio fianco arrossiva per la battuta che inevitabilmente aveva udito. Finite le presentazioni, la Giselle cercava di capire la battuta della Cinzia. Le spiegai che non sono il tipo da feste o party, ma non avrei potuto negarmi alla richiesta di suo zio, di cui avevo la massima stima ed ammirazione.

Giselle era una ragazza molto bella, giovane, istruita, con l’educazione dei college inglesi, che aveva frequentato per alcuni anni. Non faceva vita di società e questo era per lei una specie di debutto, ed ero io ad accompagnarla. Il pensiero ricorrente per questo privilegio, per la considerazione di cui godevo, mi stavano esaltando, dimenticandomi della Jessica e di tutte le manifestazioni di solidarietà che stavano riponendo su di me i colleghi.

Cercavo di soddisfare i desideri della mia compagna, rifornendole qualche stuzzichino e diversi tipi di succhi di frutta, quando infine mi chiese se l’avessi accompagnata alle danze. Giselle indossava pantaloni lunghi, piuttosto abbondanti, con una camicetta ricamata sotto un gilet a grande scollatura, con una spilla a forma di farfalla. Un foulard fungeva da cravatta ed era fissato alla camicia da una perla nera, impuntata su di una coppiglia diamantata. Aveva lasciato all’ingresso il suo cardigan di seta operato ed era al centro delle attenzioni di molti giovani maschi.

Azzardai passi leggeri di un valtzer classico, ma con la tensione di sbagliare coinvolgendo anche la dama. “Giselle mi cedi il tuo cavaliere?” fu l’annuncio della Cinzia dietro le nostre spalle, rivolto alla ragazza, che si affrettò a rispondere “ma sì certo, con piacere”. Fui afferrato con decisione dalla Cinzia, che incrociando le mie gambe, nei giri di danza, sfiorava anche il mio sesso… Ma non ricevette le reazioni che avrebbe immaginato, mi aveva dichiarato apertamente che non capiva perchè avevo accettato l’invito di Rosenberg e non il suo… Le motivazioni erano le stesse, e non sarebbe stato certo per la compagnia di Giselle. “Io ammiro il presidente, gli sono affezionato, è un uomo notevole, e non vorrei mai contrarialo o peggio deluderlo. Mi ha usato una grande cortesia, ed ha chiesto senza pretendere, ti basta bellissima Cinzia, questo motivo?” Si era scostata per osservarmi meglio, pur continuando a danzare, scrutava i miei occhi per capire la sincerità, quando soddisfatta, provò a stringermi più forte, abbracciandomi verso di se.

Indossava un abito lungo, rosso fuoco, dal prezzo impronunciabile, dalle ampie scollature, aveva i capelli raccolti che mostravano il bellissimo collo, su cui faceva mostra una collana leggerissima in oro bianco a corda, al cui centro un tralcio lasciava pendere tre gocce di smeraldi incastonate in un turbillon di brillanti, la cui gemma centrale, si inseriva all’apice del solco dei suoi seni. Indossava guanti lunghissimi in raso, fino a metà braccio, su cui dorsi un ricamo imperlato dichiarava all’osservatore che la femmina valeva una fortuna solo per ciò che indossava. Sandali in tinta completavano l’abbigliamento. Inutile dire che era la visione più bella fra le donne della festa.

Stavano maturando le note di un tango, molto lento, e molte coppie, si cimentavano in quella danza figurata, molto complessa, con i corpi avvinti, con i sessi quasi sempre accostati. Chiesi alla mia dama il permesso di congedarmi poiché quel ballo non era il mio forte e mi avvicinai al tavolo delle bevande per un drink disimpegnativo.

Incontrai invece il volto raggiante della Jessica, con i capelli raccolti in una specie di chignon lasciava scendere alcune volute a ricciolo ai lati del viso che le conferivano un’aria da regina della festa. L’abito nero, lungo, con la scollatura fino ai glutei ed un ampio decoltè dal bordo arrotondato, lasciava intuire che non aveva reggiseno, ma neppure gli sarebbe servito… I suoi seni erano una tentazione anche per i santi “Jessica, sei bellissima, perchè non mi hai detto che avresti partecipato? Ti avrei invitato alle danze…” m’interrupe con “sono impegnata a far da chaperon a diversi ospiti, Cinzia compresa, che mi chiede in continuazione di verificare con la massima attenzione alcuni invitati particolari, ma se proprio volessi baciarmi, potresti farlo fra un quarto d’ora nell’ala ovest della villa, dovrai uscire in terrazza, scendere lo scalone, io sarò là sotto ad attenderti.

Quella creatura mi aveva sconvolto l’anima, il ricordo del giorno prima, era talmente presente che anche in quel momento avrebbe potuto accendermi una nuova eccitazione: Fui raggiunto da Giselle, che si era conquistata un amico, e chiedeva a me se poteva ballare con lui. “Fanciulla benedetta, ma sì che puoi, invidio il tuo cavaliere, io non potrei sostituirmi a lui, sono molto più vecchio di te…” e mentre mi inviava un bacio con la mano, sorridendo e sollevando un lembo dei pantaloni, si dileguò correndo con l’amico.

“Sei indulgente, ma sfrontato, è la nipote del presidente, se le succedesse qualcosa, verresti coinvolto tu, poiché ti è stata affidata” e questa invece l’intimazione della Cinzia che aveva seguito il colloquio con la giovane. “Non ho la tutela di Giselle, è adulta e responsabile, e accompagnarla non mi obbliga a gestire le sue frequentazioni…” il mio cerbero avrebbe ribattuto, ma sorridendo e prendendomi sotto braccio, accostandosi come una vecchia confidente, concedendo ai miei sensi l’intensità del suo No 88, un profumo da capogiro, stringendomi il braccio si faceva strofinare i bordi dei seni senza supporto intimo. “Dimmi che sei soddisfatto dell’invito, che sei pentito per l’insolenza che mi hai rivolto, e che adori il tuo capo…” Era questo dunque l’obiettivo delle sue lusinghe, le serviva la mia devozione senza limiti, la sudditanza ad una donna cui nessuno osava rifiutare qualcosa… “sono soddisfatto dell’invito, chiedo scusa per la mia intemperanza, ma gli umani non si adorano, nemmeno si venerano, è un privilegio per le divinità o per i santi…” l’espressione sorridente, non mi rendeva credibile e questo fu l’effetto che provocai a quella donna, abbracciandomi mi dette un bacio sulla guancia, molto intenso, molto umido, dichiarandomi “mi piaci sul serio, stronzo che non sei altro” e mi lasciò a meditare quella provocazione…

Scendevo le scale da un lato della grande terrazza per raggiungere la Jessi, che mi aspettava battendo il piede sopra il primo gradino, impaziente, sorridente, felice di vedermi “sempre impuntuale, come una femmina di rango, ma chi sei Brad Pitt, George Clooney?” e mi offrì le labbra da baciare, mentre mi ero fermato su quel gradino d’attesa, sopra di lei, indugiando ad osservarle i seni molto scoperti. Il bacio fu una specie di rivelazione “questo è il profumo della Cinzia, ti sei baciato con lei! Porco e maiale, infame, falso e traditore” avrebbe continuato se non l’avessi fermata, prendendola per un braccio e scuotendola “sì, mi ha baciato, lei, in un guancia, vorrebbe sedurmi, forse, ma io che c’entro? di cosa mi stai accusando?”

Mi osservava, perplessa, rinfrancata dalla determinazione della mia confessione, era stupenda, gli occhi chiari le brillavano come due stelle, le gote rosse per l’eccitazione della dichiarazione, le conferivano un’aria sbarazzina, irrequieta, impertinente… era incantevole. “Jessi, sei un tesoro di donna, forse potrei innamorarmi di te…”, “ah potresti innamorarti? Sfacciato ed insolente, ganimede da strapazzo, ieri sera quando gemevi non dicevi così, amore… amore… ti voglio, sei la mia vita, lusinghe del piacere, senza credibilità…” mi riconoscevo una vera carogna, uno stronzo inqualificabile “ma Jessi, come potrei decidermi fra la Giselle, che mi ha offerto ospitalità a casa sua per questo week end, oppure della Cinzia, che mi ha ceduto le chiavi del suo monolocale?” ma ridevo senza ritegno, quasi non pronunciavo la frase “guarda Francesco che te lo taglio, se solo mi sogno che ti sei fatto la Cinzia, se solo me lo immagino, tu non trombi più, faresti parte del coro delle voci bianche alla basilica di san Remigio, non mi servirebbe una confessione sottoscritta, mi basterebbe il sospetto, mi hai capito?” e fece seguire la concitazione da un bacio sensuale, con relativa palpata ai miei genitali; sottolineando a tratti, mordendomi la lingua, e strizzandomi i testicoli, per rammentare la sua determinazione “potrei amare un’altra Jessi, bambina?” “non sono una bambina, mi prendi per il culo? Se mi tradisci con la Cinzia, sai cosa ti succede” Credo lo avrebbe fatto sul serio, ma non solo con me, con qualsiasi altro con cui avesse avuto un rapporto, per poi tradirla con la Cinzia, la sua reazione sarebbe stata identica…

Mi stava abbracciando con passione, baciando senza riserve, era fra le mie braccia, con quel leggero abito, sentivo i suoi seni esplodermi contro, non riuscivo a sentirle nemmeno i minuscoli slip, quel filo era davvero impercettibile, sentirla e saperla nuda con un velo leggero addosso era un’eccitazione incredibile. La tenevo con le mani sui glutei, mentre la baciavo con avidità, succhiandole lingua, labbra e mento. La sentivo palpitare quando le strusciavo contro il mio sesso rigido e maturo, sicuramente bagnato implorante un contatto carnale…

Ma fummo distolti dalla Cinzia, che mi aveva seguito e adesso controllava le mie emozioni con la sua segretaria. Ci ricomponemmo per subire il suo disappunto e la sua sfuriata, eravamo pronti anche se non lo avevamo messo in conto, non quella sera…

“Il mio diretto collaboratore e la mia personale segretaria in intimità, ad una festa sociale, con gli obblighi che deriverebbero a lui dalla compagnia ed assistenza ad una nipote del presidente ed alla segretaria che tutto dovrebbe fare meno che farsi mettere le mani dentro le mutande. Che indecenza!” Assumeva un’aria solenne, ma sotto c’era solo il risentimento per averle preferito la diretta collaboratrice “colpa mia che ho tentato Jessica, lei ha solo subito la mia lusinga, quindi sono io unico responsabile. E comunque siamo in un luogo appartato, non possiamo scandalizzare nessuno, poichè non c’è nessuno, e tu, invadente signora, per vederci, ci hai seguito senza farti accorgere…” Sarebbe stata una risposta soddisfacente per chiunque, ma non per lei, convinta di tenerci ostaggi, ghignando soddisfatta per un facile ricatto, se ne tornò dai suoi ospiti.

“Francesco pagheremo quest’imprudenza, la Cinzia si vendicherà, forse saremo licenziati o costretti a subire delle umiliazioni” la guardavo, era in ansia, conosceva la Cinzia meglio di me, poteva aver ragione “tu cosa provi per me?” “come cosa provo per te? Io ti amo” e lo dichiarò guardandomi negli occhi senza esitazioni, i suoi brillavano, era una donna determinata, sapeva ciò che desiderava “tu non hai nulla da temere, io proteggerò il nostro rapporto, difenderò questa passione e nessuna Cinzia al mondo potrebbe farmi cambiare opinione” Le stavo trasmettendo lo stesso coraggio che confidavo a me stesso, adesso era commossa, mi aveva messo le braccia al collo, mi baciava con trasporto e devozione supplicando “voglio far l’amore adesso, ora, subito” la guardavo imbarazzato soprattutto per trovarmi in un posto in cui non sapevo muovermi, capì la mia preoccupazione e recuperando la sua efficienza, sollevandosi l’abito, mi prese per mano trascinandomi su per le scale, quasi di corsa.

Percorremmo tutta la scala, fino alla terrazza, per ridiscendere dall’altro lato, e dopo pochi gradini mi sentii trascinare per un accesso in un’altra parte della villa. Il salone era affollato dalla servitù e dalle diverse hostess, ma nessuno che avrebbe badato a noi. Salimmo lo scalone per l’accesso ad un verone interno che immetteva in altre stanze. Finalmente Jessica, si fermò, riprese fiato e cercando di orientarsi, si avvicinò alla prima porta, e con decisione girò la maniglia.

Quasi entrati, ci arrestammo subito: Giselle ed il suo cavaliere, nudi, sopra un letto, stavano facendo quello che avremmo voluto fare anche noi. I due ragazzi scattarono in piedi, meravigliati e frastornati. Giselle si copriva con il lenzuolo, rossa in volto ed imbarazzatissima, ma la rassicurai portandomi un dito alle labbra, nel gesto del silenzio “tranquilla Giselle, non preoccuparti, cerchiamo anche noi un posto per far l’amore…” e subito si riprese, sorridendomi e indicando con la mano “andate qui nella stanza a destra, è una camera solo per ospiti, nessuno verrà a disturbarvi”

Seguimmo subito il suo consiglio, nella stanza sospinsi la mia creatura che adesso, rilassata, distesa, mi stava osservando mentre mi spogliavo. Era rimasta a braccia aperte occupando tutto il letto, senza un gesto, con i capelli sciolti, sparsi ovunque attorno a lei, sorrideva controllando ogni mia mossa. Sopra di lei mi cinse le braccia al collo, nel più lungo, seducente, appassionato bacio che avevo mai condiviso. “Ti desidero Francesco, ti amo e non sopporterei l’idea di un tradimento, ti prego non adesso, mi uccideresti…” Le accarezzavo il viso, osservandola, ricomponendole i capelli, accarezzandole le guance e le labbra, le baciai le palpebre, le gote, le labbra, sospirando “sei una creatura stupenda, non voglio farti soffrire, voglio amarti, finchè durerà questo rapporto, ma ti sarò leale, ci puoi contare…” Abbandonò il mio collo per sollevarsi l’abito, con entrambe le mani, e seduta, se lo sfilò. Si distese di nuovo sul letto, accostandosi, mi baciava, percorrendomi il busto, accarezzandomi il sesso, avrebbe voluto farmi distendere, ma io ero sopra di lei ad osservarla come un cibo prelibato, pregustando l’effetto che avrebbe provocato sui miei sensi. Con la mano accarezzavo i suoi seni per stimarne dimensioni e consistenza, passavo le dita sui capezzoli già pronunciati per farsi assaggiare, mentre la mano scendeva sul ventre, sui fianchi, sul sesso, le scostavo le cosce per accedere al suo grembo. Ero ospite atteso, il sesso già dilatato si offriva in un esausto di umori, le cosce mi stringevano la mano che l’accarezzava, mentre le bocche non si decidevano a lasciarsi consapevoli dei piaceri che si sarebbero concesse…

Dal collo, ai seni, alle fragole turgide, sentivo crescere la mia eccitazione ed il suo desiderio. Si lasciava assaggiare, toccava la mia mano e la testa che le scendeva sul pube ricciuto baciando, succhiando aspirando la sua pelle morbida. La mano cedeva il posto alla bocca, ripiegava sulle cosce per facilitare l’accesso più interno, avido le succhiavo il sesso per la lunghezza della ferita, indugiando sulla clitoride, insistendo sull’orlo dell’orifizio con la lingua in penetrazione…

“C’è qualcuno in questa stanza?” era un cameriere che bussava alla porta chiedendo della sig.na Jessica, desiderata con urgenza dalla dr. Cinzia Alberti. La Jessica rispose destandosi come da un incubo, sollevandosi sopra il letto alla ricerca dell’abito “vengo subito, mi sono ritirata qui per via dell’abito, mi serviva dargli una sistemata, avverta che arrivo, grazie.” Mi guardava sconsolata, disperata per lasciarmi insoddisfatto ed insoddisfatta, ma le feci segno di avviarsi senza di me, l’avrei raggiunta da basso… Mi salutò “questa strega non ci lascerà amarci, Francesco, lo sento, è gelosa, invidiosa e ce la farà pagar cara”. La tranquillizzai mentre usciva “non ci farà un bel nulla, abbiamo stima e reputazione ineccepibili ed un trasferimento alla concorrenza, non gioverebbe alla società, sarà bene che glielo faccia capire” mentre mi stavo rivestendo infuriato.

Il galà procedeva come da copione, gli ospiti in giro con le dame o con hostess bellissime, la musica invitava alla danza i più bravi, e gli anziani, presso i divani d’intrattenimento, discutevano di borsa e di finanza. Vidi la Jessica davanti al suo capo, che annuiva, condivideva i suoi ordini, come d’abitudine in ufficio, così in quella circostanza. Feci un ampio giro prima di farmi vedere dalla Cinzia, mi stavo accompagnando con un drink colorato in mano, ricambiando con cenni della testa verso qualche anziano del CDA che mi salutava con la consorte a fianco, curiosa di chiedere al marito chi fosse il giovane cui aveva sorriso… Ma non vi badavo, prestavo attenzione alla mia fanciulla, che mi era stata strappata dalle braccia per una questione di …servizio!

Fu ancora la Cinzia, che sollecitandomi il braccio mi chiese cosa stessi bevendo “non saprei, credo sia un cocktail di frutta, analcolico, è molto buono, se vuoi vado a prendertelo” ma m’interruppe “no, ne berrò un po’ dal tuo” e prendendomi il bicchiere di mano, si bevve parte del drink. “non fa per me, dolciastro, non mi piace” e mi rese il bicchiere, orlato di rossetto, volutamente sconveniente. E meno male che non l’è piaciuto, ci ha affondato anche le tonsille, replicai dentro di me. Ma la vera provocazione era per la Jessica che mi aveva trovato con il bicchiere vuoto in mano, con le impronte delle labbra del suo capo. Mi guardava infuriata, i suoi occhi sprizzavano rabbia, risentimento, senza poter capire la provocazione cui non aveva assistito. Difficile convincere una femmina innamorata e per giunta molto molto gelosa, che sbagliava ogni ipotesi che si stava facendo in testa…

Mi sfuggiva e non voleva sentir ragioni, mi ero proposto di accompagnarla a casa per spiegarle, ma avrebbe dovuto trattenersi oltre la fine del ricevimento. Ero comunque deciso a risolvere la questione, lei nolente, Cinzia controllante, società disarmante…

Me ne stavo seduto ad un tavolo in disparte, dopo aver salutato gli ultimi ospiti che abbandonavano la villa, quando Giselle mi si mise davanti, era raggiante, le si leggeva in faccia la sua passione per il suo giovane amante, ed ero soddisfatto per lei. “mi accompagneresti a casa Francesco?” mi ero dimenticato di lei, ma non potevo esser così negligente da essermi dimenticato gli obblighi della buona creanza. Mi venne in mente però la soluzione al mio problema “Giselle, ti prego faresti una cosa per me?” le chiesi “certo Francesco, dimmi pure” aspettava la mia richiesta come un obbligo per pagare il mio silenzio davanti ai suoi e soprattutto davanti allo zio se mi avesse chiesto notizie. “Jessica è sconvolta dal suo capo, la Cinzia” m’interruppe “anch’io detesto quella donna, ma non saprei dirti perchè, è un effetto a pelle…” ripresi “crede che voglia andarci a letto, ed ogni stupidaggine diventa un problema. Vorrei farle capire che di lei me ne può fregar di meno, ma non riesco a parlarle, è infuriata con me, per avermi visto in mano un bicchiere con l’impronta del rossetto delle sue labbra” continuai “ora se potessi intercedere presso qualcuno per farle finire il turno alla corte della Cinzia, potrei condurla a casa per spiegarmi con lei”

“Lo zio” disse raggiante per aver trovato la soluzione, e senza farmi riflettere, era già sparita alla ricerca dell’augusto parente. Non passò molto tempo che la vidi in compagnia di Jessica, con la Cinzia che in lontananza, osservando contrariata, me la stava cedendo…

Durante il viaggio di ritorno, faceva ancora la scontrosa, ma credo avrebbe finito per convincersi, manteneva il broncio per questioni di …ruolo! Quando salutammo Giselle, proseguimmo verso casa, finalmente le tornò il sorriso, la passione interrotta ed il desiderio che non avevamo perso. L’autista, uomo discreto, ci tolse ogni imbarazzo, alzando un vetro fumè scuro a dividere gli abitacoli. Si lasciava baciare, stretta fra le mie braccia, mi guardava soddisfatta per aver recuperato stima e fiducia nei miei confronti. La stava accarezzando sotto l’abito. Il suo corpo nudo era irresistibile, seni, ventre e sesso, malcelato da quel minuscolo triangolo di microfibra, erano percorsi dalle mani. Feci slittare il sedile fino a l punto massimo del fine corsa e m’inginocchiai davanti a lei, tirandola per le gambe, per presentare meglio il suo sesso alla mia bocca.

L’eccitazione persistente, inseguita, rimandata, stava producendo i suoi effetti, quella bimba si liberò dell’ossessione gemendo di piacere, sottolineato da un fiotto acidulo che sentii distintamente fra le mie labbra, e mentre l’osservavo all’apice del piacere, aveva l’espressione di gratitudine che ogni uomo vorrebbe dalla sua compagna dopo ogni rapporto. Si prodigò per ridurre all’impotenza il mio sesso, dopo averlo strapazzato fra le sue labbra, complice mano e lingua, sorrise nel vedergli zampillare gli orgasmi del piacere, fino a rendermelo lucido e lavato da un’accurata perlustrazione.

Solidali, complici, innamorati, avevamo esaudito le emozioni, ed era il prologo ad un rapporto che stava maturando…

Entrambi ricevemmo lusinghe e provocazioni, lei dai soliti colleghi, io dal mio capo, ma non cedemmo al alcuna tentazione: abbandonai quella società per venir accolto in un’altra controllata dalla holding di mr. Rosenberg, fui eletto direttore amministrativo e dopo qualche anno, io e le Jessica, convolammo a nozze presso un giovane sindaco di un paesino della Toscana, imbarazzato per la notorietà di alcuni invitati, orgoglioso di partecipare al ricevimento che ne seguì.

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