Comunità del SESSO – Vietato ai minori di 18 anni

Settembre 3, 2008

Elitropheus (by “insolente”)

Archiviato in: Racconti presi dalla raccolta narrativa della CDS — Nessuno @ 9:35 am
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Un addetto alla sorveglianza bussava alla mia porta, per controllare, dopo l’orario di chiusura, la presenza d’estranei nei locali della ricerca. Si affacciò: “Lei lavora troppo dottore, i suoi colleghi sono già usciti da qualche ora…” senza distogliere lo sguardo dall’analizzatore elettronico, “lo so Giovanni, ma devo finire questo progetto o la direzione sospenderà i fondi per il finanziamento del nuovo anno”. “Buon fine settimana allora…”

Alla Phisycal Research & Development Spa, inseguivo da tempo un progetto così ambizioso ed incredibile da sembrare inverosimile. Avevo notato, che durante un bombardamento atomico, con il reattore nucleare, su di un pezzo di fosforite elitropheus, questa perdeva la propria consistenza da sembrare invisibile all’occhio umano, ma la cosa più formidabile, il fenomeno si propagava ad ogni oggetto con cui il minerale veniva a contatto.

Al computer, stavo programmando un modello di previsione, che i responsabili del centro elaborazione dati, normalmente a mia disposizione, avevano sbagliato e sospeso. Cercavo di simulare, in un grafico cartesiano, la sequenza della trasformazione molecolare per capire, quando si modificava quel minerale. Ero eccitato e spesso commettevo quei banali errori che procuravano l’ansia, ma sentivo d’esser vicino a comprendere i segreti di quella strana materia.

Fu dopo l’ennesimo tentativo, che mi resi conto come e quando la fosforite cambiava struttura, perdendo l’effetto massa, non identificabile dai nostri sensi. Stavo vivendo un attimo d’eccezionale esaltazione. Avevo individuato il massimo dei segreti della materia, un progetto, che nella storia della scienza, nessun altro fisico era mai riuscito nemmeno a pensare, così distante dalle possibilità umane. Io, scienziato da una 15na d’anni, ricercatore autodidatta, laureato con il massimo dei voti, impiegato in una modesta azienda, invece, sapevo ciò che al resto dell’umanità era ignoto.

Consolidai il programma, confermai gli appunti, scrissi in un foglio elettronico crittografato, le condizioni ideali dell’algoritmo per il compimento del prodigio, ed infine mi abbandonai sulla poltrona, immaginando cosa avrei potuto fare con quella scoperta: il compimento del sogno infantile inseguito da ogni ragazzo durante la fanciullezza, era alla mia portata, avrei potuto controllare e realizzare sogni o desideri a chiunque…

Sfiorai la pietra con una certa apprensione, ma non successe nulla. La presi in mano con decisione e dopo qualche attimo non vedevo più la mano, poi il mio corpo cominciò a scomparire, stava cambiando dimensione, la massa inconsistente: ero invisibile! Provai a muovermi nella sala operativa, e per la prima volta avevo una strana sensazione, mi sentivo impalpabile, un effetto galleggiamento, come in un sogno, vedevo, senza realizzare la mia fisicità. Provai a toccare altri oggetti, che dopo poco svanivano, impossessandosi del mio stesso risultato. Ecco questo invece era un problema, e forse avevo anche capito come risolvere. Feci altri tentativi nel simulatore, riportai l’elitropheus sotto il cannone elettronico, e riprovai ad indossare la pietra. Questa volta gli oggetti che si rendevano invisibili, avevano una relazione fra la grandezza ed il tempo stesso di contatto.

Feci nuovi esperimenti e quindi mi decisi per un test definitivo. Lasciai il laboratorio proteggendo le formule e gli appunti della scoperta, trasferendoli su adeguati supporti di copia, mentre ricoverai il resto, nel caveau di sicurezza della società. Presi l’elitropheus ed appena invisibile, sorridendo, mi avviai verso l’uscita, al punto di controllo, nell’office di Giovanni. Controllava i monitor delle telecamere senza rendersi conto della mia presenza. Spensi l’ultima fila dei monitor e lo vidi perplesso, mentre controllava la cavetteria. Detti un colpetto al suo cappello facendoglielo cadere e questa volta cambiò espressione: si guardava circospetto da ogni lato, cercando di spiegarsi chi poteva prendersi gioco di lui.

Lo lasciai alle sue considerazioni e, soddisfatto per l’esperimento, abbandonai l’azienda. Nel frattempo avevo fatto un’altra scoperta, riuscivo a penetrare ogni solido con cui avevo contatto: pareti, porte, finestre, ostacoli e barriere d’ogni specie. Nel sotterraneo deserto, m’infilai in auto, posai quindi sopra il cruscotto, l’elitropheus, recuperando la mia fisicità. Mi sentivo strano, come un palloncino di gomma che si stava gonfiando. L’effetto durò poco, e mentre uscivo in strada, osservavo quel pezzo di natura modificato che, come il genio della lampada, era disponibile ai miei desideri.

Cercai di progettare la mia serata. Sarei entrato in casa del mio vicino, ad osservare i suoi rapporti con la bellissima moglie, che intrigava i miei sogni. Passando davanti alla prima filiale di banca, mi lasciai tentare da un altro progetto: impossessarmi di un bel po’ di denaro, giusto per un po’ di follia…

Non era poi così interessante, non mi serviva denaro, potevo prendere ciò che volevo ovunque, mentre il pensiero andava ai meno fortunati: render felice qualche disperato procurandogli delle risorse. Non fu difficile farlo. Presi il minerale e m’introdussi nella prima cassaforte della banca.

Conoscevo un posto che ricoverava sciagurati d’ogni specie ed origine. Era un tunnel in disuso che collegava un sottopasso di un’arteria autostradale. Ospitava una ventina di persone, quasi tutti single, uomini e donne, ma anche un paio di famiglie, una delle quali, con due ragazzini piccoli. Portavano loro un poco di conforto, una coppia d’anziani, che consegnava, dalla Caritas della città, viveri e beni di prima necessità. Mi presentai ai due volontari con il denaro dentro un pacco. Li convinsi a non rivelare ad alcuno la mia identità, raccontai che ero il fortunato vincitore di una somma consistente e quel denaro era per me davvero poca cosa. Sarei ritornato per altre donazioni, ma avrei anche controllato la destinazione della beneficenza. Scappai al primo accenno di commozione da parte dei due coniugi, mentre l’uomo m’inseguiva con la sua gratitudine, invocando la benedizione divina.

Non mi sentivo nobile, tanto meno prodigo, avevo prelevato del denaro da chi ne possedeva fin troppo per trasferirlo a sfortunati ed infelici, e non mi era costato nulla. Capivo, però chi generosamente distribuiva ciò che possedeva in silenzio, senza pubblicità… mi proponevo di studiare un progetto per un serio contributo ed un’efficace attività per risolvere lo squilibrio fra ricchi e poveri, quindi mi abbandonai a concedermi una serata piacevole.

La coppia dirimpettaia, era seduta nel divano a guardare i programmi televisivi, litigando per le possibili scelte: la partita di calcio per lui, un romanzo sceneggiato per lei. Sorridevo per la discussione che ne scaturiva “Andrea, lasciami vedere come finisce la storia, e stasera a letto non ti pentirai…”. Supplicava la giovane e bellissima moglie, accarezzando il marito sotto la cintura dei pantaloni, senza equivocare sul premio promesso… “seeeeeee c’è la finale, figurati se la perdo. Vai in camera a vedere quel che ti pare…”. Cui, la signora, indispettita per il rifiuto sessuale, abbandonata la poltrona, replicava “se mi svegli, stanotte, ti mollo un calcio che te lo ricordi per un pezzo…”, lasciando il marito con un’alzata di spalle.

Inseguivo quella creatura, approvando la sua reazione, compiacendomi per la scelta. Adesso potevo aspettare di vederla addormentata, quindi rivelarmi come in sogno, poiché lo stato d’invisibilità m’impediva qualsiasi emozione o eccitazione di sorta. Accese la tv per il suo programma preferito e spogliandosi con molta lentezza, mi dedicava uno striptease spontaneo: prima la gonna, facendo scendere la zip e lasciandola scivolare dai fianchi fino a terra. Poi la maglietta, sfilata con delicatezza. Era desiderabile in reggiseno e slip neri. Le auto reggenti subirono un’attenzione diversa. Poggiata una gamba sulla poltrona, inserendo le mani fra la coscia e la trama del velo, recuperava l’indumento in un unico involto. Si tolse finalmente il reggiseno, osservandosi le coppe quasi a stimarne la consistenza, indossò il lungo camice leggero e s’infilò sotto le coperte.

Non vide il finale del romanzo, poiché il sonno la colse prima. Si addormentò scompigliando i capelli sopra il cuscino, mentre assistevo contemplando, piuttosto che osservare, era davvero una bella donna. Non riuscivo a capire il marito, un bravo ragazzo, distratto verso la compagna, che spesso trascurava per la futilità dei suoi bisogni. E’ pur vero che da fuori, le ragioni dell’una erano diverse quelle dell’altro, ma non riuscivo a non solidarizzare con questa signora.

Accertato dell’intensità del suo sonno, infilai l’elitropheus sotto il cuscino, recuperando, in breve tempo, la mia fisicità. Mi accorsi della provocazione che non potevo sentire prima, mi spogliai in fretta, e m’introdussi sotto le lenzuola. La donna si girò verso di me, sempre addormentata, appoggiando la testa al mio petto. Provai ad accarezzarle le braccia, il ventre, mentre cercavo l’orlo della camicia per scoprirla e risalire verso il suo sesso. Ero davvero eccitato, spostandole la testa cercavo di baciarla, sentivo il suo respiro, ma la volevo complice, per un amplesso desiderato con il compagno e realizzato invece con il vicino di casa.

Frugandola sotto gli slip, con le dita intinte nelle sue piccole labbra, alla ricerca del cuoricino per attivare la sua sensibilità, aprì gli occhi osservandomi prima impaurita, poi meravigliata. Avrebbe strillato se non l’avessi impedito baciandole la bocca, ma mi lasciò fare, anche se continuava a fissarmi, cercando di capire quello strano momento. “Stai tranquilla, è solo un sogno, frutto della tua fantasia, lasciati amare, sei troppo desiderabile…” cercavo d’imbrogliarla e piuttosto di lusingarla. Strofinandole quel bottone già pronunciato, riuscii a farle chiudere gli occhi, stava partecipando, gemendo e agitando il bacino per farsi accarezzare meglio, invitandomi con la mano ad accarezzarle tutto il sesso, stimolando ogni cuspide carnosa, fin dentro l’anfratto già umido e vischioso…

Poi venne a cercare il mio sesso, pronto e maturo, lo agitava e con vigore per stimarne la rigidità, infine lo presentò al suo sesso, lo introdusse dimenandosi per la sua massima penetrazione. Era in preda ad un’eccitazione contagiosa che mi coinvolgeva…

Ma porc… miseria! Addormentato sul divano, immedesimato nel film su Rai2, avevo immaginato, partecipato inconsciamente… che delusione!

Rammentai le parole del poeta: …quando i sogni diventano impossibili, frutto di una fantasia vagabonda, che spasima per un grembo senza nome… (W.Shakespeare)

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